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Diritto Commerciale

Onere della prova carburante: la misura unilaterale
Un gestore di una stazione di servizio ha richiesto al fornitore il rimborso per i cali di volume del carburante, basando la sua pretesa su misurazioni da lui stesso effettuate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova carburante: una misurazione unilaterale, condotta senza la partecipazione della controparte (in contraddittorio), non ha valore di prova in un contenzioso contrattuale privato. Le procedure valide ai fini fiscali non sono automaticamente applicabili nei rapporti tra privati.
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Donazione indiretta: la forma dell’atto pubblico
La Corte di Cassazione ha chiarito che una promessa gratuita, qualificabile come donazione indiretta, non richiede la forma solenne dell'atto pubblico per la sua validità. Nel caso specifico, l'impegno di una società a estinguere i mutui di un terzo, sebbene considerato un atto di liberalità, è stato ritenuto potenzialmente valido in quanto formalizzato tramite scrittura privata, forma sufficiente per il negozio utilizzato. La Corte ha cassato la decisione del tribunale che aveva erroneamente dichiarato nullo l'impegno per vizio di forma, rinviando la causa per un nuovo esame basato sul corretto principio della donazione indiretta.
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Recesso agente: quando il ricorso è inammissibile
Un agente di commercio ha impugnato il licenziamento per giusta causa dovuto al mancato raggiungimento degli obiettivi contrattuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del recesso agente. La Corte ha chiarito che non può riesaminare i fatti del caso e che non è possibile introdurre nuove questioni legali, come la presunta vessatorietà di una clausola, per la prima volta in sede di legittimità.
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Leasing traslativo: la Cassazione sulla risoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di leasing contro l'esclusione del proprio credito dal passivo fallimentare di una società utilizzatrice. L'ordinanza ribadisce che, per un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento dell'utilizzatore e prima dell'entrata in vigore della L. 124/2017, si applica in via analogica l'art. 1526 c.c. La società concedente deve formulare una domanda completa, che includa la restituzione dei canoni e la richiesta di un equo compenso, non potendosi limitare a chiedere le rate insolute.
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Conflitto di interessi nel concordato: creditore-debitore
La Corte di Cassazione esamina un caso di concordato preventivo in cui un creditore, che è anche il principale debitore della società proponente, ha votato contro il piano. L'ordinanza interlocutoria analizza il potenziale conflitto di interessi, poiché l'esito negativo del concordato e il conseguente fallimento avrebbero liberato il creditore dal suo debito. La Corte ha ritenuto la questione di tale rilevanza da rinviare la causa a una pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti, confermando che la clausola 'a prima richiesta e senza eccezioni' qualifica l'accordo come contratto autonomo di garanzia e non come fideiussione. Di conseguenza, le eccezioni sulla nullità per violazione della normativa antitrust, applicabile al modello ABI per le fideiussioni omnibus, sono state respinte in quanto non pertinenti a questa diversa tipologia contrattuale.
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Clausola penale leasing: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18063/2024, ha rigettato il ricorso dell'erede di un fideiussore contro una società bancaria. La Corte ha stabilito che la clausola penale in un contratto di leasing traslativo, anteriore alla riforma del 2017, non è nulla ma può essere equamente ridotta dal giudice. Ha inoltre confermato la validità della rinuncia preventiva alla tutela ex art. 1957 c.c. da parte del fideiussore, chiarendo che tale clausola non necessita di approvazione specifica. L'ordinanza affronta anche questioni procedurali sulla competenza territoriale e sui vizi di motivazione, dichiarando i relativi motivi inammissibili.
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Usura interessi di mora: la motivazione del giudice
In un caso di leasing, la Corte di Cassazione ha annullato una decisione d'appello per motivazione inesistente sul calcolo dell'usura interessi di mora. La Corte ha ribadito che il giudice ha il dovere di conoscere e applicare i decreti ministeriali che fissano le soglie di usura (principio iura novit curia), anche se non prodotti dalle parti, poiché costituiscono fonti integrative del diritto.
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Clausola di salvaguardia: non basta per evitare l’usura
In un caso relativo a un contratto di leasing, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mera presenza di una clausola di salvaguardia non è sufficiente a escludere l'usura se vengono addebitate spese ulteriori non previste. Secondo la Corte, questa clausola trasforma il rispetto della soglia anti-usura in un'obbligazione contrattuale, spostando sulla società finanziaria l'onere di dimostrare, in caso di contestazione, di non aver superato i limiti di legge. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità del mandatario: quando è contrattuale?
Un investitore ha affidato la gestione del proprio patrimonio a un conoscente, subendo ingenti perdite a causa di operazioni speculative e in conflitto di interessi. Le corti di merito hanno qualificato il rapporto come un mandato, accertando la responsabilità contrattuale del gestore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la consegna di procure e credenziali bancarie sono elementi sufficienti a provare l'esistenza di un contratto di mandato, e ha ribadito i limiti del proprio sindacato sulla motivazione delle sentenze di merito. Questa ordinanza definisce i contorni della responsabilità del mandatario.
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Concordato preventivo e fallimento: cosa succede?
Una società alimentare, dopo la revoca dell'omologazione del suo concordato preventivo, ricorre in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, viene dichiarata fallita con sentenza definitiva. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso, affermando che il rapporto tra concordato preventivo e fallimento è di assorbimento: la successiva dichiarazione di fallimento assorbe l'intera controversia sulla crisi d'impresa, rendendo impossibile proseguire il giudizio separato sul concordato.
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Dolus causam dans: annullamento per contachilometri
Una società venditrice di auto usate è stata citata in giudizio da una concessionaria acquirente per l'annullamento di due contratti di compravendita a causa della manomissione dei contachilometri. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato la sentenza d'appello per motivazione contraddittoria, chiarendo la fondamentale distinzione tra dolus causam dans, che determina l'annullamento del contratto poiché il raggiro è stato essenziale per il consenso, e dolus incidens, che porta solo al risarcimento del danno perché il contratto sarebbe stato comunque concluso, ma a condizioni diverse. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Pagamento in contanti: risoluzione contratto slot
Un gestore di un locale risolve un contratto con una società installatrice di slot machine a causa dei pagamenti ricevuti in contanti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17985/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che il divieto di pagamento in contanti nel settore dei giochi è una norma imperativa che si applica a tutta la filiera, giustificando la risoluzione del contratto per inadempimento.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Clausola rischio cambio nel leasing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17958/2024, ha annullato una decisione di merito che aveva dichiarato la nullità di una clausola rischio cambio in un contratto di leasing. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della 'meritevolezza' di una clausola atipica, ai sensi dell'art. 1322 c.c., non deve basarsi su un'analisi astratta della sua convenienza economica o del suo squilibrio, ma deve indagare lo scopo pratico (causa concreta) perseguito dalle parti, verificando che non sia in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento come solidarietà e parità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Eccezione di inadempimento: il curatore può usarla?
Un professionista ha richiesto il pagamento del proprio compenso a una società fallita per l'assistenza prestata in una procedura concorsuale. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la prestazione del professionista fosse stata negligente e dannosa. La Corte di Cassazione ha confermato che il curatore può legittimamente sollevare nuove eccezioni in sede di opposizione allo stato passivo, respingendo il ricorso del professionista e negandogli il compenso a causa della sua grave negligenza professionale.
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Finanziamento enti pubblici: limiti per società multiutility
La Cassazione chiarisce i limiti del finanziamento a enti pubblici, stabilendo che le società di capitali multiutility non sono soggette al divieto di indebitamento per spese correnti previsto per gli enti territoriali. La Corte ha cassato la decisione che dichiarava nullo un contratto di finanziamento, affermando che tali società godono di autonomia negoziale secondo il codice civile, anche se partecipate da enti pubblici.
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Onere della prova inadempimento: la Cassazione decide
Una società investitrice chiede la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento di un'azienda agricola. La Corte d'Appello rigetta la domanda, invertendo l'onere della prova. La Cassazione cassa la sentenza, riaffermando che in tema di onere della prova inadempimento spetta al debitore dimostrare di aver adempiuto e non al creditore provare il contrario.
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare e i suoi garanti, dopo aver perso in primo grado e in appello una causa relativa a un contratto di leasing, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, lamentavano la mancata partecipazione al giudizio di una terza società. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i motivi inammissibili, sottolineando la mancanza di un concreto interesse ad impugnare sul punto, dato che erano stati i ricorrenti stessi a non citare la terza parte, configurando tale comportamento come un abuso del processo.
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Legittimazione passiva: chi paga il debito d’impresa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata a pagare per lavori agricoli. Nonostante sostenesse di aver agito per conto della sua società, la Corte ha confermato la sua responsabilità personale. La decisione si fonda su prove decisive, come una fattura emessa con la partita IVA personale dell'imprenditrice e non quella societaria, evidenziando un classico caso di difetto di legittimazione passiva mal contestato. L'ordinanza ribadisce che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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