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Giurisprudenza Civile

Contratti a termine pubblico impiego: abuso e risarcimento
Una lavoratrice del settore pubblico ha ottenuto il riconoscimento dell'illegittimità della reiterazione dei contratti a termine da parte di un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13209/2024, ha stabilito principi fondamentali sui contratti a termine nel pubblico impiego: il limite di durata massima di 36 mesi si applica anche agli enti locali e la successiva assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione), se avvenuta tramite concorso, non sana automaticamente l'abuso pregresso. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per una nuova valutazione del danno subito dalla lavoratrice.
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Scorrimento graduatoria: Diritto o aspettativa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un candidato idoneo ma non vincitore in un concorso pubblico non vanta un diritto soggettivo all'assunzione tramite scorrimento graduatoria, ma solo una mera aspettativa. Nel caso di specie, una dipendente classificatasi ottava in una selezione per quattro posti non poteva pretendere l'assunzione, anche se si erano resi disponibili sette posti in totale, poiché la sua posizione non era raggiungibile dall'effettivo scorrimento.
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Aliud pro alio: quando un bene è completamente diverso
Una società fornitrice di calcestruzzo è stata citata in giudizio per aver consegnato un prodotto con resistenza inferiore a quella pattuita, causando danni a una pavimentazione industriale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13214/2024, ha chiarito la distinzione tra vizi della cosa e la consegna di "aliud pro alio" (una cosa per un'altra). Secondo i giudici, si ha aliud pro alio solo quando il bene è totalmente diverso e funzionalmente inidoneo all'uso previsto, non quando presenta solo difetti o qualità inferiori. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per motivazione carente, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Onere della prova retribuzioni: gli assegni sono prova?
Una lavoratrice ha richiesto differenze retributive, ma i datori di lavoro hanno eccepito l'avvenuto pagamento tramite numerosi assegni bancari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso della lavoratrice. È stato stabilito che una serie di assegni di importo rilevante, incassati dalla lavoratrice, può costituire prova sufficiente del pagamento, assolvendo così l'onere della prova retribuzioni a carico del datore di lavoro, senza che ciò configuri una formale eccezione di compensazione.
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Anatocismo bancario: la Cassazione esamina delibera CICR
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente versate a titolo di interessi anatocistici e commissioni. Le corti di merito hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto di particolare rilevanza l'interpretazione della delibera CICR del 9 febbraio 2000 sull'anatocismo bancario. Con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza decidere nel merito.
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Sciopero occulto: Malattia di massa è sciopero?
Una massiccia e coordinata assenza per malattia dei vigili urbani durante la notte di Capodanno è stata qualificata come 'sciopero occulto'. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a carico delle organizzazioni sindacali, ritenute responsabili di aver promosso un'astensione illegittima in un servizio pubblico essenziale. La decisione si è basata su prove presuntive, come l'anomalo picco statistico di assenze, che ha svelato la natura fittizia delle giustificazioni e il reale intento di protesta.
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Lesione dell’affidamento: risarcimento e giurisdizione
L'ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione affronta il tema della lesione dell'affidamento del privato a seguito dell'annullamento giurisdizionale di un permesso di costruire. Dei cittadini, dopo aver avviato i lavori sulla base di un titolo edilizio poi dichiarato illegittimo, hanno chiesto il risarcimento dei danni al Comune. La Corte ha stabilito che la competenza a decidere su tale richiesta spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La ragione risiede nel fatto che la causa non verte sull'esercizio del potere pubblico, ma sulla violazione, da parte dell'amministrazione, dei doveri generali di correttezza e buona fede, che hanno indotto il privato a sostenere spese poi rivelatesi inutili.
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Impegno di spesa ente locale: nullo senza copertura
Un gruppo di proprietari immobiliari stipula un accordo con un Comune per locare i propri appartamenti a famiglie bisognose, a fronte della garanzia del pagamento del canone da parte dell'ente. A seguito dell'inadempimento, i proprietari agiscono in giudizio. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Comune, ha dichiarato la nullità assoluta dell'accordo, poiché privo del fondamentale requisito dell'impegno di spesa ente locale e della relativa attestazione di copertura finanziaria, come imposto dal Testo Unico degli Enti Locali. Di conseguenza, nessuna obbligazione è mai sorta in capo al Comune.
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Notifica sentenza: errore invalida termine breve appello
Un locatore ha impugnato una decisione che lo condannava a restituire canoni di locazione percepiti in eccesso. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'impugnazione inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la notifica sentenza effettuata direttamente alla parte personalmente, e non al suo avvocato, non è idonea a far decorrere il termine breve di 30 giorni per proporre appello.
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Responsabilità datore di lavoro: quando è infortunio?
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del datore di lavoro per l'infortunio di un operaio caduto da un ponteggio. Anche se il lavoratore aveva sganciato la cintura di sicurezza, la Corte ha stabilito che la mancanza di adeguati punti di ancoraggio lo ha costretto a compiere un'azione insicura, rendendo l'azienda pienamente responsabile. La sentenza ribadisce l'ampiezza degli obblighi di sicurezza che gravano sull'impresa.
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Patto di non concorrenza: quando è nullo?
Un'azienda ha richiesto un'ingiunzione contro un ex dipendente per violazione del patto di non concorrenza. Il Tribunale ha dichiarato il patto nullo perché troppo restrittivo e con un compenso inadeguato, compromettendo la capacità reddituale del lavoratore. Accolta solo la richiesta di aggiornare il profilo social.
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Sentenza costitutiva: come ottenere il trasferimento
Un'azienda in fallimento ha citato in giudizio la promissaria acquirente per ottenere una sentenza costitutiva che trasferisse la proprietà di un'azienda, come da contratto preliminare. La convenuta ha eccepito la competenza arbitrale e vizi del bene, ma il Tribunale ha respinto le difese: la prima perché sollevata tardivamente, la seconda per mancanza di prove. Di conseguenza, ha ordinato il trasferimento dell'azienda e il pagamento del saldo prezzo.
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Opposizione all’esecuzione: quando è inammissibile
Un debitore ha presentato opposizione all'esecuzione contro un atto di precetto basato su un decreto ingiuntivo, sostenendo che il contratto sottostante non si fosse mai perfezionato. Il Tribunale di Brescia ha respinto l'opposizione, chiarendo che in sede di opposizione all'esecuzione si possono contestare solo i vizi formali del titolo esecutivo giudiziale e non le questioni di merito, che avrebbero dovuto essere sollevate opponendosi al decreto ingiuntivo stesso.
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Rinnovazione tacita: durata di 4 anni, non 4+4
La Corte di Cassazione chiarisce la durata della rinnovazione tacita per i contratti di locazione stipulati prima della L. 431/1998. In un caso riguardante un contratto del 1996, la Corte ha stabilito che, dopo il primo rinnovo sotto la nuova legge, le successive rinnovazioni tacite hanno una durata di quattro anni e non di 'quattro più quattro'. Il ricorso degli inquilini, che sostenevano il contrario basandosi su un presunto giudicato, è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza e perché la decisione impugnata era conforme alla giurisprudenza consolidata.
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Domanda riconvenzionale opposizione: termini perentori
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13151/2024, chiarisce i termini per la proposizione della domanda riconvenzionale nell'ambito di un'opposizione agli atti esecutivi. Il caso riguardava una complessa vicenda esecutiva per la demolizione di opere su un tetto condominiale, dichiarata infungibile. La Corte ha stabilito che, sebbene la domanda riconvenzionale sia ammissibile in astratto, essa deve essere proposta nel termine perentorio di venti giorni previsto dall'art. 617 c.p.c., a pena di inammissibilità. La presentazione tardiva, avvenuta solo nella fase di merito del giudizio, è stata considerata un errore procedurale fatale.
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Diffamazione a mezzo stampa e verità della notizia
Un gruppo editoriale pubblica un articolo che collega un magistrato a una grave inchiesta per corruzione, pur specificando la sua "posizione defilata". La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa, stabilendo che creare un collegamento suggestivo con fatti a cui una persona è totalmente estranea viola il requisito della verità della notizia, anche se i singoli elementi sono veri. L'omissione di informazioni cruciali, come il fatto che il magistrato non fosse indagato, è risultata decisiva per la condanna.
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Eccezione di pagamento: quando rilevarla d’ufficio
Una società subappaltatrice si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di fatture. Dopo la condanna nei primi due gradi, ricorreva in Cassazione lamentando, tra le altre cose, la mancata considerazione di un pagamento già effettuato, sebbene l'eccezione fosse stata sollevata tardivamente. La Corte di Cassazione ha accolto questo motivo, stabilendo che l'eccezione di pagamento, poiché estingue il diritto di credito, può essere rilevata dal giudice anche d'ufficio e in qualsiasi momento, persino in appello, a patto che sia provata. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Riserve oneri sicurezza: quando iscriverle per non decadere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13152/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando che le riserve oneri sicurezza in un appalto pubblico devono essere iscritte tempestivamente nei documenti contabili. Anche se di carattere generale, questi costi non possono essere reclamati solo al conto finale. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la tempestività della riserva spetta all'appaltatore, pena la decadenza dal diritto al compenso.
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Contributo sisma: prevale il catasto o la realtà?
Due fratelli richiedevano un contributo sisma per la ricostruzione, sostenendo che il loro immobile, pur risultando catastalmente unito ad un altro, fosse di fatto già diviso al momento del terremoto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva legittimamente dato maggior peso a una vecchia dichiarazione del proprietario originario che attestava l'unicità dell'immobile, rispetto a dichiarazioni più recenti. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che il contributo sisma è legato alla consistenza dell'immobile al momento dell'evento calamitoso, non a successive divisioni o ai singoli proprietari.
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Responsabilità professionale del direttore lavori: analisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13157/2024, ha confermato la responsabilità professionale del direttore dei lavori per i danni derivanti da abusi edilizi, anche se le varianti erano state richieste dal committente. La Corte ha chiarito che la successiva sanatoria dell'abuso non modifica la natura della domanda di risarcimento, ma ne riduce solo l'importo. È stato inoltre escluso il concorso di colpa del committente, poiché il professionista ha il preciso dovere contrattuale di informarlo sulla necessità di ottenere i permessi.
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