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Giurisprudenza Civile

Giudicato: cosa copre la sentenza definitiva?
Un dipendente pubblico ha richiesto un risarcimento danni, sostenendo la "falsità ideologica" di un provvedimento di distacco. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando le decisioni dei gradi inferiori basate sul principio del giudicato. La Corte ha ribadito che una sentenza definitiva impedisce di riproporre non solo le questioni già sollevate (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare nel medesimo giudizio (il deducibile).
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Prescrizione lavoro pubblico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14559/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi nel lavoro pubblico decorre anche in costanza di rapporto. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si applica la sospensione del termine, poiché la stabilità del rapporto è considerata intrinseca e non sussiste un 'metus' (timore) giuridicamente rilevante che possa impedire al lavoratore di far valere i propri diritti.
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Compensatio lucri cum damno e onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento danni richiesto da alcuni investitori nei confronti di un istituto di credito per l'acquisto di obbligazioni poi rivelatesi rischiose. La Corte ha confermato la decisione di merito che, in applicazione del principio di compensatio lucri cum damno, ha sottratto dal danno risarcibile tutti i vantaggi economici conseguiti dagli investitori, come le cedole incassate e il valore derivante dal concambio dei titoli. La sentenza chiarisce che tale principio, stabilito in una precedente pronuncia di cassazione, ha valore vincolante per tutte le parti nel giudizio di rinvio e che la valutazione dei fatti relativi ai benefici percepiti spetta al giudice di merito.
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Immanenza parte civile: onere prova e durata processo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14557/2024, ha stabilito che la parte civile non è tenuta a produrre tutti gli atti di impugnazione per dimostrare la durata irragionevole di un processo penale ai fini dell'equa riparazione. In virtù del principio di immanenza parte civile, la sua presenza è costante nel processo. La durata palesemente eccessiva (circa vent'anni nel caso di specie) può essere desunta anche solo dalle sentenze prodotte, senza che la mancata produzione di altri atti possa precludere il diritto al risarcimento.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
In una causa relativa alla restituzione di somme in una trattativa immobiliare, il ricorrente ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La controparte ha aderito e la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce che in caso di estinzione per rinuncia accettata, non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto per le impugnazioni respinte o dichiarate inammissibili.
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Deposito veicoli abbandonati: chi paga i costi?
Una società che gestisce un deposito di veicoli abbandonati ha citato in giudizio un'amministrazione provinciale per ottenere il pagamento dei costi di giacenza prolungata di alcuni veicoli. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il compito del custode non è la mera custodia, ma la demolizione del veicolo entro 60 giorni. Di conseguenza, il diritto al compenso e la relativa prescrizione decorrono da tale termine, escludendo il diritto a un risarcimento per l'inerzia successiva.
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Risoluzione del contratto: la gravità dell’inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14552/2024, chiarisce i limiti del proprio sindacato sulla risoluzione del contratto per inadempimento. In un caso relativo a un appalto per la verniciatura di banchi scolastici, la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che attribuiva la colpa della mancata esecuzione all'appaltatore, nonostante quest'ultimo accusasse il committente di ritardi. L'ordinanza ribadisce che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento è una questione di fatto, di competenza dei tribunali di primo e secondo grado, e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e completa.
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Incentivo progettazione: serve il regolamento interno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14551/2024, ha stabilito che il diritto del dipendente pubblico all'incentivo progettazione, previsto dalla Legge Merloni, sorge solo se l'ente che ha conferito l'incarico ha adottato un apposito regolamento interno. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il compenso basandosi sul regolamento di un altro ente, successivamente incorporato nello stesso consorzio datore di lavoro. Secondo la Suprema Corte, la successione tra enti non può sanare la mancanza originaria del presupposto normativo richiesto per l'erogazione del compenso.
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Compenso incentivante RUP: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14550/2024, ha stabilito che per ottenere il compenso incentivante RUP, il dipendente pubblico deve fornire prova rigorosa del completamento effettivo dei progetti supervisionati. Il ricorso di un dirigente contro un'Amministrazione Provinciale è stato dichiarato inammissibile proprio per la mancata dimostrazione di questo presupposto fondamentale, rendendo irrilevanti le altre censure sollevate.
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Concessioni idroelettriche: la Regione può fissare un termine?
Una società energetica ha contestato la decisione di una Regione di prorogare la sua concessione idroelettrica scaduta solo fino a una data specifica, imponendo un canone aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la Regione ha il potere discrezionale di fissare un termine per la gestione provvisoria delle concessioni idroelettriche e di richiedere un corrispettivo per tale periodo, in attesa delle nuove gare.
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Opzione regime pensionistico: la scelta è irrevocabile
Una lavoratrice del pubblico impiego, dopo aver esercitato l'opzione per mantenere il suo regime pensionistico originario al momento del passaggio a un nuovo ente, ha richiesto la revoca di tale scelta dopo il pensionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'opzione per il regime pensionistico, una volta esercitata, è da considerarsi irrevocabile e non può essere modificata successivamente, soprattutto dopo la cessazione dal servizio.
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Ricostruzione carriera docenti: no al servizio senza titolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un docente che chiedeva il riconoscimento, ai fini della ricostruzione carriera docenti, del servizio pre-ruolo svolto in parte presso una scuola paritaria e in parte senza il titolo di studio richiesto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tali periodi di servizio non sono valutabili ai fini dell'anzianità e che la discriminazione basata sulla direttiva 1999/70/CE non è configurabile in questi casi specifici. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, consolidando l'orientamento sulla non validità di tale servizio.
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Equo indennizzo procedura fallimentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14542/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo dell'equo indennizzo in una procedura fallimentare. In caso di eccessiva durata di un procedimento fallimentare, il valore massimo dell'indennizzo non deve essere calcolato sulla base dell'importo effettivamente recuperato dal creditore, ma sull'intero valore del credito per cui è stata presentata domanda di ammissione al passivo. La Corte ha ritenuto irrazionale legare l'indennizzo a un importo, quello recuperato, che dipende da variabili estranee alla durata del processo, accogliendo così il ricorso dei creditori e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova determinazione.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza tutti?
In una complessa causa immobiliare, la Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria evidenziando un vizio di notifica. L'appellante non aveva notificato il ricorso a due società, parti necessarie del giudizio in quanto garanti. La Corte ha ordinato l'integrazione del contraddittorio, sottolineando l'importanza del litisconsorzio necessario per la validità del processo in caso di cause inscindibili.
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Revoca rinuncia riserva appalti: la Cassazione decide
In un caso riguardante un appalto pubblico, un'impresa aveva rinunciato a una riserva per maggiori costi. La Corte d'Appello ha ritenuto tale rinuncia irrevocabile. L'impresa ha contestato questa decisione, sostenendo la natura provvisoria della rinuncia. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione di diritto sulla revoca della rinuncia alla riserva, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Riunione dei ricorsi: Cassazione e revocazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto la riunione dei ricorsi pendenti contro una sentenza d'appello e contro la successiva pronuncia sulla sua revocazione. La decisione si fonda sul principio di connessione, applicando in via analogica l'art. 335 c.p.c. per garantire una trattazione congiunta ed evitare giudicati contrastanti. La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo per la discussione unitaria.
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Usucapione servitù: possesso del dante causa vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14538/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni promittenti venditori, confermando l'avvenuta usucapione di una servitù di passaggio a favore del promissario acquirente. Il caso verteva su un preliminare di vendita non seguito dal definitivo e sulla successiva richiesta del compratore di accertare l'usucapione della servitù. La Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo del ventennio necessario, l'attuale proprietario può sommare il proprio possesso a quello del suo dante causa (accessione nel possesso, art. 1146 c.c.), anche se al momento dell'inizio del passaggio non era ancora proprietario del fondo dominante. La decisione ha inoltre ribadito i criteri per definire una servitù come 'apparente' e quindi usucapibile.
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Distrazione spese di lite: l’errore si corregge
Un avvocato ottiene dalla Corte di Cassazione la correzione di un'ordinanza che aveva omesso la distrazione spese di lite a suo favore. La Corte ribadisce che la richiesta, se presente negli atti, obbliga alla correzione dell'errore materiale, e che tale procedura non richiede la notifica al proprio assistito.
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Sospensione dell’esecuzione: onere di notifica e danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14536/2024, chiarisce che nessuna responsabilità per danni può sorgere a carico del creditore procedente se la vendita dei beni pignorati avviene prima della notifica del provvedimento di sospensione dell'esecuzione. L'onere di comunicare tempestivamente l'ordine del giudice ricade sul debitore opponente, non potendosi pretendere che il creditore verifichi autonomamente la presenza di tali provvedimenti nel fascicolo telematico.
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Arricchimento imposto: no a pagamenti extra budget
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento per prestazioni fornite oltre il budget concordato con l'Ente Sanitario Pubblico, a seguito del trasferimento urgente di pazienti da un'altra struttura. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, qualificando la situazione come 'arricchimento imposto'. Poiché l'ente pubblico aveva manifestato la sua contrarietà a spese superiori al limite pattuito, non è tenuto a corrispondere alcun indennizzo per le prestazioni extra budget, anche se effettivamente ricevute.
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