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Diritto del Lavoro

Licenziamento collettivo ente pubblico: la Cassazione rinvia
Un'azienda pubblica per la promozione turistica, in liquidazione, avvia una procedura di licenziamento collettivo. Gli ex dipendenti impugnano i licenziamenti, sostenendo che l'ente, per sua natura, non avrebbe potuto applicare la normativa prevista per le imprese private. La Corte d'Appello dà ragione all'ente sulla sua natura 'economica', ma rileva un vizio di procedura per un dirigente. La Corte di Cassazione, investita della questione da entrambe le parti, ritiene la definizione della natura giuridica dell'ente un punto di diritto di particolare rilevanza e, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito.
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Notifica telematica nulla: quando è sanabile l’errore
La Cassazione stabilisce che una notifica telematica nulla, a causa dell'invio di un allegato sbagliato, è considerata sanabile e non inesistente. Se il messaggio PEC contiene gli elementi essenziali per identificare l'impugnazione e la controparte si costituisce e si difende nel merito, il vizio si sana, garantendo il principio di strumentalità delle forme processuali.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un lavoratore vince una causa per differenze retributive. La società datrice di lavoro perde anche in appello, ma la Corte territoriale dispone la compensazione delle spese legali. La Cassazione interviene, cassando la sentenza d'appello su questo punto. Viene ribadito che la compensazione spese legali è un'eccezione applicabile solo in casi tassativi e gravi, come la novità della questione o un mutamento giurisprudenziale, e non può basarsi su motivazioni generiche come la "particolarità della controversia".
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Principio di non contestazione nel processo del lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17964/2024, ha rigettato il ricorso di una datrice di lavoro, sottolineando l'importanza del principio di non contestazione. La Corte ha stabilito che la negazione generica delle affermazioni del lavoratore non è sufficiente. Il datore di lavoro ha l'onere di contestare in modo specifico e dettagliato i fatti posti a fondamento della domanda, altrimenti tali fatti si considerano provati.
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Lavoro straordinario: pagamento dovuto anche senza ok
Una infermiera ha richiesto il pagamento per ore di lavoro aggiuntive svolte in un servizio di 'dialisi estiva'. L'Azienda Sanitaria si opponeva per la mancanza delle autorizzazioni specifiche per le 'prestazioni aggiuntive'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto oltre l'orario ordinario con il consenso del datore di lavoro deve essere comunque retribuito come lavoro straordinario, in applicazione dei principi costituzionali di giusta retribuzione.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: il diritto al pago
Un infermiere ha richiesto il pagamento per prestazioni svolte in un servizio di 'dialisi estiva'. Inizialmente la richiesta è stata respinta per mancanza delle autorizzazioni specifiche per le 'prestazioni aggiuntive'. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro svolto oltre l'orario normale con il consenso del datore di lavoro costituisce lavoro straordinario e deve essere retribuito ai sensi dell'art. 2126 c.c., indipendentemente da vizi formali e nel rispetto del diritto a una giusta retribuzione sancito dalla Costituzione.
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Diritti di segreteria: no se non lavori in Comune
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17930/2024, ha stabilito che un segretario comunale, sebbene 'utilizzato' presso altre amministrazioni pubbliche, non ha diritto a percepire i diritti di segreteria. Tale emolumento è strettamente legato all'effettivo svolgimento delle funzioni di ufficiale rogante presso l'ente locale. La Corte ha inoltre dichiarato nullo qualsiasi accordo individuale che riconosca tale diritto in assenza di una previsione della contrattazione collettiva, ribadendo che la determinazione della retribuzione nel pubblico impiego è materia riservata esclusivamente al CCNL.
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Compenso prestazioni aggiuntive: quando è dovuto?
Un dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha svolto prestazioni lavorative extra per un progetto di 'dialisi estiva'. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento per la mancanza dei requisiti formali previsti per le 'prestazioni aggiuntive'. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro deve essere retribuito come straordinario ai sensi dell'art. 2126 c.c., garantendo così il diritto al compenso per prestazioni aggiuntive.
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Adeguamento triennale: Cassazione attende le Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione su un ricorso riguardante il diritto all'adeguamento triennale per alcuni dipendenti pubblici. La causa è stata rinviata in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sulla medesima questione, già sollevata in un altro procedimento, per garantire uniformità interpretativa.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha richiesto il pagamento di ore di lavoro extra svolte per un progetto estivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le "prestazioni aggiuntive", il lavoro svolto oltre l'orario standard con il consenso del datore di lavoro deve essere retribuito come lavoro straordinario, in applicazione dell'art. 2126 c.c. che tutela la prestazione lavorativa effettivamente resa.
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Remunerazione medici specializzandi: Sezioni Unite
Un gruppo di medici specializzandi ha fatto ricorso in Cassazione per ottenere una remunerazione adeguata per il loro periodo di specializzazione, includendo l'indicizzazione e l'adeguamento periodico delle borse di studio. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul caso. La motivazione del rinvio è la necessità di attendere una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione giuridica identica e di massima importanza, relativa proprio alla corretta remunerazione dei medici specializzandi in un determinato periodo storico.
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Compenso medici specializzandi: la Cassazione attende
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un adeguato compenso per gli anni di specializzazione antecedenti il 2007. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Con un'ordinanza interlocutoria, la Corte ha deciso di sospendere la decisione sul compenso medici specializzandi, in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione giuridica fondamentale e connessa.
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Adeguamento triennale: Cassazione rinvia il caso
Un gruppo di professionisti ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione dopo che la loro richiesta di adeguamento triennale della remunerazione era stata respinta in appello. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato che la stessa questione è già stata rimessa alle Sezioni Unite. Di conseguenza, ha sospeso il giudizio, rinviando la causa in attesa della decisione delle Sezioni Unite per garantire uniformità giurisprudenziale.
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Compenso lavoro straordinario: la guida completa
Un infermiere ha svolto ore di lavoro extra per un servizio di "dialisi estiva". L'Azienda Sanitaria si è rifiutata di pagare, adducendo la mancanza delle autorizzazioni formali per le "prestazioni aggiuntive". La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza di tali formalità, il lavoro svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro deve essere retribuito. La Corte ha quindi riconosciuto il diritto al compenso lavoro straordinario, riaffermando il principio costituzionale della giusta retribuzione.
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Competenza Ispettorato Lavoro: sì alle sanzioni Cds
Una società di trasporti ha impugnato delle ordinanze ingiunzione per violazioni del Codice della Strada relative ai tempi di guida e riposo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena competenza dell'Ispettorato del Lavoro a irrogare tali sanzioni e ribadendo l'inammissibilità di motivi di ricorso generici o volti a un riesame del merito, come l'invocazione della buona fede senza prove adeguate.
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Indennità di posizione variabile: risarcimento per inerzia
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance a favore di due dirigenti medici a cui non era stata corrisposta l'indennità di posizione variabile. L'inerzia dell'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi costituisce inadempimento contrattuale, giustificando la richiesta risarcitoria anche in assenza della piena corresponsione dell'indennità.
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Telelavoro negato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente a cui era stato negato il rinnovo del telelavoro. La decisione si fonda sul fatto che la lavoratrice non aveva collaborato alla definizione del progetto, ignorando le richieste dell'ente datore di lavoro. La Corte ha stabilito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti già accertati in appello, confermando la correttezza dell'operato dell'ente nel considerare venuto meno l'interesse della dipendente al telelavoro negato.
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Competenza territoriale contributi: decide la sede dell’ente
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per contributi non versati a un ente previdenziale. Si è generato un conflitto tra il tribunale della sede dell'ente e quello di residenza degli agenti. La Cassazione ha stabilito che la competenza territoriale per i contributi dovuti dal datore di lavoro spetta al tribunale del luogo in cui ha sede l'ufficio dell'ente legittimato a ricevere i pagamenti, confermando la centralità della struttura organizzativa dell'ente previdenziale.
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Lavoro straordinario: pagato anche senza autorizzazione
Un infermiere ha svolto prestazioni extra per un servizio di 'dialisi estiva' non retribuite. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 17814/2024, ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto con il consenso del datore di lavoro deve essere retribuito come lavoro straordinario. Il diritto alla retribuzione del lavoratore prevale sui vincoli di spesa pubblica, la cui responsabilità ricade sui dirigenti.
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Riduzione trattamento accessorio: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione del trattamento accessorio dei dipendenti pubblici non può avvenire tramite un taglio percentuale forfettario. Sebbene le norme di contenimento della spesa pubblica impongano una diminuzione dei fondi, questa deve seguire criteri specifici, come la "cristallizzazione" al valore di un anno di riferimento e la riduzione proporzionale alle cessazioni del personale. La Corte ha chiarito che l'illegittimità del metodo non comporta automaticamente il diritto al rimborso totale, ma impone un ricalcolo per determinare l'effettivo dare-avere tra le parti. La sentenza di appello che aveva ordinato la restituzione integrale delle somme è stata quindi cassata con rinvio.
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