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Giurisprudenza Civile

Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
In un complesso caso di responsabilità degli amministratori, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di tutti gli appellanti. La decisione, basata su un accordo transattivo tra le parti, chiarisce l'applicazione dell'art. 391 c.p.c. in materia di spese legali, stabilendo che in assenza di accettazione della rinuncia e di richiesta di condanna, le spese possono non essere addebitate al rinunciante.
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Inammissibilità del ricorso: le regole processuali
Una società sub-conduttrice di un immobile ha visto il suo ricorso respinto a causa di gravi errori procedurali. L'ordinanza analizza l'inammissibilità del ricorso quando la parte modifica la domanda in corso di causa e non rispetta il principio di autosufficienza. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, sottolineando l'importanza del rigore formale negli atti processuali e applicando il principio della "doppia conforme".
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Affitto di azienda: i limiti del ricorso in Cassazione
Un imprenditore ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che qualificava il suo contratto come affitto di azienda alberghiera e non come semplice locazione immobiliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata al giudice di merito. Il sindacato di legittimità è consentito solo in caso di violazione delle norme di ermeneutica contrattuale o di motivazione illogica, non per proporre una diversa interpretazione dei fatti.
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Prova del credito: il concordato non basta nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inclusione di un credito nell'elenco di un concordato preventivo non costituisce prova del credito sufficiente in un successivo fallimento. Una lavoratrice si è vista rigettare la richiesta di ammissione al passivo per competenze di fine rapporto, poiché non adeguatamente provata. La Corte ha chiarito che la verifica nel concordato ha natura amministrativa e non sostituisce l'onere della prova nel procedimento fallimentare, dove il giudice può sollevare eccezioni anche d'ufficio.
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Ripartizione cognitoria: Lavoro e Fallimento, il caso
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento del suo rapporto di lavoro con una società italiana, poi fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13530/2024, ha stabilito che quando l'accertamento del rapporto è finalizzato solo a ottenere un pagamento, la competenza spetta esclusivamente al giudice fallimentare. Questa decisione chiarisce i confini della ripartizione cognitoria tra le due giurisdizioni.
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Nuova procura speciale: requisiti e validità
Un creditore, a seguito di una proposta di definizione accelerata del suo ricorso in Cassazione, presenta un'istanza di decisione per evitarne l'estinzione. La controparte contesta la validità della procura. La Corte di Cassazione, con una pronuncia di carattere nomofilattico, stabilisce i requisiti di novità e specialità della nuova procura speciale richiesta, ritenendola valida nel caso specifico. Tuttavia, esaminando il merito, dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi e condanna il ricorrente a sanzioni pecuniarie.
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Pensione in deroga: quali contributi sono validi?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento del diritto alla pensione in deroga. La Corte ha stabilito che, ai fini della deroga prevista dalla legge 503/92, sono validi solo i contributi derivanti da un effettivo rapporto di lavoro subordinato. Vengono quindi esclusi dal conteggio gli anni coperti da contribuzione volontaria o figurativa, come quella per maternità al di fuori di un rapporto di lavoro. La decisione si basa su un'interpretazione restrittiva della nozione di "lavoratore occupato", fondamentale per accedere al beneficio.
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Improcedibilità ricorso cassazione: termini perentori
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione dei propri crediti da lavoro dallo stato passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso cassazione in quanto depositato oltre il termine perentorio di legge. La decisione chiarisce che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie di lavoro nell'ambito delle procedure fallimentari.
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Accordo Collettivo: legittima la scelta tra bonus
Un'azienda di trasporti ha modificato la struttura retributiva con un nuovo accordo collettivo, offrendo ai dipendenti la scelta tra mantenere un assegno personale o aderire a nuove indennità legate alla presenza. Una lavoratrice ha impugnato l'accordo, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo l'opzione legittima. La Corte ha stabilito che un accordo collettivo può modificare trattamenti preesistenti e che la rinuncia a un superminimo individuale è una scelta disponibile per il lavoratore.
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Improcedibilità ricorso cassazione: termini e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso presentato da un lavoratore contro un fallimento. La decisione si fonda sul deposito tardivo dell'atto, evidenziando che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie di lavoro per l'ammissione al passivo fallimentare. Questo principio ha portato a severe sanzioni per l'abuso del processo.
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Errore di fatto: quando revocare una sentenza Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13510/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava un motociclista che, dopo una prima pronuncia di inammissibilità, sosteneva che la Corte avesse travisato i suoi motivi di ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'errata interpretazione dei motivi d'appello costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto percettivo, e quindi non può giustificare la revocazione della sentenza. Il ricorrente è stato anche condannato per abuso del processo.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: oneri del ricorrente
La Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione a causa del mancato deposito della prova di notifica della sentenza impugnata. L'analisi del caso chiarisce l'onere probatorio a carico del ricorrente, anche quando dichiara di aver ricevuto la notifica, pena l'inammissibilità dell'impugnazione.
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TAN determinabile: quando il contratto di mutuo è valido
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13556/2024, ha stabilito che un contratto di finanziamento è valido anche se non indica esplicitamente il Tasso Annuo Nominale (TAN), a condizione che questo sia chiaramente ricavabile. Se il contratto e il piano di ammortamento allegato contengono tutti gli elementi necessari per calcolare il tasso, come l'indice di riferimento per i tassi variabili, il requisito di determinabilità è soddisfatto, rendendo il TAN determinabile e il contratto legittimo.
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Fallimento e concordato: ricorso improcedibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13503/2024, ha stabilito che il ricorso contro l'annullamento di un concordato preventivo diventa improcedibile se, nelle more del giudizio, interviene la dichiarazione di fallimento della società. Questo principio si basa sulla necessità di coordinamento tra le procedure: la controversia sulla crisi d'impresa viene interamente assorbita dal procedimento di reclamo contro la sentenza di fallimento, sede in cui dovranno essere riproposte le censure relative all'annullamento del concordato. La decisione chiarisce il rapporto di interdipendenza tra fallimento e concordato preventivo.
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Prescrizione presuntiva: il curatore non può ignorare
Una lavoratrice si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per retribuzioni non pagate. La Corte di Cassazione, riformando la decisione del Tribunale, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione presuntiva: se il curatore fallimentare, a cui è stato deferito giuramento decisorio, dichiara di non sapere se il pagamento sia avvenuto, tale dichiarazione equivale a un mancato giuramento e va a vantaggio del creditore, superando la presunzione di avvenuto pagamento.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di un istituto di credito a causa del mancato deposito della copia della sentenza impugnata munita della relata di notifica. La Corte ha sottolineato che la dichiarazione, contenuta nel ricorso stesso, di aver ricevuto la notifica, fa scattare l'onere per il ricorrente di produrre tale documentazione, pena l'inammissibilità dell'impugnazione, senza possibilità di sanatoria successiva.
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Aumento figurativo pensione: la Cassazione decide
Un ex militare aveva richiesto il riconoscimento di un aumento figurativo dei contributi per il periodo di servizio a bordo di navi. I tribunali di primo e secondo grado avevano accolto la sua richiesta. L'ente previdenziale ha però fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo che l'aumento figurativo non spetta se il lavoratore ha cessato il servizio senza aver già maturato il diritto alla pensione, in quanto tale beneficio è un trattamento di favore legato alla particolarità del servizio prestato e non un elemento automatico della posizione assicurativa.
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Successione tra enti pubblici: chi paga i debiti?
La Cassazione chiarisce la responsabilità nella successione tra enti pubblici. In caso di riorganizzazione sanitaria con gestione liquidatoria, la nuova Azienda Sanitaria non risponde dei rapporti di lavoro pregressi. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, confermando il difetto di legittimazione passiva del nuovo ente.
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Nullità precetto: quando la mancata notifica è fatale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13497/2024, ha confermato la nullità di un precetto non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo. La Corte ha stabilito che tale omissione costituisce un vizio sostanziale che lede il diritto di difesa del debitore, impedendogli di adempiere spontaneamente. L'opposizione del debitore, in questo caso, non sana il difetto ma, al contrario, evidenzia il pregiudizio subito. Viene quindi rigettato il ricorso del creditore, che non ha fornito prova della preventiva notifica del titolo.
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Sciopero surrettizio: la responsabilità del sindacato
Un'organizzazione sindacale era stata sanzionata dalla Commissione di Garanzia per un'assenza di massa di agenti di polizia municipale durante la notte di Capodanno, ritenuta uno "sciopero surrettizio". La Corte d'Appello aveva annullato la sanzione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che un sindacato che promuove uno stato di agitazione ha il dovere di prevenire e dissociarsi attivamente da forme di protesta illegittime, come le assenze di massa per malattia, anche se lo sciopero formale è stato revocato. L'omissione del sindacato è quindi sanzionabile e la sanzione originaria è stata confermata.
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