Restituzione NASpI anticipata: quando scatta l’obbligo?
L’incentivo all’autoimprenditorialità, che permette di ricevere l’intera indennità di disoccupazione in un’unica soluzione, è uno strumento prezioso per chi desidera mettersi in proprio. Tuttavia, la restituzione NASpI anticipata rappresenta un rischio concreto se non vengono rispettati i tempi e le condizioni previste dalla legge.
Una recente sentenza della Corte d’Appello di Genova ha fatto luce su un caso complesso riguardante il rapporto tra l’avvio di un’attività autonoma e l’accettazione di un lavoro subordinato.
I Fatti
Il caso riguarda un lavoratore che, dopo aver richiesto e ottenuto l’anticipazione della NASpI nell’ottobre 2019 per avviare una rivendita di auto, ha iniziato effettivamente l’attività imprenditoriale solo nel luglio 2020. Nel periodo intermedio, precisamente tra marzo e aprile 2020, il soggetto ha svolto un’attività di lavoro subordinato per la durata di un mese.
L’ente previdenziale ha richiesto la restituzione integrale delle somme erogate, sostenendo che l’instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente prima della scadenza del periodo coperto dall’indennità comportasse la decadenza dal beneficio. Il lavoratore ha impugnato la decisione, sostenendo che l’attività era stata comunque avviata e che il ritardo era dovuto a problemi tecnici e alla pandemia.
La Decisione
I giudici d’appello hanno confermato la decisione del Tribunale, rigettando il ricorso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la restituzione NASpI anticipata deve essere integrale se l’attività imprenditoriale non è stata avviata tempestivamente rispetto alla domanda e se il lavoro subordinato è iniziato prima ancora dell’effettiva apertura dell’impresa.
Nonostante il lavoratore avesse ottenuto la partita IVA già nell’agosto 2019, la Corte ha ritenuto tale dato insufficiente a dimostrare l’effettivo avvio dell’attività, che è risultata formalmente iniziata quasi un anno dopo la richiesta dell’incentivo.
Le Motivazioni
La Corte si è soffermata sull’interpretazione dell’art. 8 del D.Lgs. 22/2015 alla luce delle recenti pronunce della Corte Costituzionale. Sebbene la Consulta (sentenza n. 90/2024) abbia mitigato il rigore della norma, prevedendo che la restituzione possa essere parziale se il lavoratore è costretto a chiudere l’attività per cause di forza maggiore e a cercare un impiego dipendente, tale principio non è applicabile in questo caso.
Nello specifico, le motivazioni della Corte evidenziano che:
– L’attività imprenditoriale è iniziata circa un anno dopo la richiesta di anticipazione.
– Il lavoro subordinato è iniziato mesi prima dell’effettivo avvio dell’impresa.
– Non si è verificata un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta nel proseguire un’attività già avviata, ma piuttosto un ritardo ingiustificato nell’avvio della stessa.
– La finalità antielusiva della norma non è stata soddisfatta, poiché l’incentivo non è servito a sostenere un’attività già operante messa in crisi da eventi esterni.
Le Conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che per evitare la restituzione NASpI anticipata è fondamentale che l’attività autonoma sia avviata concretamente e tempestivamente. La protezione offerta dalla Corte Costituzionale riguarda solo chi, avendo effettivamente intrapreso un percorso imprenditoriale, si trova costretto a rinunciarvi per eventi non imputabili. Chi, invece, accetta un lavoro subordinato prima ancora di aver reso operativa la propria impresa, perde il diritto al beneficio e deve rimborsare integralmente quanto ricevuto, oltre alle spese di lite.
Cosa succede se accetto un lavoro dipendente dopo aver incassato la NASpI anticipata?
Se il contratto di lavoro subordinato inizia prima della scadenza del periodo di disoccupazione spettante, sei obbligato a restituire l’intera somma ricevuta, a meno che l’attività autonoma non fosse già stata avviata e poi interrotta per cause indipendenti dalla tua volontà.
È possibile restituire solo una parte della NASpI anticipata?
Sì, ma solo se dimostri di aver effettivamente avviato l’attività e di essere stato costretto a cessarla per impossibilità sopravvenuta o gravi difficoltà oggettive prima di accettare il lavoro dipendente.
Il solo possesso della partita IVA basta a evitare la restituzione della NASpI?
No, la giurisprudenza richiede l’effettivo avvio dell’attività imprenditoriale documentato (ad esempio tramite visura camerale), non essendo sufficiente il mero adempimento formale dell’apertura della partita IVA.