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Diritto Immobiliare

Servitù di passaggio: limiti e inammissibilità ricorso
Un caso sulla larghezza di una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della proprietaria del fondo servente, che contestava la valutazione del giudice di merito sulla larghezza e l'utilità del passaggio. La Corte ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge. Il ricorso incidentale è considerato rinunciato.
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Danni da infiltrazioni: chi paga? La responsabilità
Un'attività commerciale subisce danni da infiltrazioni provenienti da un terrapieno sovrastante. Il proprietario di quest'ultimo invoca lo scolo naturale delle acque, ma la Cassazione respinge la sua tesi. La Corte Suprema chiarisce che la presenza di opere umane, come un terrapieno, esclude l'applicazione dell'art. 913 c.c. e configura una responsabilità per danni da infiltrazioni a carico del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., data la mancata impermeabilizzazione.
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Apprezzamento del giudice e prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che rivendicava la titolarità di un sottotetto e di un cortile. La decisione si fonda sul principio del libero apprezzamento del giudice di merito nella valutazione delle prove, che non può essere riesaminato in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. La Corte ha sottolineato che trasformare una critica alla valutazione dei fatti in una presunta violazione di legge non è un motivo valido per il ricorso.
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Usucapione bene pubblico: il possesso del Comune
La Corte di Cassazione conferma l'acquisto per usucapione di un bene pubblico da parte di un Comune. La sentenza chiarisce che il possesso ultraventennale, manifestato attraverso l'uso pubblico continuato di un'area, è sufficiente per l'acquisizione della proprietà, anche se la struttura presente sul fondo è stata realizzata da un altro ente statale. Il ricorso dei privati proprietari è stato rigettato.
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Giudicato endofallimentare: limiti alla nuova domanda
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti alla riproposizione di una domanda di ammissione al passivo fallimentare. Se una prima domanda tempestiva è stata accolta e lo stato passivo è divenuto definitivo, si forma un giudicato endofallimentare. Questo preclude la possibilità di presentare una successiva domanda tardiva per lo stesso credito, anche se si rinuncia alla prima. Tuttavia, il giudicato non si estende ai crediti maturati successivamente alla prima domanda, per i quali è possibile presentare una nuova istanza di ammissione.
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Usucapione familiare: quando la tolleranza esclude
Una figlia, dopo aver occupato per decenni l'appartamento della madre, averlo ristrutturato e unito a un'altra sua proprietà, ne rivendica l'acquisto per usucapione familiare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17466/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'utilizzo del bene era basato sulla mera tolleranza dei genitori e non su un possesso utile a usucapire. La richiesta di permesso per unire gli immobili è stata un elemento chiave per escludere l'intenzione di possedere come proprietario.
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Giudizio di rinvio: limiti a nuove eccezioni
Una società immobiliare, in un giudizio di rinvio, ha tentato di introdurre una nuova tesi difensiva sulla natura di un accordo del 1982, sostenendo che creasse solo obblighi personali e non servitù. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile tale eccezione, ribadendo il principio consolidato secondo cui il giudizio di rinvio è un processo "chiuso", nel quale non è consentito alle parti sollevare nuove domande o eccezioni che non siano state formulate nelle fasi precedenti del processo o che non derivino direttamente dalla sentenza di cassazione.
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Vendita di bene consorziale: la garanzia per evizione
Un acquirente cita in giudizio i vicini per negare loro diritti su una strada che aveva comprato, ma il tribunale la dichiara "consorziale", ovvero di proprietà comune. La Cassazione, pur confermando la natura comune del bene, stabilisce che l'acquirente ha diritto alla garanzia per evizione da parte del venditore, il quale aveva venduto il bene come se fosse di sua esclusiva proprietà.
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Confisca e tutela del terzo: la competenza penale
Gli eredi di un proprietario immobiliare hanno agito in giudizio per far valere i loro diritti su un bene confiscato a un loro congiunto nell'ambito di una misura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la competenza esclusiva a decidere sulle pretese dei terzi estranei al procedimento di prevenzione spetta al giudice dell'esecuzione penale e non al giudice civile. Questa decisione in materia di confisca e tutela del terzo mira a garantire un accertamento approfondito non solo sulla titolarità del diritto, ma anche sulla buona fede e sull'effettiva estraneità del terzo al contesto criminale, a salvaguardia dell'interesse pubblico.
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Giudizio di rinvio: limiti e nuove prove in appello
In una complessa causa di divisione ereditaria, la Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, rigetta l'appello degli eredi. La sentenza chiarisce che il giudizio di rinvio è un procedimento chiuso, limitato ai soli punti annullati dalla Cassazione, e non consente la proposizione di nuove domande o eccezioni. Le nuove prove documentali, pur ammissibili, non sono state ritenute idonee a modificare la decisione, confermando così la sentenza di primo grado.
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Caparra confirmatoria: va provata per la ritenzione
Una sentenza della Corte di Appello analizza un caso di risoluzione di un contratto preliminare immobiliare. La Corte conferma l'inadempimento della promissaria acquirente che aveva accettato l'immobile senza certificato di agibilità. Tuttavia, accoglie l'appello sulla domanda di ritenzione della caparra confirmatoria, in quanto la società venditrice non ha fornito prova né del patto specifico né dell'effettivo versamento delle somme a tale titolo.
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Titolo esecutivo: il mutuo notarile è valido?
Una società di gestione crediti è intervenuta in un'esecuzione immobiliare sulla base di un mutuo notarile. Un fallimento creditore ha contestato la validità del titolo esecutivo, poiché l'effettiva erogazione della somma non era documentata con atto pubblico o scrittura privata autenticata. La Corte di Cassazione ha confermato che, affinché il mutuo notarile sia un titolo esecutivo, anche la consegna del denaro (traditio) deve essere formalmente attestata. Ha tuttavia stabilito che il giudice dell'opposizione non può ordinare la restituzione delle somme già distribuite, essendo questa una competenza funzionale esclusiva del giudice dell'esecuzione.
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Azione revocatoria: quando la vendita al figlio è inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato una decisione di merito che accoglieva un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile da una madre al figlio. La Corte ha stabilito che il pregiudizio per il creditore (eventus damni) va valutato al momento dell'atto di vendita, rendendo irrilevante un successivo acquisto di un bene di valore inferiore da parte della debitrice. Inoltre, la consapevolezza del danno da parte del figlio acquirente è stata legittimamente presunta in base allo stretto legame di parentela e alla vicinanza temporale con le azioni del creditore.
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Nesso causale: prova a carico del committente
Una società edile ha citato in giudizio i propri architetti ritenendoli responsabili di una frana. La Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: in caso di presunto inadempimento professionale, è il committente a dover dimostrare il nesso causale tra la condotta del professionista e il danno subito. Senza questa prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Diritto di sepolcro: la Cassazione sulla vendita
La Cassazione ha confermato la validità della vendita di loculi cimiteriali da parte del concessionario, chiarendo la distinzione tra il diritto di sepolcro primario (reale e trasmissibile) e secondario (personale e non trasmissibile). Il ricorso è stato respinto perché gli appellanti non hanno provato il diritto della loro madre a essere sepolta nel loculo conteso.
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Sdemanializzazione tacita: quando il bene pubblico è privato
Un Comune citava in giudizio diversi proprietari immobiliari rivendicando la proprietà di aree su cui erano stati edificati portici, terrazzi e cantine, sostenendo che si trattasse di suolo demaniale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la sentenza d'appello. I giudici hanno stabilito che l'approvazione da parte del Comune di un piano edilizio che prevedeva la costruzione di tali manufatti a uso privato su suolo pubblico costituisce un atto inequivocabile di sdemanializzazione tacita. Di conseguenza, il suolo ha perso la sua natura pubblica, è entrato nel patrimonio disponibile del Comune ed è stato legittimamente acquisito per usucapione ventennale dai privati.
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Cancellazione società processo: la Cassazione decide
Un professionista, condannato per gravi difetti costruttivi di un immobile, ricorre in Cassazione lamentando la mancata interruzione del processo a seguito della cancellazione della società costruttrice. La Corte Suprema rigetta il ricorso, chiarendo che la cancellazione società processo non causa l'interruzione automatica, in virtù del principio di ultrattività del mandato al difensore. Viene inoltre stabilito che i benefici fiscali ottenuti dal danneggiato per le riparazioni non riducono l'importo del risarcimento dovuto.
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Consorzio di urbanizzazione: oneri e recesso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un proprietario immobiliare non può sottrarsi al pagamento degli oneri di un consorzio di urbanizzazione semplicemente esercitando il diritto di recesso. L'obbligo di contribuire alle spese per i servizi comuni (strade, illuminazione, ecc.) è legato alla proprietà dell'immobile e non alla qualità di membro del consorzio, applicando un principio simile a quello del condominio (art. 1118 c.c.). Il ricorso del proprietario, che contestava l'esistenza di beni comuni, è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una revisione dei fatti già accertati dal giudice di merito.
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Deroga distanze legali: nullo l’accordo privato
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di una scrittura privata con cui due proprietari confinanti avevano concordato una deroga alle distanze legali tra costruzioni previste dal piano regolatore locale. Nonostante i giudici di merito avessero inizialmente dato validità all'accordo, la Suprema Corte ha cassato la sentenza, riaffermando che le norme urbanistiche sulle distanze sono inderogabili in quanto poste a tutela dell'interesse pubblico. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce della nullità dell'accordo.
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Rimborso spese produzione frutti: quali sono utili?
Una società agricola ha chiesto il rimborso per lavori di coltivazione su un vigneto, il cui raccolto è stato effettuato dai nuovi proprietari. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimborso spese produzione frutti è dovuto solo per i costi effettivamente utili e necessari, escludendo quelli superflui o eccessivi. La decisione si fonda sul principio di evitare l'arricchimento senza causa, limitando il rimborso all'effettivo vantaggio economico ottenuto da chi raccoglie i frutti.
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