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Prestanome per parente: scatta il trasferimento fraudolento di valori

La Corte di Cassazione ha confermato una misura interdittiva per il reato di trasferimento fraudolento di valori a carico di una donna. La donna agiva come prestanome per un parente, già condannato per altri reati, gestendo formalmente una ricevitoria di cui l’uomo era il beneficiario effettivo dei proventi. Secondo i giudici, per configurare questo reato non è necessario trasferire la proprietà dell’intera attività, ma è sufficiente attribuire fittiziamente a terzi la disponibilità dei suoi guadagni per eludere le misure di prevenzione patrimoniale. L’operazione fraudolenta mirava a proteggere i profitti dell’attività da possibili sequestri. Il ricorso della donna è stato quindi respinto.

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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 22068 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 22068/2023)

Il caso: una parente come scudo per i profitti illeciti

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico di trasferimento fraudolento di valori, un reato che punisce chi si intesta fittiziamente beni o denaro per conto di altri al fine di eludere la legge. La vicenda riguarda una donna che aveva assunto il ruolo di coadiutrice nella gestione di una ricevitoria e tabaccheria. In realtà, il vero proprietario e beneficiario di tutti i guadagni era un suo parente, un imprenditore già condannato per usura. L’uomo, per evitare che i proventi della sua attività potessero essere aggrediti da misure di prevenzione patrimoniale (come sequestri e confische), aveva utilizzato la parente come ‘testa di legno’. La donna appariva come la titolare formale, ma l’imprenditore manteneva il pieno controllo, incassando tutti i profitti.

Cos’è il trasferimento fraudolento di valori

L’articolo 512-bis del Codice Penale sanziona chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o la disponibilità di denaro, beni o altre utilità. Lo scopo di questa norma è colpire le operazioni simulate, create appositamente per nascondere la reale provenienza di un patrimonio e metterlo al riparo da possibili aggressioni da parte dello Stato. Non è necessario che i beni provengano da un reato specifico; è sufficiente che l’operazione sia finalizzata a eludere le leggi sulle misure di prevenzione o sul contrabbando, oppure ad agevolare reati come riciclaggio o ricettazione. Nel caso specifico, l’obiettivo era chiaro: impedire che lo Stato potesse confiscare i guadagni della ricevitoria, che di fatto appartenevano a un soggetto con precedenti penali.

La figura del prestanome e i rischi legali

Chi accetta di fare da prestanome, anche se spinto da legami familiari o senza percepire un compenso diretto, commette un reato in concorso con il beneficiario effettivo. La legge non fa distinzioni basate sulla buona fede o sull’ingenuità. Ciò che conta è la partecipazione consapevole a un’operazione che ha lo scopo di ingannare la legge. Le prove raccolte nel corso delle indagini, come documenti, dichiarazioni dei dipendenti e la ricostruzione dei flussi di denaro, hanno dimostrato in modo inequivocabile che la donna era solo una figura di facciata, mentre il parente era il vero ‘dominus’ dell’attività. Questo ha portato all’applicazione di una misura interdittiva, ovvero il divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa o ricoprire cariche direttive.

Le motivazioni: perché è trasferimento fraudolento di valori

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della donna, confermando la decisione dei giudici precedenti. Il punto centrale della motivazione è che per commettere il reato di trasferimento fraudolento di valori non è necessario intestare l’intera azienda o la licenza commerciale. È sufficiente che l’accordo fraudolento riguardi i soli proventi dell’attività. I giudici hanno sottolineato che l’operazione era chiaramente finalizzata a permettere all’imprenditore condannato di continuare a godere dei frutti economici della sua attività, mettendoli al sicuro da future misure patrimoniali. La nomina della parente a coadiutrice era solo un mezzo per raggiungere questo scopo illecito. La difesa della donna, che sosteneva di aver usato risorse proprie, non è stata ritenuta credibile di fronte alle prove schiaccianti che dimostravano il contrario.

Le conclusioni: la conferma della misura cautelare

Con questa sentenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. L’esito conferma un principio giuridico molto importante: l’attribuzione fittizia dei soli profitti di un’impresa è sufficiente a integrare il reato di trasferimento fraudolento di valori. La decisione ribadisce la severità della legge nei confronti di chiunque si presti a fare da ‘schermo’ per proteggere patrimoni di dubbia provenienza o appartenenti a soggetti a rischio di misure di prevenzione. La condotta della prestanome è stata considerata pienamente partecipe del disegno criminoso, giustificando così la misura cautelare applicata nei suoi confronti.

Cosa si rischia a fare da prestanome per un’altra persona?
Si rischia di essere accusati del reato di trasferimento fraudolento di valori, che prevede la reclusione, e di subire misure cautelari come il divieto di gestire imprese.

Per il reato di trasferimento fraudolento è necessario intestare l’intera azienda?
No, la Cassazione ha chiarito che è sufficiente attribuire fittiziamente a un’altra persona la titolarità o la disponibilità dei proventi (denaro, beni, utilità) di un’attività.

Quali prove sono state usate per dimostrare che era una prestanome?
I giudici hanno considerato prove documentali, dichiarazioni di testimoni (come i dipendenti) e la ricostruzione dei rapporti tra le parti, che dimostravano chi fosse il reale beneficiario economico dell’attività.

Termini giuridici

Trasferimento fraudolento di valori
È il reato commesso da chi attribuisce fittiziamente ad altri la proprietà o la disponibilità di denaro, beni o altre utilità per evitare misure di sequestro o confisca o per agevolare reati come il riciclaggio.
Interposizione fittizia
Un'operazione in cui un soggetto, detto 'prestanome', appare formalmente come titolare di un bene o di un'attività, mentre il vero proprietario rimane nascosto.
Misura interdittiva
Un provvedimento temporaneo emesso da un giudice che vieta a una persona, sotto indagine, di esercitare determinate professioni, attività imprenditoriali o ricoprire cariche aziendali.
Dominus
Termine latino usato per indicare la persona che, al di là delle apparenze formali, ha il controllo e il potere decisionale effettivo su un'attività o un bene.
Gravi indizi di colpevolezza
Elementi di prova che, nel loro insieme, rendono molto probabile la responsabilità di un indagato per un reato, giustificando l'applicazione di misure cautelari prima del processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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