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Giurisprudenza Civile

Indennità aggiuntiva: vale il servizio in distacco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14139/2024, ha chiarito che un dipendente pubblico ha diritto all'indennità aggiuntiva anche per il periodo di servizio svolto in assegnazione temporanea presso un altro ente, a condizione che non vi sia stato un trasferimento definitivo. La sentenza sottolinea che, in assenza di un passaggio formale nei ruoli del nuovo ente, il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine persiste, garantendo così la continuità dei diritti previdenziali.
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Correzione errore materiale: spese e rinvio al ruolo
A seguito di un'istanza per la correzione di un errore materiale, relativa alla mancata distrazione delle spese legali, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione. Il rinvio è dovuto alla pendenza di una questione di massima importanza dinanzi alle Sezioni Unite, riguardante l'addebito delle spese processuali nel procedimento di correzione quando una delle parti si oppone. La Corte attende questa pronuncia per garantire coerenza giurisprudenziale.
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Perdita di chance: l’illegittimità non basta
Una lavoratrice del settore sanitario ha agito in giudizio contro l'azienda sanitaria per il mancato conferimento di una posizione organizzativa, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in materia di risarcimento per perdita di chance: non è sufficiente dimostrare l'illegittimità del comportamento del datore di lavoro, ma è onere del lavoratore provare la concreta e non meramente ipotetica possibilità di ottenere il risultato sperato, qualora la procedura si fosse svolta regolarmente. La Corte ha confermato la decisione d'appello che negava il risarcimento per mancanza di prova sul quantum, ossia sulla reale probabilità di successo della lavoratrice.
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Indennità aggiuntiva: sì per il personale distaccato
Un ex dipendente di un'amministrazione autonoma statale, assegnato temporaneamente a un ente pubblico economico, ha diritto all'indennità aggiuntiva di fine servizio per quel periodo. La Cassazione ha stabilito che, non essendoci stato un trasferimento definitivo, il rapporto di lavoro ai fini previdenziali è rimasto con l'amministrazione di origine, rendendo valido il servizio prestato presso l'ente esterno.
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Autorizzazione preventiva assunzione: contratto nullo
Un medico si è visto sospendere un incarico presso un'Azienda Sanitaria Provinciale prima ancora di iniziare. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto a causa della mancata autorizzazione preventiva assunzione da parte della Regione, un requisito imposto da una legge per il controllo della spesa pubblica. Di conseguenza, è stata negata qualsiasi richiesta di adempimento o risarcimento danni, poiché un contratto nullo non produce alcun effetto giuridico.
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Indennità aggiuntiva: sì al servizio presso altro ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14140/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico, inserito in un ruolo provvisorio e assegnato a un altro ente senza un trasferimento definitivo, ha diritto al calcolo dell'indennità aggiuntiva di fine servizio anche per il periodo lavorato presso tale ente. Il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine, infatti, non si interrompe. Il ricorso del Fondo di Previdenza è stato rigettato, confermando il diritto del lavoratore a percepire l'intera indennità.
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Correzione errore materiale: rinvio alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria sospendendo la decisione su una richiesta di correzione di errore materiale. La richiesta, avanzata dal legale di una cittadina, riguardava l'omessa distrazione delle spese legali a suo favore in una precedente ordinanza. L'ente pubblico soccombente si era opposto. La Corte ha ritenuto opportuno attendere la pronuncia delle Sezioni Unite su una questione di massima rilevanza: se la parte che si oppone a una richiesta di correzione, e risulta perdente, debba essere condannata al pagamento delle spese di questo specifico procedimento. La decisione è stata quindi rinviata a nuovo ruolo.
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Retribuzione di posizione: no diritto senza graduazione
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per la riduzione della sua retribuzione di posizione variabile a seguito di una fusione aziendale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il diritto a tale emolumento sorge solo dopo che il datore di lavoro ha completato la necessaria 'graduazione delle funzioni'. In assenza di tale adempimento, il dirigente può richiedere solo il risarcimento del danno per perdita di chance, non il pagamento diretto della somma.
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Competenza territoriale minore: la residenza prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14121/2024, ha risolto un conflitto di giurisdizione tra tribunali, affermando un principio fondamentale: per le cause che coinvolgono un minore, la competenza territoriale minore spetta al giudice del luogo di residenza abituale del bambino. Questa scelta, basata sul principio di prossimità, prevale su altri criteri come il luogo di nascita o di registrazione dell'atto, poiché garantisce una migliore valutazione degli interessi e delle esigenze del minore.
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Indennità agente unico: quando non può essere tolta
Un'azienda di servizi postali aveva interrotto l'erogazione della cosiddetta 'indennità agente unico' a un dipendente che svolgeva sia mansioni di autista sia di addetto alla consegna. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che, poiché il lavoratore ha continuato a svolgere le medesime mansioni, l'indennità è diventata parte integrante e irriducibile della sua retribuzione, anche a seguito di nuovi accordi collettivi che non hanno modificato l'organizzazione del lavoro.
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Impugnazione sentenza non definitiva: quando è inammissibile
Una controversia ereditaria tra fratelli porta la Cassazione a chiarire un punto cruciale di procedura: l'inammissibilità dell'impugnazione di una sentenza non definitiva. Se una parte si riserva di impugnare la sentenza non definitiva insieme a quella finale, non può poi proporre un appello immediato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, confermando questo rigido principio procedurale.
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Iscrizione lavoratori agricoli: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per l'iscrizione lavoratori agricoli, stabilendo che, in caso di contestazione da parte dell'INPS, l'onere di provare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro subordinato spetta interamente al lavoratore. Le norme sulla motivazione degli atti amministrativi (L. 241/90) non si applicano, poiché gli atti previdenziali hanno natura meramente ricognitiva di un diritto che sorge dalla legge.
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Obbligo di assunzione: no se manca l’impegno
Un lavoratore ha citato in giudizio una nuova società appaltatrice per non essere stato assunto dopo un cambio di appalto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che non esisteva alcun obbligo di assunzione, né per l'applicazione di un CCNL né per un impegno contrattuale specifico da parte della nuova azienda. L'inammissibilità è stata dichiarata in base alla regola della "doppia conforme", che limita il ricorso quando le sentenze di primo grado e appello sono identiche nella valutazione dei fatti.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il regolamento di competenza proposto da un debitore contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione. La Corte ha chiarito che i provvedimenti relativi alla gestione della procedura esecutiva non mettono in discussione la competenza del giudice e, pertanto, devono essere contestati tramite opposizione agli atti esecutivi, non con il regolamento di competenza.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo in Cassazione
Una lavoratrice aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di contratti a termine con un'azienda sanitaria locale. Prima della discussione, la ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, verificata la ritualità dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. A causa dei diversi esiti nei gradi di merito precedenti, le spese legali sono state interamente compensate tra le parti.
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Competenza tribunale minorenni: la data di deposito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14104/2024, ha stabilito che per determinare la competenza tra Tribunale per i minorenni e Tribunale ordinario, nel regime transitorio della Riforma Cartabia, si deve fare riferimento alla data di deposito del ricorso. Se il procedimento è stato instaurato prima del 22 giugno 2022, la competenza del tribunale minorenni resta radicata, anche se un giudizio di separazione tra le stesse parti è iniziato successivamente. La nuova 'vis attractiva' del tribunale ordinario non ha effetto retroattivo.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude la causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una causa intentata da un gruppo di professionisti del settore sanitario contro un'azienda sanitaria pubblica per il pagamento di alcune quote retributive. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. Tale rinuncia è stata accettata dalla controparte, portando alla chiusura del processo senza una decisione nel merito e senza statuizioni sulle spese legali.
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Onere della prova: la Cassazione su mansioni identiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14135/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni dirigenti medici che chiedevano un adeguamento retributivo basato sulla presunta identità di mansioni con colleghi meglio pagati. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale deve fornire allegazioni specifiche e dettagliate, non potendo fare affidamento sul principio di non contestazione a fronte di affermazioni generiche.
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Cessazione materia del contendere: le conseguenze
Un'azienda sanitaria pubblica, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole, raggiunge un accordo transattivo con i propri dipendenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14091/2024, dichiara la cessazione della materia del contendere, specificando che tale pronuncia prevale sulla semplice rinuncia al ricorso. Questa decisione comporta la caducazione della sentenza impugnata, impedendone il passaggio in giudicato, e esclude l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Retribuzione lavoro pubblico: sì a tutti i diritti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, il cui rapporto di lavoro subordinato era mascherato da un contratto di collaborazione poi dichiarato nullo, ha diritto alla piena retribuzione prevista dal contratto collettivo nazionale. L'ordinanza chiarisce che il diritto non si limita a un "minimo costituzionale", ma include tutte le voci retributive per il periodo in cui la prestazione è stata effettivamente svolta, in applicazione dell'art. 2126 del Codice Civile. L'appello dell'Azienda Sanitaria è stato dichiarato inammissibile.
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