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Storno bancario assegno circolare: il cliente rischia il fallimento?

Una cliente depositò assegni circolari sul suo conto, e la banca accreditò subito la somma. Tuttavia, la banca emittente degli assegni, a seguito del fallimento degli ordinatari (coloro che avevano richiesto gli assegni), comunicò lo storno delle somme. La banca della cliente, quindi, operò uno **storno bancario assegno circolare**, riaddebitando l’importo. La cliente contestò l’operazione, ma la Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola “salvo incasso” implica che l’accredito è provvisorio. Il rischio del mancato pagamento, in caso di fallimento degli ordinatari, rimane in capo al cliente fino all’effettivo incasso. La banca ha agito legittimamente.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 27449 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 1 n. 27449/2022)

Quando la banca annulla un accredito: il caso dello storno bancario assegno circolare

Il mondo bancario può sembrare complesso, e a volte nasconde insidie inaspettate. Un esempio lampante è il caso dello storno bancario assegno circolare, una situazione che può lasciare i correntisti disorientati e con un conto inaspettatamente in rosso. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato una vicenda che chiarisce i limiti e le responsabilità delle banche quando un assegno circolare, pur accreditato, non viene poi effettivamente incassato. Capire questo meccanismo è fondamentale per ogni cittadino che utilizza servizi bancari.

La vicenda: un assegno circolare contestato

Immaginate questa scena: una cliente riceve due assegni circolari per un importo considerevole. Li deposita sul suo conto corrente presso una banca. La banca accredita immediatamente la somma, dando l’impressione che il denaro sia ormai disponibile. Pochi giorni dopo, però, arriva la doccia fredda: la banca emittente degli assegni comunica che non può pagarli. Il motivo? Le persone che avevano richiesto l’emissione di quegli assegni sono fallite. Di conseguenza, la banca della cliente decide di annullare l’accredito, operando uno storno bancario assegno circolare, e riaddebita la somma sul conto della cliente.

La cliente, naturalmente, contesta questa operazione. Sostiene che, una volta accreditata la somma, questa dovesse considerarsi definitivamente acquisita. La questione finisce in tribunale. In primo grado, la cliente perde. In appello, invece, vince, e la banca viene condannata a restituire la somma. Ma la storia non finisce qui: la banca ricorre in Cassazione, chiedendo ai giudici di ultima istanza di fare chiarezza.

La clausola “salvo incasso” e lo storno bancario assegno circolare

Il cuore della questione ruota attorno a un principio fondamentale del diritto bancario: la clausola “salvo incasso”. Questa clausola, spesso implicita nelle operazioni di versamento di titoli di credito come gli assegni, stabilisce che l’accredito sul conto del cliente è solo provvisorio. La somma diventa definitivamente disponibile solo nel momento in cui la banca che ha ricevuto l’assegno riesce effettivamente a incassare il denaro dalla banca emittente. Fino a quel momento, il rischio che l’assegno non venga pagato (ad esempio, per mancanza di fondi o, come in questo caso, per il fallimento dell’ordinatario) ricade sul cliente.

La Cassazione ha ribadito che l’assegno circolare, pur essendo un titolo di credito molto affidabile, non equivale a denaro contante. Il suo pagamento è sempre subordinato al “buon fine” dell’operazione. Se questo buon fine non si realizza, la banca ha il diritto di operare uno storno bancario assegno circolare, riaddebitando l’importo al cliente. Questo non è un atto arbitrario, ma una conseguenza logica della natura provvisoria dell’accredito.

Accordi interbancari e la validità dello storno

Un altro punto sollevato dalla cliente riguardava gli accordi tra le banche per la “stanza di compensazione”, il sistema attraverso cui gli istituti di credito regolano i pagamenti reciproci. La cliente sosteneva che, una volta scaduti i termini previsti da questi accordi per la comunicazione di un eventuale mancato pagamento, l’assegno dovesse considerarsi definitivamente pagato anche nei suoi confronti.

Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che questi accordi interbancari hanno natura “privatistica” e producono effetti solo tra le banche che ne sono parte. Non possono essere invocati da terzi, come i clienti correntisti. In altre parole, ciò che accade nella stanza di compensazione tra le banche non altera il principio fondamentale che il rischio del mancato incasso di un assegno, in presenza della clausola “salvo incasso”, grava sul cliente fino all’effettivo pagamento. La presunzione di pagamento che può sorgere tra le banche per il decorso dei termini non si estende automaticamente al rapporto con il correntista.

Le motivazioni della Cassazione sullo storno bancario assegno circolare

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della banca, ribaltando la decisione della Corte d’Appello. I giudici hanno sottolineato che la Corte d’Appello aveva erroneamente applicato l’articolo 44 della legge fallimentare, che riguarda l’inefficacia dei pagamenti eseguiti da un fallito. Questo articolo, infatti, può essere invocato solo dal curatore fallimentare (la persona che gestisce il patrimonio del fallito) e non dalla banca emittente o dalla banca negoziatrice per rifiutare il pagamento dell’assegno.

Tuttavia, la Cassazione ha precisato che, anche se l’articolo 44 legge fallimentare non era applicabile nel modo inteso dalla Corte d’Appello, il principio della clausola “salvo incasso” (disciplinato dagli articoli 1829 e 1857 del Codice Civile) era stato mal interpretato. La banca, in quanto mandataria del cliente per l’incasso, non risponde se il titolo non viene pagato. L’accredito è una condizione sospensiva: la proprietà della somma passa al cliente solo con l’effettiva riscossione. Se la banca non avesse operato lo storno bancario assegno circolare, si sarebbe verificato un indebito arricchimento per il cliente, che avrebbe ricevuto una somma non effettivamente incassata.

Le conclusioni: chi vince e le conseguenze dello storno

La Corte di Cassazione ha quindi stabilito che la banca ha agito correttamente nel riaddebitare la somma alla cliente. Il primo motivo di ricorso della banca è stato accolto, e la sentenza della Corte d’Appello è stata cassata (annullata). La causa tornerà ora alla Corte d’Appello di Roma, in una diversa composizione, che dovrà riesaminare la questione attenendosi ai principi stabiliti dalla Cassazione.

Questo significa che, in casi simili, il cliente che deposita un assegno circolare deve essere consapevole che l’accredito iniziale è provvisorio. Il rischio del mancato incasso, anche a causa di eventi esterni come il fallimento dell’ordinatario, rimane a suo carico fino a quando la banca non ha effettivamente ricevuto i fondi. È una lezione importante sulla natura degli assegni circolari e sulla prudenza necessaria nelle operazioni bancarie.

Cosa significa la clausola “salvo incasso” per un assegno circolare?
La clausola “salvo incasso” indica che l’accredito di un assegno sul conto è provvisorio. La somma diventa definitivamente disponibile solo quando la banca ha effettivamente incassato il denaro dall’istituto emittente. Fino a quel momento, il rischio di mancato pagamento rimane del cliente.

La banca può annullare un accredito già effettuato per un assegno circolare?
Sì, la banca può operare uno storno bancario (annullare l’accredito) se l’assegno circolare non viene pagato, ad esempio a causa del fallimento dell’ordinatario (chi ha richiesto l’emissione dell’assegno). Questo perché l’accredito iniziale è fatto “salvo incasso”.

Gli accordi tra banche sulla compensazione degli assegni influenzano il cliente?
No, gli accordi interbancari sulla compensazione degli assegni sono validi solo tra le banche stesse. Non possono essere invocati dai clienti per contestare uno storno, poiché il cliente non è parte di tali accordi e il rischio di mancato incasso rimane a suo carico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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