LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Abbandono di animali e danni: la Cassazione conferma la condanna

Due persone, un amministratore e un socio di un’azienda, sono state condannate per aver ripetutamente lasciato bovini liberi di pascolare su terreni altrui, causando “Abbandono di animali e danni” a coltivazioni e muretti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il reato si configura anche con dolo eventuale, cioè quando si accetta il rischio che gli animali causino danni. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 24273 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 2 n. 24273/2022)

Abbandono di animali e danni: la Cassazione fa chiarezza

La questione dell'”Abbandono di animali e danni” è spesso complessa e ricca di sfumature legali. La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha fornito importanti chiarimenti su questo delicato tema, confermando la condanna per due soggetti che avevano lasciato i propri bovini liberi di pascolare su terreni altrui, causando danni significativi. Questa decisione sottolinea l’importanza della responsabilità dei proprietari di animali e la configurabilità del reato anche in assenza di una volontà diretta di causare il danno, ma con la semplice accettazione del rischio.

I fatti: bovini liberi e terreni danneggiati

La vicenda ha visto protagonisti un Amministratore e un Socio di un’Azienda. Essi sono stati accusati di aver abbandonato un gruppo di bovini, alcuni con il marchio aziendale e altri senza, su fondi agricoli vicini. Gli animali, lasciati incustoditi, hanno danneggiato le coltivazioni e un muretto a secco presenti nelle proprietà dei vicini. Questo comportamento non era un episodio isolato, ma si era ripetuto nel tempo, costringendo i proprietari dei terreni a chiamare gli operai dell’Azienda per recuperare il bestiame.

La condanna in primo e secondo grado

Il Tribunale di Taranto ha condannato l’Amministratore e il Socio per il reato previsto dall’articolo 636 del Codice Penale, che riguarda l’abbandono di animali. La Corte d’Appello di Lecce ha poi confermato questa condanna. Entrambi i gradi di giudizio hanno riconosciuto la responsabilità dei due soggetti, evidenziando come la loro condotta avesse causato concreti “Abbandono di animali e danni” alle proprietà altrui.

I ricorsi in Cassazione e l’inammissibilità

L’Amministratore e il Socio hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la sentenza d’Appello. I ricorsi erano quasi identici e si basavano su quattro motivi principali. Tra questi, si lamentava la nullità della sentenza, l’illogicità della motivazione e l’erronea valutazione delle prove. Si discuteva anche l’elemento psicologico del reato, ovvero se ci fosse stata una reale intenzione di causare i danni. La Suprema Corte ha esaminato attentamente i ricorsi, ma li ha dichiarati inammissibili.

Le motivazioni della sentenza sull’abbandono di animali e danni

La Corte di Cassazione ha spiegato le ragioni della sua decisione. Ha ribadito che il primo motivo di ricorso era inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in sede di legittimità. La Corte d’Appello aveva già ampiamente motivato la credibilità delle testimonianze delle persone offese, supportate anche dai riscontri degli agenti forestali che avevano trovato i bovini sui terreni danneggiati. La Cassazione ha sottolineato che il reato di “Abbandono di animali e danni” non richiede necessariamente l’introduzione diretta degli animali nei fondi altrui, ma si configura anche con il loro abbandono in libertà e senza custodia, nella consapevolezza che, per istinto, si introdurranno in proprietà vicine. Questo configura il cosiddetto “dolo eventuale”, ovvero l’accettazione del rischio che il danno si verifichi. La ripetitività degli episodi e la mancanza di misure preventive da parte dell’Azienda hanno rafforzato questa conclusione.

Le conclusioni: la conferma della condanna per abbandono di animali

In definitiva, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dall’Amministratore e dal Socio. Questo significa che la condanna stabilita nei gradi precedenti è diventata definitiva. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della cassa delle ammende, a causa della colpa nella determinazione dell’inammissibilità dei ricorsi. La sentenza conferma un principio importante: la responsabilità per l'”Abbandono di animali e danni” ricade sui proprietari o detentori che, pur non volendo direttamente il danno, accettano il rischio che i loro animali, lasciati incustoditi, possano causarlo. Questo caso serve da monito per tutti coloro che gestiscono animali, ricordando l’importanza di adottare tutte le precauzioni necessarie per evitare che causino problemi a terzi.

Cosa si intende per abbandono di animali nel contesto penale?
Nel contesto penale, l’abbandono di animali non si limita a lasciarli in un luogo isolato, ma include anche il lasciarli liberi senza custodia, sapendo che potrebbero causare danni a proprietà altrui, come nel caso di bovini che pascolano su terreni vicini.

Il proprietario è sempre responsabile dei danni causati dagli animali?
Sì, il proprietario o chi ha la custodia dell’animale è responsabile dei danni causati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito. Questa responsabilità può essere sia civile che penale, come nel caso di “Abbandono di animali e danni”.

Cosa significa ‘dolo eventuale’ in questi casi?
Il ‘dolo eventuale’ si verifica quando il proprietario dell’animale, pur non volendo direttamente che i suoi animali causino danni, accetta il rischio che ciò accada lasciandoli incustoditi. La ripetizione di tali episodi rafforza la prova di questa accettazione del rischio.

Termini giuridici

Dolo eventuale
Si verifica quando una persona, pur non volendo direttamente un certo risultato dannoso, accetta il rischio che questo si verifichi come conseguenza della sua azione o omissione.
Inammissibilità
Un ricorso è inammissibile quando non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Requisitoria
È la richiesta che il Pubblico Ministero (o Procuratore Generale) rivolge al giudice, esponendo le proprie conclusioni sul caso.
Contraddittorio scritto
Una modalità di svolgimento del processo in cui le parti si scambiano atti e memorie scritte, anziché discutere oralmente in udienza.
Res derelicta
Termine latino che indica una cosa abbandonata dal proprietario, che non intende più averne la proprietà. Nel caso specifico, si distingue dall'abbandono di animali che causano danni.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)