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Motivazione per relationem: sequestro valido anche senza atti allegati

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro di dispositivi informatici a carico di un soggetto indagato per finanziamento al terrorismo. La difesa sosteneva la nullità del sequestro perché il decreto si basava su una **motivazione per relationem**, richiamando un’informativa di polizia non allegata. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il diritto di difesa è garantito se l’atto richiamato, pur non essendo allegato al decreto, viene reso disponibile all’indagato in tempo utile per l’udienza di riesame. In questo caso, il deposito dell’informativa prima dell’udienza è stato ritenuto sufficiente a garantire il contraddittorio, rendendo il sequestro pienamente legittimo.

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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 22000 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 22000/2023)

Sequestro e atti non allegati: quando è valido?

Un recente intervento della Corte di Cassazione chiarisce i confini di legittimità del sequestro probatorio quando il decreto si fonda su una motivazione per relationem. La vicenda riguarda un individuo sottoposto a indagini per il grave reato di finanziamento di attività con finalità di terrorismo. Le autorità avevano disposto la perquisizione e il sequestro di suoi dispositivi elettronici, tra cui smartphone, computer e supporti informatici. Il provvedimento si basava su un’informativa redatta dalle forze dell’ordine che descriveva una presunta attività di finanziamento a favore di miliziani jihadisti. Il punto cruciale della questione legale, però, non era il merito dell’accusa, ma la forma del decreto di sequestro.

Il problema: un decreto di sequestro senza allegati

L’indagato, tramite il suo difensore, ha impugnato il sequestro davanti al Tribunale del Riesame. La principale doglianza riguardava una presunta violazione del diritto di difesa. Il decreto di sequestro, infatti, non conteneva una descrizione autonoma e completa dei motivi, ma si limitava a richiamare il contenuto dell’informativa di polizia. Questo documento, però, non era stato allegato al decreto notificato all’indagato. Secondo la difesa, questa modalità operativa aveva impedito di conoscere pienamente le ragioni del provvedimento e, di conseguenza, di preparare un’adeguata strategia difensiva per chiederne l’annullamento.

La difesa dell’indagato e il diritto al contraddittorio

La difesa ha sostenuto che la mancata allegazione dell’atto richiamato rendesse la motivazione del sequestro solo apparente, violando il principio del contraddittorio. In pratica, l’indagato si trovava a dover contestare un provvedimento senza avere accesso immediato alla fonte principale delle accuse. L’avvocato ha evidenziato che la conoscenza dell’informativa era avvenuta solo in un secondo momento, a ridosso dell’udienza di riesame, un tempo ritenuto insufficiente per un’analisi approfondita e per formulare contestazioni specifiche. Si chiedeva, quindi, l’annullamento del sequestro per vizio di procedura.

Le motivazioni della Cassazione: la validità della motivazione per relationem

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità del sequestro. I giudici hanno richiamato un principio consolidato, espresso in una precedente sentenza delle Sezioni Unite (la nota sentenza ‘Primavera’). La motivazione per relationem è legittima a tre condizioni. Primo, l’atto richiamato deve essere un atto legittimo del procedimento. Secondo, il giudice deve dimostrare di averne preso visione e di averlo valutato criticamente. Terzo, l’atto deve essere conosciuto o ‘ostensibile’, cioè reso disponibile, all’interessato. Su quest’ultimo punto, la Corte ha specificato che non è necessario allegare l’atto al decreto. L’importante è che la difesa possa accedervi in tempo utile per esercitare il proprio diritto, e il momento cruciale per questo è l’udienza di riesame. Poiché l’informativa era stata depositata in cancelleria prima di tale udienza, la difesa aveva avuto la concreta possibilità di esaminarla e preparare le proprie argomentazioni. La Corte ha quindi ritenuto che il diritto di difesa fosse stato pienamente garantito.

Conclusioni: il sequestro è legittimo

La sentenza stabilisce che la validità di un sequestro con motivazione per relationem non dipende dalla contestuale consegna degli atti richiamati. Ciò che conta è la loro effettiva disponibilità per la difesa prima che questa debba esercitare il proprio diritto di impugnazione nel merito. L’esito finale è stato la conferma del sequestro. L’indagato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce un approccio pragmatico, bilanciando le esigenze investigative con il diritto di difesa, ritenendo sufficiente una conoscenza ‘differita’ ma comunque tempestiva degli atti posti a fondamento di una misura cautelare reale.

Cos’è la motivazione per relationem in un decreto di sequestro?
È quando il giudice motiva il sequestro richiamando il contenuto di un altro atto, come un’informativa di polizia, senza riscriverlo per intero nel proprio provvedimento.

Il decreto di sequestro è nullo se non allega l’informativa a cui fa riferimento?
No, secondo la Cassazione non è nullo, a condizione che l’informativa sia resa conoscibile alla difesa in tempo utile per esercitare il diritto di difesa, ad esempio prima dell’udienza di riesame.

Cosa succede se la difesa non può vedere gli atti su cui si basa il sequestro?
Se la difesa non ha la possibilità di esaminare gli atti in tempo per preparare un’impugnazione efficace, il suo diritto viene violato e il provvedimento potrebbe essere annullato. In questo caso, però, la Cassazione ha ritenuto sufficiente il deposito prima del riesame.

Termini giuridici

Motivazione per relationem
Tecnica con cui un giudice giustifica una sua decisione non scrivendo da capo tutte le ragioni, ma facendo riferimento diretto al contenuto di un altro atto del processo (es. un'informativa della polizia).
Sequestro probatorio
Atto con cui l'autorità giudiziaria prende possesso di un oggetto o documento ritenuto utile per provare l'esistenza di un reato e individuarne il colpevole.
Tribunale del riesame
Organo giudiziario che ha il compito di riesaminare la validità di un provvedimento restrittivo, come un sequestro, su richiesta della persona interessata.
Contraddittorio
Principio fondamentale del processo secondo cui ogni parte deve avere la possibilità di conoscere le accuse e le prove a suo carico e di potersi difendere adeguatamente.
Ricorso per cassazione
L'ultimo grado di giudizio, in cui la Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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