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Reato di peculato per il gestore di slot: i fondi sono pubblici

Un gestore di apparecchi da gioco (slot machine) si è appropriato dei proventi delle giocate, pari a oltre 207.000 euro, omettendo di versarli alla società concessionaria dello Stato. La Corte d’appello aveva qualificato il fatto come semplice appropriazione indebita, dichiarandolo prescritto. La Corte di Cassazione ha invece annullato la decisione, stabilendo che la condotta integra il più grave reato di peculato. Secondo i giudici, il gestore di slot machine riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio, poiché riscuote denaro che appartiene alla pubblica amministrazione fin dal momento dell’incasso. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d’appello per un nuovo giudizio basato su questo principio.

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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 31396 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 31396/2023)

Il reato di peculato per chi gestisce le slot machine

Chi gestisce gli apparecchi da gioco leciti, come le slot machine, compie il reato di peculato se trattiene gli incassi invece di versarli al concessionario dello Stato. Questo importante principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione. Molti operatori del settore pensano erroneamente che trattenere queste somme costituisca solo un inadempimento contrattuale o, al massimo, una semplice appropriazione indebita. La distinzione è fondamentale. Il peculato è un reato molto più grave che punisce i soggetti pubblici. La Suprema Corte ha chiarito definitivamente la natura pubblica del denaro raccolto tramite il gioco d’azzardo lecito.

La vicenda: la mancata restituzione degli incassi del gioco

Un imprenditore, titolare di una ditta individuale, aveva stipulato un accordo di collaborazione con una società concessionaria dello Stato. L’accordo prevedeva la gestione degli apparecchi da gioco e la raccolta periodica del denaro inserito dai giocatori nelle slot machine. L’imprenditore aveva l’obbligo di trasmettere periodicamente queste somme al concessionario. Una parte di questi incassi era destinata direttamente allo Stato come tassa sul gioco. A partire dal 2009, l’imprenditore ha smesso di versare le somme dovute, accumulando un debito iniziale di circa 50.000 euro. Successivamente, nonostante un piano di rientro e la formale diffida da parte del concessionario, l’uomo si è appropriato di ulteriori incassi per un totale di oltre 207.000 euro. Inoltre, l’imprenditore non ha mai restituito gli apparecchi da gioco e i relativi impianti di collegamento telematico.

Il contrasto sulla qualifica del gestore delle slot

I giudici di secondo grado avevano ritenuto che l’imprenditore non fosse un incaricato di pubblico servizio. Secondo la loro ricostruzione, tra l’imprenditore e la pubblica amministrazione non esisteva alcun rapporto diretto, ma solo un contratto privato con la società concessionaria. Di conseguenza, i giudici d’appello avevano qualificato la condotta come appropriazione indebita. Trattandosi di un reato meno grave del peculato, il decorso del tempo aveva fatto scattare la prescrizione, cancellando la punibilità del fatto. Il Procuratore generale e la società concessionaria hanno impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. I ricorrenti hanno sostenuto che il gestore partecipa direttamente a una funzione pubblica, rendendo la sua condotta molto più grave.

Le motivazioni: perché scatta il reato di peculato

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, confermando che la condotta del gestore integra pienamente il reato di peculato. I giudici di legittimità hanno applicato i principi già stabiliti dalle Sezioni Unite. Il concessionario dello Stato riveste la qualifica formale di agente contabile ed è incaricato di un pubblico servizio. Questa qualifica si estende anche al gestore e all’esercente degli apparecchi da gioco. Questi soggetti, infatti, svolgono attività delegate dal concessionario e partecipano alla stessa funzione pubblica. Il denaro inserito dai giocatori nelle slot machine appartiene alla pubblica amministrazione fin dal momento esatto della sua riscossione. Pertanto, il gestore che si impossessa di tali proventi, inclusa la quota destinata al Prelievo Erariale Unico, si appropria di denaro pubblico. Questa condotta non può essere considerata una semplice appropriazione indebita, ma costituisce peculato a tutti gli effetti.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione e le conseguenze

La Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il caso a un’altra sezione della Corte d’appello. Il giudice del rinvio dovrà uniformarsi al principio di diritto enunciato e qualificare la condotta dell’imputato come reato di peculato. Il nuovo processo dovrà inoltre verificare se, per questo specifico reato, sia già decorso il tempo necessario per la prescrizione. Questa pronuncia lancia un messaggio chiaro a tutti gli operatori del settore del gioco pubblico. Chi gestisce il denaro delle slot machine non maneggia semplici somme private, ma fondi pubblici. La mancata consegna di questi proventi comporta conseguenze penali severissime, ben oltre le sanzioni civili per il mancato rispetto dei contratti commerciali.

Quale reato commette il gestore di slot machine che non versa gli incassi al concessionario?
Il gestore commette il reato di peculato perché il denaro raccolto tramite gli apparecchi da gioco appartiene allo Stato fin dal momento della riscossione.

Perché il gestore di slot machine è considerato un incaricato di pubblico servizio?
Il gestore riceve una delega dal concessionario dello Stato per riscuotere i proventi del gioco, partecipando così a una funzione pubblica regolata dalla legge.

Qual è la differenza tra appropriazione indebita e peculato in questo caso specifico?
L’appropriazione indebita riguarda beni privati, mentre il peculato punisce chi si appropria di denaro pubblico di cui ha il possesso per ragioni di servizio.

Termini giuridici

Peculato
Il reato commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di un pubblico servizio che si appropria del denaro o di un bene mobile altrui di cui ha il possesso per ragioni del suo ufficio o servizio.
Incaricato di pubblico servizio
Chi svolge un'attività di utilità pubblica, regolata da norme di diritto pubblico, ma senza i poteri tipici della pubblica autorità.
Agente contabile
Chiunque abbia il maneggio di denaro o valori di spettanza pubblica, con l'obbligo di renderne conto allo Stato.
Prelievo Erariale Unico (PREU)
La tassa dovuta allo Stato sui proventi derivanti dai giochi con vincite in denaro.
Prescrizione
L'estinzione di un reato dovuta al trascorrere del tempo stabilito dalla legge senza che sia intervenuta una sentenza definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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