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Diritto Societario

Gestione rifiuti: obblighi degli enti locali soci

Una Città Metropolitana, socia di una società per la gestione dei rifiuti, ha contestato l’obbligo di pagare i servizi erogati, sostenendo la mancanza di un contratto specifico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l’obbligo di pagamento per la gestione rifiuti degli enti locali non deriva da un accordo volontario, ma direttamente dalla legge e dalla partecipazione obbligatoria alla società d’ambito, creata appositamente per svolgere tali funzioni. La sentenza afferma che il credito della società era legittimo e andava onorato.

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Legittimazione ex socio: chi impugna l'avviso fiscale?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione ex socio a impugnare un avviso di accertamento notificato a una società estinta è esclusa. Per effetto dell’art. 28 del D.Lgs. 175/2014, per i cinque anni successivi alla cancellazione, solo l’ex liquidatore conserva la rappresentanza legale della società per le questioni fiscali. Di conseguenza, il ricorso presentato dall’ex socio è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione processuale.

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Gestione integrata rifiuti: obblighi degli enti soci

Una Città Metropolitana si rifiutava di pagare una società partecipata per servizi di raccolta, sostenendo di non averli mai richiesti formalmente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel sistema di gestione integrata rifiuti, il conferimento delle funzioni alla società d’ambito è obbligatorio per legge. L’ente socio non può sottrarsi ai propri obblighi e deve corrispondere il pagamento per i servizi resi, poiché il quadro normativo prevale sulle clausole statutarie interpretabili.

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Responsabilità amministratore: calcolo del danno

Un amministratore ritarda la dichiarazione di fallimento della società, aggravandone il dissesto con nuovi debiti. Condannato in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione contestando il metodo di calcolo del danno. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e chiarisce un principio fondamentale sulla responsabilità amministratore: in caso di ritardata dichiarazione di fallimento, il danno risarcibile corrisponde all’aumento dei debiti causato dal ritardo, e non alla generica differenza tra i netti patrimoniali.

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Possesso ad usucapionem: il socio e il bene sociale

La Corte di Cassazione chiarisce che il socio che utilizza un bene della società, come un posto auto, ne ha la semplice detenzione e non il possesso. Per poter vantare un possesso ad usucapionem, è necessario un atto formale di ‘interversione del possesso’, con cui il socio manifesti in modo inequivocabile la volontà di possedere il bene come proprio. In assenza di tale atto, la domanda di usucapione deve essere respinta.

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Socio accomandatario: responsabilità e sequestro

Un socio accomandatario di una S.a.s. subisce un sequestro di prevenzione con nomina di un amministratore giudiziario. La Cassazione conferma che ciò non fa perdere la qualità di socio né la responsabilità illimitata, legittimando l’estensione del fallimento della società anche a lui.

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Stato di insolvenza: la Cassazione sulla liquidità

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società immobiliare contro la dichiarazione di fallimento. Viene confermato che lo stato di insolvenza si valuta sulla base dell’incapacità strutturale di generare flussi di cassa per adempiere regolarmente alle obbligazioni, a prescindere dal valore patrimoniale o da crisi temporanee.

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Caparra confirmatoria: valida anche senza dazione denaro

La Corte di Cassazione stabilisce che una caparra confirmatoria è valida anche se costituita tramite compensazione di crediti, senza la materiale consegna di denaro. In un caso di inadempimento di un contratto preliminare, la Corte ha confermato la condanna al pagamento del doppio della caparra, riqualificando la clausola da ‘penitenziale’ a ‘confirmatoria’ in base alla reale volontà delle parti. Inoltre, ha ribadito la responsabilità illimitata del socio accomandatario per le obbligazioni sorte prima della trasformazione della società in S.r.l.

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Liquidazione giudiziale: quando viene aperta?

Il Tribunale di Venezia ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale nei confronti di una società, su ricorso di alcuni creditori. La decisione si basa sulla conclamata insolvenza dell’impresa, provata da un cospicuo ammontare di debiti fiscali e contributivi non pagati, e sulla sua mancata costituzione in giudizio. La sentenza nomina un giudice delegato e un curatore, fissando i termini per le successive fasi della procedura.

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Abuso di direzione: onere della prova e controllo

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare per un presunto abuso di direzione e coordinamento. La sentenza chiarisce che spetta a chi agisce in giudizio dimostrare i presupposti del controllo societario per poter invocare la responsabilità della capogruppo, confermando la decisione della Corte d’Appello che aveva respinto la domanda per mancanza di prove.

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Società cancellata: notifica fiscale dopo 5 anni?

Una società cancellata ha ricevuto una notifica di cartelle di pagamento. I giudici di merito hanno annullato gli atti. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla validità della notifica avvenuta oltre cinque anni dopo la cancellazione, ha ritenuto la questione complessa. Invece di decidere, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un’analisi più approfondita, alla luce di recenti sentenze delle Sezioni Unite sul tema della società cancellata e della sopravvivenza del mandato al difensore.

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Liquidazione giudiziale: quando si apre? Analisi

Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale di una società già in liquidazione volontaria. La decisione si basa sulla valutazione dello stato di insolvenza, che per un’impresa in liquidazione consiste nell’incapacità del patrimonio di soddisfare integralmente tutti i creditori. Il Tribunale ha ritenuto irrilevante la postergazione dei crediti dei soci e ha considerato l’incertezza sul valore reale degli attivi e il lungo tempo trascorso dall’inizio della liquidazione come prove sufficienti dell’insolvenza, aprendo così la procedura concorsuale.

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Revocazione sentenza Cassazione: i limiti di ammissibilità

Una società ha tentato di ottenere la revocazione di un’ordinanza della Corte di Cassazione presentando un nuovo documento ritenuto decisivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la revocazione di una sentenza della Cassazione è un rimedio non esperibile contro le decisioni che rigettano un ricorso senza decidere la causa nel merito. La decisione riafferma il principio di stabilità dei giudicati.

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Responsabilità socio unico: debiti dopo cancellazione

Un ex dipendente ottiene il pagamento delle sue spettanze direttamente dall’ex socio unico di una S.r.l. cancellata. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità socio unico illimitata in questo specifico caso e chiarendo i limiti del ricorso per vizi procedurali e di motivazione.

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Obbligazione ex lege e rifiuti: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso complesso tra un Ente Locale e una società di gestione rifiuti. Il nodo centrale era il pagamento di servizi resi in assenza di una richiesta formale. La Corte ha stabilito che per i servizi essenziali di gestione rifiuti, l’obbligo di pagamento discende direttamente dalla legge (obbligazione ex lege), superando le clausole statutarie della società che prevedevano una richiesta esplicita. Ha quindi respinto il ricorso dell’Ente Locale che si rifiutava di pagare, ma anche quello della società che chiedeva il riconoscimento di utili e interessi commerciali, confermando che il rapporto non ha natura contrattuale.

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Revoca amministratore per giusta causa: il caso

Un’ordinanza del Tribunale di Venezia conferma la revoca dell’amministratore di una società di persone per giusta causa. La decisione si fonda principalmente sulla grave inadempienza dell’amministratore, consistente nella mancata presentazione dei rendiconti annuali alla socia non amministratrice. Questo comportamento, secondo il giudice, lede il diritto della socia al controllo e alla percezione degli utili, integrando una giusta causa di revoca e giustificando un provvedimento cautelare per il rischio di ulteriori danni alla società.

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Obbligo consegna documenti: non risponde l'ex AD

Una società in liquidazione agisce in via d’urgenza contro il suo ex amministratore per ottenere la consegna della documentazione contabile. Il Tribunale rigetta il ricorso, poiché l’ex amministratore ha dimostrato di non avere la disponibilità materiale dei documenti, indicando correttamente al suo successore dove reperirli (in parte su server sociali, in parte presso un fornitore terzo). Viene così chiarito che l’obbligo di consegna documenti presuppone il possesso effettivo degli stessi.

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Amministratore giudiziario società di persone: no

Un socio di una società di persone, preoccupato per un conflitto insanabile e per le conseguenze di una sua potenziale condanna penale, ha richiesto la nomina urgente di un amministratore giudiziario. Il Tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile. La motivazione si fonda sul principio che, a differenza delle società di capitali, nelle società di persone la legge non conferisce al giudice il potere di imporre un amministratore esterno. Tale intervento contrasterebbe con la natura personale e contrattuale della società, dove i soci sono illimitatamente responsabili. La via corretta per risolvere una paralisi gestionale è la liquidazione della società, non la nomina di un amministratore giudiziario in società di persone.

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Sequestro conservativo amministratori: quando scatta

Il Tribunale di Venezia ha concesso un sequestro conservativo sui beni personali di ex amministratori di una società in liquidazione giudiziale. La decisione si fonda sull’azione di responsabilità promossa dal curatore per gravi atti di mala gestio, tra cui pagamenti preferenziali a sé stessi e a società collegate, in violazione della par condicio creditorum, e la stipula di contratti di locazione a canoni sproporzionati. Il provvedimento conferma che, in caso di crisi aziendale conclamata, la condotta gestoria grave può giustificare il sequestro per il timore che gli amministratori disperdano il proprio patrimonio a danno dei creditori.

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Cancellazione società e crediti: la Cassazione decide

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei crediti di una società cancellata dal registro delle imprese. La sentenza stabilisce che la cancellazione non comporta una rinuncia automatica ai crediti, anche se non iscritti nel bilancio finale di liquidazione. Tali crediti si trasferiscono ai soci in un fenomeno successorio. Spetta al debitore dimostrare l’eventuale rinuncia esplicita da parte della società creditrice. Nel caso specifico, il socio unico di una società cancellata è stato ritenuto legittimato a proseguire l’azione legale contro una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite.

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