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Diritto Commerciale

Abuso di posizione dominante: quando la prova non basta
Due società nel settore dei servizi a valore aggiunto hanno citato in giudizio un importante operatore di telecomunicazioni per abuso di posizione dominante, sostenendo che l'operatore, loro concorrente, avesse ingiustamente sospeso i pagamenti per escluderle dal mercato. Il tribunale e la corte d'appello hanno respinto la richiesta, non ritenendo provato che la sospensione fosse un atto anticoncorrenziale piuttosto che una disputa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli attori non avevano fornito prove adeguate dell'abuso contestato e sottolineando come la "doppia conforme" (due decisioni di merito concordi) precluda un riesame dei fatti in sede di legittimità.
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Cessione bancaria: la Cassazione rinvia la decisione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha rinviato la decisione su un caso di cessione bancaria. La controversia nasce dalla richiesta di un correntista di rimborso per addebiti illegittimi. A seguito della liquidazione della banca originaria, la causa è proseguita nei confronti dell'istituto di credito cessionario, condannato in appello. La Cassazione, rilevando che la questione principale (l'interpretazione degli effetti della cessione secondo il D.L. 99/2017) è già oggetto di un altro procedimento, ha sospeso il giudizio in attesa di una definizione, al fine di garantire coerenza giurisprudenziale.
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Integrazione del contraddittorio: il rinvio in Corte
Una complessa disputa commerciale, nata da un contratto preliminare per la cessione di un cantiere navale e passata per un lodo arbitrale e un giudizio di appello, giunge in Cassazione. La Corte, prima di esaminare il merito, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando la mancata notifica del ricorso a tutti i coeredi di una delle parti e alla società originaria titolare del diritto controverso, dispone l'integrazione del contraddittorio. La causa viene quindi rinviata per consentire la corretta instaurazione del processo nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, a garanzia del diritto di difesa e della validità della futura sentenza.
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Responsabilità professionale: nesso causale e danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17371/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi in un caso di responsabilità professionale di due consulenti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'errore del professionista, ma è essenziale provare l'esistenza di un danno ingiusto e il nesso di causalità diretto. Poiché le conseguenze fiscali negative erano un esito inevitabile delle operazioni societarie volute dal cliente, non è stato riconosciuto alcun danno risarcibile, rendendo irrilevante la discussione sulla condotta dei consulenti.
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Legittimazione Pubblico Ministero: quando può agire?
Una società dichiarata fallita ha contestato in Cassazione la legittimazione del Pubblico Ministero a richiederne il fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio consolidato secondo cui il P.M. può agire ogni volta che acquisisce la notizia di un'insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni, non essendo necessaria la pendenza di un procedimento penale. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di riesame nel merito dello stato di insolvenza, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
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Canone concessorio: obbligo post-scadenza del contratto
Una società di distribuzione del gas ha contestato l'obbligo di continuare a versare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione provvisoria (prorogatio). I tribunali di merito avevano confermato tale obbligo. Giunta in Cassazione, la controversia si è però conclusa con un'ordinanza di estinzione del giudizio, poiché la società ha rinunciato al ricorso. Il caso verteva sull'interpretazione del regime di prorogatio e sulla legittimità del canone concessorio in tale fase transitoria.
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Responsabilità professionale commercialista: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una compagnia assicurativa contro la condanna di uno studio professionale. Il caso riguarda la responsabilità professionale del commercialista per non aver acquisito informazioni fiscalmente rilevanti da un'azienda cliente, causando a quest'ultima un danno. La Corte ha stabilito che la critica alla valutazione dei fatti del giudice di merito non può essere presentata come violazione di legge e che l'appello sulla responsabilità riapre l'intera cognizione dei fatti rilevanti.
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Fallimento su istanza del PM: legittimità e limiti
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, richiesta dal Pubblico Ministero (PM) in assenza di procedimenti penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del fallimento su istanza del PM, che può agire ogni qualvolta apprenda una notizia di insolvenza nell'esercizio delle sue funzioni. La Corte ha inoltre ribadito i criteri per l'accertamento della cosiddetta "insolvenza statica" per le società in liquidazione, confermando che la valutazione si basa sulla capacità del patrimonio residuo di soddisfare integralmente tutti i creditori.
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Valutazione del giudice di merito: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibili due ricorsi, uno principale e uno incidentale, relativi a una complessa operazione di finanziamento per l'acquisto di quote societarie. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione del giudice di merito sulla ricostruzione dei fatti è insindacabile in sede di legittimità. Il ricorso in Cassazione è limitato alla verifica di errori di diritto e non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti della causa.
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Causa concreta: cessione del credito e nullità
Una società in concordato preventivo ha impugnato un contratto di cessione del credito tra due altre società, sostenendone la nullità per mancanza di un prezzo effettivo e, di conseguenza, di una causa concreta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata previsione di un corrispettivo non rende nullo il contratto, potendo questo avere una causa diversa da quella onerosa, come quella di liberalità. Inoltre, ha affermato che non è possibile utilizzare prove presuntive per dimostrare un accordo contrario al contenuto letterale del contratto che prevedeva espressamente un prezzo.
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Documenti in lingua straniera: quando sono ammessi?
Una società fornitrice di prodotti alimentari ha citato in giudizio un'azienda cliente per il mancato pagamento di una fornitura. L'azienda cliente si è difesa sostenendo che la fornitrice avesse interrotto le consegne, causando danni. I tribunali di primo e secondo grado hanno dato ragione alla società fornitrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda cliente per vizi procedurali, cogliendo l'occasione per fare chiarezza sull'utilizzo di documenti in lingua straniera nel processo civile e sul principio di autosufficienza del ricorso.
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Onere della prova contratto: la Cassazione decide
Una società di consulenza ha citato in giudizio un'impresa cliente per l'interruzione anticipata di un contratto di consulenza legato a un appalto. L'impresa sosteneva che il termine del contratto fosse scaduto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che la durata del contratto era legata al completamento dei lavori e non a una data fissa. Ha inoltre ribadito che l'onere della prova contratto, in caso di recesso, spetta a chi interrompe il rapporto dimostrare la giusta causa. La Corte ha anche confermato il diritto al compenso per prestazioni extra, ritenendo non necessario un incarico formale specifico.
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Rappresentanza apparente in ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17179/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio, capogruppo di un'ATI, confermando la sua condanna al pagamento in favore di un subappaltatore. La Corte ha stabilito la validità di un accordo basato sul principio della rappresentanza apparente, in quanto il consorzio aveva generato un legittimo affidamento nel terzo circa i poteri del proprio rappresentante. Inoltre, ha chiarito che l'aumento della richiesta economica in corso di causa, basato sullo stesso titolo, costituisce una mera 'emendatio libelli' e non una domanda nuova inammissibile.
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Interessi moratori PA: sì per custodia di veicoli
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17173/2024, ha stabilito che il rapporto tra la Pubblica Amministrazione e una depositeria per la custodia di veicoli sottoposti a sequestro amministrativo rientra nella nozione di 'transazione commerciale'. Di conseguenza, in caso di ritardato pagamento, la depositeria ha diritto agli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002, e non solo a quelli legali. La Corte ha chiarito che tale rapporto è di natura contrattuale e privatistica, distinto dai casi in cui il custode agisce come ausiliario del giudice, giustificando l'applicazione della disciplina a tutela delle imprese contro i ritardi di pagamento della PA.
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Prova del contratto: quando bastano le presunzioni
Una società editrice ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento contro un professionista per una licenza d'uso non pagata. Il professionista ha negato di aver firmato il contratto. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che la prova del contratto può essere ricavata da prove presuntive, come l'utilizzo del servizio, l'accettazione di un dispositivo collegato e le comunicazioni relative all'attivazione del contratto, anche in assenza di una firma verificata. Il ricorso è stato respinto.
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Recesso per giusta causa: motivi d’appello specifici
Un'agenzia assicurativa contesta il recesso per giusta causa intimato dalla compagnia mandante. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che le contestazioni, sia procedurali (sull'uso di documenti da parte del CTU) sia di merito (sulla tempistica di un pagamento), dovevano essere formulate come motivi specifici nel precedente grado di appello, cosa che i ricorrenti non hanno dimostrato di aver fatto.
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Giurisdizione elenco ISTAT: Cassazione al bivio
Una società di gestione autostradale contesta la sua inclusione nell'elenco ISTAT delle amministrazioni pubbliche. La Corte dei conti afferma la propria giurisdizione esclusiva, disapplicando una norma nazionale in favore del diritto europeo. Il Ministero dell'Economia e l'ISTAT ricorrono in Cassazione, sostenendo un riparto di competenze con il giudice amministrativo. Le Sezioni Unite, data la complessità e il rilievo della questione sulla giurisdizione elenco ISTAT, rinviano la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Onere della prova: chi deve provare il vizio del bene?
Un agricoltore ha citato in giudizio il fornitore di teli di plastica, sostenendo che un difetto avesse causato la maturazione tardiva del suo raccolto di angurie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nell'azione di garanzia per vizi, l'onere della prova della preesistenza del difetto grava sul compratore. Il caso distingue nettamente tra garanzia per vizi e azione di inadempimento, confermando che l'acquirente professionale non può beneficiare delle tutele previste per i consumatori.
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Fideiussione Omnibus: quando la nullità va eccepita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17073/2024, ha rigettato il ricorso di un garante in un caso di fideiussione omnibus. La Corte ha chiarito che la nullità del contratto per violazione della normativa antitrust (schema ABI) non può essere eccepita per la prima volta in appello se i fatti a suo fondamento non sono stati allegati e provati in primo grado. Inoltre, è stato ribadito che spetta al garante l'onere di provare i presupposti per la liberazione dall'obbligazione ai sensi dell'art. 1956 c.c.
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Concorrenza sleale: quando lo storno è illecito?
La Cassazione chiarisce i limiti della concorrenza sleale. Un'agenzia assicurativa accusava la sua ex preponente di storno di dipendenti e sviamento di clientela. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che per configurare l'illecito non basta assumere ex dipendenti, ma è necessario provare l'intento specifico di danneggiare l'organizzazione aziendale del concorrente.
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