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Giurisprudenza Civile

Contratto a progetto illegittimo: quale risarcimento?
Una lavoratrice, assunta con una serie di contratti atipici, ottiene il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, pur confermando la natura subordinata del rapporto, interviene per correggere il calcolo del danno. Viene stabilito che, in caso di conversione di un contratto a progetto illegittimo, al lavoratore spetta un'indennità onnicomprensiva predeterminata dalla legge, e non l'intero ammontare delle retribuzioni maturate dalla cessazione del rapporto. La decisione chiarisce l'ambito di applicazione della tutela indennitaria, estendendola anche a questa tipologia contrattuale.
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Responsabilità extracontrattuale per difetti immobiliari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13840/2024, ha stabilito importanti principi in materia di risarcimento per gravi difetti di costruzione. La vicenda riguarda il crollo di una palizzata a servizio di due appartamenti. La Corte ha qualificato il danno come derivante da responsabilità extracontrattuale ai sensi dell'art. 1669 c.c., specificando che il risarcimento deve includere automaticamente interessi e rivalutazione monetaria, anche senza una richiesta esplicita. Inoltre, ha chiarito che le spese legali per i procedimenti cautelari ante causam devono essere liquidate secondo le tariffe vigenti al momento della decisione finale di merito.
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Appalto pubblico: risarcimento automatico per stop lavori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13832/2024, ha stabilito che in un appalto pubblico, la sospensione dei lavori causata dalla mancanza di autorizzazioni che l'ente appaltante doveva ottenere è illegittima. Di conseguenza, l'impresa appaltatrice ha diritto a un risarcimento automatico e presuntivo per le spese generali e il mancato utile, senza la necessità di fornire una prova specifica del danno subito.
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Interpretazione titolo esecutivo e onere della prova
Il caso riguarda un'opposizione a un atto di precetto basato su un lodo arbitrale. La pretesa del creditore per gli interessi di mora è stata respinta perché generica e non supportata da prove specifiche che ne dimostrassero i criteri di calcolo. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che in tema di interpretazione del titolo esecutivo, il ricorrente ha un preciso onere di indicare e riprodurre gli elementi esterni necessari a chiarire il titolo, onere non soddisfatto nel caso di specie. Anche la richiesta di rimborso dell'imposta di registro è stata negata.
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Calcolo TFS: valido il servizio pre-ruolo in convenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo TFS (Trattamento di Fine Servizio), deve essere considerato anche il periodo di lavoro svolto da un dipendente del settore sanitario in regime di convenzione, prima della sua immissione formale nei ruoli dell'Azienda Sanitaria. La decisione si fonda sul principio della continuità del rapporto di lavoro e sull'automatismo delle prestazioni previdenziali, respingendo la tesi dell'istituto previdenziale che voleva escludere tale periodo dal conteggio.
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Minimale contributivo: quale CCNL applicare?
Una società che gestisce una struttura per anziani ha contestato un avviso di accertamento dell'ente previdenziale per contributi non versati, legati all'applicazione del minimale contributivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva scelto il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) da applicare basandosi su un criterio di "specificità soggettiva". La Suprema Corte ha invece stabilito che, in presenza di più CCNL applicabili, il criterio corretto è quello della "maggiore rappresentatività" delle associazioni datoriali firmatarie, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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TFS servizio in convenzione: diritto al ricalcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando il diritto degli eredi di un lavoratore del settore sanitario al ricalcolo del Trattamento di Fine Servizio (TFS) includendo l'intero periodo lavorativo, anche quello prestato in regime di convenzione presso un policlinico universitario prima dell'immissione in ruolo. La decisione si fonda sul principio di automatismo delle prestazioni previdenziali e sulla continuità del rapporto di lavoro, stabilendo che il TFS matura sull'intera carriera del dipendente.
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Revocazione sentenza: proposta relatore non è motivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione sentenza presentato da un Comune. Il motivo del ricorso, un presunto errore di lettura della proposta del relatore, è stato ritenuto infondato, poiché tale proposta è un atto interno, non vincolante e non costituisce un fatto rilevante ai fini della revocazione secondo l'art. 395 c.p.c. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Denuncia vizi appalto: termini e conseguenze legali
La Corte di Cassazione conferma la decisione a sfavore di due committenti in una controversia per lavori di ristrutturazione. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della tempestiva denuncia vizi appalto, stabilendo che la consegna dell'immobile fa decorrere i termini per i vizi palesi. Viene inoltre chiarito che non è possibile modificare in appello la causa della domanda, passando dalla garanzia per vizi all'inadempimento per mancato completamento dell'opera, poiché costituisce una domanda nuova e inammissibile.
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Clausola di salvaguardia: quando si applica al pro rata
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della propria pensione, calcolata con il sistema pro rata tra due diversi regimi, invocando una clausola di salvaguardia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'applicazione di tale clausola non è automatica. È necessario un giudizio comparativo che dimostri, a parità di condizioni (retribuzioni, contributi, massimali), che il trattamento pensionistico sarebbe effettivamente deteriore. L'onere di fornire tale prova specifica ricade sul ricorrente, onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Lavoro agricolo e onere della prova: la Cassazione
Una lavoratrice agricola si è vista negare il riconoscimento di 101 giornate lavorative. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sul lavoro agricolo e onere della prova: se l'ente previdenziale cancella l'iscrizione dagli elenchi, spetta interamente al lavoratore dimostrare l'esistenza, la durata e l'onerosità del rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sul procedimento amministrativo (L. 241/1990), inclusi l'obbligo di motivazione e i limiti temporali all'autotutela, non si applicano a questi atti, poiché i diritti previdenziali sorgono direttamente dalla legge in base a presupposti di fatto.
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Sospensione concordata lavoro: obbligo contributivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13843/2024, ha stabilito che la sospensione concordata lavoro tra datore e dipendente non esonera dal versamento dei contributi previdenziali. Il caso riguardava un'impresa edile che si opponeva a un avviso di addebito INPS per contributi non versati durante periodi di inattività. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'obbligo contributivo sussiste sempre, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge, e ha ribadito il valore probatorio della mancata contestazione delle accuse mosse dall'ente previdenziale.
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Obbligo di motivazione: sentenza d’appello annullata
In una controversia tra locatore e conduttore per lavori di manutenzione su un immobile, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La ragione non risiede nel merito della disputa, ma nella violazione dell'obbligo di motivazione da parte del giudice d'appello, che aveva riformato la decisione di primo grado senza fornire una spiegazione adeguata e coerente. La Corte ha ribadito che una motivazione assente o meramente apparente rende la sentenza nulla.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Un venditore si rivolge alla Suprema Corte per dichiarare inefficace un trasferimento immobiliare a causa del presunto mancato pagamento del saldo da parte dell'acquirente. La Corte rigetta il ricorso in Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La sentenza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti di una causa, specialmente quando una precedente decisione sul trasferimento della proprietà è passata in giudicato. I motivi del ricorso sono stati ritenuti inammissibili perché mascheravano una richiesta di nuova valutazione fattuale come violazione di legge.
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Tempo vestizione: quando è orario di lavoro?
La Corte di Cassazione conferma che il tempo vestizione, necessario per indossare la divisa aziendale prima del turno, costituisce orario di lavoro retribuito. L'ordinanza analizza il caso di alcuni infermieri, stabilendo che quando la vestizione è obbligatoria, funzionale alla prestazione e soggetta al potere direttivo del datore di lavoro, deve essere computata e pagata come tale. La Corte ha respinto il ricorso di un'azienda sanitaria, che contestava la decisione per vizi procedurali, confermando il diritto dei lavoratori alla retribuzione aggiuntiva.
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Risarcimento danni volumetria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni per l'illegittimo utilizzo della volumetria edificabile di un fondo vicino. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove tecniche (CTU), compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea che l'indebito sfruttamento della cubatura altrui costituisce un illecito risarcibile e chiarisce i limiti del sindacato della Suprema Corte sulle valutazioni di merito.
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Rinvio causa per transazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio di una causa a un nuovo ruolo su richiesta congiunta delle parti. La decisione si fonda sulla necessità di concedere tempo ai contendenti per formalizzare un accordo di transazione in corso di definizione, evidenziando come la volontà delle parti di risolvere bonariamente la lite sia meritevole di accoglimento. Questo provvedimento sul rinvio causa per transazione dimostra l'apertura del sistema giudiziario verso soluzioni alternative delle controversie.
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Prescrizione buonuscita: decorrenza e assegno ad personam
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13825/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione buonuscita. Il termine per richiedere l'inclusione di un assegno ad personam, il cui diritto è stato accertato con una sentenza successiva al pensionamento, non decorre dalla data di cessazione del servizio, ma dalla data in cui la sentenza è passata in giudicato. La Corte ha chiarito che il diritto al corretto calcolo della buonuscita sorge solo nel momento in cui viene legalmente riconosciuta la componente retributiva da includere, respingendo così il ricorso dell'ente previdenziale.
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Interpretazione contratto di lavoro: volontà vs testo
Un lavoratore lamentava un demansionamento a seguito di un errore materiale nel suo contratto, che indicava una mansione superiore a quella effettivamente svolta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13799/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio chiave sull'interpretazione contratto di lavoro: la volontà comune delle parti, desumibile dal loro comportamento concreto fin dall'inizio del rapporto, prevale sul testo letterale del contratto, se questo è frutto di un palese e riconoscibile errore.
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Estinzione del processo: rinuncia e accordo tra parti
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo in una controversia di lavoro a seguito di una transazione e della conseguente rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente. L'accordo prevedeva la compensazione delle spese legali, decisione confermata dalla Corte. Viene inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta il versamento del doppio contributo unificato.
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