LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Diritto Societario

Pagina 232 di 50

Società in house: assunzione nulla senza concorso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società in house, a seguito di un presunto appalto di manodopera illecito. La Corte ha stabilito che la natura pubblicistica della società in house impone l'obbligo di procedure di selezione pubblica per le assunzioni. Pertanto, un rapporto di lavoro instaurato in violazione di tali norme è nullo e non può essere costituito giudizialmente, rendendo irrilevante l'analisi sulla genuinità dell'appalto.
Continua »
Obbligo di motivazione: l’adesione alla CTU è lecita
Un ex sindaco di una società fallita si è visto negare il compenso per inadempimento ai suoi doveri di vigilanza. In Cassazione, ha contestato la decisione del giudice di merito, accusandolo di aver aderito acriticamente alla Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) senza un adeguato obbligo di motivazione. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, ribadendo che se il CTU ha già risposto alle osservazioni della parte, il giudice adempie al suo dovere motivazionale semplicemente facendo proprie le conclusioni dell'esperto, ritenendo implicitamente respinte le critiche contrarie.
Continua »
Responsabilità sindaco società: la vigilanza omessa
La Cassazione conferma il rigetto della domanda di compenso di un sindaco di una società fallita. La decisione si fonda sulla sua omessa vigilanza e mancata reazione alla mala gestio degli amministratori, integrando un grave inadempimento che giustifica l'eccezione della curatela. La pronuncia chiarisce la portata della responsabilità del sindaco di società.
Continua »
Responsabilità del sindaco: quando perde il compenso?
La richiesta di compenso di un sindaco di società è stata respinta a causa della sua grave negligenza nei doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato che l'omesso controllo sulla gestione degli amministratori, che ha contribuito al dissesto aziendale, costituisce un inadempimento contrattuale tale da giustificare il mancato pagamento delle sue spettanze. Questa decisione sottolinea l'importanza della diligenza nella vigilanza e la stretta connessione tra l'adempimento dei doveri e la maturazione del diritto al compenso, fissando un principio chiave sulla responsabilità del sindaco.
Continua »
Compenso del sindaco: inadempimento e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4309/2024, ha stabilito che in caso di fallimento, la curatela può legittimamente rifiutare il pagamento del compenso del sindaco sollevando l'eccezione di inadempimento. In questo scenario, l'onere di provare l'esatto e corretto svolgimento delle proprie funzioni ricade sul sindaco che richiede il compenso, e non sulla curatela. Il ricorso dell'ex sindaco, che non aveva fornito prove adeguate della sua attività, è stato quindi respinto.
Continua »
Compenso del sindaco: onere della prova e fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4303/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di richiesta di compenso del sindaco di una società fallita. Se la curatela solleva l'eccezione di inadempimento, spetta al professionista dimostrare di aver svolto correttamente e diligentemente le proprie funzioni. Nel caso di specie, l'ex sindaco non ha fornito prove sufficienti del suo operato, vedendosi rigettare la richiesta di insinuazione al passivo per il proprio credito.
Continua »
Responsabilità dei sindaci: quando si perde il compenso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso dei sindaci di una società poi fallita può essere legittimamente negato se la curatela fallimentare dimostra il loro inadempimento ai doveri di vigilanza. In un caso riguardante la mancata richiesta di autofallimento in una situazione di grave crisi, la Corte ha chiarito che, a fronte dell'allegazione di specifici inadempimenti da parte della curatela, spetta ai sindaci (creditori) provare di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi. La sentenza sottolinea la natura attiva del dovere di vigilanza, che non si esaurisce in adempimenti formali ma richiede un intervento concreto per prevenire l'aggravarsi del dissesto, confermando così la stretta connessione tra la responsabilità dei sindaci e il loro diritto al compenso.
Continua »
Riproposizione eccezioni appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione cassa una sentenza d'appello per non aver esaminato un'eccezione di annullabilità del contratto. Il caso sottolinea l'importanza della corretta riproposizione eccezioni appello, stabilendo che la sua omissione da parte del giudice costituisce un errore procedurale che impone un nuovo esame del merito.
Continua »
Abuso di foglio in bianco: quando serve la querela
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra riempimento di un documento 'contra pacta' (in violazione di accordi) e 'absque pactis' (senza accordi). In un caso riguardante la vendita di automezzi legata a una cessione di quote societarie, la Corte ha stabilito che l'abuso di foglio in bianco in violazione di un mandato preesistente non richiede la querela di falso, ma un'azione ordinaria per far valere l'inadempimento. Il ricorso è stato rigettato per l'errata scelta processuale e per la mancata specifica censura della ricostruzione dei fatti operata dalla corte di merito.
Continua »
Socio occulto: responsabilità illimitata per i debiti
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità illimitata di un socio occulto per i debiti di una S.r.l. L'ordinanza chiarisce che tale responsabilità è autonoma e non cessa con l'estinzione della società. La prova della qualità di socio occulto può essere fornita anche tramite presunzioni, specialmente quando l'azione è promossa da un creditore terzo.
Continua »
Successione crediti società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due ex soci che rivendicavano un credito di una società estinta. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva ravvisato una rinuncia tacita al credito, desunta dalla sua mancata iscrizione nel bilancio finale di liquidazione. La vicenda chiarisce i limiti della successione crediti società estinta, sottolineando che la valutazione dei comportamenti che configurano una rinuncia è un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici.
Continua »
Eccezione di inadempimento sindaco: compensi a rischio
La Corte di Cassazione ha confermato che si può sollevare l'eccezione di inadempimento nei confronti del sindaco di una società, negandogli il compenso, qualora abbia omesso di vigilare su operazioni societarie dannose, come una fusione, che hanno contribuito al fallimento. La Corte ha stabilito che un grave inadempimento ai doveri di controllo può giustificare il mancato pagamento anche per le prestazioni rese in periodi successivi all'evento dannoso, se le conseguenze negative si sono manifestate nel tempo, poiché l'incarico viene valutato per annualità.
Continua »
Eccezione di inadempimento: il sindaco non pagato
Un professionista, membro del collegio sindacale di una società poi fallita, si è visto negare il pagamento del proprio compenso. La curatela fallimentare ha sollevato con successo un'eccezione di inadempimento, accusando il sindaco di non aver vigilato su un grave errore contabile: un finanziamento ministeriale era stato iscritto a bilancio come ricavo anziché come debito, mascherando così la perdita del capitale sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del professionista inammissibile, confermando che il grave inadempimento ai doveri di controllo giustifica il mancato pagamento del corrispettivo.
Continua »
Eccezione d’inadempimento al professionista: il caso
Un liquidatore di una società, successivamente fallita, ha richiesto l'ammissione del proprio compenso professionale allo stato passivo. La curatela fallimentare si è opposta sollevando un'eccezione d'inadempimento, contestando al professionista di non aver agito per recuperare i contributi dovuti dai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore, confermando che l'onere di provare il corretto adempimento dei propri doveri grava sul professionista che richiede il pagamento, una volta che la controparte abbia contestato una specifica negligenza.
Continua »
Revoca amministratore srl: violazione non compete
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revoca amministratore srl per giusta causa, originato dalla violazione di un patto di non concorrenza contrattuale. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'ex amministratore, specificando che la base della revoca era il patto specifico e non una norma di legge generale, sia quello della società, che intendeva negare i compensi pregressi. È stato chiarito che per una violazione passata e definitiva, il rimedio è il risarcimento del danno (se provato) e non la sospensione del pagamento.
Continua »
Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex socio che intendeva proseguire un giudizio dopo la cancellazione della società. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme": essendo la sentenza d'appello basata sulle stesse ragioni di fatto di quella di primo grado, è precluso il ricorso per omesso esame di un fatto decisivo.
Continua »
Sostenibilità mutuo di gruppo e garanzia: la Cassazione
Un soggetto ha fornito una garanzia reale (pegno) per un finanziamento concesso a una società, destinato a consolidare i debiti di un intero gruppo aziendale. Il garante ha contestato la validità dell'operazione, sostenendo che la singola società mutuataria non fosse in grado di rimborsare il prestito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per valutare la sostenibilità del mutuo di gruppo, si deve considerare la capacità economica complessiva di tutte le società coinvolte, non solo quella della singola intestataria del finanziamento. Di conseguenza, la garanzia è stata ritenuta pienamente valida.
Continua »
Abuso di maggioranza: abolire la prelazione è illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che costituisce abuso di maggioranza la delibera con cui i soci di maggioranza aboliscono la clausola di prelazione interna, se tale atto è seguito a breve da una cessione di quote tra di loro, finalizzata a consolidare il proprio potere e a impedire al socio di minoranza di esercitare il proprio diritto di acquisto. Secondo la Corte, tale operazione non è giustificata dall'interesse sociale, ma mira a ledere i diritti del socio di minoranza, integrando un abuso sanzionabile con l'annullabilità della delibera.
Continua »
Modifica domanda in opposizione a decreto ingiuntivo
Un fornitore agisce contro una cantina sociale per il pagamento di alcune fatture. La cantina prova di averle pagate, così il fornitore chiede il pagamento di fatture precedenti. La Cassazione chiarisce che questa modifica della domanda è legittima se connessa alla vicenda originaria. Inoltre, stabilisce che il credito del socio per la vendita di beni è soggetto a prescrizione ordinaria decennale, non a quella breve di cinque anni prevista per i rapporti sociali.
Continua »
Confisca società: chi paga i debiti pregressi?
Una società fornitrice ha cercato di ottenere il pagamento di un credito da agenzie statali, sostenendo che queste fossero responsabili a seguito della confisca della società debitrice. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che i debiti di società confiscata rimangono a carico della società stessa. La confisca delle quote societarie trasferisce la proprietà allo Stato, che ne diventa gestore, ma non estingue la personalità giuridica della società né trasferisce automaticamente i suoi debiti agli enti statali.
Continua »