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Giurisprudenza Civile

Correzione errore materiale: l’avvocato errato in atto
Un ente previdenziale ha richiesto la correzione di un errore materiale in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, poiché il nome del proprio avvocato era stato indicato in modo errato. La Corte, dopo aver verificato gli atti di causa e constatato l'effettiva svista, ha accolto la richiesta. La decisione sottolinea l'importanza della procedura di correzione errore materiale per garantire l'accuratezza formale dei provvedimenti giudiziari.
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Indennità per lavoro in turni: come si calcola?
La Cassazione ha stabilito che l'indennità per lavoro in turni, pur confermata in cifra fissa, deve essere ricalcolata sul minimo tabellare aggiornato da ogni rinnovo contrattuale. Rigettato il ricorso di un'azienda che voleva 'congelare' l'importo al valore del 2007, confermando il diritto dei lavoratori a percepire le differenze retributive dovute.
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Ricorso improcedibile per mancato deposito notifica
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso improcedibile a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata. Il caso riguarda una disputa condominiale per la trasformazione di un portico in unità abitativa. L'ordinanza sottolinea come questo adempimento sia un requisito essenziale, non sanabile, che presidia il corretto avvio del processo di impugnazione.
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Licenziamento disciplinare: Telepass come prova?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di una società autostradale. La sua prolungata inattività durante un turno di lavoro è stata provata tramite i dati del Telepass installato sul veicolo aziendale. La Corte ha stabilito che l'uso di tali dati non viola le norme sul controllo a distanza dei lavoratori, poiché il Telepass è primariamente uno strumento per il pagamento del pedaggio e non un dispositivo installato per la sorveglianza.
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Onere della prova pagamento: chi deve dimostrarlo?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova del pagamento nei contenziosi per compensi professionali. Un legale aveva citato in giudizio un ex cliente per il mancato saldo delle sue prestazioni. Il cliente si difendeva sostenendo di aver già versato degli acconti, ma non riusciva a fornirne prova certa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del cliente, ribadendo un principio fondamentale: spetta sempre al debitore dimostrare di aver estinto il proprio debito. Il creditore deve solo provare l'esistenza del rapporto da cui nasce il credito.
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Controllo investigativo dipendenti: i limiti del datore
Un lavoratore è stato licenziato dopo un'indagine privata. La Cassazione ha stabilito che il controllo investigativo dipendenti non può riguardare l'adempimento della prestazione lavorativa, ma solo la scoperta di illeciti. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Compenso professionale: quando è negato per negligenza
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 300.000 euro relativo a una consulenza per un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, negando il compenso professionale a causa della grave negligenza e dell'inutilità della prestazione resa. La Corte ha stabilito che un'attività professionale talmente viziata da non essere funzionale allo scopo del cliente equivale a un inadempimento totale, legittimando il committente (o il curatore fallimentare) a rifiutare il pagamento.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro l'annullamento del licenziamento di un dipendente. La decisione della Corte d'Appello si fondava su una duplice e autonoma ratio decidendi: la genericità della contestazione disciplinare e il difetto di prova dei fatti addebitati. Il Comune, nel suo ricorso, ha censurato solo il primo punto, omettendo di contestare la seconda motivazione. Secondo la Cassazione, la mancata impugnazione di anche una sola delle ragioni autonome, di per sé sufficiente a sorreggere la decisione, rende l'intero ricorso inammissibile per carenza di interesse.
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Quadro RR e prescrizione: la Cassazione decide
Un professionista ha omesso la compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che tale omissione non comporta automaticamente la sospensione della prescrizione dei contributi previdenziali. Per sospendere i termini, l'INPS deve dimostrare l'occultamento doloso del debito da parte del contribuente, che non può essere presunto. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Onere della prova: chi prova l’inadempimento?
Una società fornitrice di abbigliamento ha citato in giudizio il suo distributore elvetico per inadempimento di un contratto di collaborazione commerciale. Il distributore non aveva versato l'intero importo dovuto né fornito i report sulle vendite. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del distributore, stabilendo che in caso di mancato rendiconto, l'onere della prova di aver adempiuto ai propri obblighi o di aver conseguito risultati di vendita inferiori spetta al distributore stesso. In assenza di tale prova, si presume che tutta la merce sia stata venduta a prezzo pieno.
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Dichiarazione non veritiera: licenziamento o decadenza?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16994/2024, ha stabilito che una dichiarazione non veritiera resa da un lavoratore al momento dell'assunzione non comporta automaticamente la decadenza dal posto di lavoro. Se la falsità non riguarda un requisito essenziale che avrebbe impedito l'assunzione, il datore di lavoro deve avviare un procedimento disciplinare. Nel caso specifico, un'agenzia regionale aveva licenziato un operaio per aver taciuto condanne penali, ma la Corte ha confermato l'illegittimità del recesso perché non era stato rispettato il termine di 120 giorni previsto per la procedura disciplinare, riqualificando l'atto da decadenza a licenziamento.
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Giurisdizione giudice ordinario per extra budget
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento per prestazioni erogate oltre il tetto di spesa concordato con l'ente sanitario pubblico. I tribunali di merito avevano negato la propria competenza, ritenendola del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario, chiarendo che quando la richiesta è di natura puramente patrimoniale (pagamento di un corrispettivo) e non contesta la validità degli atti amministrativi che fissano il budget, la competenza è del giudice civile.
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Rapporto di lavoro subordinato: prova e limiti
Una lavoratrice chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato dopo anni di contratti di collaborazione con una PA. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che la prova della subordinazione deve essere rigorosa e non può basarsi sulla sola presenza quotidiana o sulla necessità di coordinamento. È necessario dimostrare l'esercizio concreto del potere direttivo da parte del datore di lavoro, la cui valutazione spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici.
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Responsabilità professionale ingegnere: il caso eolico
Un cliente acquista un impianto eolico basandosi sulla perizia di un professionista, che si rivela errata. La Cassazione conferma la condanna per responsabilità professionale dell'ingegnere, dichiarando inammissibili i ricorsi che mirano a un riesame dei fatti, inclusa la quantificazione del danno e il concorso di colpa del cliente.
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Clausola risolutiva espressa: la buona fede prevale
Un lavoratore, dopo aver stipulato una transazione con il datore di lavoro, ha tollerato un lieve ritardo nel pagamento di una rata, accettando le successive. Dopo essere stato licenziato per altre ragioni, ha tentato di invocare la clausola risolutiva espressa prevista nell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il comportamento del lavoratore costituiva una rinuncia tacita all'uso della clausola, in applicazione del principio di buona fede e correttezza contrattuale. Il licenziamento è stato inoltre ritenuto legittimo.
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Giurisdizione giudice ordinario: la Cassazione decide
Un Comune ha richiesto a un'Agenzia Sanitaria il rimborso di quote per prestazioni socio-sanitarie. I giudici di merito avevano negato la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la giurisdizione del giudice ordinario poiché la controversia riguarda obbligazioni che nascono direttamente dalla legge e non da atti amministrativi discrezionali, delineando un principio chiave per la ripartizione delle competenze tra giurisdizioni.
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Ingiustificato arricchimento sanità: no a pagamenti
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento per prestazioni fornite a un'azienda sanitaria pubblica. Nonostante una precedente decisione favorevole della Corte d'Appello basata sull'ingiustificato arricchimento, la Corte di Cassazione ha annullato tale sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che le prestazioni sanitarie erogate in assenza del necessario accreditamento istituzionale sono da considerarsi 'contra legem' e non danno diritto ad alcun indennizzo, poiché l'arricchimento per la Pubblica Amministrazione è ritenuto 'imposto' e non voluto.
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Responsabilità professionale avvocato: limiti del ricorso
Un avvocato cita in giudizio due colleghi per responsabilità professionale avvocato in relazione a una procedura di recupero crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi presentati per vizi procedurali, genericità e mancata contestazione della ratio decidendi della sentenza d'appello. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto per impugnare una sentenza.
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Domanda nuova: risarcimento vs indennizzo, il caso
Una società acquirente ha citato in giudizio la venditrice per il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata liberazione di un immobile. Nel corso del giudizio di primo grado, ha modificato la richiesta in un indennizzo basato sulla promessa del fatto del terzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che tale modifica costituisce una "domanda nuova", inammissibile perché tardiva. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra la causa petendi del risarcimento (inadempimento contrattuale) e quella dell'indennizzo (mancato avveramento del fatto promesso dal terzo).
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Obbligazione della Regione: quando paga per la ASL?
Una società di factoring ha citato in giudizio una Regione e un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il pagamento degli interessi su un credito sanitario pagato in ritardo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligazione della Regione può derivare direttamente dalla legge (n. 324/1993), anche in assenza di uno specifico atto amministrativo con cui si assume il debito. La Corte ha cassato la precedente decisione d'appello per non aver valutato questo specifico punto di diritto e per vizi di motivazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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