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Giurisprudenza Civile

Collaboratori linguistici: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13490/2024, ha affrontato il caso di due collaboratori linguistici contro un'università per il corretto inquadramento retributivo e previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ateneo, confermando la natura privatistica del rapporto di lavoro. Il punto cruciale della decisione è il riconoscimento del diritto alla retribuzione per un collaboratore anche per il periodo di lavoro svolto dopo una dichiarazione di decadenza per cumulo di impieghi, stabilendo che le norme sull'incompatibilità del pubblico impiego non si applicano a questa categoria.
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Notifica Appello Lavoro: le conseguenze dell’omissione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13517/2024, ha confermato l'improcedibilità di un appello in materia di lavoro a causa della totale omissione della notifica del ricorso agli avversari. La Suprema Corte ha chiarito che, a differenza di una notifica viziata, la mancata notifica appello lavoro è un vizio insanabile che non consente la concessione di un nuovo termine per adempiere, determinando la chiusura del processo.
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Ferie non godute: obbligo di contribuzione per l’azienda
Una società del settore aereo contestava una richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per contributi su ferie non godute e altre indennità per i propri piloti. La Corte di Cassazione ha stabilito che le ferie sono un diritto irrinunciabile e non possono essere assorbite da altri periodi di riposo. Di conseguenza, l'obbligo di versare i contributi previdenziali sulle ferie non godute sorge per l'azienda anche se non viene corrisposta alcuna indennità sostitutiva al lavoratore, confermando la posizione dell'ente.
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Onere della prova appalto: chi prova l’adempimento?
In una controversia tra un'impresa edile e un condominio per il saldo di lavori, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale sull'onere della prova appalto. Se il committente contesta l'adempimento, spetta all'impresa appaltatrice dimostrare di aver eseguito i lavori a regola d'arte come pattuito. La semplice emissione di una fattura non costituisce prova sufficiente nel giudizio di merito, invertendo così la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente addossato la prova al condominio.
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Potere del giudice: no alla riduzione della sanzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il potere del giudice non include la possibilità di ridurre una sanzione disciplinare ritenuta sproporzionata, salvo casi eccezionali. Se un datore di lavoro chiede genericamente al giudice di applicare una sanzione "ritenuta di giustizia", sta impropriamente delegando il proprio potere disciplinare. Di conseguenza, la sanzione originaria deve essere dichiarata illegittima e annullata, non rimodulata.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e motivi di ricorso
Un lavoratore, dopo aver subito una sanzione disciplinare ridotta da un collegio arbitrale, ha tentato di annullare la decisione (lodo) davanti al Tribunale, lamentando presunte irregolarità. Il Tribunale ha respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo i rigidi limiti dell'impugnazione lodo arbitrale: non è possibile contestare la valutazione dei fatti compiuta dagli arbitri, ma solo specifici vizi procedurali. La Corte ha inoltre giudicato inammissibili i motivi di ricorso generici e non adeguatamente documentati.
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Produzione tardiva documenti: poteri del giudice
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per contributi omessi, lamentando una duplicazione della pretesa. L'ente previdenziale ha dimostrato un annullamento parziale del debito tramite la produzione tardiva documenti. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che nel rito del lavoro il giudice può ammettere prove indispensabili anche se tardive, esercitando i propri poteri istruttori d'ufficio per accertare la verità dei fatti.
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Licenziamento disciplinare: la falsa laurea lo giustifica
Un dipendente pubblico è stato licenziato per aver falsamente dichiarato di possedere una laurea in due diverse procedure di progressione economica. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ritenendolo una sanzione proporzionata alla gravità della condotta. La Corte ha sottolineato che la dichiarazione mendace, intenzionale e ripetuta nel tempo, ha irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario con l'amministrazione, a prescindere dal fatto che il titolo fosse o meno indispensabile per la progressione di carriera.
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Trattamento retributivo C.E.L.: No a parità con ricercatore
Una collaboratrice esperta linguistica (C.E.L.) assunta dopo il 1995 ha richiesto il medesimo trattamento retributivo C.E.L. di un ricercatore universitario, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, chiarendo che la normativa più favorevole si applica esclusivamente agli "ex lettori" per tutelare diritti pregressi. Per i C.E.L. di nuova assunzione, la retribuzione è correttamente definita dalla contrattazione collettiva, senza che ciò costituisca discriminazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Università sul divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria.
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Inquadramento lavorativo dopo incorporazione: la Guida
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore che, a seguito dell'incorporazione della sua azienda in un nuovo ente, chiedeva il mantenimento del suo precedente inquadramento lavorativo di 'Quadro'. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la nuova classificazione deve avvenire sulla base del contratto collettivo dell'ente incorporante e non è automatica. Ha sottolineato la legittimità del processo di reinquadramento gestito da un commissario straordinario, basato su tabelle di equiparazione sindacali e vincoli di invarianza finanziaria, come previsto da una legge speciale che disciplinava il trasferimento.
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Passaggio diretto lavoratori: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento del suo diritto al passaggio diretto a una nuova società gestrice di un servizio pubblico. La Corte ha stabilito che l'onere della prova dei requisiti necessari, come l'esclusiva adibizione a determinati servizi, spetta interamente al lavoratore. L'inserimento del suo nominativo in elenchi di personale da trasferire non è stato ritenuto prova sufficiente, avendo questi una natura meramente ricognitiva.
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Anzianità di servizio: vale il contratto formazione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo dell'anzianità di servizio, il periodo svolto con un contratto di formazione e lavoro deve essere sempre computato. Di conseguenza, è illegittima l'esclusione di due lavoratori da una procedura di progressione di carriera basata unicamente sulla data formale di trasformazione del loro contratto a tempo indeterminato. La Corte ha ribadito che la sostanza del rapporto di lavoro e la continuità del servizio prevalgono sulla data di conversione del contratto, garantendo così la corretta valutazione dell'anzianità di servizio.
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Contratto part-time: l’orario deve essere preciso
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle clausole di un contratto part-time che non specificavano in modo puntuale la collocazione temporale della prestazione lavorativa. In un caso riguardante un esattore di pedaggio, la Corte ha stabilito che la mera indicazione del monte ore mensile e della fascia oraria giornaliera non è sufficiente. Il contratto part-time deve definire con precisione giorni, settimane e mesi di lavoro per permettere al dipendente di organizzare la propria vita e altre eventuali attività lavorative, escludendo la possibilità per il datore di lavoro di decidere unilateralmente la programmazione dei turni. La decisione si fonda sulla normativa vigente al momento della stipula del contratto (D.Lgs. 61/2000).
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Inammissibilità domanda tardiva: la Cassazione decide
Un promissario acquirente ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo del fallimento di una società edile per la restituzione di una caparra. La domanda è stata respinta perché il ritardo non era giustificato da cause non imputabili. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando l'assenza di data certa del contratto preliminare e respingendo l'argomento del giudicato esterno. L'inammissibilità della domanda tardiva è stata quindi confermata.
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Ferie non godute docenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che i docenti a tempo determinato hanno diritto al pagamento delle ferie non godute al termine del contratto, a meno che l'amministrazione scolastica non dimostri di averli formalmente invitati a goderne, avvisandoli della possibile perdita. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte ha affermato che il divieto di monetizzazione non è automatico e va interpretato alla luce del diritto europeo, che tutela il diritto irrinunciabile alle ferie. L'onere di provare di aver messo il lavoratore in condizione di fruire delle ferie spetta al datore di lavoro.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e doppia conforme
Due proprietari appellano in Cassazione dopo essere stati condannati per violazione delle distanze edilizie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla regola della "doppia conforme", poiché la sentenza d'appello aveva confermato il giudizio di primo grado sugli stessi presupposti. Inoltre, gli argomenti degli appellanti sono stati considerati una mera critica alla valutazione dei fatti dei giudici di merito, un'attività preclusa in sede di legittimità.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione decide
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della propria pensione. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che la decadenza triennale introdotta nel 2011 si applica anche alle pensioni liquidate prima di tale data. Tuttavia, il termine di decadenza per il ricalcolo pensione decorre non retroattivamente, ma dalla data di entrata in vigore della nuova legge, limitando il diritto solo ai ratei arretrati maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale.
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Ricostruzione carriera ex lettori: sì al divisore 500
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13488/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la ricostruzione carriera ex lettori di lingua straniera. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva avallato un calcolo retributivo basato su un divisore orario di 750 ore, derivato da una normativa successiva e non pertinente (L. 240/2010). È stato invece affermato che il corretto parametro, ai sensi della L. 63/2004, è il divisore di 500 ore, che rappresenta l'impegno orario annuo pieno per tale categoria, da rapportare alla retribuzione del ricercatore confermato a tempo definito. La sentenza ha inoltre ribadito che il diritto alla ricostruzione della carriera non è precluso da precedenti giudicati formatisi su diverse basi normative.
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Risarcimento contratti a termine: no se non si supera il limite
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per contratti a termine a una dirigente medico del settore pubblico. La decisione si fonda sulla constatazione che la durata complessiva dei contratti non aveva superato il limite legale di 36 mesi, requisito fondamentale per poter configurare un'abusiva reiterazione e, di conseguenza, il diritto al risarcimento. Il ricorso della lavoratrice, assunta a tempo indeterminato in base a una legge poi dichiarata incostituzionale e successivamente licenziata, è stato respinto anche per vizi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Preavviso licenziamento comporto: obbligo per l’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13491/2024, ha stabilito che la mancata comunicazione da parte del datore di lavoro dell'imminente superamento del periodo di comporto, se prevista dal CCNL, rende il licenziamento illegittimo. Questo obbligo di preavviso licenziamento comporto è un elemento essenziale per il corretto esercizio del potere di recesso e la sua violazione comporta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
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