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Giurisprudenza Civile

Usucapione servitù: quando la domanda è tardiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13395/2024, ha rigettato il ricorso di un proprietario che aveva introdotto tardivamente una domanda per l'usucapione di una servitù di veduta. La Corte ha chiarito che una sopraelevazione è una nuova costruzione e che una domanda giudiziale non può essere modificata in corso di causa introducendo un diritto nuovo e distinto, come l'usucapione servitù di veduta rispetto a quella per il mantenimento a distanza illegale. La domanda, essendo aggiuntiva e non una semplice modifica, è stata dichiarata inammissibile.
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Trasferimento sede estero: quando resta il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13368/2024, ha stabilito che il trasferimento della sede all'estero, se avvenuto a ridosso della richiesta di fallimento e non reso conoscibile ai terzi, non sottrae la società alla giurisdizione italiana. La Corte ha chiarito che, in assenza di una pubblicità adeguata, il Centro degli Interessi Principali (COMI) dell'impresa rimane in Italia, legittimando la dichiarazione di fallimento da parte del tribunale italiano. La decisione sottolinea l'importanza della riconoscibilità del trasferimento sede estero da parte dei creditori.
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Recesso per giusta causa: limiti del ricorso in Cassazione
Un'associazione ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava il recesso per giusta causa da un contratto a progetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile utilizzare il giudizio di legittimità per ottenere una nuova valutazione dei fatti. La decisione sottolinea i rigorosi limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Estinzione processo per rinuncia: il caso in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per rinuncia da parte della società ricorrente. Il caso originava dal licenziamento di un dipendente per presunto abuso dei permessi Legge 104, annullato dalla Corte d'Appello che aveva disposto la reintegra. La rinuncia al ricorso in Cassazione rende definitiva la sentenza di secondo grado, chiudendo il contenzioso.
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Correzione errore materiale: no se la decisione è coerente
Un avvocato, dopo aver ottenuto la distrazione delle spese legali in proprio favore, ha richiesto una correzione di errore materiale per revocare tale statuizione, adducendo un proprio errore. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che non si tratta di errore materiale quando la decisione del giudice è perfettamente coerente con l'istanza originaria della parte. La procedura di correzione non può essere usata per modificare scelte processuali.
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Rinuncia al ricorso: il processo di cassazione estinto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia presentata dalla società ricorrente e accettata dalla controparte in una disputa su un conto corrente, il giudizio è stato dichiarato estinto senza alcuna pronuncia sulle spese processuali, evidenziando l'esito puramente procedurale della vicenda.
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Servitù apparente: motivazione nulla per contraddizione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello riguardo all'usucapione di un diritto di passo. Il motivo principale è stata la motivazione giudicata 'apparente' e contraddittoria. La Corte d'Appello, pur riconoscendo l'esistenza di un terrapieno e di una fossa di scolo, elementi che potevano delimitare un percorso, aveva concluso in modo illogico che il passaggio avveniva 'in mezzo ai campi', senza valutare adeguatamente la 'servitù apparente'. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Errore materiale stato passivo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina per la correzione dell'errore materiale nello stato passivo fallimentare. Un'azienda creditrice, ritenendo che il proprio credito fosse stato ammesso per un importo inferiore al dovuto a causa di un errore di calcolo sugli interessi, ha presentato istanza di correzione. L'istanza è stata rigettata e la società ha proposto reclamo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il provvedimento di rigetto di un'istanza di correzione di errore materiale non è impugnabile, in quanto atto di natura amministrativa. Lo strumento corretto per contestare il merito della quantificazione del credito sarebbe stata l'opposizione allo stato passivo.
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Spese condominiali: Comune paga la luce della galleria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ente comunale al pagamento delle spese condominiali per l'energia elettrica di una galleria ad uso pubblico. L'ente aveva beneficiato del servizio senza pagarne i costi, che erano stati anticipati dal condominio. Il ricorso del Comune è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, inammissibile in sede di legittimità, ribadendo la piena legittimazione dell'amministratore a recuperare i crediti del condominio.
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Ripetizione indebito: accertamento saldo e prescrizione
Un correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di alcune clausole di un contratto di conto corrente stipulato nel 1978, chiedendo il ricalcolo del saldo. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, escludendo l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato tale decisione, affermando che la domanda di accertamento del saldo, finalizzata a epurare gli addebiti illegittimi, costituisce a tutti gli effetti un'azione di ripetizione indebito. Di conseguenza, ha cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che tenga conto delle norme sulla prescrizione.
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Espromissione: la fusione non estingue il debito
Una società creditrice ottiene la dichiarazione di fallimento di una società debitrice basandosi su un decreto ingiuntivo definitivo. Le società socie della fallita ricorrono in Cassazione, sostenendo che il debito si fosse estinto per confusione. La loro tesi era che una terza società, che si era assunta il debito tramite espromissione, era stata successivamente incorporata dalla società creditrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'espromissione ha natura cumulativa e non liberatoria, salvo espressa dichiarazione del creditore. La fusione ha creato confusione solo tra creditore ed espromittente, ma non ha estinto l'obbligazione del debitore originario.
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Licenziamento giusta causa per soste ingiustificate
Una guardia giurata è stata licenziata dopo che un'agenzia investigativa ha scoperto ripetute soste ingiustificate durante il turno, finalizzate a ottenere il pagamento di straordinari non necessari. La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa, ritenendo legittimi i controlli difensivi del datore di lavoro e la condotta del lavoratore sufficientemente grave da ledere il vincolo fiduciario.
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Notifica incompleta sentenza: quando è valida?
Una società impugna tardivamente la sentenza di fallimento, sostenendo la nullità della prima notifica perché mancante di una pagina. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13362/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che una notifica incompleta della sentenza è nulla solo se la parte che la riceve dimostra che tale incompletezza le ha concretamente impedito di esercitare il proprio diritto di difesa, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Accordo tra coniugi: valido anche se via email
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un accordo tra coniugi sulla ripartizione delle spese familiari, anche se formalizzato tramite email prima della separazione. Un marito aveva chiesto il rimborso della quota di spese familiari a carico della moglie, come pattuito. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ma la Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che tali patti sono vincolanti e derogano al generale principio di irripetibilità delle spese sostenute durante il matrimonio.
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Compenso custode veicoli: la Cassazione chiarisce
Una società di custodia ha citato in giudizio il Ministero per il mancato pagamento del compenso per veicoli sequestrati. La questione centrale era come calcolare il compenso custode veicoli sequestrati dopo che la legge di riferimento era stata dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando l'applicazione delle tariffe precedenti alla legge annullata e riconoscendo al custode il diritto a un'azione diretta per il pagamento, escludendo quella per indebito arricchimento.
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Ricorso in Cassazione improcedibile: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso in Cassazione improcedibile a causa della sua tardività. I ricorrenti, pur avendo dichiarato di aver ricevuto notifica della sentenza d'appello, non hanno depositato la copia notificata, non riuscendo così a dimostrare il rispetto del termine breve di 60 giorni per l'impugnazione. La Corte ribadisce il principio di autoresponsabilità processuale.
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Onere della prova: come dimostrare un credito
Una società che forniva servizi di custodia veicoli per un Comune si è vista respingere la richiesta di pagamento. Nonostante un atto amministrativo che riconosceva il debito, i giudici hanno ritenuto che la società non avesse adempiuto al suo onere della prova, non dimostrando in dettaglio come era stato calcolato l'importo richiesto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per ragioni procedurali.
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Mandato senza rappresentanza: la responsabilità del consorzio
Un consorzio pubblico, agendo per conto di comuni in un contratto di smaltimento rifiuti, è stato ritenuto direttamente responsabile delle obbligazioni assunte verso una società di servizi ambientali. La Corte Suprema ha chiarito che la sua responsabilità deriva dalle norme sul mandato senza rappresentanza, rendendo irrilevante la questione della responsabilità solidale con gli enti consorziati.
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Socio Occulto Fallimento: Senza Limiti di Tempo?
Un'ordinanza della Cassazione esamina il caso dell'estensione del fallimento a un socio accomandante che, dopo il recesso formale, ha continuato a ingerirsi nella gestione societaria. La Corte d'Appello aveva stabilito che per il socio occulto fallimento non si applica il termine annuale di prescrizione, poiché la sua responsabilità illimitata deriva dalla gestione di fatto e non dalla qualifica formale. La Suprema Corte ha rinviato la decisione per trattative tra le parti, ma il principio resta cruciale.
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Sospensione sanzione: la Cassazione accoglie il ricorso
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha concesso la sospensione di una sanzione disciplinare di due mesi a carico di due avvocati. La sanzione era stata inflitta dal Consiglio Nazionale Forense per violazioni deontologiche legate a un'accusa penale. La Corte ha accolto l'istanza cautelare per evitare che i legali scontassero interamente la pena prima della discussione del loro ricorso, ravvisando la necessità di un approfondimento nel merito.
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