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Giurisprudenza Tributaria

Definizione agevolata e inammissibilità del ricorso
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione avvisi di accertamento sintetico, ha aderito alla definizione agevolata. La Corte Suprema, pur non potendo accertare il perfezionamento della procedura, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La richiesta di estinzione del giudizio da parte del contribuente è stata interpretata come una manifestazione inequivocabile della volontà di rinunciare, determinando una carenza di interesse a proseguire la causa.
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Inammissibilità ricorso tributario: la Consulta salva
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si verifica l'inammissibilità del ricorso tributario se depositato prima dei 90 giorni dal reclamo. Ciò in virtù di una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma sanzionatoria, con effetti retroattivi sui procedimenti ancora in corso.
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Termine dilatorio: non si applica all’accertamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17540/2024, ha chiarito che il termine dilatorio di 60 giorni, previsto dallo Statuto del Contribuente, non si applica agli avvisi di accertamento basati su indagini bancarie o controlli 'a tavolino'. Tale garanzia è riservata ai soli casi di verifiche fiscali effettuate presso la sede del contribuente. La Corte ha cassato la sentenza di merito, rinviando il caso per una nuova valutazione alla luce di questo principio, specificando anche gli oneri probatori a carico del contribuente per la violazione del contraddittorio in materia di IVA.
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Prova Notifica: Cassazione su Querela di Falso
Un contribuente ha presentato querela di falso contro le attestazioni di un agente postale relative alla spedizione delle comunicazioni di avvenuto deposito (CAD) di alcuni atti fiscali. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la prova notifica per la validità procedurale in un giudizio tributario è diversa dalla prova richiesta per dimostrare la falsità di un atto pubblico in una querela di falso. L'assenza dell'avviso di ricevimento non è sufficiente a provare la falsità dell'attestazione dell'agente postale.
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Accertamento sintetico e reddito agricolo: il caso
La Corte di Cassazione ha annullato un accertamento sintetico a carico di un imprenditore agricolo. Nonostante le spese elevate (case, auto, barca) non fossero coperte dal reddito dichiarato, il contribuente ha dimostrato che erano sostenute con il reddito effettivo della sua attività, tassato in modo forfettario. La Corte ha stabilito che la prova del reddito effettivo, anche se tassato forfettariamente, è sufficiente per superare la presunzione del redditometro.
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Rottamazione quater: estinzione del processo tributario
Una contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, ma durante il giudizio in Cassazione ha aderito alla definizione agevolata dei carichi, nota come Rottamazione quater. Avendo pagato l'importo dovuto, sia la contribuente che l'Agenzia delle Entrate hanno chiesto di chiudere il caso. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e della conseguente cessazione della materia del contendere, ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Imposta fondi immobiliari: no disapplicazione per contrasto UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune società di investimento che chiedevano il rimborso dell'imposta sostitutiva sui fondi immobiliari, introdotta nel 2010. La Corte ha stabilito che la norma non contrasta con il diritto dell'Unione Europea, non potendo essere disapplicata dal giudice nazionale, e ha giudicato manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale, confermando la validità del prelievo fiscale transitorio.
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Accertamento socio e giudicato: la sentenza non vincola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17531/2024, ha stabilito che un accertamento socio non può fondarsi su una sentenza non definitiva emessa nei confronti della società. La Corte ha cassato la decisione che rideterminava il reddito di una socia sulla base di un accertamento societario non ancora passato in giudicato, riaffermando il principio fondamentale dell'articolo 2909 del codice civile.
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Condanna alle spese: revocata se la parte è assente
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza nella parte in cui condannava i ricorrenti al pagamento delle spese legali a favore di un Comune. Il motivo della revoca risiede in un errore di fatto: il Comune, pur vittorioso nel merito, non si era costituito in giudizio e quindi non aveva sostenuto alcuna spesa. La Corte ha chiarito che non è possibile disporre una condanna alle spese a favore di una parte rimasta 'intimata', ovvero assente dal procedimento.
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Plusvalenza immobile A/10: esenzione se è prima casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17528/2024, ha stabilito che la plusvalenza immobile A/10, derivante dalla vendita infraquinquennale di un bene accatastato come ufficio ma di fatto utilizzato come abitazione principale, non è tassabile. La Corte ha chiarito che l'effettiva destinazione d'uso, se provata dal contribuente con elementi oggettivi (residenza, utenze), prevale sulla classificazione catastale formale, escludendo l'intento speculativo che la norma intende colpire.
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Tassazione indennità esproprio: la Cassazione decide
Una contribuente ha richiesto il rimborso di tasse su un'indennità di esproprio, sostenendo che il suo terreno non rientrava nelle zone tassabili. Dopo decisioni contrastanti nei gradi inferiori, la Corte di Cassazione ha esaminato il caso. La questione centrale è se la tassazione indennità esproprio si applichi a tutte le opere pubbliche o solo a quelle realizzate in specifiche zone urbanistiche (A, B, C, D). Riconoscendo la complessità della materia, la Corte ha disposto un rinvio a pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Rinuncia al ricorso: come estingue il giudizio
Un contribuente, a cui era stata contestata una plusvalenza immobiliare, aveva impugnato l'avviso di accertamento fino in Cassazione. Durante il processo, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi fiscali, presentando di conseguenza una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese processuali tra le parti.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione in materia tributaria, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di alcuni terreni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza della società non configurava un errore di fatto, bensì un errore di giudizio, poiché riguardava l'interpretazione e la valutazione degli atti di causa e non una mera svista percettiva. La decisione ribadisce la netta distinzione tra i due tipi di errore ai fini dell'impugnazione straordinaria.
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Termine dilatorio accertamento: illegittimo se prematuro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17516/2024, ha ribadito un principio fondamentale a tutela del contribuente: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni, successivo a un accesso o verifica fiscale, è illegittimo. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che l'accertamento, basandosi su indagini bancarie, non fosse soggetto a tale termine. Secondo i giudici, il rispetto del termine dilatorio accertamento è una garanzia essenziale del diritto al contraddittorio, la cui violazione invalida l'atto impositivo, salvo la prova di specifiche e fondate ragioni di urgenza, non dimostrate nel caso di specie.
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Rappresentante doganale indiretto: no IVA import
La Corte di Cassazione, a seguito della rinuncia dell'Agenzia delle Dogane, dichiara estinto un ricorso relativo alla responsabilità per IVA all'importazione di un rappresentante doganale indiretto. La rinuncia si basa su un recente orientamento giurisprudenziale che esclude la responsabilità solidale del rappresentante per il pagamento di tale imposta, a differenza dei dazi doganali.
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Rimborso credito IVA: attività preparatoria e sufficienza
Una società immobiliare si è vista negare un rimborso credito IVA perché considerata non pienamente operativa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio chiave: per ottenere il rimborso, non è necessario dimostrare un'attività commerciale continuativa e stabile, ma è sufficiente provare che i costi sostenuti sono inerenti e strumentali all'attività d'impresa, anche se solo programmata o preparatoria. La sentenza chiarisce che la detrazione IVA spetta anche in assenza di operazioni attive.
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Definizione agevolata: esclusa se l’Ente non è parte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17494/2024, ha stabilito che la definizione agevolata delle liti pendenti è inapplicabile se nel giudizio è parte solo l'Agente della riscossione e non l'ente impositore (es. Agenzia delle Dogane). Il caso riguardava un'intimazione di pagamento per accise del 2005. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente sulla definizione agevolata, ma ha accolto quello dell'Agente della riscossione, cassando la sentenza di merito per "motivazione apparente" e rinviando il caso a un nuovo esame.
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Decadenza Tarsu: nuove regole e termini di notifica
L'erede di una contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento per la Tarsu, eccependo la decadenza del potere di riscossione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza Tarsu: quando la riscossione è preceduta da un avviso di accertamento, si applica il termine triennale previsto dalla Legge 296/2006, che prevale e abroga implicitamente la precedente normativa che prevedeva un termine più breve. La Corte ha inoltre ribadito che eventuali vizi di notifica sono sanati se l'atto raggiunge il destinatario, che infatti lo impugna.
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Definizione agevolata: l’impatto sul processo tributario
Una società del settore automobilistico ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Dopo aver perso in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, una forma di condono fiscale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che l'adesione alla sanatoria equivale a una rinuncia al giudizio.
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Nota di credito Iva: i limiti temporali per l’emissione
La risoluzione di un contratto per mutuo accordo richiede l'emissione di una nota di credito Iva entro un anno dall'operazione originaria affinché la variazione sia valida. La Corte di Cassazione ha confermato che se una nota di credito viene emessa oltre tale termine, il soggetto che l'ha ricevuta è comunque tenuto a rettificare la detrazione Iva precedentemente operata, convalidando l'avviso di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria.
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