Un tifoso di calcio è stato colpito da un severo provvedimento di prevenzione a seguito di violenti scontri avvenuti durante una partita di campionato. Il Questore ha disposto nei suoi confronti un DASPO con obbligo di firma della durata di ben otto anni. Questa misura restrittiva imponeva al destinatario di presentarsi in Questura per quattro volte durante ogni incontro della propria squadra, sia per le partite giocate in casa sia per quelle in trasferta, estendendo l’obbligo persino alle gare amichevoli. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato il provvedimento, ma il tifoso ha deciso di opporsi ricorrendo alla Corte di Cassazione per denunciare l’eccessiva afflittività delle modalità esecutive.
Quando le partite amichevoli diventano un problema di ordine pubblico
La questione centrale riguarda l’estensione dell’obbligo di firma alle partite amichevoli. La Suprema Corte chiarisce che il divieto di accesso agli stadi può legittimamente riguardare anche gli incontri non ufficiali, a patto che questi siano preventivamente programmati e pubblicizzati. Tuttavia, esiste una differenza sostanziale tra le squadre professionistiche e quelle dilettantistiche. Per i club che militano in categorie minori, come il campionato regionale di Eccellenza in cui gioca la squadra del tifoso, le amichevoli non godono della stessa risonanza mediatica. Di conseguenza, pretendere che il cittadino conosca in anticipo date e orari di partite minori, spesso organizzate all’ultimo momento e a porte chiuse, risulta irragionevole senza una motivazione specifica che dimostri come tali informazioni fossero facilmente accessibili.
La frequenza del DASPO con obbligo di firma sotto la lente dei giudici
Un altro punto critico analizzato dai giudici riguarda la frequenza quotidiana della misura. L’imposizione di presentarsi negli uffici di polizia per ben quattro volte a partita, precisamente al decimo e al quarantesimo minuto di ciascun tempo, costituisce una limitazione della libertà personale estremamente invasiva. La Cassazione sottolinea che un obbligo così frequente, specialmente per le partite disputate fuori casa, non può essere applicato in modo automatico. Il giudice che convalida la misura ha il dovere di spiegare dettagliatamente le ragioni specifiche che rendono indispensabile un controllo così assiduo, non potendosi limitare a una generica valutazione di pericolosità del soggetto.
Le motivazioni della Cassazione sul controllo del GIP
Nelle motivazioni della sentenza, la Corte di Cassazione evidenzia che il controllo del giudice in sede di convalida non può ridursi a una mera verifica formale dei documenti. Il magistrato ha il dovere di analizzare in concreto l’attualità della pericolosità sociale del soggetto e la proporzionalità della misura applicata. Nel caso specifico, mentre la durata complessiva del provvedimento è stata ritenuta giustificata dai precedenti comportamenti violenti del tifoso, le modalità pratiche di esecuzione del DASPO con obbligo di firma sono risultate prive di un adeguato supporto motivazionale. La mancanza di spiegazioni sulla necessità di quattro firme a partita e sulla conoscibilità delle amichevoli dilettantistiche rappresenta un vizio di legittimità che invalida parzialmente il provvedimento.
Le conclusioni della Suprema Corte sulla proporzionalità della misura
Nelle conclusioni della decisione, i giudici di legittimità hanno accolto parzialmente il ricorso presentato dal difensore del tifoso. La Corte ha annullato l’ordinanza di convalida limitatamente alle modalità dell’obbligo di presentazione e all’estensione dello stesso alle partite amichevoli. La vicenda viene ora rinviata al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale territorialmente competente, il quale dovrà effettuare un nuovo esame. Il giudice di merito dovrà valutare se esistano reali motivi per imporre una frequenza di firma così elevata e se il tifoso potesse effettivamente conoscere il calendario delle amichevoli della propria squadra dilettantistica, garantendo così il rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza della sanzione.
L’obbligo di firma per il DASPO si applica anche alle partite amichevoli?
Sì, ma solo se le partite sono programmate e pubblicizzate in modo da essere facilmente conoscibili dal destinatario della misura, specialmente per le squadre dilettantistiche.
Quante volte ci si deve presentare in Questura durante una partita?
La frequenza deve essere stabilita dal giudice con una motivazione specifica e proporzionata, evitando imposizioni eccessivamente afflittive senza reale necessità.
Cosa succede se il provvedimento di DASPO non è adeguatamente motivato?
Il destinatario può proporre ricorso in Cassazione per ottenere l’annullamento delle prescrizioni prive di una giustificazione chiara e dettagliata.