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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: caso

Una lavoratrice specializzata nel settore sanitario ha contestato il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo derivante dalla chiusura del reparto di maternità. Il Tribunale ha stabilito che la scelta organizzativa dell’azienda è insindacabile nel merito e che l’obbligo di repechage è stato correttamente assolto, data l’assenza di posizioni vacanti compatibili con le competenze della dipendente.

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Pubblicato il 28 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Sentenza del Tribunale di Roma n. 4932/2026 del 24/04/2026 (Trib. Roma n. 4932/2026)

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo: la chiusura del reparto e il repechage

In ambito giuslavoristico, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo rappresenta una delle fattispecie più complesse da gestire, sia per il datore di lavoro che per il dipendente. Una recente sentenza del Tribunale di Roma offre importanti chiarimenti sulla legittimità della risoluzione del rapporto di lavoro quando questa derivi dalla soppressione di un intero reparto operativo.

Il caso ha riguardato un’ostetrica impiegata presso una casa di cura, licenziata a seguito della chiusura definitiva del reparto maternità. La lavoratrice ha impugnato il provvedimento sostenendo la mancanza di una reale crisi economica e la violazione del dovere di ricollocamento aziendale.

La soppressione del reparto e il licenziamento per giustificato motivo oggettivo

La giurisprudenza consolidata afferma che l’imprenditore è libero di organizzare la propria attività secondo criteri di efficienza e redditività. Nel caso analizzato, il Tribunale ha confermato che la riduzione esponenziale del numero di nascite ha reso la chiusura del reparto una scelta organizzativa reale ed effettiva.

L’accertamento del giudice deve limitarsi a verificare la veridicità della scelta organizzativa e l’esistenza di un nesso causale tra tale scelta e la soppressione del posto di lavoro. Non spetta al giudice, invece, sindacare la convenienza economica della scelta, garantita dalla libertà di iniziativa economica tutelata dall’articolo 41 della Costituzione.

L’obbligo di repechage e la prova della ricollocabilità

Un punto centrale della controversia ha riguardato l’obbligo di repechage. In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro ha l’onere di dimostrare l’impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre posizioni vacanti compatibili con il suo bagaglio professionale.

Dall’istruttoria è emerso che le posizioni presso altri reparti erano già occupate da personale stabile o non corrispondevano a reali necessità strutturali dell’azienda. Inoltre, l’attività precedentemente svolta dalla dipendente in altri servizi era di natura sporadica e non configurava una posizione lavorativa vacante o stabile alla quale poter attingere per evitare il licenziamento.

Le motivazioni

Il Tribunale ha rigettato il ricorso basandosi sulla prova certa della chiusura definitiva del reparto. È stato rilevato che l’andamento economico negativo dell’azienda non è un presupposto necessario: è sufficiente che la soppressione della posizione derivi da una riorganizzazione volta a migliorare l’efficienza gestionale. Le testimonianze hanno confermato che non esistevano ruoli alternativi vacanti adatti alle competenze specifiche dell’ostetrica, poiché le attività complementari come la sala prelievi erano già coperte da altro personale o gestite da figure professionali diverse. Il giudice ha quindi ritenuto che il datore di lavoro abbia assolto con successo l’onere probatorio relativo all’impossibilità di repechage.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce che il licenziamento è pienamente legittimo quando la riorganizzazione aziendale è effettiva e non pretestuosa. La chiusura di un reparto costituisce una ragione oggettiva idonea a giustificare il recesso, purché il datore di lavoro dimostri, anche tramite presunzioni o esame dell’organigramma, che non vi siano posti disponibili per la ricollocazione. Per i lavoratori, ciò significa che l’obbligo di repechage non si estende alla creazione artificiale di nuovi ruoli, ma si limita alla verifica di posizioni realmente esistenti e libere.

È legittimo il licenziamento se l’azienda non è in crisi economica?
Sì, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è valido anche senza crisi economica, purché derivi da una reale riorganizzazione aziendale volta a una migliore efficienza o redditività.

Cosa deve provare il datore di lavoro per dimostrare l’impossibilità di repechage?
Il datore di lavoro deve fornire prove, anche attraverso l’organigramma aziendale, che non esistano posizioni vacanti compatibili con le competenze del dipendente licenziato.

La chiusura di un singolo reparto giustifica sempre il licenziamento di tutti i suoi addetti?
Sì, se la soppressione del reparto è effettiva e non è possibile ricollocare il personale in altre mansioni disponibili senza creare nuove posizioni lavorative.

Termini giuridici

Giustificato motivo oggettivo
Causale di licenziamento legata a ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.
Repechage
Obbligo per il datore di lavoro di cercare una diversa collocazione aziendale per il lavoratore prima di procedere al licenziamento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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