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Diritto del Lavoro

Iscrizione fondo pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17111/2024, ha stabilito che l'iscrizione a un fondo pensione integrativo è illegittima se la legge la subordina all'emanazione di un decreto ministeriale attuativo, e tale decreto non è mai stato pubblicato. Anche se l'ente previdenziale ha effettuato per anni le trattenute, ciò non sana l'irregolarità. La Corte ha quindi ritenuto legittima la cancellazione retroattiva dei lavoratori dal fondo, specificando che in assenza del decreto, i lavoratori vantavano solo un'aspettativa e non un diritto pieno all'iscrizione fondo pensione.
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Clausola di salvaguardia: sì ai docenti precari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione statale, confermando il diritto di una docente a tempo determinato alla progressione economica basata sull'anzianità di servizio, equiparandola a quella del personale di ruolo. La Corte ha stabilito che escludere i lavoratori a termine dai benefici della clausola di salvaguardia prevista dal CCNL viola il principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea, poiché le esigenze di bilancio non costituiscono una giustificazione oggettiva per la disparità di trattamento.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Un operatore sanitario ha prestato ore extra per un servizio di "dialisi estiva" senza essere retribuito per un certo periodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale attività costituisce lavoro straordinario e deve essere compensata, in quanto svolta con il consenso del datore di lavoro, anche in assenza di autorizzazione formale. Il diritto alla giusta retribuzione, sancito dall'art. 36 della Costituzione, prevale sulle irregolarità procedurali.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara estinto un processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una Cassa di previdenza. La Cassa ha riconosciuto l'ormai consolidato orientamento giurisprudenziale che ritiene illegittimo il contributo di solidarietà imposto unilateralmente sui trattamenti pensionistici già in corso, a tutela dell'affidamento del pensionato.
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Nullità parziale accordo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di un accordo sindacale in contrasto con norme imperative di legge è nulla, ma tale nullità non si estende automaticamente all'intero accordo. In un caso riguardante il calcolo dell'orario di lavoro, la Corte ha chiarito che si applica il meccanismo della sostituzione automatica della clausola nulla con la norma di legge. La parte che sostiene che l'accordo non sarebbe stato concluso senza quella clausola ha l'onere di provarlo. La sentenza di merito, che aveva dichiarato inammissibile la domanda dei lavoratori basandosi sul principio di inscindibilità, è stata cassata con rinvio.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di un accordo aziendale che esclude dal calcolo dell'orario di lavoro parte del tempo di viaggio dei tecnici per raggiungere il primo cliente è nulla. Secondo i giudici, tale clausola viola norme imperative di legge e viene automaticamente sostituita da queste ultime, senza invalidare l'intero accordo. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto la domanda inammissibile, temendo un'alterazione dell'equilibrio contrattuale, ma la Cassazione ha ribadito che il meccanismo della sostituzione automatica serve proprio a preservare il contratto, sanando la singola illegalità.
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Ricorrente incidentale: la sua duplice veste
La Corte di Cassazione esamina un ricorso presentato da una società contro una sentenza della Corte d'Appello. Il caso evidenzia la complessa figura del **ricorrente incidentale**, che agisce sia come resistente al ricorso principale sia come appellante per specifiche questioni. L'ordinanza si concentra sugli aspetti procedurali di questa duplice veste.
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Lavoro subordinato a domicilio: i requisiti di prova
Una lavoratrice sosteneva di aver svolto un'attività di lavoro subordinato a domicilio, vendendo articoli per conto di un committente tramite una piattaforma online. Dopo la sconfitta in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare nel merito le prove, come le testimonianze. La decisione sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, che deve contenere tutti gli elementi per essere valutato senza che la Corte debba cercare altri atti.
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Valutazione della prova: i limiti del giudice di merito
Un lavoratore ha fatto ricorso per il riconoscimento di un rapporto di lavoro pregresso non formalizzato. La sua domanda è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della prova è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto se i documenti sono stati prodotti tardivamente.
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Interpretazione contratto: limiti della Cassazione
Un gruppo di lavoratori ha agito contro un'azienda sanitaria per salari non pagati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto di cessione crediti spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata se non per vizi logici o violazione di canoni legali, non per una mera diversa interpretazione.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di alcune indennità. Le loro richieste sono state parzialmente accolte, ma la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese legali, citando la soccombenza reciproca e la natura controversa delle questioni. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l'accoglimento parziale di una domanda non costituisce soccombenza reciproca e che la 'controvertibilità' non è una ragione valida per la compensazione spese legali secondo l'attuale normativa.
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Autoliquidazione premi INAIL: no al rimborso
Una società di servizi portuali ha richiesto il rimborso di premi assicurativi versati in eccesso tra il 2007 e il 2014, a causa di un errore nella base di calcolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che gli errori commessi dal datore di lavoro nell'autoliquidazione premi INAIL non danno diritto alla restituzione per gli anni passati. La Corte ha inoltre giudicato inammissibili le argomentazioni basate su fatti nuovi, non sollevati nei precedenti gradi di giudizio.
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Compensazione spese legali: quando è giustificata?
Una lavoratrice ha ottenuto una condanna al pagamento di una somma di denaro ma ha visto respinte le sue principali domande, come il riconoscimento del lavoro subordinato. A causa di questa vittoria parziale, la Corte d'Appello ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, specificando che il rigetto di domande significative giustifica la compensazione, anche se la controparte è rimasta assente dal giudizio. La chiave è la valutazione complessiva dell'esito della lite, non il mero accoglimento di una singola richiesta.
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Obbligo di repêchage: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17036/2024, ha chiarito i limiti dell'obbligo di repêchage a carico del datore di lavoro. Nel caso esaminato, due autisti licenziati per giustificato motivo oggettivo a seguito della perdita di un appalto non sono stati ricollocati in mansioni inferiori (addetti mensa) perché privi del bagaglio professionale necessario. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage non si estende fino a imporre al datore di lavoro di fornire una specifica e nuova formazione per rendere il lavoratore idoneo a mansioni diverse e inferiori. Il licenziamento è stato quindi ritenuto legittimo, confermando che la ricollocazione è possibile solo per posizioni compatibili con le competenze già possedute dal dipendente al momento del recesso.
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Licenziamento per recidiva: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per recidiva di un lavoratore, nonostante l'ultima sanzione disciplinare fosse meno grave delle precedenti. La decisione si basa sulla valutazione complessiva della condotta del dipendente, sulla gravità del reiterato inadempimento e sulla conseguente rottura del vincolo fiduciario, ritenendo che la scelta di una sanzione più lieve in un'occasione non precluda il successivo licenziamento di fronte a una nuova infrazione.
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Correzione errore materiale: l’avvocato errato in atto
Un ente previdenziale ha richiesto la correzione di un errore materiale in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, poiché il nome del proprio avvocato era stato indicato in modo errato. La Corte, dopo aver verificato gli atti di causa e constatato l'effettiva svista, ha accolto la richiesta. La decisione sottolinea l'importanza della procedura di correzione errore materiale per garantire l'accuratezza formale dei provvedimenti giudiziari.
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Indennità per lavoro in turni: come si calcola?
La Cassazione ha stabilito che l'indennità per lavoro in turni, pur confermata in cifra fissa, deve essere ricalcolata sul minimo tabellare aggiornato da ogni rinnovo contrattuale. Rigettato il ricorso di un'azienda che voleva 'congelare' l'importo al valore del 2007, confermando il diritto dei lavoratori a percepire le differenze retributive dovute.
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Licenziamento disciplinare: Telepass come prova?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di una società autostradale. La sua prolungata inattività durante un turno di lavoro è stata provata tramite i dati del Telepass installato sul veicolo aziendale. La Corte ha stabilito che l'uso di tali dati non viola le norme sul controllo a distanza dei lavoratori, poiché il Telepass è primariamente uno strumento per il pagamento del pedaggio e non un dispositivo installato per la sorveglianza.
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Controllo investigativo dipendenti: i limiti del datore
Un lavoratore è stato licenziato dopo un'indagine privata. La Cassazione ha stabilito che il controllo investigativo dipendenti non può riguardare l'adempimento della prestazione lavorativa, ma solo la scoperta di illeciti. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro l'annullamento del licenziamento di un dipendente. La decisione della Corte d'Appello si fondava su una duplice e autonoma ratio decidendi: la genericità della contestazione disciplinare e il difetto di prova dei fatti addebitati. Il Comune, nel suo ricorso, ha censurato solo il primo punto, omettendo di contestare la seconda motivazione. Secondo la Cassazione, la mancata impugnazione di anche una sola delle ragioni autonome, di per sé sufficiente a sorreggere la decisione, rende l'intero ricorso inammissibile per carenza di interesse.
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