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Giurisprudenza Civile

Contribuzione obbligatoria: non si rinuncia con accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13432/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritti previdenziali. Un lavoratore aveva contestato il calcolo dei contributi per il suo prepensionamento. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta basandosi su un accordo transattivo in cui il lavoratore sembrava rinunciare a ulteriori pretese. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la contribuzione obbligatoria, derivante dalla legge e non dalla volontà delle parti, è un diritto indisponibile. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia a tali contributi è da considerarsi nullo e non può estinguere il diritto del lavoratore a veder regolarizzata la propria posizione.
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Simulazione contratto locazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che riqualificavano un contratto di affitto di ramo d'azienda in una locazione commerciale. Al centro della controversia vi è una simulazione contratto locazione, posta in essere per eludere la normativa sull'indennità di avviamento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la prova della simulazione tra le parti è ammissibile anche tramite presunzioni quando è volta a far valere l'illiceità del contratto dissimulato, ossia la volontà di aggirare norme imperative.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione decide
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo del suo assegno pensionistico. L'ente previdenziale ha eccepito la decadenza triennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13436/2024, ha stabilito che il termine di decadenza introdotto nel 2011 si applica anche alle pensioni con decorrenza anteriore a tale data, ma il termine decorre dall'entrata in vigore della nuova legge. La decadenza ricalcolo pensione riguarda solo i ratei arretrati maturati oltre il triennio, non il diritto all'adeguamento della pensione per il futuro.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13424/2024, chiarisce che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico non elimina automaticamente il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione è una misura riparatoria solo se è una conseguenza diretta dell'abuso e volta a superare il precariato. Inoltre, inverte l'onere della prova per le differenze retributive: spetta al datore di lavoro dimostrare di aver trattato economicamente il lavoratore in modo non discriminatorio, e non al lavoratore provare il contrario.
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Regolamento condominiale e rumori: no al divieto assoluto
La Cassazione analizza il caso di un bar rumoroso in un condominio. Nonostante le lamentele per i rumori, la Corte ha stabilito che un regolamento condominiale generico non può imporre un divieto assoluto all'attività commerciale. La soluzione è contemperare gli interessi, limitando gli orari e imponendo misure di insonorizzazione, non la chiusura totale del locale.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio in Cassazione
Un contenzioso relativo alla cessione di quote societarie, viziata da presunto dolo, giunge in Cassazione. Prima della decisione, il ricorrente presenta una rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza d'appello sfavorevole al ricorrente, senza pronunciarsi sulle spese legali.
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Interruzione del processo: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce che il termine per riassumere un giudizio a seguito di un'interruzione del processo, come la morte del difensore, decorre solo dalla "conoscenza legale" dell'evento, acquisita tramite atti formali. Una comunicazione privata, come una PEC, è irrilevante. La nomina di un nuovo legale prima della dichiarazione di interruzione, inoltre, impedisce l'arresto del procedimento. La Corte ha quindi annullato la decisione di estinzione del giudizio d'appello.
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Correzione errore materiale: la Cassazione interviene
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una sua precedente ordinanza. A seguito di due distinti ricorsi, uno dei quali inammissibile per vizio di notifica, la Corte ha agito d'ufficio per sanare l'omessa liquidazione delle spese legali a favore di due parti resistenti, affermando il principio che l'esigenza di coerenza della decisione prevale sui vizi formali del ricorso, purché sia garantito il contraddittorio.
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Valutazione prove: i limiti del ricorso in Cassazione
Una recente ordinanza della Cassazione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove. Il caso riguardava una disputa su un diritto di passaggio, in cui i ricorrenti contestavano la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'esistenza di una servitù per usucapione o per uso pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'analisi e l'interpretazione del materiale probatorio sono di esclusiva competenza dei giudici di merito e non possono essere rimesse in discussione in sede di legittimità.
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Inquadramento superiore: quando è un diritto del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di trasporti, per ottenere un inquadramento superiore a livello quadro, ottenendo ragione sia in primo grado che in appello. La società ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'attendibilità di un testimone. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando il diritto del dipendente all'inquadramento superiore. La sentenza ribadisce che la valutazione della complessità delle mansioni e della credibilità dei testimoni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Servitù di passaggio: quando il ricorso è inammissibile
Una società alberghiera ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che le imponeva di rimuovere un cancello che bloccava una servitù di passaggio. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Le motivazioni principali si basano sull'applicazione del principio della 'doppia conforme', sulla genericità dei motivi di ricorso e sulla corretta individuazione delle parti da citare in giudizio in caso di azione a difesa di una servitù.
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Specificità del ricorso: Cassazione su oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli eredi di un datore di lavoro contro la sentenza che li condannava a pagare differenze retributive a una lavoratrice. Il motivo principale è la violazione del principio di specificità del ricorso: i ricorrenti non hanno trascritto né allegato l'atto processuale (la riassunzione) di cui lamentavano la nullità, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza della loro censura. La decisione sottolinea l'importanza degli oneri formali nel processo civile.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione conferma che una cessione ramo d'azienda è inefficace se il ramo trasferito non possiede i requisiti di autonomia funzionale e preesistenza rispetto al trasferimento. La Corte ha respinto i ricorsi di un istituto bancario e di una società di servizi, ribadendo un principio consolidato a tutela dei lavoratori. Per i dipendenti che nel frattempo avevano raggiunto una conciliazione, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere.
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Domanda giudiziale TFR: come formularla bene
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento del TFR maturato in un rapporto di lavoro proseguito con due diversi datori di lavoro. La Corte ha chiarito che se la richiesta di TFR è inserita in un'unica domanda giudiziale fondata esclusivamente sull'applicazione di un diverso contratto collettivo, il rigetto di tale presupposto travolge anche la pretesa sul TFR. La sentenza sottolinea l'importanza di formulare domande distinte e autonome per evitare il rigetto dell'intera pretesa.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni negate
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13413/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni fideiubenti, confermando la decisione dei giudici di merito. La controversia verteva su un contratto autonomo di garanzia. La Corte ha stabilito che, data la natura autonoma della garanzia, i garanti non potevano sollevare eccezioni relative al rapporto sottostante tra banca e debitore principale. La loro mancata contestazione di questa qualificazione in appello ha reso inammissibili le altre doglianze, consolidando la decisione del primo grado.
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Usucapione prova: i limiti del giudice di rinvio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un privato che chiedeva la declaratoria di usucapione su un terreno. L'ordinanza sottolinea che, in caso di annullamento di una sentenza per vizio di motivazione, il giudice del rinvio ha il potere di rivalutare liberamente tutte le prove, senza essere vincolato agli accertamenti precedenti. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente inammissibili, in quanto miravano a un nuovo esame dei fatti, precluso in sede di legittimità. La corretta usucapione prova deve essere fornita in modo inequivocabile nei gradi di merito.
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Precetto su assegno: nullo se non è trascritto tutto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13373/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla validità del precetto su assegno. Un creditore aveva notificato un precetto basato su un assegno circolare, omettendo però di trascrivere il retro del titolo. L'istituto bancario debitore si è opposto, eccependo la nullità dell'atto. La Corte ha accolto l'opposizione, chiarendo che la mancata trascrizione integrale impedisce al debitore di verificare la legittimazione del creditore (ad esempio, l'esistenza di una girata per l'incasso a una banca), pregiudicando il suo diritto di difesa e rendendo nullo il precetto.
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Usucapione servitù: quando la domanda è tardiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13395/2024, ha rigettato il ricorso di un proprietario che aveva introdotto tardivamente una domanda per l'usucapione di una servitù di veduta. La Corte ha chiarito che una sopraelevazione è una nuova costruzione e che una domanda giudiziale non può essere modificata in corso di causa introducendo un diritto nuovo e distinto, come l'usucapione servitù di veduta rispetto a quella per il mantenimento a distanza illegale. La domanda, essendo aggiuntiva e non una semplice modifica, è stata dichiarata inammissibile.
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Trasferimento sede estero: quando resta il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13368/2024, ha stabilito che il trasferimento della sede all'estero, se avvenuto a ridosso della richiesta di fallimento e non reso conoscibile ai terzi, non sottrae la società alla giurisdizione italiana. La Corte ha chiarito che, in assenza di una pubblicità adeguata, il Centro degli Interessi Principali (COMI) dell'impresa rimane in Italia, legittimando la dichiarazione di fallimento da parte del tribunale italiano. La decisione sottolinea l'importanza della riconoscibilità del trasferimento sede estero da parte dei creditori.
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Recesso per giusta causa: limiti del ricorso in Cassazione
Un'associazione ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava il recesso per giusta causa da un contratto a progetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile utilizzare il giudizio di legittimità per ottenere una nuova valutazione dei fatti. La decisione sottolinea i rigorosi limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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