LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Sicurezza sul lavoro: adempie alle opere ma non paga la multa

Un’imprenditrice straniera è stata accusata di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro per non aver controllato gli estintori e per l’uso di macchinari non conformi. L’organo di vigilanza ha imposto prescrizioni di regolarizzazione e il pagamento di una sanzione per estinguere il reato. L’imprenditrice ha adempiuto alle prescrizioni ma non ha pagato la sanzione, sostenendo di non aver compreso l’obbligo poiché il verbale non era tradotto nella sua lingua (cinese). Il Tribunale l’ha assolta per mancanza di elemento soggettivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, annullando l’assoluzione: la decisione è contraddittoria poiché l’imputata ha eseguito le prescrizioni (anch’esse non tradotte) e ha ignorato una nota in cinese che spiegava come richiedere assistenza linguistica gratuita.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 3559 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 3 n. 3559/2022)

Sicurezza sul lavoro e barriere linguistiche: il caso

La tutela della sicurezza sul lavoro rappresenta un obbligo fondamentale per ogni imprenditore, indipendentemente dalla sua nazionalità o dalla conoscenza della lingua italiana. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione affronta il delicato rapporto tra le violazioni delle norme antinfortunistiche e il diritto alla traduzione degli atti giudiziari per i cittadini stranieri. La vicenda riguarda un’imprenditrice straniera, titolare di un’attività di ristorazione, sanzionata dagli ispettori per gravi inadempienze. Tra le violazioni contestate spiccavano la mancata manutenzione semestrale degli estintori, l’inidoneità dei locali di preparazione dei pasti e l’utilizzo di un macchinario privo della necessaria marcatura CE.

L’organo di vigilanza ha attivato la procedura standard per consentire l’estinzione del reato. Questa procedura prevede l’imposizione di specifiche prescrizioni tecniche per rimediare ai pericoli e il successivo pagamento di una sanzione amministrativa. L’imprenditrice ha eseguito correttamente i lavori di messa in sicurezza, ma non ha provveduto al pagamento della sanzione pecuniaria. Di conseguenza, è stata rinviata a giudizio. In primo grado, il Tribunale ha deciso di assolvere l’imputata, ritenendo che la mancata traduzione in lingua cinese del verbale contenente l’ordine di pagamento avesse escluso la sua colpevolezza. Secondo il primo giudice, la donna non aveva compreso l’obbligo di pagare a causa della barriera linguistica.

La procedura di estinzione dei reati per la sicurezza sul lavoro

La legge italiana prevede un meccanismo di favore per i datori di lavoro che commettono contravvenzioni in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Questo sistema, disciplinato dal Decreto Legislativo 758 del 1994, permette di estinguere il reato in via amministrativa senza subire un processo penale. La procedura si articola in due fasi obbligatorie. Nella prima fase, l’organo ispettivo impone prescrizioni dettagliate per eliminare la situazione di pericolo entro un termine preciso. Nella seconda fase, una volta accertato l’adempimento delle prescrizioni, il trasgressore deve pagare una sanzione amministrativa pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la violazione.

Il pagamento della sanzione entro i termini è un requisito indispensabile. Se il datore di lavoro non paga, l’effetto estintivo non si produce e l’azione penale riprende il suo corso naturale. Nel caso in esame, l’imprenditrice ha completato solo la prima parte della procedura. La difesa ha sostenuto che l’omesso pagamento fosse giustificato dall’assenza di una traduzione ufficiale del verbale, invocando il diritto all’assistenza linguistica previsto dal codice di procedura penale per gli imputati stranieri.

Il dovere di informazione del datore di lavoro straniero

Chiunque eserciti un’attività d’impresa in Italia assume una posizione di garanzia verso i propri dipendenti. Questo ruolo impone il dovere di conoscere e rispettare tutte le norme vigenti, incluse quelle sulla sicurezza sul lavoro. Lo status di cittadino straniero o la scarsa conoscenza della lingua italiana non esonerano l’imprenditore da questa responsabilità. Al contrario, il datore di lavoro ha l’obbligo di attivarsi per comprendere i precetti normativi e le comunicazioni delle autorità, avvalendosi se necessario di consulenti, interpreti o collaboratori qualificati.

La conoscenza delle regole tecniche e delle procedure di regolarizzazione fa parte del normale rischio d’impresa. Consentire un’esenzione sistematica dalle sanzioni per motivi linguistici creerebbe una pericolosa disparità di trattamento e indebolirebbe la tutela dei lavoratori sul luogo di lavoro.

Le motivazioni della sentenza sulla sicurezza sul lavoro

I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso del Pubblico Ministero, ritenendo la sentenza di assoluzione del Tribunale gravemente contraddittoria. La Suprema Corte ha evidenziato che l’imprenditrice ha dimostrato una perfetta comprensione delle prescrizioni tecniche impartite dagli ispettori, avendo provveduto a eliminare tempestivamente tutte le irregolarità nei locali di lavoro. Questo comportamento smentisce la tesi dell’assoluta impossibilità di comprendere il contenuto degli atti a causa della lingua.

Inoltre, la Cassazione ha sottolineato la presenza di un elemento decisivo trascurato dal giudice di merito. In calce alla lettera di accompagnamento del verbale era presente un avviso scritto in lingua cinese. Questo testo informava chiaramente la destinataria della possibilità di richiedere assistenza linguistica gratuita, traduzioni o chiarimenti contattando un apposito numero verde. L’imputata ha scelto deliberatamente di non avvalersi di questo servizio di supporto, rendendo ingiustificabile la sua successiva condotta omissiva.

Le conclusioni sul caso di sicurezza sul lavoro

La sentenza della Cassazione riafferma un principio di estrema importanza per la sicurezza sul lavoro e la responsabilità penale d’impresa. Il diritto alla traduzione degli atti non può essere strumentalizzato per sfuggire alle conseguenze delle proprie omissioni, specialmente quando l’amministrazione fornisce gli strumenti per superare le barriere linguistiche. L’adempimento parziale della procedura di sanatoria non è sufficiente a evitare il processo penale.

La Corte ha quindi annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto il rinvio degli atti al Tribunale per un nuovo giudizio. Il nuovo giudice dovrà valutare la responsabilità penale dell’imprenditrice tenendo conto della sua negligenza nell’ignorare l’offerta di assistenza linguistica e della contraddittorietà del suo comportamento.

Il datore di lavoro straniero ha diritto alla traduzione di tutti gli atti di sicurezza?
No, non esiste un obbligo assoluto di tradurre ogni singolo atto ispettivo o verbale di prescrizione, specialmente se l’amministrazione fornisce indicazioni chiare su come richiedere assistenza linguistica gratuita.

Cosa succede se si eseguono le prescrizioni di sicurezza ma non si paga la sanzione?
Il reato non si estingue. Per ottenere l’estinzione della contravvenzione è indispensabile sia eliminare le irregolarità sia pagare la sanzione pecuniaria nei termini stabiliti.

La scarsa conoscenza della lingua italiana esclude la colpa penale dell’imprenditore?
No, l’imprenditore ha il dovere di informarsi e comprendere le prescrizioni delle autorità, avvalendosi di interpreti o dei servizi di assistenza linguistica messi a disposizione.

Termini giuridici

Alloglotta
Persona che parla una lingua diversa da quella ufficiale del territorio dello Stato in cui si trova.
Estinzione del reato
Causa giuridica che cancella gli effetti penali di un illecito a seguito del verificarsi di determinati eventi previsti dalla legge.
Elemento soggettivo
La componente psicologica del reato, che si esprime attraverso il dolo (intenzionalità) o la colpa (negligenza o imprudenza).

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)