LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Esercizio abusivo scommesse: non è reato se la legge discrimina

Una società straniera, accusata di esercizio abusivo di scommesse in Italia, ha ottenuto l’annullamento del sequestro dei suoi marchi. La difesa ha sostenuto con successo che la società era vittima di leggi nazionali discriminatorie, che di fatto le impedivano di ottenere la necessaria licenza per operare. Il Tribunale della Libertà ha accolto questa tesi, ritenendo che la condotta non costituisse reato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura perché troppo generico e non focalizzato sulle specifiche motivazioni della sentenza precedente. Viene così sancito un principio importante: l’esercizio abusivo di scommesse non è punibile se lo Stato stesso crea barriere discriminatorie all’accesso al mercato, in violazione del diritto europeo.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 21684 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 21684/2023)

Scommesse senza licenza: non è reato se lo Stato è discriminatorio

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso complesso relativo all’esercizio abusivo di scommesse, stabilendo un principio fondamentale a tutela degli operatori del settore. La sentenza chiarisce che non si può punire una società per aver operato senza licenza, se è lo Stato stesso a impedirle di ottenerla a causa di normative discriminatorie. Questa decisione mette in luce il delicato equilibrio tra le leggi nazionali e i principi di non discriminazione e libera prestazione dei servizi sanciti dall’Unione Europea.

Il caso: un sequestro per attività di scommesse illecita

La vicenda ha origine da un’indagine penale a carico del legale rappresentante di una società di scommesse con sede a Malta. L’accusa era di aver organizzato e gestito la raccolta di scommesse sul territorio italiano attraverso una rete di centri affiliati, senza possedere la concessione statale e la relativa licenza di pubblica sicurezza. A seguito delle indagini, il Giudice aveva disposto il sequestro preventivo delle insegne e dei marchi riconducibili alla società straniera, ritenendo la sua attività illecita.

La difesa: impossibile ottenere la licenza per colpa di norme ingiuste

La difesa della società ha costruito la sua strategia su un punto cruciale: la discriminazione. Gli avvocati hanno dimostrato che la società aveva effettivamente richiesto la licenza necessaria per operare, ma questa le era stata negata. Il motivo del diniego non era una mancanza di requisiti da parte dell’azienda, ma il semplice fatto che non fosse titolare di una concessione statale. Secondo la difesa, le procedure di gara per l’assegnazione di tali concessioni erano strutturate in modo da escludere illegittimamente operatori come la loro società, creando una barriera all’ingresso in contrasto con il diritto europeo. In sostanza, l’impossibilità di operare legalmente non derivava da una scelta dell’azienda, ma da un impianto normativo discriminatorio.

La procedura di sanatoria non basta a sanare la discriminazione

La Procura, nel suo ricorso, ha sostenuto che la società avrebbe potuto regolarizzare la sua posizione aderendo a una procedura di sanatoria introdotta con una legge del 2014. Tuttavia, il Tribunale della Libertà, prima, e la Cassazione, poi, hanno ritenuto questa argomentazione non sufficiente. È stato evidenziato che anche quella procedura di regolarizzazione non era in grado di rimuovere completamente i meccanismi discriminatori che avevano originato il problema. Pertanto, la scelta di non aderire a una sanatoria ‘difettosa’ non poteva trasformare una condotta, altrimenti giustificata, in un esercizio abusivo di scommesse penalmente rilevante.

Le motivazioni: perché il ricorso della Procura è stato respinto

La Corte di Cassazione non è entrata nel merito della questione della discriminazione, ma ha fermato il processo per una ragione procedurale. Ha dichiarato il ricorso della Procura ‘inammissibile’ per mancanza di specificità. In parole semplici, l’accusa non ha contestato in modo puntuale e dettagliato le argomentazioni del Tribunale della Libertà. Invece di smontare la tesi della discriminazione, il ricorso si è limitato a considerazioni generiche, senza un reale confronto con la decisione impugnata. Questa carenza tecnica ha reso impossibile per la Corte esaminare il caso, confermando di fatto la decisione favorevole alla società.

Le conclusioni: annullato il sequestro, vince la società straniera

L’esito finale è la vittoria completa per la società di scommesse. Il ricorso della Procura è stato respinto e la decisione che annullava il sequestro è diventata definitiva. Tutti i beni, come insegne e marchi, devono essere restituiti. La sentenza, pur basandosi su un vizio di forma del ricorso, consolida un principio di diritto sostanziale: l’esercizio abusivo di scommesse non può essere contestato a un operatore se questo dimostra di essere stato vittima di un sistema normativo che, violando i principi europei, gli ha precluso l’accesso legale al mercato.

È sempre reato raccogliere scommesse in Italia senza licenza?
No. Se un operatore dimostra di non aver potuto ottenere la licenza a causa di leggi nazionali discriminatorie e contrarie al diritto dell’Unione Europea, la sua condotta può non essere considerata reato.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non viene discusso nel merito dei suoi argomenti, perché manca di requisiti fondamentali. In questo caso, il ricorso della Procura era troppo generico e non criticava punto per punto la decisione precedente.

In questo caso, cosa succede ai beni che erano stati sequestrati?
Il sequestro è stato annullato in via definitiva. Pertanto, i beni, come insegne e marchi della società di scommesse, devono essere immediatamente restituiti al legittimo proprietario.

Termini giuridici

Sequestro preventivo
Un provvedimento urgente con cui un giudice blocca un bene per impedire che il suo utilizzo possa aggravare o prolungare le conseguenze di un reato o agevolare la commissione di altri reati.
Tribunale del riesame
Un organo collegiale di giudici che valuta la legittimità di un provvedimento restrittivo, come un sequestro o un arresto, su richiesta della persona interessata, garantendo un secondo controllo sulla decisione.
Inammissibilità del ricorso
Una decisione con cui il giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito, perché mancano i requisiti formali previsti dalla legge, come una motivazione specifica e pertinente.
T.U.L.P.S.
Acronimo di Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. È una legge fondamentale dello Stato italiano che regola materie di ordine pubblico, incluse le autorizzazioni per attività come la raccolta di scommesse.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)