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Diritto Commerciale

Concordato preventivo e fallimento: cosa succede?
Una società alimentare, dopo la revoca dell'omologazione del suo concordato preventivo, ricorre in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, viene dichiarata fallita con sentenza definitiva. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso, affermando che il rapporto tra concordato preventivo e fallimento è di assorbimento: la successiva dichiarazione di fallimento assorbe l'intera controversia sulla crisi d'impresa, rendendo impossibile proseguire il giudizio separato sul concordato.
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Dolus causam dans: annullamento per contachilometri
Una società venditrice di auto usate è stata citata in giudizio da una concessionaria acquirente per l'annullamento di due contratti di compravendita a causa della manomissione dei contachilometri. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato la sentenza d'appello per motivazione contraddittoria, chiarendo la fondamentale distinzione tra dolus causam dans, che determina l'annullamento del contratto poiché il raggiro è stato essenziale per il consenso, e dolus incidens, che porta solo al risarcimento del danno perché il contratto sarebbe stato comunque concluso, ma a condizioni diverse. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Pagamento in contanti: risoluzione contratto slot
Un gestore di un locale risolve un contratto con una società installatrice di slot machine a causa dei pagamenti ricevuti in contanti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17985/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che il divieto di pagamento in contanti nel settore dei giochi è una norma imperativa che si applica a tutta la filiera, giustificando la risoluzione del contratto per inadempimento.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Clausola rischio cambio nel leasing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17958/2024, ha annullato una decisione di merito che aveva dichiarato la nullità di una clausola rischio cambio in un contratto di leasing. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della 'meritevolezza' di una clausola atipica, ai sensi dell'art. 1322 c.c., non deve basarsi su un'analisi astratta della sua convenienza economica o del suo squilibrio, ma deve indagare lo scopo pratico (causa concreta) perseguito dalle parti, verificando che non sia in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento come solidarietà e parità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Eccezione di inadempimento: il curatore può usarla?
Un professionista ha richiesto il pagamento del proprio compenso a una società fallita per l'assistenza prestata in una procedura concorsuale. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la prestazione del professionista fosse stata negligente e dannosa. La Corte di Cassazione ha confermato che il curatore può legittimamente sollevare nuove eccezioni in sede di opposizione allo stato passivo, respingendo il ricorso del professionista e negandogli il compenso a causa della sua grave negligenza professionale.
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Finanziamento enti pubblici: limiti per società multiutility
La Cassazione chiarisce i limiti del finanziamento a enti pubblici, stabilendo che le società di capitali multiutility non sono soggette al divieto di indebitamento per spese correnti previsto per gli enti territoriali. La Corte ha cassato la decisione che dichiarava nullo un contratto di finanziamento, affermando che tali società godono di autonomia negoziale secondo il codice civile, anche se partecipate da enti pubblici.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
Una società investitrice chiede la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento di un'azienda agricola. La Corte d'Appello rigetta la domanda, invertendo l'onere della prova. La Cassazione cassa la sentenza, riaffermando che in tema di onere della prova inadempimento spetta al debitore dimostrare di aver adempiuto e non al creditore provare il contrario.
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare e i suoi garanti, dopo aver perso in primo grado e in appello una causa relativa a un contratto di leasing, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, lamentavano la mancata partecipazione al giudizio di una terza società. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i motivi inammissibili, sottolineando la mancanza di un concreto interesse ad impugnare sul punto, dato che erano stati i ricorrenti stessi a non citare la terza parte, configurando tale comportamento come un abuso del processo.
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Legittimazione passiva: chi paga il debito d’impresa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata a pagare per lavori agricoli. Nonostante sostenesse di aver agito per conto della sua società, la Corte ha confermato la sua responsabilità personale. La decisione si fonda su prove decisive, come una fattura emessa con la partita IVA personale dell'imprenditrice e non quella societaria, evidenziando un classico caso di difetto di legittimazione passiva mal contestato. L'ordinanza ribadisce che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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Ordinanza Interlocutoria: Procedimento Giudiziario
La Corte di Cassazione ha emesso una Ordinanza Interlocutoria in una controversia tra una società diagnostica e un'Azienda Sanitaria Locale. L'atto si limita a registrare la pendenza del ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello, senza entrare nel merito della causa né esporre le ragioni della decisione.
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Abuso di posizione dominante: quando la prova non basta
Due società nel settore dei servizi a valore aggiunto hanno citato in giudizio un importante operatore di telecomunicazioni per abuso di posizione dominante, sostenendo che l'operatore, loro concorrente, avesse ingiustamente sospeso i pagamenti per escluderle dal mercato. Il tribunale e la corte d'appello hanno respinto la richiesta, non ritenendo provato che la sospensione fosse un atto anticoncorrenziale piuttosto che una disputa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli attori non avevano fornito prove adeguate dell'abuso contestato e sottolineando come la "doppia conforme" (due decisioni di merito concordi) precluda un riesame dei fatti in sede di legittimità.
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Cessione bancaria: la Cassazione rinvia la decisione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha rinviato la decisione su un caso di cessione bancaria. La controversia nasce dalla richiesta di un correntista di rimborso per addebiti illegittimi. A seguito della liquidazione della banca originaria, la causa è proseguita nei confronti dell'istituto di credito cessionario, condannato in appello. La Cassazione, rilevando che la questione principale (l'interpretazione degli effetti della cessione secondo il D.L. 99/2017) è già oggetto di un altro procedimento, ha sospeso il giudizio in attesa di una definizione, al fine di garantire coerenza giurisprudenziale.
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Integrazione del contraddittorio: il rinvio in Corte
Una complessa disputa commerciale, nata da un contratto preliminare per la cessione di un cantiere navale e passata per un lodo arbitrale e un giudizio di appello, giunge in Cassazione. La Corte, prima di esaminare il merito, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando la mancata notifica del ricorso a tutti i coeredi di una delle parti e alla società originaria titolare del diritto controverso, dispone l'integrazione del contraddittorio. La causa viene quindi rinviata per consentire la corretta instaurazione del processo nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, a garanzia del diritto di difesa e della validità della futura sentenza.
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Responsabilità professionale: nesso causale e danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17371/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi in un caso di responsabilità professionale di due consulenti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'errore del professionista, ma è essenziale provare l'esistenza di un danno ingiusto e il nesso di causalità diretto. Poiché le conseguenze fiscali negative erano un esito inevitabile delle operazioni societarie volute dal cliente, non è stato riconosciuto alcun danno risarcibile, rendendo irrilevante la discussione sulla condotta dei consulenti.
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Legittimazione Pubblico Ministero: quando può agire?
Una società dichiarata fallita ha contestato in Cassazione la legittimazione del Pubblico Ministero a richiederne il fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio consolidato secondo cui il P.M. può agire ogni volta che acquisisce la notizia di un'insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni, non essendo necessaria la pendenza di un procedimento penale. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di riesame nel merito dello stato di insolvenza, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
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Canone concessorio: obbligo post-scadenza del contratto
Una società di distribuzione del gas ha contestato l'obbligo di continuare a versare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione provvisoria (prorogatio). I tribunali di merito avevano confermato tale obbligo. Giunta in Cassazione, la controversia si è però conclusa con un'ordinanza di estinzione del giudizio, poiché la società ha rinunciato al ricorso. Il caso verteva sull'interpretazione del regime di prorogatio e sulla legittimità del canone concessorio in tale fase transitoria.
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Responsabilità professionale commercialista: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una compagnia assicurativa contro la condanna di uno studio professionale. Il caso riguarda la responsabilità professionale del commercialista per non aver acquisito informazioni fiscalmente rilevanti da un'azienda cliente, causando a quest'ultima un danno. La Corte ha stabilito che la critica alla valutazione dei fatti del giudice di merito non può essere presentata come violazione di legge e che l'appello sulla responsabilità riapre l'intera cognizione dei fatti rilevanti.
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Fallimento su istanza del PM: legittimità e limiti
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, richiesta dal Pubblico Ministero (PM) in assenza di procedimenti penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del fallimento su istanza del PM, che può agire ogni qualvolta apprenda una notizia di insolvenza nell'esercizio delle sue funzioni. La Corte ha inoltre ribadito i criteri per l'accertamento della cosiddetta "insolvenza statica" per le società in liquidazione, confermando che la valutazione si basa sulla capacità del patrimonio residuo di soddisfare integralmente tutti i creditori.
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Valutazione del giudice di merito: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibili due ricorsi, uno principale e uno incidentale, relativi a una complessa operazione di finanziamento per l'acquisto di quote societarie. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione del giudice di merito sulla ricostruzione dei fatti è insindacabile in sede di legittimità. Il ricorso in Cassazione è limitato alla verifica di errori di diritto e non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti della causa.
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