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Giurisprudenza Penale

Errore materiale: correzione nome dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale presente in un precedente atto giudiziario. Nello specifico, il nome di un ricorrente era stato trascritto in modo errato. La Corte, applicando l'articolo 130 del codice di procedura penale, ha ordinato la rettifica per garantire l'esattezza formale del documento, dimostrando la procedura standard per sanare questo tipo di sviste.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo un nuovo stop
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un secondo sequestro preventivo per abusi edilizi. La Corte ha chiarito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se il nuovo provvedimento si basa su fatti e violazioni diversi o emersi successivamente, anche se riguardano gli stessi beni. Il caso in esame ha confermato la legittimità del sequestro preventivo, sottolineando i limiti del ricorso in Cassazione, che non può riesaminare nel merito le valutazioni su 'fumus' e 'periculum'.
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Omessa vigilanza rifiuti: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'azienda i cui dipendenti creavano una discarica abusiva. Gli amministratori sono stati ritenuti responsabili per omessa vigilanza rifiuti, poiché la condotta sistematica del dipendente era espressione di una prassi aziendale volta a smaltire illecitamente i rifiuti commerciali.
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Utilizzazione agronomica: Cassazione chiarisce le regole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gestore di un frantoio, accusato di illecita gestione delle acque di vegetazione. La sentenza chiarisce che per la corretta utilizzazione agronomica di tali reflui non è sufficiente una semplice comunicazione, ma è obbligatoria l'Autorizzazione Unica Ambientale (AUA). In assenza delle corrette procedure, le acque di vegetazione si qualificano come rifiuto liquido, integrando il reato di gestione illecita di rifiuti.
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Permesso di costruire per campi da padel: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area con campi da padel, stabilendo che tali opere richiedono un permesso di costruire e non una semplice SCIA. La Corte ha chiarito che le agevolazioni per gli Enti del Terzo Settore riguardano la localizzazione delle loro sedi, ma non li esonerano dal rispetto della normativa edilizia. La decisione sottolinea che la realizzazione di impianti sportivi che comportano una trasformazione permanente del suolo è considerata nuova costruzione, giustificando la misura cautelare per l'aggravio del carico urbanistico.
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Permesso di costruire per campi da padel: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area con campi da padel, realizzati senza il necessario titolo edilizio. La sentenza chiarisce che, anche per gli Enti del Terzo Settore, la costruzione di tali impianti richiede un permesso di costruire, in quanto costituisce una trasformazione permanente del territorio. Le agevolazioni previste dal Codice del Terzo Settore non derogano alla normativa edilizia generale, ma riguardano solo la compatibilità delle attività con le destinazioni d'uso urbanistiche.
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Sequestro preventivo: chi può impugnare il provvedimento?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24079/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante di una società avverso un provvedimento di sequestro preventivo di beni aziendali. Il ricorso è stato respinto per difetto di legittimazione, poiché l'interessato ha agito in proprio e non in qualità di rappresentante legale della società proprietaria dei beni. La Corte ha inoltre ribadito che il sequestro preventivo è incompatibile con qualsiasi facoltà d'uso del bene, specialmente in assenza dei necessari titoli autorizzativi per l'attività contestata.
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Ricorso per cassazione: quando si converte in appello?
La Cassazione ha riqualificato come appello un ricorso per cassazione del PM contro un proscioglimento in udienza preliminare. La Corte ha chiarito che, secondo l'art. 428 c.p.p., tale sentenza è solo appellabile, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d'appello competente.
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Appello sentenza non luogo a procedere: il ricorso
La Procura ha impugnato in Cassazione una sentenza di proscioglimento emessa in udienza preliminare. La Suprema Corte ha chiarito che l'unico rimedio esperibile è l'appello. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione come appello contro la sentenza di non luogo a procedere e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente, ribadendo un importante principio processuale.
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Non luogo a procedere: come impugnare la sentenza
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunto illecito legato al reddito di cittadinanza. Un Giudice per le indagini preliminari aveva emesso una sentenza di non luogo a procedere, ritenendo erroneamente che il reato fosse stato abrogato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che lo strumento corretto per impugnare tale sentenza non è il ricorso per cassazione, bensì l'appello. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione come appello e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente, ribadendo un importante principio di procedura penale.
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Impugnazione sentenza non luogo a procedere: il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di non luogo a procedere per un reato legato al reddito di cittadinanza. Il giudice di primo grado aveva archiviato il caso ritenendo il reato abrogato. La Cassazione, tuttavia, non è entrata nel merito, ma ha chiarito un punto procedurale fondamentale: l'impugnazione sentenza non luogo a procedere deve essere presentata come appello e non come ricorso diretto in Cassazione. Di conseguenza, ha riqualificato l'atto e trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente.
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Impugnazione non luogo a procedere: Appello è la via
La Corte di Cassazione chiarisce che l'impugnazione di una sentenza di non luogo a procedere deve essere effettuata tramite appello e non con ricorso diretto. Analizzando un caso in cui il Procuratore Generale aveva erroneamente proposto ricorso per cassazione, la Corte ha riqualificato l'atto come appello, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente. La decisione sottolinea l'importanza delle corrette vie procedurali a seguito delle modifiche legislative.
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Lottizzazione abusiva in zone urbanizzate: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per il reato di lottizzazione abusiva. La sentenza chiarisce che la costruzione di nuovi edifici in un'area già parzialmente urbanizzata può comunque costituire reato se l'intervento, per la sua consistenza, trasforma notevolmente il territorio e viene realizzato in assenza di un idoneo piano attuativo, rendendo così il permesso di costruire illegittimo.
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Credito garantito e confisca: la buona fede si prova
Una società finanziaria, titolare di un credito garantito da ipoteca su un immobile, ha visto respinta la sua richiesta di ammissione del credito dopo che l'immobile è stato confiscato per lottizzazione abusiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il creditore deve fornire prova rigorosa della propria buona fede e di aver svolto tutte le verifiche necessarie sulla regolarità urbanistica dell'operazione, onere non assolto nel caso di specie.
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Sequestro Preventivo Terzo: Cassazione Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo proprietario contro il sequestro preventivo di un velivolo. La decisione si fonda sul fatto che l'appello ha contestato solo una delle due autonome motivazioni del provvedimento. Il sequestro era infatti basato sia su finalità impeditive, sia in vista della confisca. L'omessa contestazione della prima motivazione, di per sé sufficiente a sorreggere la misura, ha reso l'intero ricorso inammissibile.
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Interesse ad impugnare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla mancanza di un concreto interesse ad impugnare, poiché i beni sequestrati appartenevano a una società di cui l'indagato era legale rappresentante, e non a lui personalmente. L'eventuale dissequestro non avrebbe portato alcun vantaggio diretto alla sua sfera giuridica.
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Contrasto tra giudicati: i limiti della revisione
La Cassazione nega la revisione di una condanna per abuso edilizio, nonostante l'assoluzione del coimputato. Non c'è contrasto tra giudicati se l'assoluzione si fonda su elementi soggettivi e non su una ricostruzione dei fatti oggettivamente incompatibile con la condanna.
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Interesse ad impugnare: quando l’indagato non può ricorrere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato, legale rappresentante di una società, contro il sequestro di beni aziendali. La decisione si fonda sulla mancanza di un personale e concreto interesse ad impugnare, poiché l'eventuale dissequestro andrebbe a vantaggio della società e non dell'individuo che ha agito in proprio.
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Sequestro probatorio di denaro: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che convalidava il sequestro probatorio di una somma di denaro e di una carta di pagamento. Secondo la Corte, tale misura è illegittima se non è necessaria l'acquisizione materiale delle banconote o della carta come corpo del reato per fini di prova. Se la disponibilità e la consistenza dei beni sono già accertate, il sequestro probatorio non è giustificato, dovendosi eventualmente valutare un sequestro preventivo.
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Competenza funzionale: annullata misura cautelare
Un individuo agli arresti domiciliari ha subito un aggravamento della misura in custodia in carcere disposto dal GIP. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, evidenziando una violazione della competenza funzionale. Il GIP, infatti, aveva perso il potere di decidere poiché il fascicolo processuale era già stato trasmesso al giudice della fase successiva, rendendo quest'ultimo l'unica autorità competente a deliberare.
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