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Diritto Fallimentare

Impugnazione stato passivo: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni creditori postergati contro l'ammissione di un credito ipotecario allo stato passivo di un fallimento. L'ordinanza sottolinea l'importanza dei requisiti procedurali, come l'autosufficienza del ricorso e il divieto di sollevare nuove questioni in sede di legittimità. La decisione ribadisce che l'impugnazione dello stato passivo deve essere fondata su motivi specifici, completi e tempestivamente dedotti nei gradi di merito, pena la sua reiezione per vizi formali.
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Iscrizione ipotecaria fallimento: la data che conta
Una società finanziaria si oppone alla decisione di un tribunale di declassare il suo credito da ipotecario a chirografario nel contesto di un fallimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'efficacia ventennale dell'iscrizione ipotecaria nel fallimento si valuta alla data di deposito della domanda di ammissione al passivo. Tale momento 'cristallizza' la garanzia, rendendola efficace per tutta la durata della procedura, indipendentemente dalla successiva scadenza del ventennio.
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Valore del bene evitto: come si calcola nella permuta
Una società, a seguito di evizione da un immobile ricevuto tramite permuta, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare della controparte per il valore indicato nel contratto. La Cassazione ha stabilito che, in caso di permuta, il credito per il valore del bene evitto si calcola in base al suo valore di mercato effettivo al momento della stipula, e non secondo il prezzo consensualmente pattuito, confermando la decisione del tribunale di merito.
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Credito garantito da terzo: no al passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26557/2024, ha stabilito che il titolare di un credito garantito da terzo tramite ipoteca su un bene poi confluito in un fallimento, non può utilizzare la procedura di verificazione del passivo. La Corte ha chiarito che tale creditore non è un diretto creditore del fallito e deve, invece, intervenire nella fase di ripartizione del ricavato dalla vendita del bene per far valere la propria garanzia reale.
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Equa riparazione: durata processo e incapienza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26530/2024, ha stabilito che i creditori hanno diritto all'equa riparazione per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare anche quando il curatore dichiara l'incapienza dell'attivo. Tale dichiarazione, infatti, non conclude il procedimento né elimina il pregiudizio derivante dal ritardo, pertanto il tempo ai fini del calcolo dell'indennizzo continua a decorrere fino alla chiusura formale della procedura.
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Clausola penale leasing: quando è valida e non eccessiva
Una società di leasing ha terminato un contratto di leasing immobiliare per inadempimento. La curatela fallimentare della società utilizzatrice ha citato in giudizio la concedente per ottenere la riduzione della clausola penale. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della clausola penale leasing, ritenendola non manifestamente eccessiva in quanto bilanciava il diritto della concedente al risarcimento con il diritto dell'utilizzatore a ricevere il valore del bene restituito.
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Interruzione processo: quando inizia a decorrere?
Un Ministero impugnava una decisione che aveva dato ragione a una società. Durante l'appello, la società falliva. La Corte d'Appello dichiarava estinto il processo per tardiva riassunzione, facendo decorrere il termine dal semplice deposito di un documento. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che in caso di interruzione processo per fallimento, il termine per la riassunzione decorre solo dalla conoscenza legale della dichiarazione giudiziale di interruzione, non dal semplice deposito di atti o dalla conoscenza di terzi.
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Divieto di patto commissorio: nullo il lease back
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un'operazione di 'sale and lease back' per violazione del divieto di patto commissorio. Il caso riguardava la vendita di un immobile da una società a un'impresa di leasing, che lo ha poi concesso in locazione finanziaria a una società collegata alla venditrice e in grave difficoltà economica. La Corte ha ritenuto che l'intera operazione fosse un meccanismo per garantire un finanziamento in frode alla legge, identificando diversi elementi sintomatici come la crisi finanziaria dell'utilizzatore e le condizioni contrattuali anomale.
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Sale and lease back: quando è nullo per patto commissorio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un'operazione di sale and lease back. La decisione si basa sulla presenza di indici sintomatici, come una preesistente situazione debitoria e la sproporzione tra valore del bene e prezzo, che rivelavano una violazione del divieto di patto commissorio, mascherando una funzione di garanzia anziché una vera compravendita.
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Esdebitazione: quando il 4% è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26303/2024, ha concesso il beneficio dell'esdebitazione a un imprenditore fallito. La Corte ha stabilito che un soddisfacimento dei creditori pari al 4,09% non può essere considerato 'affatto irrisorio' e, pertanto, non osta alla liberazione dai debiti residui. La decisione ribalta i precedenti giudizi di merito che avevano negato il beneficio, chiarendo che l'esdebitazione va concessa a meno che i creditori non siano rimasti totalmente insoddisfatti.
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Sospensione esecuzione: no automatismo con sovraindebito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che l'avvio di una procedura di sovraindebitamento non comporta la sospensione esecuzione automatica delle azioni esecutive individuali. Un debitore, che aveva ricevuto un precetto per oneri condominiali, si era opposto chiedendo la sospensione in virtù della pendenza della procedura di composizione della crisi. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che solo il giudice delegato alla procedura di sovraindebitamento può disporre il divieto di iniziare o proseguire le esecuzioni, e non il giudice dell'esecuzione di sua iniziativa. La semplice presentazione della domanda di sovraindebitamento non ha, quindi, alcun effetto sospensivo.
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Contratto di trasporto: quando si applica la prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società ferroviaria contro l'esclusione di un suo credito dal passivo fallimentare di un'azienda cliente. Il caso verteva sulla corretta qualificazione di un accordo per la fornitura di biglietti: la Corte ha confermato la decisione di merito che lo ha inquadrato non come un generico accordo di fornitura, ma come un contratto quadro che dava origine a singoli contratti di trasporto. Di conseguenza, si applica la prescrizione breve di un anno prevista dall'art. 2951 c.c., con la conseguente estinzione del credito, poiché non reclamato in tempo utile.
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Onere della prova prescrizione: la Cassazione decide
Un professionista richiede il pagamento di un credito a una società fallita, ma il curatore eccepisce la prescrizione. La Corte di Cassazione conferma che l'onere della prova prescrizione grava sul creditore per quanto riguarda i fatti interruttivi. Il debitore deve solo allegare l'inerzia del titolare del diritto. Poiché il professionista non ha provato una data successiva di conclusione della prestazione che interrompesse i termini, il suo ricorso è stato respinto.
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Clausola penale leasing: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26258/2024, si è pronunciata sulla validità della clausola penale leasing in un contratto risolto per inadempimento prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. Il caso riguardava la richiesta di una curatela fallimentare di ridurre la penale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che se il contratto prevede un meccanismo di 'patto di deduzione', che sconta dal credito del concedente il valore del bene recuperato, non si verifica un ingiustificato arricchimento. Di conseguenza, la clausola è valida e non necessita di riduzione giudiziale, poiché già riequilibra le posizioni delle parti.
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Concessione abusiva di credito e nullità del mutuo
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito derivante da un mutuo garantito dallo Stato. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, dichiarando nullo il contratto per concessione abusiva di credito, ravvisando un concorso della banca nel reato di bancarotta semplice. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che per dichiarare la nullità non basta ipotizzare il reato, ma è necessaria una motivazione rigorosa che dimostri gli elementi oggettivi e soggettivi del concorso della banca, quale soggetto esterno, nel reato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Patto commissorio: quando il lease back è nullo?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fallita che chiedeva la nullità di un contratto di 'sale and lease back', sostenendo che violasse il divieto di patto commissorio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali non avevano riscontrato la prova dei tre indici sintomatici (situazione debitoria preesistente, difficoltà economica del venditore, sproporzione del prezzo) necessari a configurare l'illecito. È stato ribadito che tale accertamento è un'indagine di fatto, non rivalutabile in sede di legittimità, e che la presenza di un 'patto marciano' nel contratto rafforza la sua validità.
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Concessione abusiva di credito: stop alla banca
Una banca si è vista respingere la richiesta di ammissione del proprio credito in un fallimento a causa di una concessione abusiva di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che il giudice fallimentare può compiere una valutazione incidentale del danno causato dalla banca per 'paralizzare' e quindi respingere la sua pretesa creditoria, senza la necessità di un autonomo giudizio di responsabilità.
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Clausola penale leasing: l’intervento della Cassazione
Una società di leasing risolve un contratto per inadempimento e vende l'immobile. Il fallimento dell'utilizzatore contesta la clausola penale leasing ritenendola eccessiva. La Cassazione stabilisce che il giudice può valutare d'ufficio l'eccessività della penale, anche se non esplicitamente sollevata in appello, cassando la decisione precedente.
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Onere della prova professionista: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26166/2024, ha rigettato il ricorso di un advisor finanziario la cui richiesta di compenso era stata esclusa dal passivo di un fallimento. La Corte ha ribadito che l'onere della prova professionista grava su quest'ultimo: in caso di contestazione da parte del curatore fallimentare sull'adempimento, spetta al professionista dimostrare di aver eseguito la prestazione con la dovuta diligenza e in modo completo, non essendo sufficiente la mera allegazione dell'incarico ricevuto.
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Credito prededucibile: quando è valido nel fallimento
Un professionista aveva assistito una società in una procedura di concordato preventivo, poi non omologata. Successivamente, la società è fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del professionista può essere considerato un credito prededucibile nel fallimento, anche se c'è stato un intervallo di tempo tra le due procedure. Il fattore decisivo è la "consecuzione tra procedure", ovvero se il fallimento deriva dallo stesso stato di crisi che ha originato il concordato. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione basata su questo principio.
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