LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Diritto del Lavoro

Clausola sociale: onere della prova nel cambio appalto
In un caso di cambio appalto con riduzione del personale, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova sui criteri di selezione dei lavoratori da riassumere grava sull'azienda subentrante. Invocando la clausola sociale, alcuni ex-dipendenti non riassunti avevano fatto causa. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, affermando che l'azienda deve dimostrare di aver utilizzato criteri oggettivi e trasparenti, come una graduatoria, per la scelta del personale, non potendo i lavoratori essere gravati di una prova esplorativa.
Continua »
Inammissibilità ricorso cassazione: doppia conforme
Una società operante nel settore dell'estetica ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro con un'acconciatrice, condannandola al pagamento di differenze retributive. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso cassazione, applicando il principio della "doppia conforme" e ribadendo che la valutazione delle prove è di esclusiva competenza dei giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Patto di prova illegittimo: l’assunzione è un diritto
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'illegittimità del patto di prova imposto da una società di servizi postali a una lavoratrice. La lavoratrice, già inserita in una graduatoria per l'assunzione a tempo indeterminato, si era vista negare il posto per il mancato superamento di una prova di guida del motomezzo. I giudici hanno ritenuto la clausola nulla e contraria a buona fede, poiché inserita unilateralmente e dopo che la lavoratrice aveva già dimostrato le sue capacità in precedenti rapporti a termine. Di conseguenza, è stato dichiarato costituito il rapporto di lavoro con diritto al risarcimento del danno.
Continua »
Contratto a termine pubblico impiego: no conversione
Una collaboratrice linguistica, assunta da un'università pubblica con una serie di contratti a tempo determinato, ha chiesto la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando il principio secondo cui il contratto a termine nel pubblico impiego, anche se illegittimo, non si converte in un rapporto stabile. Tale divieto deriva dai principi costituzionali che regolano l'accesso al pubblico impiego, che deve avvenire tramite concorso.
Continua »
Lavoro subordinato: la prova spetta al lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18102/2024, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un ristorante. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova grava interamente sul lavoratore. Non è possibile invertire tale onere o desumere una confessione da stralci della memoria difensiva del datore di lavoro se quest'ultimo nega la subordinazione. La valutazione delle prove testimoniali resta di competenza esclusiva dei giudici di merito.
Continua »
Recesso agente: quando il ricorso è inammissibile
Un agente di commercio ha impugnato il licenziamento per giusta causa dovuto al mancato raggiungimento degli obiettivi contrattuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del recesso agente. La Corte ha chiarito che non può riesaminare i fatti del caso e che non è possibile introdurre nuove questioni legali, come la presunta vessatorietà di una clausola, per la prima volta in sede di legittimità.
Continua »
Criteri di scelta licenziamento: conta l’esperienza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18093/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui non sono stati applicati correttamente i criteri di scelta. La Corte ha stabilito che la valutazione della fungibilità professionale di un lavoratore deve basarsi sull'intero bagaglio di esperienze e conoscenze acquisite durante il rapporto di lavoro, e non limitarsi all'ultima mansione svolta. Di conseguenza, il licenziamento di una dipendente è stato annullato perché non era stata comparata con colleghi in posizioni fungibili che avevano un punteggio inferiore ma sono stati mantenuti in servizio.
Continua »
Licenziamento ritorsivo: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che sosteneva la natura di licenziamento ritorsivo del proprio recesso. La Corte ha ribadito che la valutazione del motivo ritorsivo è una questione di fatto, di competenza dei giudici di merito, e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Anche la quantificazione dell'indennità risarcitoria rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando l’atto è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due lavoratori che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sulla nullità dell'atto introduttivo originario, giudicato confuso e lacunoso già nei gradi di merito, e sulla scorretta formulazione dei motivi di ricorso, che mescolavano impropriamente censure procedurali e di merito, rendendo impossibile l'esame della Corte.
Continua »
Giurisdizione contributi previdenziali: decide il Lavoro
Una società agricola ha contestato una cartella di pagamento per contributi previdenziali. A seguito di un conflitto tra Giudice del Lavoro e Giudice Tributario, la Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione sui contributi previdenziali spetta sempre al Giudice del Lavoro, indipendentemente dal fatto che la riscossione avvenga tramite cartella esattoriale. La natura previdenziale del credito prevale sulla forma dell'atto di riscossione.
Continua »
Tutela reintegratoria: licenziamento e onere della prova
Un lavoratore, dopo aver ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato, veniva licenziato per giustificato motivo oggettivo. La Corte d'Appello, pur ritenendo illegittimo il licenziamento, concedeva solo una tutela indennitaria. La Cassazione, accogliendo il ricorso del dipendente, ha cassato la sentenza. Richiamando le sentenze della Corte Costituzionale, ha stabilito che per ottenere la tutela reintegratoria attenuata è sufficiente la semplice insussistenza del fatto posto a base del licenziamento, senza che debba essere 'manifesta'.
Continua »
Licenziamento motivo oggettivo: prova generica e onere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18072/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di vigilanza, confermando l'illegittimità di un licenziamento per motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che le allegazioni generiche del datore di lavoro sulla 'scarsità di commesse' non sono sufficienti a soddisfare l'onere della prova. L'azienda non ha specificato quali contratti fossero stati persi né ha dimostrato il nesso causale tra la presunta crisi e la soppressione del posto di lavoro, rendendo il recesso ingiustificato.
Continua »
Sospensione del processo: carenza di interesse
Un lavoratore impugna la sospensione del processo relativo al suo licenziamento, disposta in attesa della definizione di un'altra causa sulle sue mansioni. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché nel frattempo la causa pregiudicante è stata decisa con sentenza definitiva, rendendo inutile la pronuncia sulla sospensione del processo.
Continua »
Licenziamento collettivo dirigente: la Cassazione decide
Un dirigente impugna il proprio licenziamento collettivo, sostenendo vizi procedurali e l'esistenza di un unico gruppo societario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce l'inammissibilità di censure su questioni procedurali discrezionali, come la riunione dei giudizi, e ribadisce i limiti del sindacato di legittimità sui fatti, soprattutto in caso di 'doppia conforme'. La Corte ha ritenuto legittima la procedura di licenziamento seguita dall'azienda, inclusa la comunicazione sindacale.
Continua »
Onere della prova pagamento: chi deve dimostrare?
Un ex dipendente ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per differenze retributive non pagate. L'azienda si è difesa sostenendo di aver già pagato tali somme tramite versamenti effettuati in anni precedenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'onere della prova del pagamento spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare non solo di aver versato delle somme, ma anche che tali versamenti erano specificamente destinati a estinguere il debito oggetto della causa. In assenza di tale prova, il pagamento non può essere considerato liberatorio.
Continua »
Giustificato motivo oggettivo: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato su una riorganizzazione aziendale che ha reso superflua la posizione di un quadro. La Corte ha ritenuto che la motivazione del recesso fosse complessa, includendo sia la nuova strategia di mercato sia le difficoltà economiche dell'azienda, e che l'onere della prova del repêchage fosse stato assolto.
Continua »
Criteri di scelta licenziamento: no a punteggi opachi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18046/2024, ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui i criteri di scelta erano applicati tramite un punteggio numerico soggettivo e discrezionale. La Corte ha ribadito che le modalità applicative dei criteri di scelta licenziamento devono basarsi su elementi oggettivi, preesistenti e verificabili, per garantire trasparenza e permettere al lavoratore di contestare la decisione.
Continua »
Rifiuto rientro al lavoro: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rifiuto rientro al lavoro da parte di un dipendente, a seguito di una sentenza di reintegro provvisoriamente esecutiva, costituisce assenza ingiustificata e legittima il licenziamento. I lavoratori, dopo aver ottenuto una sentenza che dichiarava illegittimo il loro trasferimento e ordinava il ripristino del rapporto, si erano rifiutati di riprendere servizio sostenendo che la pronuncia non fosse ancora definitiva. La Corte ha chiarito che le sentenze di condanna al reintegro sono immediatamente esecutive, anche se impugnate, e il rifiuto del lavoratore è contrario a buona fede.
Continua »
Estinzione del giudizio: la guida completa
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso accettata dalla controparte. Il caso riguarda un lavoratore che, dopo aver impugnato una sentenza d'appello sfavorevole, ha rinunciato al proprio ricorso. La controparte, un'azienda, ha accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, in questi casi, non vi è condanna alle spese e il ricorrente è esonerato dal pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Ripristino rapporto di lavoro: quando è effettivo?
La Corte di Cassazione chiarisce che il ripristino rapporto di lavoro, dopo una sentenza che ne accerta l'esistenza, si perfeziona solo con la comunicazione al lavoratore di tutti gli elementi essenziali del contratto (luogo, orario, mansioni), non essendo sufficiente un generico invito a presentarsi in azienda. Di conseguenza, il licenziamento per assenza ingiustificata intimato prima di tale comunicazione è illegittimo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione dei giudici di merito.
Continua »