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Patrocinio dell’agente della riscossione: sì all’avvocato privato

Un contribuente impugnava un’intimazione di pagamento per cartelle esattoriali non pagate. L’ente impositore vinceva parzialmente in primo grado, ma l’appello dell’ente veniva dichiarato inammissibile dalla Commissione Tributaria Regionale. Secondo i giudici d’appello, l’ente non poteva avvalersi di un avvocato del libero foro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il patrocinio dell’agente della riscossione può essere legittimamente affidato a un avvocato del libero foro, senza necessità di particolari formalità o prove preventive. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso dell’ente, rinviando la causa per un nuovo esame.

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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 7618 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 6 n. 7618/2022)

Il patrocinio dell’agente della riscossione e la scelta del difensore

L’Agenzia delle entrate-Riscossione possiede la piena facoltà di scegliere il proprio difensore nei giudizi tributari. La questione relativa al patrocinio dell’agente della riscossione rappresenta un argomento di forte dibattito nel panorama del contenzioso con il fisco. Molti contribuenti cercano di invalidare gli atti difensivi dell’ente eccependo l’irregolarità della rappresentanza in giudizio. Questo accade soprattutto quando l’amministrazione decide di non utilizzare l’Avvocatura dello Stato o i propri funzionari interni, preferendo invece affidare l’incarico a un avvocato del libero foro. La Corte di Cassazione è intervenuta per fare chiarezza su questo delicato aspetto, confermando la legittimità di tale scelta organizzativa e difensiva che non può essere limitata senza una espressa previsione di legge.

Il caso concreto e la decisione dei giudici d’appello

La vicenda trae origine dall’impugnazione di un’intimazione di pagamento da parte di un contribuente. L’atto esattoriale faceva riferimento al mancato pagamento di numerose cartelle di pagamento emesse per diverse annualità d’imposta. Il giudice di primo grado decideva per un accoglimento solo parziale del ricorso presentato dal cittadino. Di conseguenza, l’ente di riscossione decideva di proporre appello per tutelare le ragioni del fisco e recuperare le somme dovute. La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia dichiarava tuttavia inammissibile l’appello dell’ente. I giudici di secondo grado sostenevano che la nomina di un difensore esterno del libero foro fosse del tutto illegittima. Secondo la loro tesi restrittiva, l’ente pubblico avrebbe dovuto necessariamente farsi assistere dai propri dipendenti delegati o dall’avvocatura erariale.

La validità della difesa affidata ai professionisti privati

L’ente di riscossione ha impugnato questa decisione davanti alla Suprema Corte di Cassazione per evitare un grave pregiudizio alle proprie prerogative difensive. Il ricorso si basava sulla violazione delle norme che regolano l’assistenza tecnica nel processo tributario. La legge non impone un divieto di nomina di professionisti esterni per gli uffici finanziari. Al contrario, le disposizioni vigenti attribuiscono a questi soggetti una facoltà aggiuntiva di assistenza che si somma a quelle ordinarie. Una limitazione in tal senso violerebbe il principio costituzionale del diritto alla difesa, che deve essere garantito anche alle amministrazioni pubbliche in ogni stato e grado del giudizio.

Le motivazioni della decisione sul patrocinio dell’agente della riscossione

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto fondate le ragioni dell’ente impositore. La decisione si basa sull’analisi delle riforme legislative del settore e sui protocolli d’intesa vigenti. In particolare, la riforma del 2016 e il successivo protocollo del 2017 tra l’Avvocatura dello Stato e l’ente di riscossione disciplinano chiaramente la materia. L’ente può stare in giudizio avvalendosi direttamente dei propri dipendenti oppure di avvocati del libero foro iscritti in un apposito elenco. Questa facoltà non richiede formalità particolari o delibere preventive da esibire in giudizio. La costituzione in giudizio tramite un avvocato privato presuppone implicitamente la sussistenza dei requisiti di legge. Non sussiste quindi alcun obbligo di fornire una prova preventiva di tale scelta organizzativa, che rientra nella discrezionalità dell’ente.

Le conclusioni sul corretto patrocinio dell’agente della riscossione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’ente di riscossione e ha annullato la sentenza d’appello. La causa è stata rinviata alla Commissione Tributaria Regionale in diversa composizione per un nuovo esame del merito e per la liquidazione delle spese. Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale per la parità delle parti nel processo tributario. L’agente della riscossione gode di piena autonomia nella scelta della propria strategia difensiva. I contribuenti non possono quindi eccepire l’invalidità del mandato difensivo basandosi solo sulla natura privata del legale scelto dall’ente. La decisione garantisce una maggiore efficienza nella gestione del contenzioso e tutela il diritto di difesa dell’amministrazione pubblica, evitando inutili formalismi che rallentano la giustizia.

L’Agenzia delle entrate-Riscossione può farsi difendere da un avvocato privato?
Sì, l’ente può legittimamente affidare la propria difesa a un avvocato del libero foro iscritto nel proprio elenco, senza dover ricorrere all’Avvocatura dello Stato.

L’ente deve dimostrare in giudizio il motivo per cui ha scelto un avvocato esterno?
No, la costituzione in giudizio tramite un avvocato del libero foro non richiede alcuna prova preventiva, poiché la sussistenza dei presupposti si presume per legge.

Cosa succede se il giudice d’appello dichiara inammissibile il ricorso dell’ente per l’uso di un avvocato privato?
La sentenza d’appello può essere impugnata in Cassazione, la quale annullerà la decisione e disporrà il rinvio della causa per un nuovo esame del merito.

Termini giuridici

Patrocinio
La difesa e la rappresentanza in giudizio di una parte effettuata da un avvocato abilitato.
Libero foro
L'insieme degli avvocati privati che esercitano la libera professione, distinti dagli avvocati dello Stato.
Inammissibilità
La condizione per cui un atto giudiziario non può essere esaminato nel merito dal giudice perché privo dei requisiti di legge.
Cassazione con rinvio
Decisione con cui la Suprema Corte annulla la sentenza impugnata e rimanda la causa a un altro giudice per un nuovo esame.
Assorbimento
La situazione in cui l'accoglimento di un motivo di ricorso rende superfluo l'esame degli altri motivi proposti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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