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Clausola compromissoria: l’accordo delle parti salva l’arbitrato

Un’impresa di costruzioni ha avviato un arbitrato contro la società committente per ottenere il risarcimento dei danni legati a un appalto autostradale. Il contratto originario conteneva una clausola compromissoria che prevedeva un collegio arbitrale a cinque membri. Successivamente, le parti si sono accordate per nominare un collegio a tre membri, adeguandosi alle riforme di legge. La Corte d’Appello ha annullato il lodo favorevole all’impresa, ritenendo nulla la clausola compromissoria per il mutamento della composizione del collegio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l’accordo tra le parti per la nomina del presidente a tre membri ha modificato validamente la clausola originaria. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’impresa, cassando la sentenza d’appello con rinvio.

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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 11073 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 1 n. 11073/2022)

La validità della clausola compromissoria negli appalti pubblici

La risoluzione delle controversie nei contratti pubblici richiede spesso l’intervento di arbitri privati. In questo contesto, la clausola compromissoria rappresenta lo strumento principale con cui le parti decidono di evitare il tribunale ordinario. Tuttavia, le riforme legislative possono modificare le regole sui collegi arbitrali nel corso del tempo. Questo scenario crea forti dubbi sulla sopravvivenza degli accordi originari. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di queste modifiche normative, valorizzando l’autonomia delle parti e la condotta concreta da esse tenuta durante il giudizio.

Il caso concreto: il viadotto autostradale e la lite tra le parti

Un’impresa di costruzioni ha stipulato un contratto di appalto con una società concessionaria autostradale per la realizzazione di un importante viadotto. Il contratto originario risaliva al 1987 e conteneva un richiamo al vecchio capitolato generale dello Stato. Questo accordo prevedeva la nomina di un collegio arbitrale composto da cinque membri in caso di controversie.

Durante l’esecuzione dei lavori sono sorte gravi divergenze tra l’appaltatore e la committente. L’impresa ha quindi deciso di attivare la procedura arbitrale per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Nel frattempo, la legge quadro sui lavori pubblici ha modificato le regole, introducendo la composizione a tre membri per i collegi arbitrali.

Le parti hanno concordato la nomina del presidente del collegio in composizione ridotta a tre membri. La società committente ha partecipato attivamente alla procedura e ha rinunciato a eccepire l’incompetenza degli arbitri. Il collegio ha infine emesso un lodo favorevole all’impresa di costruzioni.

La società committente ha impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado hanno annullato il lodo. Secondo la Corte d’Appello, la clausola originaria era diventata nulla perché la vecchia composizione a cinque membri non era più applicabile. Di conseguenza, la competenza spettava esclusivamente al giudice ordinario. L’impresa ha quindi proposto ricorso in Cassazione per difendere la validità del lodo.

Il comportamento delle parti modifica la clausola compromissoria

La Suprema Corte ha analizzato l’effetto delle modifiche legislative sui contratti in corso. Quando un contratto richiama una norma esterna, quel richiamo inserisce la regola nel testo contrattuale in modo fisso. Le successive modifiche della legge non cambiano automaticamente l’accordo, a meno che le parti non decidano diversamente.

Nel caso specifico, le parti hanno dimostrato una chiara volontà di adeguarsi alle nuove regole. La nomina congiunta del presidente del collegio a tre membri costituisce un nuovo accordo. Questo comportamento ha modificato la clausola compromissoria originaria per mutuo consenso. La società committente non poteva quindi contestare la composizione del collegio dopo aver accettato la nuova procedura.

Le motivazioni della sentenza sulla clausola compromissoria

I giudici di legittimità hanno fondato la decisione su due pilastri giuridici essenziali. Il primo pilastro riguarda il divieto di ultrapetizione (errore del giudice che decide oltre le richieste delle parti). La Corte d’Appello ha rilevato d’ufficio una presunta nullità della clausola compromissoria che non era stata sollevata tempestivamente. L’irregolare composizione del collegio costituisce una nullità relativa e non assoluta. Questa contestazione deve essere mossa immediatamente all’inizio del giudizio arbitrale, altrimenti si intende sanata.

Il secondo pilastro risiede nel principio di conservazione del contratto. L’ordinamento giuridico impone di interpretare le clausole in modo che possano produrre effetti anziché rimanere inutili. L’accordo per la nomina del collegio a tre membri ha salvato la clausola compromissoria, adattandola al nuovo quadro normativo. La condotta della committente, che ha partecipato alla nomina del presidente, ha confermato la piena accettazione del nuovo assetto.

Le conclusioni della Cassazione sulla validità dell’arbitrato

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’impresa di costruzioni e ha cassato la sentenza d’appello. I giudici hanno stabilito che il lodo arbitrale è valido perché la clausola compromissoria ha conservato la sua efficacia attraverso il comportamento concludente delle parti. La causa è stata rinviata alla Corte d’Appello di Roma in una diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà uniformarsi ai principi espressi e decidere anche sulle spese del giudizio di legittimità. Questa decisione tutela l’affidamento delle imprese e garantisce la stabilità dei giudizi arbitrali già conclusi.

Cosa succede se la legge cambia la composizione del collegio arbitrale prevista nel contratto?
Le parti possono accordarsi, anche tramite comportamenti concludenti come la nomina comune degli arbitri, per adeguare la clausola alle nuove regole di legge.

Si può contestare la composizione del collegio arbitrale dopo la fine del giudizio?
No, l’irregolare composizione del collegio deve essere eccepita immediatamente all’inizio del procedimento arbitrale, altrimenti la nullità si considera sanata.

Il giudice d’appello può rilevare d’ufficio l’irregolarità della nomina degli arbitri?
No, il giudice non può decidere d’ufficio su nullità relative che richiedono la tempestiva eccezione della parte interessata durante l’arbitrato.

Termini giuridici

Clausola compromissoria
Accordo con cui le parti stabiliscono di affidare ad arbitri privati la risoluzione delle future liti derivanti da un contratto, anziché rivolgersi al giudice ordinario.
Ultrapetizione
Errore del giudice che decide su aspetti che non gli sono stati richiesti dalle parti o che va oltre l'oggetto della domanda.
Relatio perfecta
Meccanismo con cui un contratto richiama una norma esterna specifica, incorporandola nel proprio testo in modo fisso e rendendola insensibile a future modifiche di legge.
Potestas iudicandi
Il potere di decidere una controversia, ossia l'autorità del giudice o dell'arbitro di emettere una decisione vincolante.
Lodo arbitrale
La decisione finale emessa dagli arbitri che risolve la controversia, con efficacia simile a quella di una sentenza del giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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