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Ricorso penale tardivo: Curatore fallimentare libero per errore formale

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità ricorso penale presentato dal Pubblico Ministero. Il ricorso era diretto contro un’ordinanza che aveva annullato una misura cautelare per un Curatore Fallimentare, accusato di tentata induzione indebita (ex art. 319 quater c.p.) per aver cercato di ottenere denaro abusando del suo ruolo. Il Tribunale aveva riqualificato il reato e disposto la liberazione dell’imputato. La Cassazione ha stabilito che il ricorso del PM era tardivo, essendo stato depositato oltre l’orario di chiusura al pubblico dell’ufficio giudiziario nel giorno di scadenza del termine. Questo principio, valido anche per il Pubblico Ministero, ha reso definitiva l’inammissibilità ricorso penale.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 30365 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 30365/2022)

L’Inammissibilità Ricorso Penale: Quando un Errore Formale Libera un Imputato

Nel mondo del diritto, anche un piccolo errore procedurale può avere conseguenze enormi. Questo è esattamente ciò che è accaduto in un recente caso esaminato dalla Corte di Cassazione, dove un ricorso presentato dal Pubblico Ministero è stato dichiarato inammissibile per tardività. La decisione ha avuto un impatto diretto sulla libertà di un Curatore Fallimentare, precedentemente sottoposto a misura cautelare. Comprendere i dettagli di questa inammissibilità ricorso penale è fondamentale per chiunque si trovi ad affrontare questioni legali.

Il Caso del Curatore e l’Accusa di Induzione Indebita

Un Curatore Fallimentare si trovava al centro di un’indagine penale. Era accusato di aver tentato di indurre indebitamente (un reato previsto dall’articolo 319 quater del Codice Penale) i rappresentanti di una società fallita a consegnargli somme di denaro. Secondo l’accusa, il Curatore avrebbe abusato della sua posizione e dei suoi poteri per costringere i rappresentanti a promettere o dare denaro, minacciando di condizionare negativamente le conseguenze del fallimento.

Inizialmente, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva applicato al Curatore la misura cautelare degli arresti domiciliari. Questo provvedimento limitava la sua libertà personale in attesa del processo, basandosi sulla gravità delle accuse e sulla necessità di prevenire ulteriori reati o la fuga dell’indagato.

La Decisione del Tribunale del Riesame

Il Curatore ha impugnato l’ordinanza cautelare. Il Tribunale del Riesame ha esaminato il caso e ha ritenuto che i fatti contestati non configurassero il reato di concussione come inizialmente ipotizzato. Ha invece riqualificato il fatto come induzione indebita a dare o promettere utilità. Tuttavia, dopo un’attenta valutazione, il Tribunale ha annullato l’ordinanza cautelare e ha disposto la liberazione del Curatore. Ha motivato questa decisione sostenendo che non sussistevano gravi indizi di colpevolezza e che le dichiarazioni dei denuncianti non erano sufficientemente attendibili o riscontrate da prove concrete.

Il Ricorso del Pubblico Ministero e la Questione dei Termini

Il Pubblico Ministero, non soddisfatto della decisione del Tribunale del Riesame, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo obiettivo era ottenere l’annullamento dell’ordinanza che aveva liberato il Curatore, contestando l’errata applicazione della legge e la valutazione delle prove. Il Pubblico Ministero riteneva che la riqualificazione del reato fosse sbagliata e che ci fossero elementi sufficienti per sostenere l’accusa originaria.

Tuttavia, durante il procedimento in Cassazione, è emersa una questione cruciale: la tempestività del ricorso. Il difensore del Curatore ha eccepito che il ricorso del Pubblico Ministero era stato depositato fuori tempo massimo, rendendolo tardivo e, di conseguenza, inammissibile.

La Pronuncia della Cassazione sull’Inammissibilità Ricorso Penale

La Corte di Cassazione ha esaminato l’eccezione di tardività. Ha accertato che il ricorso del Pubblico Ministero era stato depositato il giorno della scadenza del termine, ma oltre l’orario di chiusura al pubblico dell’ufficio giudiziario. La difesa del Curatore ha prodotto una certificazione che attestava gli orari di apertura della cancelleria, dimostrando che il deposito era avvenuto quando l’ufficio era già chiuso.

La Cassazione ha richiamato un principio consolidato: il termine per compiere atti processuali in un ufficio giudiziario si considera scaduto nel momento in cui l’ufficio chiude al pubblico, secondo i regolamenti interni. Questo vale anche per il Pubblico Ministero. Non importa se c’era personale in servizio; ciò che conta è l’orario di apertura al pubblico. Pertanto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per tardività, senza che la Corte potesse entrare nel merito delle questioni sollevate dal Pubblico Ministero.

Le motivazioni: l’inammissibilità ricorso penale per tardività

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione sull’articolo 172, comma 6, del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce chiaramente che i termini per il deposito di atti in un ufficio giudiziario scadono con la chiusura al pubblico dell’ufficio stesso. La difesa del Curatore ha dimostrato che il ricorso del Pubblico Ministero era stato depositato dopo l’orario di chiusura della cancelleria il giorno della scadenza del termine. La giurisprudenza ha più volte ribadito che questa regola si applica anche al Pubblico Ministero, e che la presenza di personale oltre l’orario di apertura al pubblico non rende valido un deposito tardivo. La Cassazione ha quindi ritenuto fondata l’eccezione di tardività, rendendo inevitabile l’inammissibilità ricorso penale.

Le conclusioni: le conseguenze dell’inammissibilità ricorso penale

L’esito di questa vicenda è chiaro: il ricorso del Pubblico Ministero è stato dichiarato inammissibile. Questo significa che la Corte di Cassazione non ha potuto esaminare le ragioni del ricorso e, di conseguenza, l’ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva annullato la misura cautelare e liberato il Curatore è diventata definitiva. Il Curatore Fallimentare, quindi, rimane libero. Questa sentenza sottolinea l’importanza cruciale del rispetto dei termini e delle formalità procedurali nel diritto penale. Anche un errore apparentemente minore, come il deposito di un atto fuori orario, può precludere l’esame di questioni sostanziali e determinare l’esito di un procedimento, portando all’inammissibilità ricorso penale.

Cosa significa inammissibilità di un ricorso?
L’inammissibilità di un ricorso significa che il giudice non può esaminare il suo contenuto nel merito perché il ricorso non rispetta le regole formali o i termini di presentazione stabiliti dalla legge. È come se l’atto non fosse mai stato presentato correttamente.

I termini per presentare ricorsi valgono anche per il Pubblico Ministero?
Sì, i termini e le regole procedurali per il deposito degli atti valgono anche per il Pubblico Ministero. La legge non prevede eccezioni per la pubblica accusa riguardo al rispetto delle scadenze e degli orari di apertura degli uffici giudiziari.

L’orario di chiusura dell’ufficio è importante per i termini di deposito?
Sì, l’orario di chiusura al pubblico dell’ufficio giudiziario è fondamentale. Un atto depositato dopo tale orario, anche se nel giorno di scadenza del termine, viene considerato tardivo e può comportare l’inammissibilità del ricorso o dell’atto stesso.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un ricorso che non può essere esaminato nel merito perché non rispetta le regole formali o i termini di presentazione stabiliti dalla legge.
Ordinanza cautelare
Un provvedimento del giudice che limita la libertà personale (ad esempio, arresti domiciliari) o la disponibilità di beni, preso in via d'urgenza durante le indagini o il processo.
Curatore fallimentare
Un professionista nominato dal tribunale per gestire il patrimonio di un'azienda dichiarata fallita, con il compito di liquidare i beni e soddisfare i creditori.
Induzione indebita a dare o promettere utilità (Art. 319 quater c.p.)
Un reato commesso da un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua posizione, convince qualcuno a dargli o promettergli denaro o altri vantaggi non dovuti.
Termine perentorio
Un limite di tempo stabilito dalla legge, oltre il quale non è più possibile compiere un atto processuale, pena la sua invalidità o inammissibilità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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