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Giurisprudenza Penale

Ricorso patteggiamento: limiti e errore manifesto
Un imputato presenta ricorso contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti, contestando un aumento di pena per continuazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il ricorso patteggiamento per erronea qualificazione giuridica è consentito solo in caso di 'errore manifesto', ovvero un errore palese e indiscutibile, non riscontrato nel caso di specie dato che l'imputato aveva concordato l'aumento di pena.
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Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'ordinanza ribadisce che tale sentenza può essere impugnata solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo o per 'pena illegale', escludendo questioni relative alla valutazione delle circostanze attenuanti o a precedenti dinieghi di accordo, quando la pena finale rientra nei limiti di legge.
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Ricorso patteggiamento: motivi di inammissibilità
Un individuo ha impugnato una sentenza di patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, lamentando un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, l'impugnazione di tali sentenze è consentita solo per motivi specifici e tassativi, tra i quali non rientra il vizio di motivazione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di un concordato in appello. La decisione ribadisce che, una volta raggiunto un accordo sulla pena, non è possibile sollevare in sede di legittimità questioni che sono state oggetto di rinuncia, come quelle relative al proscioglimento ex art. 129 c.p.p., salvo vizi specifici dell'accordo stesso. Il caso in esame riguarda una condanna per detenzione di stupefacenti.
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Recidiva guida senza patente: la Cassazione chiarisce
Un automobilista ha impugnato una condanna per guida senza patente con recidiva, contestando la prova del precedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per la recidiva guida senza patente, il termine di due anni decorre dalla data in cui la precedente sentenza è diventata definitiva (passaggio in giudicato), non dalla data di commissione del primo illecito. La condanna è stata quindi confermata.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per reati di droga. L'ordinanza sottolinea che la mera riproposizione di motivi già respinti in appello e una confessione generica non sono sufficienti per contestare la decisione impugnata né per ottenere attenuanti, portando alla condanna degli appellanti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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False dichiarazioni e dolo eventuale: Cassazione
Un soggetto ha presentato ricorso contro una condanna per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del gratuito patrocinio, sostenendo di non essere a conoscenza dei redditi dei familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per integrare il reato di false dichiarazioni è sufficiente il dolo eventuale, ovvero l'accettazione del rischio che la dichiarazione non veritiera possa portare a un'ammissione indebita al beneficio. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della notevole differenza tra i redditi dichiarati (zero) e quelli accertati (oltre 16.000 euro).
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato lieve di spaccio. La Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, motivando che la loro concessione richiede elementi di segno positivo, non essendo sufficiente la sola assenza di aggravanti. I precedenti penali specifici e il fatto che il disagio personale fosse la causa del reato, anziché un fattore di mitigazione, hanno giustificato la decisione.
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Guida in stato di ebbrezza: prova e art. 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Confermato che l'esito dell'alcoltest è prova sufficiente e spetta alla difesa dimostrare il malfunzionamento dell'etilometro. Esclusa anche la particolare tenuità del fatto per l'elevata pericolosità della condotta.
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Uso personale stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish ai fini di spaccio, il quale sosteneva che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità, ma deve considerare tutte le circostanze. In questo caso, una precedente cessione di cocaina, il ritrovamento di materiale per il confezionamento e la divisibilità della sostanza in 21 dosi sono stati ritenuti prove sufficienti a escludere l'ipotesi di uso personale stupefacenti e a confermare l'intento di spaccio.
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Recidiva stupefacenti: quando è giustificato l’aumento
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio. L'ordinanza analizza la corretta applicazione della recidiva stupefacenti, giustificata dai precedenti specifici, e l'esclusione del fatto di lieve entità data la notevole quantità di droga e l'organizzazione logistica.
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Ricorso patteggiamento: limiti e motivi di inammissibilità
Con l'ordinanza n. 24233/2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento con cui l'imputato contestava la dosimetria della pena. I giudici hanno ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso sono tassativi e non includono il vizio di motivazione sulla quantificazione della pena, a meno che questa non sia illegale.
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Finalità di spaccio: quando la detenzione è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo che la finalità di spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi. Nel caso specifico, la presenza di un bilancino di precisione, il confezionamento delle dosi e la mancata dichiarazione di essere consumatore sono stati elementi decisivi per confermare la condanna.
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Rifiuto alcol test: ubriachezza non scusa il reato
Un automobilista, dopo aver causato un incidente stradale, si è rifiutato di sottoporsi all'alcol test in ospedale, adducendo uno stato di confusione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rifiuto alcol test, stabilendo che lo stato di ubriachezza volontaria e la conseguente confusione non eliminano la responsabilità penale. Inoltre, la Corte ha chiarito che il reato non era prescritto grazie alle sospensioni introdotte dalla Legge Orlando.
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Finalità di spaccio: la confessione è decisiva
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per detenzione ai fini di spaccio. La Corte ha ritenuto decisiva la sua confessione di voler scambiare 2,7 grammi di hashish con altri detenuti per generi alimentari, confermando la sussistenza della finalità di spaccio.
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Criteri spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione conferma che per stabilire i criteri per lo spaccio di stupefacenti non è sufficiente il solo dato quantitativo, ma è necessaria una valutazione globale di tutti gli indizi, come le modalità di confezionamento, l'occultamento ingegnoso e il sospetto viavai di persone.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di spaccio, ribadendo il proprio ruolo di giudice di legittimità. La Corte ha stabilito che non può riesaminare i fatti o le prove, ma solo verificare la coerenza logica della motivazione della sentenza d'appello. L'imputato, che chiedeva una diversa ricostruzione dei fatti basata su discrepanze probatorie, è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento basato su un presunto vizio di motivazione. La sentenza ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle parti possono essere impugnate solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non rientra più il difetto di motivazione.
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Avviso alcoltest: la parola dell’agente basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Si conferma che l'avviso alcoltest, relativo alla facoltà di farsi assistere da un difensore, è valido anche se comunicato solo oralmente, qualora la circostanza sia provata dalla testimonianza dell'agente operante.
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Rifiuto alcoltest: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per rifiuto alcoltest. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, che si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che, ai fini del reato di rifiuto, la dinamica dell'incidente stradale è irrilevante.
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