Reddito di Cittadinanza: Condanna Confermata per Residenza Falsa
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di false dichiarazioni per l’ottenimento del reddito di cittadinanza, confermando la condanna di una cittadina straniera. La decisione è di particolare interesse perché interviene dopo importanti cambiamenti giurisprudenziali che hanno modificato i requisiti di accesso al beneficio, in particolare quello relativo alla residenza.
I Fatti del Caso: una Dichiarazione non Veritiera
Una cittadina di origine rumena veniva condannata in primo grado e in appello per aver falsamente dichiarato, nella domanda per il reddito di cittadinanza, di essere residente in Italia da almeno dieci anni. In realtà, la sua residenza era stata registrata solo da circa due anni. A sua difesa, la ricorrente sosteneva di essersi affidata a un intermediario per la compilazione della domanda e di avere difficoltà con la lingua e la burocrazia italiana, elementi che, a suo dire, avrebbero dovuto escludere l’intenzionalità della falsa dichiarazione (il cosiddetto dolo specifico).
L’Evoluzione Giurisprudenziale sul Requisito di Residenza
Il cuore della questione legale si intreccia con due sentenze fondamentali e recentissime che hanno cambiato le regole del reddito di cittadinanza:
- Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (29 luglio 2024): Ha stabilito che il requisito di residenza decennale imposto dalla normativa italiana è discriminatorio e incompatibile con il diritto europeo per i cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo.
- Sentenza della Corte Costituzionale (n. 31 del 2025): Ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del requisito dei 10 anni di residenza, ritenendolo sproporzionato e irragionevole. La Consulta ha di fatto ridotto il requisito a 5 anni di residenza.
Nonostante questa importante modifica, che abbassava la soglia di accesso al beneficio, la situazione della ricorrente non è cambiata. Essendo residente in Italia dal 26 marzo 2018, al momento della domanda non possedeva neanche il requisito minimo di 5 anni di residenza.
La Responsabilità Personale e l’Irrilevanza dell’Intermediario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando un principio fondamentale: l’ignoranza o l’errore sulla legge penale non scusa. La ricorrente aveva dichiarato il falso su un dato di fatto a lei perfettamente noto: la data del suo ingresso e della sua residenza in Italia. Affidarsi a un intermediario, come un CAF, per la compilazione della domanda non trasferisce la responsabilità. Il dichiarante rimane l’unico responsabile della veridicità delle informazioni fornite.
Le Motivazioni della Cassazione
La Suprema Corte ha chiarito che, anche alla luce delle nuove sentenze che hanno abbassato il requisito di residenza a 5 anni, la condotta della ricorrente rimane penalmente rilevante. Il reato contestato (art. 7 del d.l. 4/2019) punisce chiunque renda dichiarazioni false al fine di ottenere indebitamente il beneficio. Poiché l’imputata non possedeva neanche il nuovo requisito, la sua dichiarazione era oggettivamente falsa e finalizzata a ottenere un sussidio che non le spettava. L’errore circa la sussistenza dei requisiti di legge, secondo la Corte, è un errore sulla legge penale che, ai sensi dell’art. 5 del codice penale, non esclude la colpevolezza.
Le Conclusioni
La sentenza ribadisce che la responsabilità per le dichiarazioni rese per ottenere benefici pubblici è strettamente personale. L’intervento di intermediari non solleva il cittadino dall’onere di fornire dati veritieri, specialmente quando si tratta di informazioni personali e di facile conoscenza come la propria anzianità di residenza. La decisione, inoltre, consolida l’orientamento secondo cui la recente riduzione del requisito di residenza non sana le condotte illecite di chi, in ogni caso, non avrebbe avuto diritto al beneficio.
È ancora necessario il requisito di 10 anni di residenza per ottenere il reddito di cittadinanza?
No, la sentenza chiarisce che, a seguito di una decisione della Corte Costituzionale, il requisito di residenza applicabile è stato ridotto a 5 anni.
Affidarsi a un intermediario (come un CAF) per la domanda esclude la responsabilità penale in caso di dichiarazioni false?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’utilizzo di un intermediario non esclude la responsabilità del dichiarante, il quale è sempre responsabile della veridicità dei dati forniti, specialmente se si tratta di informazioni a lui ampiamente note.
L’ignoranza dei requisiti di legge per un beneficio può giustificare una falsa dichiarazione?
No, secondo la Corte, l’errore sui requisiti richiesti dalla legge si configura come un errore sulla legge penale. Tale errore, ai sensi dell’art. 5 del codice penale, non esclude la sussistenza del dolo e, di conseguenza, la punibilità del reato.