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Giurisprudenza Civile

Lavoro straordinario sanità: pagamento anche senza ok?
Un operatore sanitario ha svolto prestazioni extra per un progetto di "dialisi estiva" senza ricevere il compenso. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento per vizi formali. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il lavoro straordinario sanità, se svolto con il consenso del datore, va sempre retribuito in base all'art. 2126 c.c., a tutela del lavoratore.
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Responsabilità del committente: quando si risponde?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del committente in caso di danni causati dall'impresa appaltatrice. A seguito di un incendio divampato durante lavori di ristrutturazione, che ha distrutto uno studio legale, la Corte ha escluso la colpa dei proprietari dell'immobile. La responsabilità è stata attribuita esclusivamente all'appaltatore per l'errata esecuzione dei lavori. La sentenza, tuttavia, accoglie le doglianze della danneggiata sulla liquidazione del danno esistenziale e sulla valutazione del nesso causale per la chiusura di una sede secondaria, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Usucapione e Animus Possidendi: il caso del socio
La Corte di Cassazione nega l'usucapione a due coniugi che abitavano un immobile di proprietà di una società di famiglia. La Corte ha stabilito che il marito, essendo socio e garante di un mutuo per la stessa società, era privo dell'animus possidendi necessario. Di conseguenza, anche la moglie convivente non poteva vantare un possesso utile all'usucapione. Il caso evidenzia come il riconoscimento della proprietà altrui impedisca l'acquisto del bene per possesso prolungato.
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Variazione di attività: obblighi e premi INAIL
Una società contesta il ricalcolo dei premi assicurativi dopo una variazione di attività interna. La Cassazione chiarisce i limiti del proprio giudizio sui fatti e cassa la sentenza d'appello per un vizio procedurale, ossia l'omessa pronuncia su alcuni motivi specifici, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Contestazione conteggi: è mera difesa in appello
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex datrice di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive. Dopo una condanna in primo grado, la Corte d'Appello ha ridotto l'importo dovuto, accogliendo le contestazioni della datrice di lavoro sui calcoli. Il lavoratore ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che la contestazione dei conteggi fosse un'eccezione nuova e quindi inammissibile in appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la contestazione dei conteggi costituisce una mera difesa, ammissibile anche in appello, e che il principio di non contestazione si applica ai fatti storici e non all'interpretazione normativa o ai calcoli matematici che ne derivano.
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Correzione errore materiale: limiti e nullità sentenza
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello per uso improprio della procedura di correzione errore materiale. La Corte d'Appello aveva inizialmente omesso di pronunciarsi sulla nullità di un contratto di vendita, per poi 'aggiungere' la decisione tramite correzione. La Cassazione ha stabilito che tale procedura non può sanare un'omissione di pronuncia, ma solo vizi formali del documento. Inoltre, ha censurato la sentenza per non aver considerato un fatto decisivo: il mancato pagamento del prezzo della compravendita.
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Responsabilità proprietario strada: la Cassazione chiarisce
Un cittadino ha citato in giudizio un comune per le lesioni subite a seguito di una caduta su una strada provinciale che attraversava il suo territorio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del proprietario della strada spetta alla Provincia, e non al Comune, quando il tratto di strada in questione attraversa un centro abitato con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, anche se la popolazione totale del Comune è superiore a tale soglia. Di conseguenza, la richiesta del cittadino è stata definitivamente respinta.
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Bancarotta semplice: quando il ritardo è colpa grave
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta semplice di un amministratore che ha ritardato la dichiarazione di fallimento, aggravando il dissesto della società. Secondo la Corte, i finanziamenti dei soci, se a titolo di mutuo, non escludono la responsabilità penale né l'aggravamento del dissesto, in quanto creano un nuovo debito di restituzione per la società. La colpa grave è stata desunta dalla piena consapevolezza della crisi irreversibile.
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Fallimento in estensione: soci e creditori
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17546/2024, ha stabilito che i creditori istanti per il fallimento di una società non sono parti necessarie nel successivo procedimento di fallimento in estensione a carico del socio illimitatamente responsabile. La Corte ha chiarito che l'oggetto dei due giudizi è distinto, riguardando il primo l'insolvenza della società e il secondo la responsabilità personale del socio. La decisione si fonda sull'evoluzione della normativa fallimentare, che ha superato il precedente carattere ufficioso del procedimento di estensione. Viene inoltre ribadito che l'ingerenza del socio accomandante nella gestione, anche attraverso atti isolati, ne determina la responsabilità illimitata.
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Errore di fatto in Cassazione: il caso della revoca
La Corte di Cassazione ha revocato una sua precedente ordinanza a causa di un palese errore di fatto, consistente nell'aver omesso di esaminare uno dei motivi di ricorso. Una società aveva concesso in uso gratuito delle autovetture a due professioniste in cambio di assistenza legale. Sorta una controversia, la Cassazione, nel decidere il ricorso della società, aveva saltato per errore un motivo di gravame. La società ha quindi proposto ricorso per revocazione. La Corte ha prima accolto il ricorso nella fase rescindente, riconoscendo l'errore di fatto, per poi, nella fase rescissoria, rigettare nel merito il motivo originariamente omesso, ritenendolo infondato.
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Estinzione del giudizio: no al raddoppio del contributo
Una controversia tra un'azienda pubblica di servizi e un'azienda sanitaria locale, giunta in Cassazione, si conclude con un accordo. Le parti rinunciano ai rispettivi ricorsi, portando all'estinzione del giudizio. La Corte Suprema chiarisce un punto fondamentale: in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Procura ad litem: ricorso inammissibile e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un vizio insanabile della procura ad litem. Il difensore del ricorrente viene condannato a pagare personalmente le spese legali. La decisione ribadisce la necessità di una procura valida al momento della notifica dell'atto, evidenziando come la sua mancanza non sia sanabile.
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Prova Notifica: Cassazione su Querela di Falso
Un contribuente ha presentato querela di falso contro le attestazioni di un agente postale relative alla spedizione delle comunicazioni di avvenuto deposito (CAD) di alcuni atti fiscali. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la prova notifica per la validità procedurale in un giudizio tributario è diversa dalla prova richiesta per dimostrare la falsità di un atto pubblico in una querela di falso. L'assenza dell'avviso di ricevimento non è sufficiente a provare la falsità dell'attestazione dell'agente postale.
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Domanda ultratardiva: quando è troppo tardi?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti per la presentazione di una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare. Un creditore, dopo un primo rigetto, aveva tentato di giustificare il ritardo con una nuova motivazione in sede di opposizione. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che le cause di non imputabilità del ritardo devono essere allegate sin dall'inizio e non possono essere modificate nel corso del procedimento, poiché ciò altererebbe l'oggetto del giudizio.
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Servitù di passaggio: limiti e inammissibilità ricorso
Un caso sulla larghezza di una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della proprietaria del fondo servente, che contestava la valutazione del giudice di merito sulla larghezza e l'utilità del passaggio. La Corte ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge. Il ricorso incidentale è considerato rinunciato.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un ente pubblico agricolo ha reiterato contratti a tempo determinato con un lavoratore per anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, non essendo l'ente un imprenditore agricolo privato e non potendo dimostrare la natura puramente stagionale delle mansioni svolte dal dipendente (come la manutenzione), l'uso prolungato dei contratti a termine era illegittimo. Per i contratti a termine in agricoltura, le deroghe ai limiti di durata valgono solo per attività strettamente stagionali, con l'onere della prova a carico del datore di lavoro. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti
Un lavoratore è stato impiegato da un Ente Pubblico Agricolo con una serie di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di tali contratti è abusiva se le mansioni svolte non sono strettamente stagionali. Per i contratti a termine in agricoltura, attività continuative come la manutenzione richiedono un'assunzione a tempo indeterminato. L'onere di provare la natura stagionale del lavoro spetta al datore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe speciali previste per il contratto a termine agricoltura. La reiterazione di contratti a termine per oltre trent'anni con un lavoratore è stata ritenuta abusiva, poiché le eccezioni alla durata massima dei contratti sono applicabili solo a mansioni strettamente stagionali, la cui prova spetta al datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile se generico
Una dipendente ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori. L'ente datore di lavoro ha impugnato la decisione, ma la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella contestazione generica delle mansioni svolte dalla lavoratrice e nell'incapacità del ricorso di centrare il punto cruciale della sentenza d'appello.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione in materia tributaria, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di alcuni terreni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza della società non configurava un errore di fatto, bensì un errore di giudizio, poiché riguardava l'interpretazione e la valutazione degli atti di causa e non una mera svista percettiva. La decisione ribadisce la netta distinzione tra i due tipi di errore ai fini dell'impugnazione straordinaria.
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