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Parità di trattamento retributivo: precari battono l’ente

Un gruppo di dirigenti assunti a tempo determinato da un ente pubblico regionale ha richiesto il riconoscimento dello stesso stipendio percepito dai colleghi di ruolo. La Corte d’Appello ha respinto la domanda, ritenendo che i lavoratori dovessero dimostrare la somiglianza delle mansioni e giustificando la disparità con l’assunzione per chiamata diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che spetta al datore di lavoro dimostrare le ragioni oggettive di una disparità di stipendio tra personale a termine e di ruolo con lo stesso inquadramento. La sentenza ribadisce il principio della parità di trattamento retributivo, annullando la decisione precedente e disponendo un nuovo giudizio.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 22161 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 22161/2023)

La parità di trattamento retributivo tra dirigenti a termine e di ruolo

Il tema dell’uguaglianza sul posto di lavoro è sempre al centro del dibattito giuridico. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale riguardante la parità di trattamento retributivo tra i dirigenti assunti a tempo determinato e quelli assunti a tempo indeterminato presso una pubblica amministrazione. Troppo spesso, infatti, i lavoratori con contratti a termine subiscono ingiustificate penalizzazioni economiche rispetto ai colleghi di ruolo. Questa storica decisione fa chiarezza sui diritti dei lavoratori temporanei e stabilisce regole severe per i datori di lavoro pubblici e privati.

Il caso: la disparità di stipendio nell’ente pubblico

Un gruppo di dirigenti ha lavorato per un ente pubblico regionale con contratti a tempo determinato. Svolgendo compiti analoghi a quelli dei colleghi di ruolo, i lavoratori hanno chiesto di ricevere lo stesso trattamento economico. L’amministrazione pubblica ha rifiutato la richiesta. I giudici nei primi gradi di giudizio hanno dato ragione all’ente pubblico. Secondo i giudici di merito, i lavoratori non avevano fornito prove sufficienti per dimostrare che le loro mansioni fossero identiche a quelle dei dirigenti stabili. Inoltre, i giudici ritenevano che l’assunzione tramite chiamata diretta, anziché tramite concorso pubblico, giustificasse una retribuzione inferiore. I lavoratori hanno quindi deciso di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere i propri diritti.

Chi deve dimostrare la differenza tra le mansioni?

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente l’esito dei giudizi precedenti, concentrandosi sulle regole che disciplinano l’onere della prova. Molti datori di lavoro ritengono che spetti sempre al lavoratore dimostrare la perfetta uguaglianza delle mansioni svolte. La Suprema Corte ha invece chiarito che, se i lavoratori a termine e quelli a tempo indeterminato hanno lo stesso inquadramento contrattuale, essi si presumono comparabili. Di conseguenza, il lavoratore deve solo dimostrare l’esistenza del contratto a termine e il proprio inquadramento professionale. Spetta invece interamente all’amministrazione datrice di lavoro dimostrare l’esistenza di ragioni oggettive e concrete che possano giustificare una disparità di stipendio.

Le motivazioni della sentenza sulla parità di trattamento retributivo

Nelle motivazioni della decisione, i giudici di legittimità hanno spiegato che la normativa europea vieta ogni discriminazione basata sulla durata del contratto di lavoro. La parità di trattamento retributivo costituisce un principio cardine che non può essere aggirato con argomentazioni generiche. La Cassazione ha chiarito che le modalità di assunzione, come la chiamata diretta rispetto al concorso pubblico, non rappresentano una ragione oggettiva valida per pagare meno un lavoratore. Anche la presunta differenza di esperienza professionale o le diverse modalità di conferimento dell’incarico non influiscono sulla natura delle mansioni concretamente svolte. Le uniche differenze retributive ammissibili sono quelle che derivano da elementi precisi, trasparenti e strettamente collegati alla specificità delle funzioni esercitate.

Le conclusioni: gli effetti pratici della decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori e ha annullato la sentenza precedente. La causa dovrà ora essere riesaminata da una nuova Corte d’Appello, che dovrà applicare i principi stabiliti dai giudici di legittimità. Questa decisione rappresenta una vittoria fondamentale per tutti i lavoratori con contratto a termine. Da oggi, le pubbliche amministrazioni non potranno più giustificare stipendi inferiori basandosi semplicemente sulla natura temporanea del rapporto di lavoro o sulle modalità di reclutamento. Chi svolge le stesse funzioni ha diritto alla stessa retribuzione, e spetterà sempre al datore di lavoro dimostrare il contrario con prove solide e dettagliate.

Un dirigente a tempo determinato ha diritto allo stesso stipendio di un collega di ruolo?
Sì, se i due lavoratori svolgono le stesse mansioni e hanno lo stesso inquadramento contrattuale, hanno diritto alla stessa retribuzione.

Chi deve dimostrare che le mansioni dei lavoratori sono diverse?
Spetta esclusivamente al datore di lavoro dimostrare con prove concrete che esistono differenze oggettive tali da giustificare uno stipendio inferiore.

L’assunzione senza concorso pubblico giustifica uno stipendio più basso?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la modalità di reclutamento non è un motivo valido per applicare una disparità di stipendio.

Termini giuridici

Onere della prova
Principio giuridico in base al quale chi vuole far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Principio di non discriminazione
Divieto di trattare in modo meno favorevole i lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato comparabili.
Rinvio con cassazione
Decisione con cui la Suprema Corte annulla la sentenza impugnata e rimanda la causa a un altro giudice per un nuovo esame.
Inquadramento professionale
Classificazione del lavoratore in una determinata categoria o livello in base alle mansioni svolte, definita dai contratti collettivi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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