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Giurisprudenza Civile

Ferie part-time orizzontale: diritto pieno come full-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9857/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di ferie part-time orizzontale. Un medico, il cui orario di lavoro ridotto era distribuito su tutta la settimana, si è visto riconoscere il diritto allo stesso numero di giorni di ferie di un lavoratore a tempo pieno. La Corte ha chiarito che la riduzione delle ferie è proporzionale solo all'orario (come nel part-time verticale) e non al numero di giorni lavorati, se questi coincidono con quelli dei colleghi full-time. Inoltre, è stata affermata la giurisdizione del giudice ordinario per l'intera durata del rapporto di lavoro, anche per i periodi precedenti al 30 giugno 1998, per garantire una tutela unitaria.
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Appello inammissibile: i requisiti secondo la Cassazione
Una lavoratrice si è vista dichiarare l'appello inammissibile in una causa per mobbing. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che i requisiti per l'atto di appello non devono essere interpretati con eccessivo formalismo. Secondo la Corte, non è necessario un 'progetto alternativo di sentenza', ma è sufficiente una chiara indicazione delle censure mosse alla decisione di primo grado. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue
Una lavoratrice, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello sfavorevole in materia di contratti a termine con un ente pubblico, ha presentato una rinuncia al ricorso. L'ente ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione, verificati i requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia a quel livello.
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Trattamento economico lettori: Cassazione chiarisce
Due ex lettori di lingua straniera hanno citato in giudizio un'università per ottenere la ricostruzione della carriera e il trattamento economico equiparato a quello di un ricercatore confermato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la normativa nazionale (art. 26, L. 240/2010) va applicata nella sua parte interpretativa, garantendo la conservazione dei diritti economici già maturati (assegno ad personam) ma non una piena equiparazione retributiva per il futuro, ritenendo tale disciplina conforme al diritto europeo e non discriminatoria.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una società di servizi ambientali, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole in materia di rimborso IVA sulla tariffa ambientale, ha depositato un atto di rinuncia al ricorso a seguito di un accordo con la controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo un principio fondamentale: in caso di rinuncia al ricorso, non si applica l'obbligo del versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato (il cosiddetto 'doppio contributo').
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Appalto illecito di manodopera: Cassazione conferma
Un'importante società di servizi ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con alcuni lavoratori, formalmente dipendenti di cooperative, a causa di un appalto illecito di manodopera. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'azienda inammissibile, stabilendo che i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge, ma tentavano di ottenere un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Suprema Corte. Di conseguenza, la decisione che ha accertato l'esistenza di un rapporto di lavoro diretto è stata definitivamente confermata.
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Incarico dirigenziale a termine: no abuso, sì mansioni
Una dipendente pubblica di ruolo ha ricevuto per oltre 15 anni un incarico dirigenziale a termine. A seguito della cessazione dell'incarico, dovuta a una sentenza della Corte Costituzionale, ha chiesto un risarcimento per abuso del contratto a termine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non si tratta di un rapporto di lavoro precario, ma di un'ipotesi di svolgimento di mansioni superiori all'interno di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato già esistente. Pertanto, la disciplina sull'abuso dei contratti a termine non è applicabile.
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Responsabilità PA per falso affidamento su slot machine
L'Agenzia statale, successore dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, è stata condannata a risarcire i danni subiti da alcuni operatori del settore del gioco. Gli operatori avevano acquistato apparecchi da intrattenimento basandosi su nulla osta rilasciati dall'amministrazione, che si sono poi rivelati non conformi alla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della PA per aver generato un 'falso affidamento', respingendo la tesi difensiva che la colpa fosse dell'ente terzo incaricato della certificazione tecnica. La Corte ha chiarito che, anche se l'attività di verifica è esternalizzata, la Pubblica Amministrazione rimane direttamente responsabile verso i terzi per i propri atti ufficiali.
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Ferie non godute supplenti: diritto all’indennità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni insegnanti precari, affermando il loro diritto all'indennità per ferie non godute supplenti relative all'anno scolastico 2012-2013. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale che vieta la monetizzazione delle ferie non si applicava in quel periodo, in quanto le regole del contratto collettivo, che permettevano tale indennizzo, sono rimaste in vigore fino al 31 agosto 2013, in linea con i principi del diritto europeo. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Inquadramento superiore infermiere: la Cassazione decide
Un infermiere con mansioni di coordinamento ha ottenuto in un primo giudizio l'indennità specifica e, in un secondo, l'inquadramento superiore. L'azienda sanitaria ha contestato la seconda richiesta, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che la richiesta di inquadramento superiore per l'infermiere non costituisce un frazionamento abusivo del credito rispetto alla precedente richiesta di indennità, essendo diritti distinti e autonomi. La sentenza chiarisce i presupposti per il passaggio al livello DS, basati sullo svolgimento effettivo delle funzioni di coordinamento.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
Una società di servizi ambientali aveva presentato ricorso in Cassazione in una controversia relativa alla restituzione dell'IVA su una tariffa. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo, portando la società a presentare una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, chiarendo un punto fondamentale: in caso di rinuncia al ricorso, non si applica il raddoppio del contributo unificato, sanzione prevista invece per i ricorsi respinti o inammissibili.
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Termine breve ricorso: quando la revocazione conta
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che la notifica di un ricorso per revocazione avvia il termine breve ricorso di 60 giorni per impugnare la stessa sentenza in Cassazione. Nel caso esaminato, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha proposto ricorso oltre tale scadenza, vedendoselo dichiarare inammissibile per tardività, poiché il contribuente aveva precedentemente notificato un'istanza di revocazione.
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Scorrimento graduatoria: limiti e interpretazione bando
Una candidata, idonea in una graduatoria di un concorso pubblico, ha citato in giudizio un'università per non averla assunta tramite scorrimento graduatoria, preferendo candidati da concorsi successivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'interpretazione del bando di concorso, che in questo caso limitava l'uso della graduatoria a un dipartimento specifico, è di competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per palesi violazioni delle norme ermeneutiche.
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Cessione del credito: notifica al debitore è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di una notifica formale della cessione del credito, il debitore è liberato dal suo obbligo se paga al creditore originario o ai suoi eredi. Il caso riguardava un acquirente immobiliare incerto su a chi versare il saldo del prezzo dopo la morte della venditrice, data una presunta cessione del credito al procuratore di quest'ultima. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che la semplice conoscenza del rapporto tra venditrice e procuratore non implica la conoscenza della cessione, rendendo inefficace la pretesa del cessionario nei confronti del debitore.
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Opposizione atti esecutivi: no a contestazioni tardive
Una società debitrice ha presentato opposizione agli atti esecutivi contro un decreto di trasferimento, lamentando che l'immobile venduto all'asta fosse diverso da quello originariamente pignorato a seguito di una riduzione del pignoramento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ogni presunta irregolarità relativa alla riduzione del pignoramento o all'ordinanza di vendita doveva essere contestata tempestivamente con un'apposita opposizione e non dopo l'emissione del decreto di trasferimento. La Corte ha inoltre ribadito che il "prezzo giusto" per la sospensione della vendita è quello raggiunto tramite una procedura regolare, non il valore di mercato.
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Ordine di esibizione bancario: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due clienti contro un istituto di credito, confermando che l'onere della prova spetta al correntista. Un ordine di esibizione bancario per ottenere la documentazione può essere concesso solo se il cliente ha già richiesto i documenti alla banca ai sensi dell'art. 119 T.U.B. e quest'ultima non li ha forniti senza giustificato motivo. L'istanza al giudice non può essere uno strumento per eludere il proprio onere probatorio.
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Mansioni superiori: quando spetta la qualifica?
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento delle mansioni superiori di livello dirigenziale, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in base al regolamento aziendale applicabile, era necessario non solo svolgere compiti di alto livello, ma anche essere formalmente preposto alla direzione di un ufficio. Poiché il lavoratore non ricopriva tale ruolo, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile, in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in una causa tra vicini per il mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea come questo adempimento formale sia un requisito indispensabile, la cui omissione rende inevitabile la sanzione processuale, anche se nel ricorso si dà atto dell'avvenuta notifica. La decisione ribadisce il rigore richiesto negli adempimenti per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Giudicato esterno: vincolante per il trattamento economico
Una collaboratrice linguistica ha citato in giudizio un'università per ottenere differenze retributive basandosi su una precedente sentenza passata in giudicato. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che una nuova legge avesse superato il precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il giudicato esterno formatosi su un rapporto di durata è vincolante anche per il futuro, a meno che non intervengano fatti o norme *successive* alla sua formazione. Poiché la legge in questione era preesistente alla formazione del giudicato, quest'ultimo mantiene la sua piena efficacia.
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Incarico extraistituzionale: obbligo autorizzazione
Un infermiere del servizio sanitario pubblico è stato licenziato per aver svolto un incarico extraistituzionale come presidente di una cooperativa senza autorizzazione, oltre che per un'assenza ingiustificata e un debito orario. La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento, stabilendo che anche se l'attività in cooperativa non rientra nell'incompatibilità assoluta, essa richiede sempre una preventiva autorizzazione formale da parte dell'amministrazione. La mancata richiesta costituisce un grave illecito disciplinare.
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