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Giurisprudenza Civile

Regolarità contributiva: sì ai fondi in concordato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società editoriale a cui erano stati negati contributi pubblici per l'editoria a causa della mancata regolarità contributiva. La società si trovava in concordato preventivo, una procedura che sospende i pagamenti dei debiti pregressi. La Corte ha confermato che l'ammissione al concordato preventivo costituisce una causa di sospensione legale dei pagamenti, rendendo l'impresa di fatto regolare ai fini dell'ottenimento dei contributi. Tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello per motivi procedurali, poiché la Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile il motivo di gravame relativo all'importo del contributo dovuto, qualificandolo come nuova eccezione anziché come mera difesa.
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Trattamento perequativo: sì anche senza accordo
La Cassazione conferma il diritto al trattamento perequativo per dipendenti universitari che svolgono attività assistenziale in ospedale, anche per il periodo precedente a un accordo formale del 2006. Decisiva la mancata contestazione specifica delle mansioni svolte da parte dell'Università e dell'Azienda Ospedaliera.
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Ricorso inammissibile: i requisiti per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una ex dipendente contro la condanna al risarcimento danni per appropriazione indebita. La decisione si fonda sulla non conformità dell'atto ai requisiti di legge, che deve contenere motivi specifici e argomentati e non una mera elencazione di norme. Questo caso evidenzia l'importanza cruciale del rispetto del paradigma legale per accedere al giudizio di legittimità.
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Vittime del dovere: assegno vitalizio equiparato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9494/2024, ha stabilito che l'assegno vitalizio per le vittime del dovere deve essere equiparato a quello, di importo superiore, previsto per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Gli eredi di una vittima del dovere si erano visti negare l'adeguamento dell'assegno dai giudici di merito. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che il principio di uguaglianza e la consolidata giurisprudenza impongono un trattamento economico identico, respingendo l'idea di un adeguamento graduale.
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Giudicato cassatorio: i limiti del giudice del rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9500/2024, chiarisce i vincoli del giudice del rinvio rispetto al principio del giudicato cassatorio. Il caso riguarda una controversia su un patto di esclusiva. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva erroneamente ritenuto 'giudicata' una questione che la stessa Cassazione aveva invece demandato per un nuovo esame di merito, cassando la sentenza e rinviando nuovamente la causa alla Corte d'Appello.
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Recesso anticipato contratto a progetto: guida pratica
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento del danno per recesso anticipato da un contratto a progetto. La controversia verteva sulla durata del contratto, risolta valorizzando una copia corretta e siglata solo dall'azienda ma prodotta in giudizio dal lavoratore. La Corte ha stabilito che la produzione in giudizio equivale a sottoscrizione e ha chiarito che la richiesta di risarcimento, anche se parametrata alla retribuzione mancata, non costituisce una domanda di natura retributiva.
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Revoca incarico dirigenziale: onere della prova P.A.
Un dirigente pubblico, il cui incarico a tempo determinato era stato revocato anticipatamente, ha ottenuto ragione in tribunale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9480/2024, ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Amministrazione. Il punto focale della decisione è l'onere della prova: spetta all'ente pubblico dimostrare concretamente la sussistenza di una giusta causa o di una giustificatezza per la revoca incarico dirigenziale, onere che in questo caso non è stato assolto.
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Patto di stabilità: risarcimento per inadempimento
Una società, promittente venditrice di un complesso industriale, si era impegnata in un contratto preliminare a garantire un patto di stabilità triennale per i lavoratori, che sarebbero stati assunti dalla società acquirente. A causa dell'inadempimento della venditrice, il contratto definitivo non è stato stipulato e i lavoratori sono stati licenziati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società venditrice al risarcimento del danno, chiarendo che il diritto dei lavoratori deriva dalla violazione dell'obbligo contrattuale assunto in loro favore (contratto a favore di terzo), e non dalle norme sul licenziamento illegittimo.
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Trattamento perequativo: sì se l’attività è svolta
La Cassazione conferma il diritto al trattamento perequativo per due dipendenti universitarie che svolgevano attività assistenziale in un'azienda ospedaliera. La Corte ha stabilito che la prova dell'effettivo svolgimento delle mansioni prevale sulla formalizzazione di accordi, respingendo i ricorsi dell'Università e dell'Azienda Ospedaliera.
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Sdemanializzazione tacita: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che si opponeva all'usucapione di una strada, precedentemente pubblica, da parte del vicino. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ravvisato una sdemanializzazione tacita del bene. Secondo la Suprema Corte, la valutazione dei fatti che dimostrano l'intenzione del Comune di rinunciare alla natura pubblica della strada (come varianti al piano regolatore e mancanza di manutenzione) spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Risarcimento danno direttiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un risarcimento danno direttiva, dovuto dallo Stato per la mancata attuazione di una normativa europea a tutela delle vittime di reati violenti. L'ordinanza chiarisce un importante principio processuale: se in appello non viene specificamente contestato l'ammontare (quantum) del risarcimento stabilito in primo grado, tale punto non può essere sollevato per la prima volta in Cassazione. La Corte ha quindi rigettato il ricorso dello Stato, non per una valutazione nel merito della quantificazione del danno, ma perché il motivo del ricorso verteva su una questione estranea al perimetro del giudizio di appello, confermando così la condanna.
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Servitù di passaggio apparente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9450/2024, interviene su un caso di servitù di passaggio apparente tra fondi originariamente appartenenti a un unico proprietario e poi divisi tra eredi. La Corte ha cassato la decisione di merito, chiarendo che la sola esistenza di una strada o di un sentiero non è sufficiente per dimostrare il requisito dell'apparenza. È necessario un 'quid pluris', ovvero la prova che tali opere siano state realizzate specificamente per dare accesso al fondo dominante attraverso quello servente, manifestando in modo non equivoco l'esistenza di un peso stabile.
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Responsabilità Direttore Lavori: quando è inammissibile
Un direttore dei lavori ricorre in Cassazione contro una condanna per risarcimento danni dovuti a vizi costruttivi in un condominio. Anche il condominio presenta un ricorso incidentale per il mancato rimborso di alcune spese. La Corte Suprema dichiara entrambi i ricorsi inammissibili, stabilendo che la Cassazione non può riesaminare i fatti o la valutazione delle prove del giudice di merito. La decisione riafferma la distinzione tra errore di diritto e riesame del merito, consolidando la responsabilità del direttore lavori per omessa vigilanza.
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Cessione del credito: diritti del cessionario e clausole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9479/2024, ha chiarito importanti aspetti sulla cessione del credito. Nel caso esaminato, una società debitrice si opponeva al precetto di un nuovo creditore (cessionario), sostenendo che il debito originario fosse stato estinto da una transazione e che, in ogni caso, il nuovo creditore non potesse avvalersi della clausola risolutiva espressa contenuta in tale accordo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la transazione in questione era conservativa e non novativa, quindi non aveva estinto il rapporto originario. Di conseguenza, con l'inadempimento del debitore, il debito originario è tornato esigibile. Fondamentalmente, la Corte ha affermato che la cessione del credito trasferisce al cessionario non solo il diritto alla prestazione, ma anche tutti i diritti accessori, inclusa la facoltà di avvalersi della clausola risolutiva espressa, in quanto strumento di tutela del credito stesso.
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Acquisizione sanante blocca la demolizione di opere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9448/2024, ha stabilito che un provvedimento di acquisizione sanante, emesso dalla Pubblica Amministrazione durante un processo civile, rende improcedibile la domanda di demolizione di un'opera di pubblica utilità costruita in violazione delle distanze legali. Sebbene la giurisdizione resti del giudice ordinario, il diritto del proprietario danneggiato viene convertito da una richiesta di ripristino e risarcimento a un diritto all'indennizzo omnicomprensivo.
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Cambio appalto: licenziamento illegittimo se peggiora
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di alcune operatrici di call center a seguito di un cambio appalto. Le lavoratrici avevano rifiutato l'assunzione da parte della nuova società appaltatrice a causa di condizioni economiche e normative peggiorative. La Corte ha stabilito che il rifiuto è legittimo e che il licenziamento da parte della società uscente, basato su criteri di scelta non estesi a tutto il personale fungibile, è nullo, ordinando la reintegra e il risarcimento.
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Contratto lavoro sportivo: inefficacia e fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente sportivo contro il fallimento di una società calcistica. La Corte ha stabilito che il suo contratto lavoro sportivo è divenuto inefficace non a causa del fallimento, ma a seguito della mancata iscrizione della squadra al campionato, evento di cui il dirigente stesso era stato ritenuto responsabile. Di conseguenza, il suo credito per le retribuzioni non è stato ammesso allo stato passivo del fallimento.
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Doppio contributo e gratuito patrocinio: la Cassazione
Una ricorrente, ammessa al gratuito patrocinio, ha chiesto alla Corte di Cassazione di correggere una precedente sentenza che la condannava al pagamento del cosiddetto "doppio contributo". La Corte ha rigettato l'istanza, chiarendo che la pronuncia del giudice si limita ad attestare il presupposto processuale (l'esito negativo dell'impugnazione) che fa scattare l'obbligo. Spetta poi alla cancelleria, in fase di riscossione, verificare le condizioni soggettive, come l'ammissione al gratuito patrocinio, che esentano effettivamente dal pagamento. Pertanto, non sussiste alcun errore materiale da correggere.
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Licenziamento disciplinare: uso improprio carta carburante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di servizi ambientali contro la sentenza che annullava il licenziamento disciplinare di un dipendente. L'accusa era di appropriazione di carburante per uso personale, ma le prove hanno dimostrato solo il rifornimento di un veicolo aziendale diverso da quello assegnato, una violazione procedurale ritenuta non abbastanza grave da giustificare il licenziamento, anche alla luce di prassi aziendali tollerate.
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Fondamento autonomo interessi: quando non sono dovuti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9485/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di obbligazioni pecuniarie. In un caso tra una società di servizi ambientali e un ente metropolitano, la Corte ha chiarito che gli interessi legali hanno un fondamento autonomo rispetto al debito principale. Se il giudice di primo grado omette di condannare al pagamento degli interessi e la parte creditrice non appella specificamente tale omissione, il giudice d'appello non può concederli d'ufficio. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata su questo punto, escludendo gli interessi dalla condanna finale.
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