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Diritto Tributario

Beni in godimento al socio: esclusione società semplice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17441/2024, ha stabilito un importante principio in materia di tassazione dei beni in godimento al socio. Il caso riguardava un contribuente a cui era stato accertato un maggior reddito per l'utilizzo gratuito di un immobile di proprietà di una società semplice a lui riconducibile. La Corte ha chiarito che l'art. 67, comma 1, lett. h-ter del T.U.I.R. si applica solo ai beni di un'impresa. Poiché la società semplice, per sua natura, non può svolgere attività commerciale, la norma non è applicabile. Di conseguenza, la concessione in godimento di un immobile da parte di una società semplice al proprio socio non costituisce reddito tassabile per quest'ultimo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Agevolazione abitazione principale: coniugi e residenza
Un contribuente si è visto negare l'agevolazione abitazione principale per l'ICI poiché la moglie risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione in attesa di un pronunciamento delle Sezioni Unite sulla questione, fondamentale per chiarire se il beneficio spetti al nucleo familiare o al singolo possessore dell'immobile.
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Interpello disapplicativo: errore non blocca il merito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17443/2024, ha stabilito che un'errata dichiarazione di inammissibilità di un interpello disapplicativo da parte dell'Amministrazione Finanziaria non costituisce un vizio tale da invalidare automaticamente il successivo avviso di accertamento. Il giudice tributario non può fermarsi al vizio procedurale ma deve procedere all'esame del merito della controversia, valutando se sussistono o meno i presupposti per la disapplicazione della normativa antielusiva sulle società di comodo.
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Esenzione ICI abitazione principale: basta la residenza?
Un contribuente si è visto negare l'esenzione ICI abitazione principale perché la sua famiglia non risiedeva nell'immobile. Il caso è giunto in Cassazione, la quale ha deciso di sospendere il giudizio. La Corte attende una pronuncia delle Sezioni Unite su un caso analogo, per chiarire definitivamente se, ai fini del beneficio fiscale, sia sufficiente la sola residenza del proprietario o sia necessaria quella dell'intero nucleo familiare.
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Consolidato fiscale e rettifica: l’interesse ad agire
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità di costi infragruppo per una società in regime di consolidato fiscale. Le corti di merito avevano negato l'interesse ad agire dell'Agenzia, poiché la rettifica non alterava il reddito complessivo del gruppo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che le regole per la determinazione del reddito di ciascuna società sono inderogabili. Pertanto, l'Agenzia ha sempre interesse a verificare la corretta applicazione delle norme fiscali per ogni singola entità, a prescindere dal regime di consolidato fiscale.
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Rinuncia al giudizio: estinzione del processo
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale per costi indeducibili. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. Durante il processo, la società comunica la propria rinuncia al giudizio. La Corte Suprema dichiara quindi l'estinzione del procedimento e compensa le spese legali tra le parti.
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Estinzione giudizio tributario: rinuncia e conseguenze
Una società impugna avvisi di accertamento fino in Cassazione. Durante il processo, dichiara di non avere più interesse alla prosecuzione e rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio tributario e compensa le spese, applicando l'art. 391 del codice di procedura civile.
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Sentenza senza motivazione: la decisione è nulla
Un Ente Locale ha impugnato una sentenza d'appello che riduceva una pretesa IMU senza fornire alcuna spiegazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la decisione per totale assenza di motivazione e rinviando il caso a un nuovo giudice. Questo caso evidenzia come una sentenza senza motivazione sia considerata radicalmente nulla.
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Società di comodo: il test di operatività
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso di una società di nuova costituzione ritenuta una 'società di comodo' dall'Agenzia delle Entrate. La questione centrale riguarda l'applicabilità del test di operatività a un'impresa che, pur non essendo al primo anno di attività, non ha ancora due esercizi contabili precedenti. La Corte ha ritenuto la questione di particolare importanza, data l'assenza di precedenti specifici, sospendendo la decisione finale.
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Notifica telematica: la prova della tempestività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 17421/2024, interviene su un caso di notifica telematica di un atto di appello in materia tributaria. Al centro della controversia vi è la tempestività dell'impugnazione e l'applicazione del principio di scissione degli effetti della notifica. La Corte ha stabilito che, per verificare la corretta applicazione di tale principio, non è sufficiente l'affermazione del giudice, ma è necessario acquisire le prove documentali, in particolare la ricevuta di accettazione (RAC) della PEC. Pertanto, ha disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio per accertare la data esatta di invio dell'atto, rinviando la decisione finale.
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Notifica ex socio: valida anche per ipoteca fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un preavviso di iscrizione ipotecaria intestato a una società già cancellata dal registro delle imprese, ma notificato a un ex socio. La sentenza chiarisce che, con l'estinzione della società, si verifica un fenomeno successorio in cui i debiti si trasferiscono ai soci. Pertanto, la notifica all'ex socio è pienamente valida ed efficace, rendendolo il destinatario legittimo dell'obbligazione tributaria.
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Deposito tardivo: appello fiscale inammissibile
Un'ordinanza della Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello dell'Ente Fiscale a causa del deposito tardivo della prova di notifica. La Corte ha ribadito che il mancato deposito della ricevuta di spedizione o dell'avviso di ricevimento con data certa entro 30 giorni è un vizio insanabile, portando al rigetto del ricorso.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17398/2024, ha stabilito che la responsabilità dei soci di una società estinta per i debiti fiscali pregressi deriva da un fenomeno successorio e non dipende dalla normativa del 2014 che ha introdotto una 'fictio iuris' sulla sopravvivenza quinquennale della società. Il caso riguardava un avviso di accertamento per fatture inesistenti notificato ai soci e al liquidatore dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato l'atto solo sulla base della irretroattività della nuova legge, omettendo di valutare la responsabilità dei soci e del liquidatore secondo i principi generali dell'ordinamento (art. 2495 c.c. e art. 36 D.P.R. 600/1973).
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IMU immobile inagibile: la prova al Comune è cruciale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17397/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la riduzione dell'IMU su un immobile inagibile. La Corte ha annullato una decisione di merito che aveva concesso lo sconto basandosi solo sulla prova dell'inagibilità emersa in giudizio. Secondo i giudici supremi, è indispensabile valutare se il Comune fosse già a conoscenza di tale stato al momento dell'imposizione fiscale, anche in assenza di una specifica richiesta da parte del contribuente. La sola presentazione di un progetto edilizio non è sufficiente, ma richiede una valutazione di merito che la Corte ha demandato al giudice del rinvio.
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Impugnabilità estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un'associazione sportiva ha impugnato un estratto di ruolo relativo a un avviso di accertamento non notificato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la nuova normativa che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo. La Corte ha chiarito che l'azione è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'esclusione da appalti pubblici, requisito non provato nel caso di specie.
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Prescrizione quinquennale: Cassazione su sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione quinquennale si applica sempre a sanzioni e interessi fiscali, anche quando derivano da una cartella di pagamento non impugnata. La Corte ha cassato la decisione precedente che applicava erroneamente il termine decennale, ribadendo che solo un titolo giudiziale passato in giudicato può estendere la prescrizione a dieci anni, ma non per sanzioni e interessi che hanno una loro autonomia.
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Deducibilità sconti: onere della prova per l’impresa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di marketing, confermando che la deducibilità sconti e costi promozionali richiede una prova rigorosa. Il contribuente deve dimostrare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua inerenza e coerenza economica, non essendo sufficiente la sola contabilizzazione. In assenza di documentazione adeguata, i costi sono considerati indeducibili.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, coinvolta in un contenzioso per dazi antidumping non versati, ha utilizzato la procedura di definizione agevolata per saldare il proprio debito. La Corte di Cassazione, constatato il completamento del piano di pagamento rateale e l'assenza di opposizioni da parte dell'autorità fiscale, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione conferma che l'adesione a tali procedure risolve integralmente la controversia, comprese le sanzioni accessorie.
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Tempestività ricorso tributario: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17391/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel contenzioso fiscale: la prova della tempestività del ricorso tributario spetta esclusivamente al contribuente. Nel caso di specie, un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente non aveva depositato la documentazione attestante la data di notifica dell'atto impugnato, non permettendo al giudice di verificare il rispetto del termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha sottolineato che tale onere non può essere trasferito al giudice né si può ritenere superato da presunte ammissioni della controparte.
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Danno da svalutazione: risarcimento per ritardi IVA
Una società automobilistica, dopo aver ricevuto in ritardo un rimborso IVA, ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il risarcimento del danno da svalutazione monetaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che tale danno è riconoscibile in via presuntiva, calcolato come la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato e il saggio degli interessi legali in materia tributaria, senza che il creditore debba fornire una prova specifica, salvo che richieda un danno superiore.
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