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Cessione di stupefacenti: condanna anche senza consegna della droga

La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per cessione di stupefacenti, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza territoriale. Un soggetto, pur trovandosi fisicamente in Portogallo, aveva concluso telefonicamente un accordo per vendere droga a un acquirente che si trovava a Brescia. La droga non è mai arrivata in Italia. Secondo i giudici, il reato di cessione di stupefacenti si considera ‘consumato’ nel momento e nel luogo in cui si forma l’accordo tra le parti. Poiché l’acquirente era a Brescia, la competenza a giudicare spetta al Tribunale di Brescia, indipendentemente dalla mancata consegna fisica della sostanza. Il ricorso dell’imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19420 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19420 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 19420/2023)

Cessione di stupefacenti: l’accordo telefonico basta per la condanna

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto cruciale nel reato di cessione di stupefacenti: per determinare dove si deve svolgere il processo, non conta dove si trova la droga o il venditore, ma dove si perfeziona l’accordo. Questo principio ha portato alla conferma di una condanna per un traffico di droga tra il Portogallo e l’Italia, anche se la sostanza non ha mai varcato il confine italiano. La decisione sottolinea come il semplice consenso tra le parti sia sufficiente a far scattare le conseguenze legali.

I fatti del caso: un affare a distanza

La vicenda riguarda un uomo accusato di aver organizzato una vendita di droga. L’imputato si trovava in Portogallo, mentre l’acquirente era a Brescia. I due hanno definito tutti i dettagli dell’operazione tramite conversazioni telefoniche. In cambio della droga, l’acquirente aveva anche consegnato due automobili di lusso come parte del pagamento. Tuttavia, per ragioni non chiarite, la droga non è mai stata materialmente consegnata in Italia. L’uomo è stato comunque processato e condannato dal Tribunale di Brescia. La sua difesa ha contestato la decisione, sostenendo che il tribunale italiano non fosse competente, dato che l’imputato non aveva mai messo piede in Italia e nessuna azione si era svolta sul territorio nazionale.

La competenza territoriale nella cessione di stupefacenti

Il punto centrale della questione era stabilire quale tribunale avesse il diritto di giudicare il caso. La difesa sosteneva che, non essendo avvenuta alcuna attività in Italia, il processo si sarebbe dovuto svolgere altrove. La Cassazione, però, ha respinto questa tesi. I giudici hanno applicato un principio consolidato: il reato di cessione di stupefacenti è un reato che si ‘consuma’ con il semplice accordo tra venditore e acquirente. Non è necessaria la consegna fisica della merce né il pagamento del prezzo. Il momento esatto in cui il crimine si perfeziona è quello in cui le volontà delle due parti si incontrano, formando il patto illecito.

Le motivazioni: l’accordo è l’elemento chiave

La Corte di Cassazione ha spiegato che, poiché l’acquirente si trovava a Brescia nel momento in cui ha accettato l’offerta al telefono, l’accordo si è legalmente concluso in quella città. Di conseguenza, il Tribunale di Brescia è risultato pienamente competente a giudicare il reato. La presenza fisica dell’imputato in Portogallo è stata considerata irrilevante ai fini della giurisdizione. Le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia hanno fornito le prove necessarie per dimostrare l’esistenza di questo accordo. I giudici hanno sottolineato che interpretare il linguaggio criptico usato nelle telefonate è un compito del giudice di merito, e la loro valutazione, se logica, non può essere messa in discussione in Cassazione.

Le conclusioni: condanna confermata anche senza consegna

In conclusione, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna a 9 anni di reclusione. Questa sentenza ribadisce con forza che nel reato di cessione di stupefacenti, l’elemento decisivo è il consenso. L’accordo tra le parti è sufficiente per considerare il reato commesso e per radicare la competenza territoriale nel luogo in cui si trova uno dei partecipanti al momento della conclusione del patto. La mancata consegna della droga non trasforma il reato in un semplice tentativo, ma lascia il crimine pienamente consumato. L’imputato è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.

Per il reato di spaccio, la droga deve essere materialmente consegnata?
No. Secondo la Cassazione, il reato di cessione di stupefacenti si considera perfezionato già nel momento in cui venditore e acquirente raggiungono un accordo, anche se solo verbale o telefonico.

Se un reato è concordato tra due Paesi, quale tribunale è competente?
La competenza si stabilisce nel luogo in cui si è verificato un elemento essenziale del reato. Nel caso di cessione di droga, il luogo dove si trova l’acquirente al momento dell’accordo è sufficiente a determinare la competenza del tribunale italiano.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito dei fatti perché presenta difetti procedurali o perché chiede ai giudici una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.

Termini giuridici

Competenza territoriale
La regola che stabilisce quale tribunale, in una specifica area geografica, ha il potere di giudicare un determinato reato.
Reato consumato
Un reato che si è realizzato in tutti i suoi elementi previsti dalla legge. Non è un semplice tentativo, ma un'azione completata.
Doppia conforme
Si verifica quando la sentenza del tribunale e quella della Corte d'Appello sono identiche. Questo rende più difficile contestare i fatti davanti alla Cassazione.
Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.
Inammissibilità
Una decisione con cui il giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti di legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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