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Giurisprudenza Civile

Rifiuto rientro al lavoro: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rifiuto rientro al lavoro da parte di un dipendente, a seguito di una sentenza di reintegro provvisoriamente esecutiva, costituisce assenza ingiustificata e legittima il licenziamento. I lavoratori, dopo aver ottenuto una sentenza che dichiarava illegittimo il loro trasferimento e ordinava il ripristino del rapporto, si erano rifiutati di riprendere servizio sostenendo che la pronuncia non fosse ancora definitiva. La Corte ha chiarito che le sentenze di condanna al reintegro sono immediatamente esecutive, anche se impugnate, e il rifiuto del lavoratore è contrario a buona fede.
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Clausola di salvaguardia: non basta per evitare l’usura
In un caso relativo a un contratto di leasing, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mera presenza di una clausola di salvaguardia non è sufficiente a escludere l'usura se vengono addebitate spese ulteriori non previste. Secondo la Corte, questa clausola trasforma il rispetto della soglia anti-usura in un'obbligazione contrattuale, spostando sulla società finanziaria l'onere di dimostrare, in caso di contestazione, di non aver superato i limiti di legge. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Sopraelevazione in condominio: limiti e differenze
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18036/2024, ha chiarito la distinzione fondamentale tra la modifica delle parti comuni e la vera e propria sopraelevazione in condominio. Il caso riguardava la realizzazione di abbaini e un lucernario sul tetto da parte del proprietario dell'ultimo piano. La Corte ha stabilito che tali opere, se comportano l'appropriazione di parti comuni come il tetto, non rientrano nel diritto di sopraelevazione ma costituiscono un'innovazione vietata. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questa distinzione e sulla verifica della sicurezza statica dell'edificio.
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Presunzione di condominialità: il suolo è di tutti?
In una controversia sulla proprietà del sottosuolo di un complesso immobiliare, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. I giudici avevano escluso la natura comune del suolo basandosi solo sull'interpretazione del regolamento. La Suprema Corte ha invece ribadito che il punto di partenza deve essere sempre la presunzione di condominialità del suolo stabilita dall'art. 1117 c.c. Tale presunzione può essere vinta solo da un'espressa riserva di proprietà contenuta nel primo atto di vendita che ha dato origine al condominio, documento che i giudici di merito non avevano correttamente individuato e analizzato.
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Estinzione del giudizio: la guida completa
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso accettata dalla controparte. Il caso riguarda un lavoratore che, dopo aver impugnato una sentenza d'appello sfavorevole, ha rinunciato al proprio ricorso. La controparte, un'azienda, ha accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, in questi casi, non vi è condanna alle spese e il ricorrente è esonerato dal pagamento del doppio del contributo unificato.
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Contestazione decreti 169 bis l.fall.: la Cassazione
La Corte di Cassazione stabilisce che i provvedimenti del giudice delegato, emessi ai sensi dell'art. 169 bis della legge fallimentare per la sospensione o lo scioglimento di contratti pendenti in un concordato preventivo, possono essere contestati in un giudizio ordinario. Tali decreti, avendo natura di meri atti di amministrazione e non decisoria, non passano in giudicato. Pertanto, la parte che si ritiene lesa, come un istituto di credito nel caso di specie, può agire in un processo a cognizione piena per far valere la nullità o l'inefficacia di tali provvedimenti, senza che ciò sia precluso dal reclamo endo-concorsuale o dall'omologazione del concordato.
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Ripristino rapporto di lavoro: quando è effettivo?
La Corte di Cassazione chiarisce che il ripristino rapporto di lavoro, dopo una sentenza che ne accerta l'esistenza, si perfeziona solo con la comunicazione al lavoratore di tutti gli elementi essenziali del contratto (luogo, orario, mansioni), non essendo sufficiente un generico invito a presentarsi in azienda. Di conseguenza, il licenziamento per assenza ingiustificata intimato prima di tale comunicazione è illegittimo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Sanzioni accessorie: si può fare ricorso dopo il pagamento?
Un privato ha pagato una sanzione pecuniaria per aver creato un accesso non autorizzato su una strada, ma ha contestato la sanzione accessoria che imponeva il ripristino dei luoghi. La Corte di Cassazione ha chiarito che il pagamento in misura ridotta della multa non preclude la possibilità di proporre opposizione contro le sanzioni accessorie. Pagare la multa equivale a una rinuncia a contestare solo la parte economica, ma non le altre conseguenze, come l'obbligo di rimuovere l'opera.
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Licenziamento per giusta causa e bonifici indebiti
Una lavoratrice è stata licenziata per aver trattenuto pagamenti indebiti, ricevuti sul proprio conto corrente, per un importo superiore al suo stipendio annuale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, sottolineando che la condotta dolosa della dipendente ha irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. La successiva restituzione delle somme non è stata ritenuta sufficiente a sanare la gravità del comportamento.
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Interessi usurari conto corrente: la CTU è decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni correntisti in una causa per interessi usurari conto corrente. La decisione si fonda sulla mancata contestazione specifica della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) del primo grado, che aveva escluso il superamento del tasso soglia. La Corte ha ribadito che non è possibile, in sede di legittimità, sostituire la valutazione del perito del tribunale con quella di parte, confermando la condanna al pagamento di una somma inferiore a quella originariamente richiesta dalla banca.
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Conguagli regolatori: legittimi gli arretrati?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sulla legittimità dei conguagli regolatori richiesti retroattivamente da una società di gestione idrica. Il caso nasce dalla contestazione di alcuni utenti riguardo a fatture per consumi risalenti a diversi anni prima. La Corte ha evidenziato un contrasto giurisprudenziale e la necessità di un intervento chiarificatore sulla possibilità di applicare tariffe integrative a consumi già effettuati, bilanciando il principio europeo del recupero dei costi con la tutela dell'affidamento degli utenti.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18008/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da un lavoratore per recarsi dal deposito aziendale al primo cliente e dall'ultimo cliente al deposito, utilizzando un mezzo aziendale, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha chiarito che un accordo sindacale che preveda una franchigia non retribuita per tale spostamento è nullo. Inoltre, ha precisato che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, il giudice deve procedere alla quantificazione delle somme dovute, anche utilizzando i dati di geolocalizzazione aziendali, senza poter rigettare la domanda solo perché il lavoratore non ha fornito una prova specifica e dettagliata dei minuti esatti.
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Delibera condominiale annullabile: il caso Cassazione
Una società costruttrice, esentata dal pagamento delle spese condominiali per le unità invendute da un regolamento contrattuale, si è vista addebitare tali costi da una delibera assembleare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale delibera non è nulla, ma si tratta di una delibera condominiale annullabile. Di conseguenza, doveva essere impugnata entro il termine di 30 giorni, altrimenti diventa definitiva. La ripetizione della violazione in più delibere non trasforma il vizio in nullità.
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Modifica servitù di passaggio: l’accordo è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18004/2024, ha stabilito che un accordo scritto per la modifica servitù di passaggio, completo di planimetria, costituisce un contratto definitivo e vincolante. La parte che ha sottoscritto l'accordo non può rifiutarsi di adempiere, essendo obbligata a realizzare il nuovo percorso a proprie spese. La Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria del fondo servente, che sosteneva la natura meramente preliminare e indeterminata dell'accordo, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Legittimazione processuale condominio: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18003/2024, ha stabilito principi fondamentali sulla legittimazione processuale del condominio. Ha chiarito che i singoli condomini possono agire per tutelare i beni comuni in modo concorrente con l'amministratore. Inoltre, ha precisato che un giudice non può sindacare incidentalmente la validità di una delibera assembleare annullabile e che, in caso di difetto di autorizzazione, deve essere concesso un termine per la regolarizzazione.
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Responsabilità del mandatario: quando è contrattuale?
Un investitore ha affidato la gestione del proprio patrimonio a un conoscente, subendo ingenti perdite a causa di operazioni speculative e in conflitto di interessi. Le corti di merito hanno qualificato il rapporto come un mandato, accertando la responsabilità contrattuale del gestore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la consegna di procure e credenziali bancarie sono elementi sufficienti a provare l'esistenza di un contratto di mandato, e ha ribadito i limiti del proprio sindacato sulla motivazione delle sentenze di merito. Questa ordinanza definisce i contorni della responsabilità del mandatario.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
Una società, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un decreto della Corte d'Appello, ha successivamente dichiarato di rinunciare al ricorso stesso. La controparte ha accettato la rinuncia e ha acconsentito alla compensazione delle spese legali. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine al contenzioso.
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Scioglimento preliminare: quando è valido nel concordato?
Una famiglia di promissari acquirenti ha contestato lo scioglimento dei propri contratti preliminari, previsto nel piano di concordato preventivo di una società immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il loro ricorso, annullando la decisione della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano verificato adeguatamente se lo scioglimento fosse avvenuto tramite un valido accordo scritto (mutuo consenso) o attraverso la necessaria autorizzazione del tribunale, come richiesto dalla legge fallimentare per lo scioglimento preliminare dei contratti pendenti.
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Compenso avvocato revocatoria: il valore della causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17996/2024, chiarisce i criteri per la liquidazione del compenso dell'avvocato in un'azione revocatoria. La Corte stabilisce che il valore della causa non è indeterminato, ma deve essere calcolato in base al valore effettivo della controversia, permettendo al giudice di adeguare l'onorario in caso di manifesta sproporzione con il valore formale della domanda. Viene inoltre confermato che la richiesta di compensi separati per più avvocati, se non avanzata in primo grado, è inammissibile in sede di reclamo.
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Termine ricorso cassazione concordato: 30 giorni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17995/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da un'agenzia governativa contro una società in concordato preventivo. La decisione si fonda sulla tardività del ricorso, depositato oltre il termine perentorio di trenta giorni. La Corte ha ribadito che, in materia di concordato, il termine per il ricorso per cassazione decorre dalla comunicazione del decreto della Corte d'Appello e non è soggetto a sospensione feriale, sottolineando l'esigenza di celerità che caratterizza le procedure concorsuali.
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