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Giurisprudenza Civile

Retribuzione di posizione: la Cassazione decide
Un ex dirigente di un ente locale si è opposto alla richiesta di restituzione di una parte della retribuzione di posizione, ritenuta illegittima dal Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando la giurisdizione del giudice ordinario e l'obbligo di restituire le somme. La Corte ha chiarito che la nullità delle delibere che assegnano una retribuzione non conforme alla contrattazione collettiva impone la restituzione, e che tale controversia rientra nel rapporto di lavoro e non nella giurisdizione della Corte dei Conti per danno erariale.
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Retribuzione illegittima: la PA deve recuperare le somme
Un Comune ha agito per il recupero di una retribuzione illegittima, specificamente le componenti accessorie, versata a un ex dirigente. La Cassazione ha confermato il diritto/dovere dell'ente di recuperare le somme, applicando la prescrizione decennale e chiarendo che la mancanza dei presupposti legali, come la contrattazione decentrata, rende il pagamento indebito e soggetto a restituzione.
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Termine impugnazione lavoro: il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Ente Pubblico contro una lavoratrice socialmente utile. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre il termine semestrale. L'ordinanza ribadisce un principio cruciale: il termine impugnazione lavoro non è soggetto alla sospensione feriale dei termini, rendendo perentori i tempi per appellare le sentenze in materia di diritto del lavoro.
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Responsabilità incendio: riparto della colpa e prova
Un'ordinanza della Cassazione affronta un caso di responsabilità incendio scoppiato tra due capannoni industriali. La Corte conferma la ripartizione della colpa (70% all'impresa che ha generato le scintille e 30% all'impresa che custodiva materiale infiammabile), rigettando il ricorso. Viene chiarito il valore probatorio degli atti dei pubblici ufficiali e l'uso delle presunzioni semplici nel processo civile per determinare la responsabilità incendio e il nesso causale.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente locale è stato condannato alla restituzione di emolumenti accessori (retribuzione di posizione e di risultato) percepiti per anni, ma ritenuti illegittimi per vizi procedurali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14762/2024, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando l'obbligo di restituzione delle somme indebite. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela prevista per la retribuzione a fronte di una prestazione lavorativa di fatto (art. 2126 c.c.) non si estende agli emolumenti accessori erogati in assenza dei presupposti legali e contrattuali, come la contrattazione integrativa e la costituzione del relativo fondo. La buona fede del dipendente è stata considerata irrilevante ai fini della restituzione.
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Prescrizione compensi avvocato: quando scatta?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi per un'attività professionale svolta per molti anni, sostenendo si trattasse di un unico mandato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione presuntiva dei compensi professionali inizia a decorrere dalla conclusione di ogni singolo affare legale e non dalla cessazione dell'intero rapporto. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per lite temeraria.
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Improcedibilità ricorso: conseguenze del mancato deposito
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di improcedibilità del ricorso a causa del suo mancato deposito nei termini di legge. Una società ha notificato un primo ricorso senza poi depositarlo, rendendolo improcedibile. Successivamente, ha proposto un secondo ricorso identico, che la Corte ha dichiarato improponibile. La decisione sottolinea il rigore delle scadenze processuali e le conseguenze finanziarie, inclusa la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Canone pubblicitario: la Cassazione chiarisce su IVA
Una società di pubblicità ha contestato degli avvisi di pagamento per un canone pubblicitario emessi da un Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave: il canone per la locazione di impianti comunali è un'attività commerciale soggetta a IVA; il suo importo si calcola sulla superficie espositiva e non sul suolo occupato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali della società relative alla prescrizione e all'omesso esame di prove.
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Decorrenza interessi compenso: la Cassazione decide
Un avvocato ha agito legalmente contro un ex cliente e un istituto di credito per ottenere il pagamento dei suoi onorari. I tribunali di merito gli avevano riconosciuto una somma, ma avevano stabilito che gli interessi decorressero solo dalla data della sentenza. L'avvocato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, soffermandosi sulla questione della decorrenza interessi, ha parzialmente accolto il ricorso. Ha stabilito che gli interessi sui compensi professionali decorrono dalla data della domanda giudiziale, che costituisce formale messa in mora, e non dal momento della successiva liquidazione da parte del giudice. Le altre richieste del legale, tra cui la responsabilità solidale della banca e una maggiore quantificazione degli onorari, sono state respinte.
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Assunzione senza concorso: quando è valida?
Una società di trasporti pubblici dichiarava nullo il contratto di un dirigente per assunzione senza concorso. La Cassazione ha confermato la validità del contratto, poiché la legge che impone le procedure selettive è entrata in vigore dopo la data di assunzione, condannando l'azienda al pagamento di tutte le retribuzioni maturate.
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Giudicato esterno: limiti alla riproposizione della domanda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva un inquadramento superiore, già negato in un precedente giudizio. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno, che impedisce di ridiscutere questioni già decise con sentenza definitiva tra le stesse parti, anche se la nuova domanda si riferisce a un periodo lavorativo successivo ma basato sulla medesima causa petendi (le stesse mansioni).
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Rapporto di lavoro subordinato: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per una collaborazione di lunga data con un'istituzione pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti che qualificavano il rapporto come collaborazione autonoma. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti e non presentava argomentazioni specifiche sulla presunta errata interpretazione del contratto.
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Indennità di esproprio: i criteri di calcolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta metodologia per calcolare l'indennità di esproprio di un terreno destinato a servizi pubblici. I proprietari contestavano la valutazione del giudice di merito, che aveva mediato il valore del loro terreno con quello delle aree agricole circostanti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legge provinciale applicabile impone di considerare congiuntamente tre criteri – caratteristiche del terreno, inserimento nel tessuto urbanistico e destinazione delle aree circostanti – senza alcuna gerarchia tra essi. La decisione conferma quindi la legittimità di un calcolo che pondera tutti i fattori, anche quelli apparentemente svalutanti come la vicinanza a terreni agricoli, per giungere a una stima equa.
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Errore revocatorio: quando non è ammesso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'errore revocatorio, dichiarando inammissibile il ricorso di un collezionista d'arte. Il caso riguardava la contestata autenticità di una scultura. La Corte ha stabilito che l'errore revocatorio deve consistere in una svista percettiva su un fatto decisivo e non in una diversa valutazione delle prove o in un errore di giudizio, ribadendo che la revocazione non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Ingiustificato arricchimento P.A.: l’onere della prova
L'ordinanza analizza un caso di ingiustificato arricchimento P.A. a seguito di prestazioni professionali non saldate. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, chiarisce che l'onere di provare il rifiuto del beneficio spetta alla Pubblica Amministrazione e non al professionista. Quest'ultimo deve solo dimostrare il proprio impoverimento e il conseguente arricchimento dell'ente. La sentenza cassa la decisione d'appello e rinvia la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Scorrimento graduatoria: stop con nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è più possibile se una nuova legge (ius superveniens) modifica le modalità di progressione di carriera, imponendo concorsi pubblici. Nel caso di specie, il D.Lgs. 150/2009 ha impedito a un'amministrazione pubblica di promuovere dipendenti attingendo da una graduatoria di un concorso puramente interno bandito prima del 2010, annullando la decisione favorevole della Corte d'Appello.
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Scorrimento graduatoria: nuove regole e ius superveniens
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14732/2024, ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è un diritto soggettivo dei candidati. La normativa applicabile è quella vigente al momento della decisione di coprire i posti vacanti (ius superveniens), non quella del bando. Pertanto, l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009 ha legittimamente impedito la promozione di dipendenti pubblici idonei in una graduatoria precedente, in quanto la nuova legge ha modificato le modalità di progressione verticale, richiedendo concorsi pubblici.
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Responsabilità PA: quando lo Stato paga per il dipendente
Un ministero è stato ritenuto responsabile per i danni derivanti dal decesso di una persona, causato dall'operato illecito di un proprio dipendente. L'impiegato aveva autorizzato la concessione di un'area demaniale per un campeggio in una zona pericolosa, all'interno di un letto di un fiume. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la responsabilità pubblica amministrazione sussiste quando c'è un 'nesso di occasionalità necessaria' tra le funzioni del dipendente e l'atto illecito, anche se quest'ultimo è stato compiuto per scopi esclusivamente personali.
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Termine ricorso cassazione: 30 giorni per l’appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia elettorale perché notificato oltre il termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione della sentenza d'appello. Il caso riguardava la richiesta di decadenza di un consigliere regionale. La Corte ha sottolineato che il rispetto del termine ricorso cassazione, previsto dall'art. 22 del D.Lgs. 150/2011, è un requisito indispensabile per l'esame del merito, rendendo ininfluente ogni altra questione sollevata dalle parti.
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Contestazione disciplinare tardiva: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14728/2024, ha confermato la nullità di una sanzione disciplinare a causa di una contestazione disciplinare tardiva. La Corte ha stabilito che un ritardo di oltre quattro mesi tra la piena conoscenza dei fatti da parte del datore di lavoro, ottenuta tramite l'ammissione del dipendente, e la notifica della contestazione, viola il principio di immediatezza e buona fede, rendendo illegittima la sanzione.
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