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Restituzione del denaro sequestrato: negata ai familiari

I Richiedenti hanno chiesto la restituzione del denaro sequestrato, pari a circa duecentocinquantaduemila euro, originariamente confiscato a un loro familiare. Il giudice dell’esecuzione ha respinto la richiesta, accertando che le somme appartenevano a soggetti terzi non identificati che le avevano affidate a un intermediario per trasferirle all’estero. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dei Richiedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che stabilire a chi appartenga effettivamente il denaro è una valutazione di fatto, che spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Di conseguenza, i Richiedenti perdono definitivamente il diritto a riscuotere la somma e vengono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 17 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 29895 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 29895/2023)

La complessa vicenda della restituzione del denaro sequestrato

La richiesta di restituzione del denaro sequestrato rappresenta spesso un percorso tortuoso, specialmente quando le somme passano di mano in mano prima dell’intervento delle autorità. Nel caso in esame, due familiari, precisamente il Padre e la Figlia, hanno intrapreso una battaglia legale per ottenere la restituzione di una ingente somma di denaro, pari a oltre duecentocinquantamila euro. Questa somma era stata originariamente sequestrata molti anni prima all’interno dell’automobile e dell’abitazione del Convivente della Figlia. Inizialmente, i giudici avevano disposto la confisca (l’acquisizione dei beni da parte dello Stato) di tale importo. Successivamente, la Corte di Cassazione aveva annullato parzialmente la confisca, stabilendo che la somma eccedente il profitto del reato doveva essere restituita ai legittimi aventi diritto. Da quel momento è sorto il problema centrale della vicenda, ovvero stabilire chi avesse effettivamente il diritto di ricevere quel denaro.

La ricerca del reale proprietario delle somme contanti

Il Padre e la Figlia hanno presentato una formale richiesta al giudice dell’esecuzione per ottenere la consegna del denaro. I due richiedenti sostenevano che le somme appartenessero a loro o a una Società di Cambio svizzera riconducibile al Padre. Tuttavia, le indagini e le dichiarazioni raccolte durante il procedimento penale hanno dipinto uno scenario completamente diverso. Il Convivente, al quale il denaro era stato materialmente sottratto durante una perquisizione della Guardia di Finanza, aveva spiegato che quei contanti gli erano stati consegnati da un altro soggetto. Il suo compito era semplicemente quello di fare da intermediario e recapitare le somme a diversi destinatari e aziende. Di conseguenza, il giudice dell’esecuzione ha respinto la richiesta dei due familiari. Secondo il giudice, il denaro non apparteneva ai richiedenti, ma a soggetti terzi non identificati che avevano utilizzato l’intermediario per trasferire i fondi all’estero. La mancanza della prova della proprietà ha quindi precluso la restituzione.

Le motivazioni della Cassazione sulla restituzione del denaro sequestrato

La Corte di Cassazione ha confermato in modo rigoroso la decisione del giudice dell’esecuzione, respingendo il ricorso del Padre e della Figlia. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso si basava su argomenti di puro merito, non proponibili in sede di Cassazione. I richiedenti chiedevano infatti una nuova valutazione delle prove e delle dichiarazioni testimoniali per dimostrare la proprietà del denaro. La Suprema Corte ha ricordato che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio in cui si ricostruiscono i fatti. Il giudice dell’esecuzione ha motivato la propria decisione in modo logico e coerente, basandosi sulle dichiarazioni spontanee rese dall’intermediario al momento del sequestro. Poiché tale ricostruzione era priva di vizi logici, la Cassazione non poteva modificarla o sovrascrivere una diversa interpretazione dei fatti.

Le conclusioni sul rigetto della richiesta di restituzione

La decisione della Suprema Corte mette la parola fine alla vicenda con un esito totalmente sfavorevole per i richiedenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato). Questo significa che il Padre e la Figlia non riceveranno la somma richiesta, che rimane definitivamente esclusa dalla loro disponibilità. Oltre a perdere il denaro, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione viene applicata quando il ricorso viene presentato senza valide argomentazioni giuridiche. La sentenza evidenzia come, per ottenere la restituzione di beni sequestrati, sia indispensabile fornire una prova rigorosa e documentale della proprietà, non potendo basare la richiesta su semplici presunzioni o su ricostruzioni alternative dei fatti già smentite dai giudici di merito.

Chi può richiedere la restituzione di somme di denaro sequestrate durante un procedimento penale?
La restituzione può essere richiesta esclusivamente dai legittimi proprietari o da chi dimostra di avere un reale diritto sul denaro, definiti aventi diritto.

Cosa succede se non si riesce a dimostrare la proprietà del denaro sequestrato?
Se il richiedente non fornisce una prova chiara della proprietà e i giudici accertano che il denaro appartiene a terzi, la richiesta di restituzione viene respinta.

Si può chiedere alla Corte di Cassazione di rivalutare le prove sulla proprietà dei beni?
No, la Corte di Cassazione si occupa solo di verificare la corretta applicazione della legge e non può riesaminare i fatti o le prove già valutati dai giudici precedenti.

Termini giuridici

Jus possidendi
Il diritto di possedere concretamente un bene o una somma di denaro.
Giudice dell'esecuzione
Il magistrato incaricato di risolvere le questioni che sorgono durante la fase di attuazione di una sentenza penale definitiva.
Giudizio di legittimità
Il controllo effettuato dalla Corte di Cassazione per verificare la corretta applicazione delle norme di legge, senza riesaminare i fatti della causa.
Confisca
Il provvedimento con cui lo Stato acquisisce definitivamente la proprietà di beni o somme di denaro collegate a un reato.
Inammissibilità
La condizione che impedisce a un ricorso di essere esaminato nel merito a causa del mancato rispetto di regole procedurali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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