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Mandato di arresto europeo: quando l’Italia può negarlo

Un soggetto, colpito da un mandato di arresto europeo emesso dalla Spagna per associazione a delinquere e altri reati, si opponeva alla consegna sostenendo l’esistenza di un procedimento penale per lo stesso reato associativo in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di consegna, stabilendo che il giudice di merito deve prima verificare l’effettiva coincidenza dei fatti contestati nei due Stati e poi esercitare il proprio potere discrezionale di rifiutare la consegna, come previsto dalla legge sul mandato di arresto europeo.

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Pubblicato il 1 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 40078 Anno 2025 (Cass. pen. sez. 6 n. 40078/2025)

Mandato di Arresto Europeo: Quando il Giudice Italiano Può Rifiutare la Consegna

Il mandato di arresto europeo (MAE) rappresenta uno strumento fondamentale di cooperazione giudiziaria all’interno dell’Unione Europea. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e incontra dei limiti precisi, specialmente quando la sovranità giurisdizionale italiana è chiamata in causa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i poteri e i doveri del giudice italiano di fronte a una richiesta di consegna per un reato già sotto inchiesta nel nostro Paese.

I Fatti del Caso

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un cittadino straniero, arrestato in Italia in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso da un giudice spagnolo. Le accuse formulate dalle autorità iberiche erano gravi: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati, riciclaggio e falsi.

La Corte d’appello di Brescia aveva inizialmente dato il via libera alla consegna, ritenendo sussistenti le condizioni. Tuttavia, la difesa del ricercato ha proposto ricorso in Cassazione, sollevando un punto cruciale: l’uomo era già indagato in Italia, e addirittura sottoposto a misura cautelare, per aver partecipato alla medesima associazione criminale contestata nel MAE, un sodalizio che secondo le indagini italiane aveva un’importante base logistica proprio sul territorio nazionale.

Di fronte a questa sovrapposizione di procedimenti, la difesa ha invocato l’applicazione dell’art. 18-bis della legge n. 69/2005, che prevede la possibilità per l’autorità giudiziaria italiana di rifiutare la consegna.

La Decisione della Corte e il mandato di arresto europeo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza della Corte d’appello e rinviando il caso per un nuovo giudizio. Gli Ermellini hanno stabilito che la Corte territoriale ha errato nel non approfondire adeguatamente la questione della coincidenza dei fatti.

Il giudice di merito, infatti, si era limitato a constatare che la richiesta spagnola riguardava anche altri reati (furti, riciclaggio) commessi in Spagna, utilizzando questo elemento per superare l’ostacolo del procedimento pendente in Italia per il reato associativo. Secondo la Cassazione, questo approccio è stato riduttivo e non conforme alla legge.

Le Motivazioni della Cassazione

Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 18-bis della legge n. 69/2005. Questa norma conferisce al giudice italiano una facoltà discrezionale di rifiutare la consegna quando, per lo stesso fatto alla base del mandato di arresto europeo, è in corso un procedimento penale in Italia.

La Corte ha precisato che, per esercitare correttamente tale discrezionalità, il giudice deve compiere una duplice valutazione:

  1. Verifica dell’identità del fatto: In primo luogo, è necessario un esame approfondito per accertare se l’associazione a delinquere contestata in Italia sia effettivamente la stessa per cui procede l’autorità spagnola. Non basta una somiglianza, ma serve una vera e propria coincidenza fattuale, nel rispetto del principio del ne bis in idem.
  2. Valutazione dell’interesse giurisdizionale: Una volta accertata la coincidenza, il giudice deve valutare l’opportunità di rifiutare la consegna, ponderando l’interesse dello Stato italiano a perseguire il reato sul proprio territorio.

La Corte d’appello, omettendo la prima e fondamentale verifica, si è sottratta al suo dovere di esercitare questa facoltà discrezionale, motivando la sua decisione in modo insufficiente. La semplice presenza di altri reati nel MAE non può giustificare una rinuncia aprioristica alla giurisdizione italiana sul reato associativo, specialmente se questo ha radici significative nel territorio nazionale.

Le Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio fondamentale nella cooperazione giudiziaria europea: il mandato di arresto europeo non può ledere il diritto sovrano di uno Stato a perseguire i reati commessi, almeno in parte, sul proprio territorio. La decisione della Cassazione impone ai giudici di merito un approccio più rigoroso e analitico. Prima di autorizzare una consegna in casi di procedimenti paralleli, è obbligatorio svolgere un’attenta verifica sulla coincidenza dei fatti e, successivamente, motivare in modo esplicito le ragioni per cui si sceglie di non esercitare la facoltà di rifiuto prevista dalla legge. Questo garantisce non solo il rispetto della giurisdizione nazionale, ma anche la tutela del principio del ne bis in idem, evitando che una persona possa essere processata due volte per lo stesso crimine in Stati diversi dell’Unione.

L’Italia può rifiutare la consegna di una persona richiesta con un mandato di arresto europeo se è in corso un processo per lo stesso reato in Italia?
Sì, l’art. 18-bis della legge n. 69/2005 prevede che la Corte d’appello “può” rifiutare la consegna in questi casi. Si tratta di una facoltà discrezionale, non di un obbligo, che deve essere esercitata dopo un’attenta valutazione del caso specifico.

Cosa deve fare il giudice italiano prima di decidere se rifiutare la consegna in caso di procedimenti paralleli?
Il giudice deve prima di tutto procedere all'”esame del fatto e alla verifica della coincidenza” tra il reato contestato nel mandato di arresto europeo e quello per cui si procede in Italia. Solo dopo aver accertato che si tratta dello stesso fatto, può valutare se esercitare o meno la facoltà di rifiutare la consegna.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza in questo caso specifico?
La Cassazione ha annullato la sentenza perché la Corte d’appello si è limitata a prendere atto della richiesta senza procedere alla necessaria verifica sulla coincidenza tra l’associazione criminale contestata in Spagna e quella oggetto del procedimento in Italia. In questo modo, ha omesso di esercitare il suo potere-dovere di valutazione discrezionale previsto dalla legge.

Termini giuridici

Mandato di Arresto Europeo
Procedura giudiziaria semplificata tra gli Stati membri dell'Unione Europea per la consegna di una persona ricercata al fine di esercitare un'azione penale o di eseguire una pena.
Ne bis in idem
Principio giuridico fondamentale che vieta di processare una persona due volte per lo stesso fatto illecito.
Sub iudice
Espressione latina che indica una questione ancora in attesa di una decisione da parte di un'autorità giudiziaria.
Consigliere estensore
Il giudice, all'interno di un collegio giudicante, che ha il compito di redigere materialmente le motivazioni della sentenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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