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Giurisprudenza Civile

Onere della prova contratto: la Cassazione decide
Una società di consulenza ha citato in giudizio un'impresa cliente per l'interruzione anticipata di un contratto di consulenza legato a un appalto. L'impresa sosteneva che il termine del contratto fosse scaduto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che la durata del contratto era legata al completamento dei lavori e non a una data fissa. Ha inoltre ribadito che l'onere della prova contratto, in caso di recesso, spetta a chi interrompe il rapporto dimostrare la giusta causa. La Corte ha anche confermato il diritto al compenso per prestazioni extra, ritenendo non necessario un incarico formale specifico.
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Rappresentanza apparente in ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17179/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio, capogruppo di un'ATI, confermando la sua condanna al pagamento in favore di un subappaltatore. La Corte ha stabilito la validità di un accordo basato sul principio della rappresentanza apparente, in quanto il consorzio aveva generato un legittimo affidamento nel terzo circa i poteri del proprio rappresentante. Inoltre, ha chiarito che l'aumento della richiesta economica in corso di causa, basato sullo stesso titolo, costituisce una mera 'emendatio libelli' e non una domanda nuova inammissibile.
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Eccezione di ultrapetizione: onere della prova in appello
In una causa su un contratto preliminare immobiliare, la Cassazione affronta l'eccezione di ultrapetizione. La Corte stabilisce che, per verificare se una domanda restitutoria è stata effettivamente proposta, il giudice d'appello deve esaminare gli atti di causa, senza poter rigettare l'eccezione solo perché l'appellante non ha depositato il fascicolo di primo grado. La decisione chiarisce la distinzione tra prove documentali e atti processuali ai fini dell'onere probatorio in appello.
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Divisione ereditaria: quote diseguali e attribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17176/2024, chiarisce le regole della divisione ereditaria. Viene confermato che l'estrazione a sorte è riservata solo alle quote di valore uguale, mentre per le quote diseguali il giudice può procedere con l'attribuzione diretta. L'ordinanza affronta anche il tema del risarcimento dovuto dall'erede che gode in via esclusiva di un bene della comunione, stabilendo una presunzione di danno basata sul potenziale reddito locativo, invertendo l'onere della prova a carico dell'occupante.
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Principio di apparenza: rito e appello della sentenza
Un avvocato ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento per i suoi onorari contro una società energetica. Il Giudice di Pace ha dichiarato tardiva l'opposizione della società, ritenendo applicabile il rito ordinario. In appello, il Tribunale ha invece dichiarato il gravame inammissibile, sostenendo che il rito corretto fosse quello sommario, la cui decisione non è appellabile. La Corte di Cassazione, applicando il principio di apparenza, ha cassato la sentenza del Tribunale. Ha stabilito che il mezzo di impugnazione corretto è quello previsto per il rito che il primo giudice ha consapevolmente scelto di applicare, anche se errato. Pertanto, l'appello era ammissibile e la causa è stata rinviata al Tribunale per l'esame del merito.
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Domanda riconvenzionale tardiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17174/2024, ha stabilito che la nullità di una sentenza di primo grado per un vizio di costituzione del giudice non fa rivivere i termini processuali già scaduti. Di conseguenza, una domanda riconvenzionale tardiva, proposta per la prima volta in modo compiuto solo nel giudizio di rinvio, deve essere dichiarata inammissibile. Il caso riguardava una richiesta di pagamento di compensi professionali da parte di un avvocato, a cui le clienti si erano opposte, formulando una domanda di risarcimento per colpa professionale solo dopo la cassazione con rinvio della prima decisione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che le preclusioni maturate nel rito originario restano valide, anche se la sentenza è stata annullata per motivi procedurali.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
La Cassazione chiarisce i presupposti per la revocazione di una propria sentenza per errore di fatto. Se il fatto contestato era un punto controverso nel giudizio, la decisione su di esso costituisce un errore di giudizio, non revocabile. Nel caso, la tempestività di un appello incidentale era materia del contendere, rendendo inammissibile il ricorso per revocazione.
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Obblighi informativi Dublino: la guida essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17162/2024, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Interno, stabilendo che il provvedimento di trasferimento di un richiedente asilo verso un altro Stato UE è nullo se non vengono rispettati gli specifici obblighi informativi Dublino. La Corte ha chiarito che la consegna del modulo generico per la richiesta di asilo (modello C3) non è sufficiente a soddisfare il requisito di fornire l'apposito opuscolo informativo previsto dall'art. 4 del Regolamento UE n. 604/2013, che dettaglia la procedura di trasferimento e i diritti del richiedente.
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Domanda amministrativa: errore non la rende nulla
Un cittadino si è visto negare la trasformazione della sua prestazione previdenziale in pensione perché ha inviato la richiesta via PEC anziché tramite il canale telematico imposto dall'ente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17159/2024, ha stabilito che un mero errore nella modalità di trasmissione della domanda amministrativa non ne causa l'improponibilità, a condizione che l'istanza giunga a conoscenza dell'ente e sia idonea a manifestare la pretesa. La sentenza di appello è stata annullata con rinvio.
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Interessi moratori PA: sì per custodia di veicoli
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17173/2024, ha stabilito che il rapporto tra la Pubblica Amministrazione e una depositeria per la custodia di veicoli sottoposti a sequestro amministrativo rientra nella nozione di 'transazione commerciale'. Di conseguenza, in caso di ritardato pagamento, la depositeria ha diritto agli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002, e non solo a quelli legali. La Corte ha chiarito che tale rapporto è di natura contrattuale e privatistica, distinto dai casi in cui il custode agisce come ausiliario del giudice, giustificando l'applicazione della disciplina a tutela delle imprese contro i ritardi di pagamento della PA.
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Correzione errore materiale: cosa fare se la sentenza?
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza per la correzione di un errore materiale contenuto in un suo precedente provvedimento. L'errore riguardava l'errata indicazione dei nominativi dei magistrati componenti il collegio giudicante. La Corte, agendo d'ufficio, ha disposto la rettifica dell'epigrafe del provvedimento, sostituendo i nomi errati con quelli corretti dei giudici che avevano effettivamente composto il collegio. Questa decisione sottolinea l'importanza del meccanismo di correzione per garantire l'accuratezza formale degli atti giudiziari.
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Obbligo di assunzione: vale il capitolato d’appalto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda al risarcimento per non aver assunto un lavoratore dopo un cambio appalto. La decisione si fonda sull'obbligo di assunzione previsto non dal CCNL, ma da una clausola specifica e più ampia del capitolato speciale d'appalto, volta a salvaguardare i posti di lavoro della precedente società in liquidazione. Il ricorso dell'azienda è stato respinto perché non coglieva la vera ragione giuridica della decisione della Corte d'Appello.
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Clausola sociale appalti: vale il contratto di servizio
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di assunzione per un'azienda subentrante in un appalto pubblico, basando la decisione non sul contratto collettivo, ma su una specifica clausola sociale appalti inserita nel capitolato d'appalto con il Comune. Questa clausola, volta a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti della precedente società, è stata ritenuta un obbligo contrattuale autonomo e vincolante per la nuova impresa.
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Prova del contratto: quando bastano le presunzioni
Una società editrice ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento contro un professionista per una licenza d'uso non pagata. Il professionista ha negato di aver firmato il contratto. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che la prova del contratto può essere ricavata da prove presuntive, come l'utilizzo del servizio, l'accettazione di un dispositivo collegato e le comunicazioni relative all'attivazione del contratto, anche in assenza di una firma verificata. Il ricorso è stato respinto.
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Abusi edilizi e recesso: quando è legittimo
Una promissaria acquirente ha scoperto significativi abusi edilizi in un immobile dopo aver firmato un contratto preliminare. I venditori avevano falsamente dichiarato che l'immobile era stato costruito prima del 1967. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'acquirente di recedere dal contratto e di ricevere il doppio della caparra versata, stabilendo che tali difformità costituiscono un grave inadempimento contrattuale, anche se non rendono nullo il contratto stesso.
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Sospensione feriale termini: quando non si applica
Un ex funzionario pubblico ha citato in giudizio un ente regionale per ottenere il trattamento di fine mandato e il versamento di contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato in ritardo. La decisione chiarisce che la sospensione feriale termini non è applicabile alle controversie di natura previdenziale, come quella in esame, rendendo l'appello tardivo.
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Regolamento di competenza: estinzione del giudizio
Una società ha proposto un regolamento di competenza contro la decisione di un Giudice di Pace che, pur dichiarando la propria incompetenza territoriale come richiesto dalle parti, l'aveva condannata al pagamento delle spese. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha esaminato il merito della questione perché la società ricorrente ha rinunciato al ricorso, portando alla dichiarazione di estinzione del giudizio.
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Fondo di garanzia TFR: obbligo anche post-cessione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR dell'INPS è tenuto a corrispondere l'intero trattamento di fine rapporto ai lavoratori, anche per la quota maturata prima di una cessione d'azienda. L'obbligo scatta quando il nuovo datore di lavoro (cessionario) diventa insolvente, poiché è questo evento a rendere esigibile il credito. La Corte ha inoltre chiarito che l'obbligazione del Fondo non è sussidiaria, quindi i lavoratori non sono tenuti a rivalersi prima sull'originario datore di lavoro (cedente).
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Valutazione danno veicolo: prova da siti web valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione del danno per un veicolo rubato può legittimamente basarsi su informazioni reperite da siti web specializzati e preventivi di altre officine. Quando il bene non è più disponibile, impedendo una stima precisa, il giudice può procedere con una liquidazione equitativa del danno. Questa sentenza conferma che la difficoltà nel provare l'esatto ammontare del danno non può tradursi in un diniego del risarcimento, una volta accertata la responsabilità.
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Estinzione del giudizio di cassazione per rinuncia
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto in una causa immobiliare. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo. La ricorrente rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio di cassazione con compensazione delle spese.
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