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Licenziamento per giusta causa dopo le ferie all’estero

Un lavoratore dipendente non rientra in servizio al termine delle ferie trascorse all’estero. Dopo un ricovero ospedaliero regolarmente giustificato, il dipendente accumula nove giornate lavorative di assenza senza inviare tempestiva documentazione medica né avvisare la società prima del turno. L’azienda contesta la prolungata assenza e dispone il licenziamento per giusta causa in applicazione del contratto collettivo nazionale. Il dipendente impugna il provvedimento espulsivo chiedendo la reintegrazione e il risarcimento dei danni, sostenendo l’impossibilità di viaggiare a causa di visite di controllo e di un successivo infortunio domestico. Il Tribunale respinge il ricorso e conferma la piena legittimità del recesso datoriale. Il lavoratore non ha fornito alcuna prova medica che certificasse l’impossibilità oggettiva di viaggiare per rientrare in Italia dopo il primo ricovero, compromettendo irreparabilmente il legame fiduciario.

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Pubblicato il 3 novembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Sentenza del Tribunale di Milano n. 5062/2026 del 30/10/2026 (Trib. Milano n. 5062/2026)

Principio di diritto L'assenza ingiustificata dal lavoro protratta oltre i limiti fissati dalla contrattazione collettiva legittima il licenziamento per giusta causa quando il dipendente non dimostra, con idonea certificazione medica, l'oggettiva impossibilità fisica di rientrare in servizio né comunica tempestivamente l'impedimento al datore di lavoro.

La rottura della fiducia per mancato rientro dalle ferie

Il mancato ritorno al lavoro dopo un periodo di ferie può costare il posto. Il licenziamento per giusta causa colpisce duramente le assenze ingiustificate prolungate nel tempo. Quando un dipendente si trova lontano e non rientra nei tempi previsti, ha l’obbligo di avvisare tempestivamente il datore di lavoro e certificare le ragioni dell’assenza. Senza una prova medica o un motivo oggettivo, il datore di lavoro può interrompere immediatamente il contratto senza preavviso.

Nel caso affrontato dal Tribunale di Milano, un addetto alla movimentazione merci si reca all’estero per un periodo di riposo autorizzato. Durante il soggiorno, il dipendente accusa un malore e subisce un ricovero in ospedale. Il lavoratore trasmette il certificato medico alla società e copre regolarmente il periodo fino alla data delle dimissioni. Tuttavia, scaduto il certificato, il lavoratore non si presenta in turno per nove giornate consecutive. L’azienda non riceve alcuna notizia fino a quando, dopo molti giorni, il dipendente comunica un nuovo ricovero dovuto a un incidente domestico. A fronte del lungo silenzio, la società contesta l’assenza ingiustificata e licenzia il dipendente.

Il rigetto del ricorso e la validità del recesso datoriale

Il Tribunale respinge integralmente le richieste del lavoratore e conferma il recesso immediato. Il dipendente chiedeva la reintegrazione nel posto di lavoro o il risarcimento del danno, sostenendo di essere rimasto bloccato all’estero per controlli sanitari obbligatori prima del volo.

Il giudice esamina i documenti depositati e accerta un vuoto comunicativo durato due settimane. Il lavoratore non ha inviato alcuna certificazione medica attestante la continuazione della malattia dopo le prime dimissioni ospedaliere. La semplice previsione di una visita medica di controllo non equivale a un certificato di malattia e non giustifica l’assenza lavorativa. Di conseguenza, il tribunale dichiara legittima la sanzione espulsiva e dispone la compensazione delle spese legali.

Le motivazioni sulla mancanza di prove dell’impedimento sanitario

La sentenza fonda la decisione sulla rigorosa regola dell’onere della prova e sulle previsioni del contratto collettivo applicato al rapporto. La disciplina contrattuale prevede espressamente il licenziamento per chi si assenta per almeno cinque giorni consecutivi senza una comprovata causa di forza maggiore (evento imprevisto e invincibile).

Chi invoca l’impossibilità assoluta di rientrare in Italia deve provare con precisione le patologie che impedivano il viaggio aereo. Il lavoratore ha addotto generici controlli sanitari, senza chiarire la reale natura delle cure né dimostrare un’oggettiva inabilità temporanea al lavoro. Inoltre, il dipendente aveva i mezzi per comunicare con l’azienda ma è rimasto in silenzio per giorni interi. Questa omissione ingiustificata spezza irrimediabilmente il vincolo di fiducia necessario per la prosecuzione del rapporto di lavoro, rendendo la sanzione proporzionata anche in assenza di precedenti disciplinari.

Gli obblighi rigorosi per chi si trova bloccato lontano dal posto di lavoro

Questa pronuncia traccia conseguenze pratiche determinanti per qualsiasi lavoratore impossibilitato a rientrare in servizio dopo un viaggio. Non basta affermare di essere malati o in attesa di controlli medici. Il dipendente deve procurarsi un certificato medico ufficiale che attesti la diagnosi e la prognosi esatta dell’incapacità lavorativa.

Ogni lavoratore deve inviare la documentazione prima dell’inizio del turno e mantenere informata l’azienda su ogni prolungamento dello stato di salute. L’inerzia o l’invio tardivo delle comunicazioni espone al rischio di un licenziamento immediato senza indennità. Chi subisce un imprevisto all’estero deve conservare referti dettagliati e biglietti di viaggio modificati, dimostrando che l’impedimento era imprevedibile, insuperabile ed estraneo alla propria volontà.

Cosa rischia il dipendente che non torna al lavoro dopo le ferie?
Il dipendente rischia il licenziamento immediato per giusta causa se si assenta per più giorni consecutivi senza avvisare tempestivamente il datore di lavoro e senza fornire idonea certificazione medica.

Una visita medica di controllo giustifica l’assenza dal lavoro?
No, la sola prenotazione di una visita di controllo non dimostra lo stato di malattia né l’impossibilità fisica di viaggiare o lavorare, servendo una certificazione che attesti l’incapacità temporanea.

Come deve comportarsi chi subisce un infortunio o una malattia all’estero?
Il lavoratore deve farsi rilasciare immediatamente un certificato medico con diagnosi e prognosi, trasmetterlo tempestivamente all’azienda prima dell’inizio del turno e conservare ogni prova del reale impedimento.

Termini giuridici

Giusta causa
Grave inadempimento o fatto che lede la fiducia nel rapporto di lavoro e non consente di proseguirlo nemmeno per un giorno.
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL)
Accordo sindacale nazionale che stabilisce le regole sui trattamenti economici, sui doveri e sulle sanzioni dei lavoratori di un dato settore.
Onere della prova
Dovere della parte di dimostrare i fatti posti alla base della propria domanda o delle proprie giustificazioni davanti al giudice.
Forza maggiore
Evento imprevisto e imprevedibile che rende del tutto impossibile eseguire la prestazione lavorativa concordata.
Compensazione delle spese
Decisione del tribunale con cui ciascuna parte paga i propri avvocati senza addebitare le spese alla parte soccombente.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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