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Condono edilizio: no alla sanatoria se si divide la casa abusiva

Un cittadino ha impugnato l’ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo che i figli avessero diritto a presentare autonome domande di condono edilizio e proponendo di demolire la volumetria in eccesso per salvare il resto della struttura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di comproprietà indivisa, non è ammesso il frazionamento delle domande di sanatoria per aggirare i limiti volumetrici di legge. Inoltre, la demolizione tardiva della volumetria eccedente non rende condonabile la parte restante, poiché costituisce un indebito aggiramento dei termini temporali previsti dalla normativa. Di conseguenza, l’ordine di demolizione resta pienamente valido ed efficace.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 32499 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 32499/2023)

Il caso dell’immobile abusivo e la richiesta di condono edilizio

Un cittadino ha cercato di bloccare la demolizione della propria casa abusiva attraverso molteplici richieste di sanatoria. Il proprietario ha presentato diverse domande di condono edilizio coinvolgendo la moglie e i figli. L’obiettivo era dividere l’immobile in più parti per rientrare nei limiti di volume previsti dalla legge. Inoltre, il proprietario ha proposto di abbattere solo la parte eccedente dell’edificio per salvare la struttura principale. La Corte di Cassazione ha affrontato questo caso stabilendo regole molto severe per l’applicazione della sanatoria edilizia.

Il divieto di frazionamento per ottenere il condono edilizio

La legge stabilisce limiti volumetrici precisi per concedere la sanatoria delle opere abusive. Molti proprietari tentano di aggirare questi limiti dividendo fittiziamente l’immobile tra i vari membri della famiglia. La Suprema Corte ha chiarito che questa pratica costituisce un frazionamento artificioso della domanda. Quando un immobile appartiene a più persone in comproprietà indivisa, esiste un unico centro di interesse sostanziale. Di conseguenza, i comproprietari non possono presentare domande separate prima che sia avvenuta una reale divisione della proprietà. I figli del proprietario non avevano quindi alcun titolo per richiedere autonomamente il condono edilizio. Questa frammentazione delle richieste serve solo a eludere i limiti dimensionali imposti dal legislatore. La Corte ha confermato la nullità della donazione dell’immobile abusivo fatta ai figli, proprio perché l’edificio non era regolarizzabile.

La demolizione tardiva non salva l’abuso edilizio

Il proprietario ha proposto una soluzione alternativa per salvare l’edificio. Egli voleva demolire la volumetria in eccesso dopo la scadenza dei termini di legge per rendere sanabile la parte restante. I giudici hanno respinto fermamente questa tesi. La volumetria eccedente i limiti di legge non si può ridurre con una demolizione successiva alla scadenza dei termini. Consentire una demolizione tardiva significherebbe spostare arbitrariamente in avanti i termini temporali fissati dal legislatore. Questo comportamento rappresenta un indebito aggiramento delle regole sul condono edilizio. Gli unici interventi consentiti dopo la scadenza sono i piccoli lavori di rifinitura o le opere necessarie per rendere funzionale l’edificio se interrotto da provvedimenti esterni. La demolizione parziale successiva non può quindi sanare un abuso che all’epoca della scadenza non era condonabile.

Le motivazioni della decisione sul condono edilizio e sulla demolizione

I giudici della Cassazione hanno basato la loro decisione su due principi cardine. Il primo principio riguarda l’unicità del bene abusivo in regime di comproprietà. La mancanza di una divisione formale impedisce la presentazione di istanze separate da parte dei familiari. Il secondo principio riguarda l’impossibilità di sanare un abuso originariamente non condonabile tramite interventi successivi. La demolizione di una porzione dell’immobile eseguita dopo la scadenza dei termini non cancella l’illiceità della volumetria originaria. La Corte ha inoltre confermato che l’immobile abusivo è ormai entrato a far parte del patrimonio del Comune. L’inottemperanza all’ordine di demolizione comporta infatti l’acquisizione gratuita automatica del bene da parte dell’amministrazione locale. Tutti i tentativi di donazione o divisione successiva sono giuridicamente nulli e privi di effetti.

Le conclusioni della Cassazione sulla validità dell’ordine di demolizione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal proprietario dell’immobile. Questa decisione rende definitivo l’ordine di demolizione emesso dalla Procura Generale. Il ricorrente deve subire la perdita della proprietà e deve pagare le spese del procedimento giudiziario. I giudici hanno anche condannato il cittadino al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende per aver proposto un ricorso manifestamente infondato. La sentenza ribadisce che le norme sul condono edilizio devono essere interpretate in modo rigoroso. Non sono ammessi stratagemmi familiari o interventi strutturali tardivi per aggirare i limiti di legge. L’abusivismo edilizio trova così un limite invalicabile nella fermezza dei controlli e delle sanzioni giudiziarie.

Più comproprietari possono presentare domande di condono separate per lo stesso immobile?
No, se l’immobile è in comproprietà indivisa non è possibile presentare più domande separate. Questo comportamento viene considerato un frazionamento artificioso per aggirare i limiti di volume previsti dalla legge.

Si può demolire una parte di immobile abusivo dopo la scadenza dei termini per ottenere il condono?
No, la demolizione successiva alla scadenza dei termini per ricondurre l’immobile nei limiti di legge non è ammessa e costituisce un indebito aggiramento della normativa.

Cosa succede se non si rispetta l’ordine di demolizione di un abuso edilizio?
L’inottemperanza all’ordine di demolizione comporta l’acquisizione gratuita e automatica dell’immobile abusivo e dell’area di sedime al patrimonio del Comune.

Termini giuridici

Condono edilizio
Provvedimento eccezionale della legge che permette di sanare un abuso edilizio pagando una sanzione, a patto che vengano rispettati determinati requisiti e limiti di tempo.
Inammissibilità
Situazione in cui un ricorso non può essere esaminato nel merito dal giudice perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Frazionamento artificioso
Divisione fittizia di un'unica richiesta di sanatoria in più domande separate, compiuta al solo scopo di aggirare i limiti massimi di volume consentiti dalla legge.
Ordine di demolizione
Provvedimento con cui l'autorità impone la distruzione di un'opera costruita senza autorizzazione, per ripristinare lo stato originario dei luoghi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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