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Parti comuni dell’edificio: la recinzione delle cognate è abusiva

Una coppia di coniugi ha citato in giudizio le cognate per accertare la comproprietà di alcune aree di un immobile (seminterrato, portici e cortile), chiedendo la rimozione di una recinzione abusiva. Le cognate si sono opposte, sostenendo di essere le uniche proprietarie del terreno e chiedendo di dichiarare nullo il contratto di acquisto dei coniugi, ritenendolo una donazione simulata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle cognate, confermando la natura di parti comuni dell’edificio per i locali contestati, in base alla loro destinazione d’uso e al concreto utilizzo prolungato nel tempo. La Corte ha inoltre escluso la simulazione del contratto, stabilendo che il prezzo dell’appartamento era stato regolarmente pagato. Le ricorrenti sono state condannate a rimuovere la recinzione e a pagare le spese legali.

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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 2297 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 2 n. 2297/2022)

La disputa sulle parti comuni dell’edificio tra familiari

La convivenza all’interno di un fabbricato può generare profonde tensioni, specialmente quando sorgono disaccordi sulla proprietà di determinati spazi. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione affronta proprio questo tema, chiarendo i confini delle parti comuni dell’edificio e sbrogliando una complessa lite ereditaria e immobiliare tra parenti. La vicenda nasce dal bisogno di stabilire se alcuni locali, come i portici, il seminterrato e il cortile esterno, appartengano a tutti i proprietari degli appartamenti o se siano invece di proprietà esclusiva di soli alcuni soggetti.

L’origine dello scontro e la finta donazione

La vicenda ha inizio quando due coniugi decidono di citare in giudizio le proprie cognate. I coniugi chiedono al Tribunale di accertare la comproprietà di alcune aree dello stabile in cui vivono. In particolare, i coniugi rivendicano l’uso comune dei portici, di alcuni vani al piano terra e del seminterrato. Inoltre, i coniugi chiedono la rimozione immediata di una rete metallica che le cognate hanno installato per recintare il cortile, impedendo di fatto il passaggio.

Le cognate si oppongono fermamente alla richiesta. Le donne sostengono di essere le uniche proprietarie del terreno su cui sorge l’intero edificio, acquistato molti anni prima. Per bloccare l’azione dei coniugi, le cognate propongono una domanda riconvenzionale (una contro-richiesta formulata dal convenuto). Esse chiedono al giudice di dichiarare nullo il contratto di acquisto dell’appartamento dei coniugi. Secondo la loro tesi, quel contratto di compravendita nasconde in realtà una donazione simulata (un atto gratuito mascherato da vendita) priva della forma solenne richiesta dalla legge.

Quando un bene diventa condominiale per destinazione

I giudici di merito, sia in primo grado che in appello, danno ragione ai coniugi. I magistrati accertano che i locali contestati hanno natura condominiale. Questa decisione si basa su due elementi fondamentali. Il primo elemento riguarda il silenzio del titolo di acquisto, che non esclude espressamente tali beni dalla comunione. Il secondo elemento riguarda il concreto utilizzo dei beni, protratto nel tempo da parte di tutti gli abitanti dello stabile.

Le cognate decidono quindi di ricorrere alla Corte di Cassazione, presentando ben dodici motivi di impugnazione. Le ricorrenti lamentano la mancata valutazione dei documenti d’acquisto e contestano la ricostruzione dei fatti operata dai giudici precedenti. Esse insistono sul fatto che il terreno originario fosse intestato solo a loro e che l’uso del cortile non equivalesse a una vera comproprietà.

Le motivazioni della Cassazione sulle parti comuni dell’edificio

La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso delle cognate, confermando la correttezza delle decisioni precedenti. I giudici di legittimità spiegano che, per stabilire la natura delle parti comuni dell’edificio, occorre guardare alla loro destinazione oggettiva al momento della nascita del condominio. Se i locali sono strutturalmente destinati al servizio delle singole unità abitative, essi si presumono comuni.

La Suprema Corte rileva che i vani al piano terra e il seminterrato erano originariamente destinati a uso agricolo e a garage. Questo uso era funzionale alle esigenze di tutti i condomini. L’elencazione dei beni comuni contenuta nei contratti di acquisto ha solo un valore esemplificativo e non esclude gli altri beni che hanno una naturale destinazione d’uso comune.

In merito alla presunta donazione simulata, la Corte conferma che le cognate non hanno fornito alcuna prova del mancato pagamento del prezzo. Al contrario, emerge che il marito acquirente aveva contribuito attivamente alla costruzione del fabbricato con il proprio lavoro e con denaro personale. L’intestazione del terreno alle sole cognate era avvenuta unicamente per usufruire delle agevolazioni fiscali riservate ai coltivatori diretti.

Le conclusioni della vicenda giudiziaria

La decisione della Cassazione mette fine alla lunga disputa familiare con un risultato pratico definitivo. I coniugi vincono la causa su tutti i fronti. Le cognate perdono definitivamente il giudizio e devono rimuovere immediatamente la rete di recinzione che bloccava il cortile comune.

La Corte condanna inoltre le cognate al pagamento delle spese di giustizia, liquidate in oltre cinquemila euro, oltre al versamento di un ulteriore contributo unificato. Questa sentenza riafferma un principio chiaro. Chi acquista un appartamento in un condominio acquisisce automaticamente il diritto sulle aree comuni, a meno che un atto scritto non stabilisca diversamente in modo esplicito.

Come si stabilisce se un’area dell’edificio è condominiale?
Un’area si presume condominiale se è strutturalmente destinata all’uso comune e al servizio delle singole unità abitative, a meno che un atto scritto non provi il contrario.

Cosa succede se un condomino recinge un’area comune senza autorizzazione?
Gli altri condomini possono agire in giudizio per chiedere la rimozione immediata della recinzione e il ripristino del libero passaggio.

È possibile contestare la vendita di un appartamento sostenendo che sia una donazione?
Sì, ma chi contesta deve fornire prove concrete del mancato pagamento del prezzo, altrimenti il contratto di compravendita resta pienamente valido.

Termini giuridici

Simulazione relativa
Situazione in cui le parti stipulano un contratto ma in realtà ne vogliono uno diverso, come una donazione al posto di una vendita.
Domanda riconvenzionale
La contro-richiesta che il convenuto presenta in giudizio nei confronti di chi ha avviato la causa.
Accessione
Principio giuridico per cui qualunque costruzione esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di quel terreno.
Condominialità
La natura comune di alcune parti di un edificio, destinate all'uso e al godimento di tutti i proprietari delle singole unità.
Ratio decidendi
La ragione essenziale della decisione, ossia il principio giuridico su cui si fonda la sentenza del giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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