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Protesta e “Bookblock”: la Cassazione conferma resistenza a pubblico ufficiale aggravata

Un gruppo di manifestanti ha avanzato in formazione a testuggine contro la polizia, usando “bookblock” (cartelloni di plastica dura) e lanciando oggetti per impedire l’accesso a una stazione ferroviaria. Questo ha causato lesioni a tre agenti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale aggravata, ritenendo i “bookblock” come corpi contundenti e l’azione collettiva come aggravante. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili, confermando le pene e le spese processuali. La sentenza ha ribadito che la condotta violenta, anche con oggetti non convenzionali, integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale aggravata.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 19849 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 19849/2022)

La resistenza a pubblico ufficiale aggravata: quando un cartellone diventa un’arma

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, chiarendo i confini tra protesta e reato. La sentenza analizza la condotta di un gruppo di manifestanti che, durante una manifestazione non autorizzata, ha utilizzato oggetti apparentemente innocui, come cartelloni raffiguranti titoli di libri, per opporsi alle forze dell’ordine. Questa decisione è fondamentale per comprendere come la legge valuta l’uso di oggetti in contesti di scontro e quali conseguenze penali ne derivano.

I fatti: una protesta degenerata in resistenza a pubblico ufficiale aggravata

La vicenda ha avuto inizio con una manifestazione non autorizzata. Un gruppo di persone ha cercato di occupare i binari di una stazione ferroviaria. Le forze dell’ordine sono intervenute per impedire il passaggio e garantire la regolarità del servizio. I manifestanti hanno reagito. Hanno avanzato in formazione compatta, quasi a “testuggine”, contro gli agenti. Hanno brandito e usato come scudi dei “bookblock”, cioè cartelloni di poliuretano dipinti con titoli di libri. Questi oggetti erano di plastica dura e di dimensioni considerevoli. Durante lo scontro, i manifestanti hanno anche lanciato altri oggetti. Tre agenti di polizia hanno riportato lesioni.

La difesa degli imputati: cartelloni innocui e assenza di concorso

Gli imputati, condannati in primo e secondo grado, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La loro difesa si basava su due punti principali. Primo, sostenevano che i “bookblock” fossero semplici cartelloni. Non potevano essere considerati armi o oggetti atti ad offendere. La loro natura e il loro uso non avrebbero dovuto integrare il reato di resistenza a pubblico ufficiale aggravata. Secondo, contestavano l’applicazione dell’aggravante per “più persone riunite”. Affermavano che la semplice partecipazione a una manifestazione non bastasse per configurare il concorso nel reato. Chiedevano quindi l’esclusione dell’aggravante e la dichiarazione di prescrizione del reato.

La posizione della Corte d’Appello: violenza e minaccia

La Corte d’Appello di Venezia aveva già confermato la condanna. Aveva ritenuto che l’avanzamento compatto dei manifestanti, unito all’uso dei “bookblock” e al lancio di oggetti, costituisse una minaccia. Questa minaccia era idonea a ostacolare il legittimo svolgimento del servizio pubblico da parte degli agenti. La Corte aveva evidenziato che i “bookblock”, sebbene non fossero armi tradizionali, erano strumenti di plastica dura. Erano più grandi degli scudi in dotazione alla polizia e venivano branditi con l’intento di fronteggiare le forze dell’ordine. Gli agenti si erano trovati “spalle al muro”, costretti a una “carica di alleggerimento” per evitare di essere schiacciati.

Le motivazioni sulla resistenza a pubblico ufficiale aggravata

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato pienamente le conclusioni della Corte d’Appello. I giudici hanno ribadito che la condotta di resistenza a pubblico ufficiale aggravata si configura quando un soggetto usa violenza o minaccia per opporsi a un atto d’ufficio. Non importa l’esito dell’azione o se l’ostacolo si sia effettivamente verificato. Nel caso specifico, l’avanzamento a testuggine di circa trenta manifestanti, l’uso aggressivo dei “bookblock” e il lancio di oggetti hanno integrato l’aggravante. I “bookblock” sono stati qualificati come “corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere”. Questo rientra nella previsione dell’articolo 339, comma 2, del codice penale. La Corte ha anche confermato l’aggravante della pluralità di persone riunite. Ha sottolineato la piena consapevolezza degli imputati di partecipare a un corteo non autorizzato con finalità non pacifiche. La sentenza ha escluso ogni contraddizione nella motivazione, ritenendo che i giudici di merito avessero correttamente valutato le prove, inclusi i video degli scontri.

Le conclusioni: Cosa significa la sentenza sulla resistenza a pubblico ufficiale aggravata

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi degli imputati inammissibili. Ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Ha anche imposto il versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce un principio importante. Anche oggetti non convenzionali, come i cartelloni, possono essere considerati “corpi contundenti” se usati con intento offensivo. La sentenza sottolinea l’importanza di valutare il contesto e le modalità d’uso degli oggetti. La partecipazione a una manifestazione, quando degenera in atti di violenza e resistenza, comporta gravi conseguenze penali. La Corte ha così rafforzato la tutela dei pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni.

Cosa si intende per “resistenza a pubblico ufficiale aggravata”?
Si intende l’atto di opporsi con violenza o minaccia a un pubblico ufficiale che sta compiendo un atto del suo ufficio. È aggravata se si usano armi, oggetti atti ad offendere o se l’azione è compiuta da più persone riunite.

Un oggetto non considerato un’arma tradizionale può configurare l’aggravante?
Sì, la sentenza chiarisce che anche oggetti come cartelloni, se usati con intento offensivo e capaci di causare danno, possono essere qualificati come “corpi contundenti” e integrare l’aggravante.

La semplice partecipazione a una manifestazione violenta comporta responsabilità penale?
La sentenza evidenzia che la partecipazione a un corteo non autorizzato con finalità non pacifiche, che degenera in atti di violenza e resistenza, può comportare la responsabilità penale per tutti i partecipanti, anche per l’aggravante della pluralità di persone riunite.

Termini giuridici

inammissibilità
Un ricorso è inammissibile quando non rispetta i requisiti di legge e non può essere esaminato nel merito.
circostanze attenuanti/aggravanti
Elementi che possono diminuire (attenuanti) o aumentare (aggravanti) la pena per un reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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