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Anno 2026 — Ordinanza interlocutoria

Definizione agevolata: lite IMU sospesa tra Comune e società
Il Comune ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la sentenza tributaria regionale che aveva annullato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2017 a carico di una società. Durante il giudizio di legittimità, la società contribuente ha reso noto di aver concluso un accordo conciliativo con l'amministrazione, chiedendo il rinvio dell'udienza per verificare l'avvenuto pagamento degli importi concordati. Il Comune ha aderito formalmente all'istanza, specificando di aver attivato la procedura di definizione agevolata delle entrate comunali, destinata a concludersi in tempi rapidi. I giudici della Suprema Corte hanno accolto la richiesta congiunta e disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa del perfezionamento della sanatoria.
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Lite IMU: la definizione agevolata tributi locali ferma la causa
Un Comune ha impugnato in Cassazione la sentenza di secondo grado che annullava un avviso di accertamento IMU emesso contro una società. Durante il giudizio di legittimità, la società contribuente ha comunicato la stipula di un accordo conciliativo con l'amministrazione, chiedendo il rinvio dell'udienza per eseguire i pagamenti previsti. Il Comune ha aderito all'istanza segnalando la procedura in corso per la definizione agevolata tributi locali, destinata a chiudersi a breve. Accertata la volontà comune di definire transattivamente la lite, la Suprema Corte ha accolto la richiesta e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando il processo tributario.
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Accertamento IMU: la definizione agevolata blocca il processo
Un'amministrazione comunale ha notificato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta municipale propria a una società di costruzioni. I giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, accogliendo le doglianze della società contribuente. Il Comune ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per ottenere la riforma della pronuncia sfavorevole. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha comunicato l'avvenuto raggiungimento di un accordo conciliativo e ha domandato una sospensione dell'udienza per poter versare il dovuto. L'ente locale ha confermato l'adesione all'accordo, dichiarando l'avvio della procedura di definizione agevolata per le entrate tributarie dell'ente. La Corte Suprema ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha accolto l'istanza congiunta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa del perfezionamento del pagamento concordato.
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Accordo conciliativo IMU: lite congelata tra Comune e società
Un Comune ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza che annullava un accertamento relativo all'imposta municipale propria del 2015 a carico di una società. Durante il giudizio, la società ha depositato un accordo conciliativo IMU stipulato con l'ente, domandando il rinvio della discussione per consentire la verifica dei pagamenti rateali concordati. Il Comune ha prestato adesione all'istanza, specificando l'apertura della procedura per la definizione agevolata delle proprie entrate tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza congiunta delle parti e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando il processo in attesa dell'esito della conciliazione.
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Sdemanializzazione negata: lite sospesa per la Consulta
Una società ha chiesto la sdemanializzazione di alcuni terreni situati in Calabria, ma l'ente pubblico ha respinto l'istanza. L'impresa ha impugnato il provvedimento negativo davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che ha confermato il diniego e respinto il ricorso. La società ha quindi proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento della pronuncia. Le Sezioni Unite hanno rilevato che lo stesso Tribunale speciale delle acque ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla norma che prevede un unico grado di giudizio per tali controversie amministrative, escludendo il primo grado. In attesa del giudizio della Corte Costituzionale, che inciderà direttamente sulle regole applicabili e sulle tutele dei cittadini, la Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo senza decidere nel merito.
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Concessione di acque minerali: stop al verdetto della Cassazione
Una società termale otteneva in passato un permesso di ricerca e una concessione per lo sfruttamento idrico locale. Successivamente, la società presentava un'istanza di ampliamento per sfruttare ulteriori sorgenti. La Regione respingeva la richiesta, imponendo l'apertura di una gara a tutela della concorrenza. L'impresa impugnava il rifiuto e chiedeva un maxi risarcimento danni, ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rigettava il ricorso. La questione approdava in Cassazione sulla disputa relativa alla concessione di acque minerali. Le Sezioni Unite hanno sospeso il giudizio senza decidere il merito: il collegio ha rinviato la causa a nuovo ruolo, in attesa che la Corte Costituzionale stabilisca se la competenza in unico grado del tribunale speciale violi il diritto al doppio grado di giudizio.
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Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche: la Cassazione frena
La società concessionaria autostradale ha impugnato l'ordine ministeriale di demolizione di un vecchio ponte su un fiume, prescritto a tutela del rischio idraulico nell'ambito dei lavori autostradali. Inizialmente i progetti escludevano l'abbattimento del manufatto, ritenuto utile per regolare la portata delle acque. Successivamente il Ministero ha imposto la demolizione a seguito di eventi di piena. Dopo il ricorso respinto dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, la concessionaria si è rivolta alla Corte di Cassazione. I giudici supremi non hanno deciso nel merito la vertenza. Il medesimo Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche aveva infatti sollevato questione di costituzionalità sulla norma che gli attribuisce la competenza in unico grado. La Cassazione ha quindi sospeso il processo e rinviato la causa a nuovo ruolo, attendendo il verdetto della Corte Costituzionale sul riparto di giurisdizione.
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Riserva di appello ed errore del giudice: tutela o decadenza
Una comproprietaria subisce la vendita forzata della quota di un immobile, nonostante un accordo transattivo con la società creditrice. Nel giudizio di divisione, il Tribunale rigetta la domanda risarcitoria contro la società finanziaria ed estromette quest'ultima. Il giudice etichetta espressamente il provvedimento come sentenza non definitiva. La comproprietaria formula quindi tempestiva riserva di appello per attendere l'esito complessivo della divisione. La Corte d'Appello dichiara però inammissibile l'impugnazione successiva: considera la prima decisione sostanzialmente definitiva tra quelle due parti, rendendo inutile la riserva. La Corte di Cassazione rileva un contrasto interpretativo tra la forma usata dal giudice e la sostanza della pronuncia. Per tutelare il legittimo affidamento del cittadino ed evitare decadenze ingiuste, gli Ermellini trasmettono gli atti alla pubblica udienza per un chiarimento nomofilattico.
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Contributi previdenziali minori: lite tra Ente e polo postale
L'Ente previdenziale ha richiesto a una società partecipata dal gruppo postale oltre tre milioni di euro per contributi previdenziali minori relativi a mobilità, assegni familiari (CUAF) e Fondo garanzia TFR per i propri dipendenti. L'Azienda ha contestato l'obbligo, sostenendo l'esclusività del regime previdenziale speciale postale e le specifiche esenzioni di settore. I giudici di merito hanno accolto solo in parte le ragioni delle parti. Entrambe hanno quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici, data l'estrema complessità dell'evoluzione normativa del comparto e l'impatto dei fondi di solidarietà bilaterali sulle società controllate privatizzate, hanno sospeso la pronuncia finale. La Suprema Corte ha rimesso gli atti all'Ufficio del Massimario per un'approfondita relazione tecnica, rinviando la trattazione.
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Contributi previdenziali minori tra esonero e obbligo: rinvio
L'ente previdenziale ha richiesto a una società controllata del gruppo postale il versamento di contributi previdenziali minori per i propri dirigenti, riguardanti il Fondo di garanzia del trattamento di fine rapporto e la Cassa Unica Assegni Familiari. L'azienda si è opposta sostenendo la piena vigenza del proprio regime speciale ed esclusivo di previdenza, che la esonererebbe dal pagamento di queste voci accessorie. La Corte di Cassazione ha riscontrato una notevole complessità interpretativa sulle norme che regolano la privatizzazione dei servizi postali e i connessi obblighi contributivi. I giudici supremi non hanno formulato un verdetto definitivo e hanno pronunciato un'ordinanza interlocutoria. La Suprema Corte ha affidato lo studio del caso all'Ufficio del Massimario per una ricostruzione della disciplina applicabile, rinviando la causa a una nuova udienza.
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Contribuzione minore: la Cassazione frena le pretese dell’ente
L'ente previdenziale ha emesso un avviso di addebito contro una società controllata dal gruppo postale per il recupero della contribuzione minore, comprensiva di cassa integrazione, mobilità e assegni familiari per oltre cinquecentomila euro. I giudici di merito hanno annullato la richiesta, sostenendo l'esonero dell'azienda in virtù della proprietà pubblica e consentendo la detrazione delle somme già anticipate ai lavoratori. L'istituto previdenziale ha contestato la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo la natura privatistica della società e l'inderogabilità degli obblighi contributivi. Constatata la notevole complessità e la novità normativa del caso, la Suprema Corte ha sospeso la decisione finale. Con un'apposita ordinanza interlocutoria, i magistrati hanno disposto la trasmissione degli atti all'Ufficio del Massimario per una dettagliata ricognizione giurisprudenziale, rinviando l'esame del giudizio a nuovo ruolo.
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Notifica cartella al fallito: la Cassazione rinvia la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di intimazione per oltre 200.000 euro di imposte non pagate. L'Ufficio aveva recapitato la precedente cartella di pagamento soltanto al curatore fallimentare, poiché il debitore era sottoposto a procedura fallimentare e irreperibile all'anagrafe. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la pretesa fiscale, ritenendo invalida la notifica eseguita verso il solo curatore senza contestuale invio al fallito in proprio. L'amministrazione finanziaria ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno sospeso la definizione della lite: l'ordinanza ha rimesso la questione alla pubblica udienza per chiarire se la notifica cartella al fallito debba avvenire nei confronti del curatore, del debitore o di entrambi entro i termini legali.
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Dissesto del Comune ed esecuzione forzata: stop al blocco eterno
Una società creditrice ha notificato un atto di precetto a un ente locale per ottenere il saldo di un credito accertato con provvedimento giudiziale. L'amministrazione comunale si è opposta all'esecuzione invocando lo stato di dissesto finanziario, che per legge blocca i pignoramenti individuali. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto l'opposizione comunale. La Corte di Cassazione, nell'esaminare la controversia su dissesto del Comune ed esecuzione forzata, ha rilevato il potenziale contrasto tra il blocco indefinito delle azioni esecutive e la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Non prevedere un termine temporale certo entro cui il creditore possa finalmente pignorare i beni comunali viola il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva. I Supremi Giudici hanno rinviato la causa a pubblica udienza per consentire alle parti di discutere la remissione degli atti alla Corte Costituzionale.
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Gravi difetti dell’immobile: termine scaduto e risarcimento
La proprietaria di una casa ha riscontrato fessurazioni e infiltrazioni imputabili all'impresa costruttrice e al direttore dei lavori. Dopo una perizia tecnica, la committente ha promosso una causa civile per ottenere il risarcimento per i gravi difetti dell'immobile e, in subordine, a titolo di responsabilità extracontrattuale generale. Il Tribunale ha dichiarato prescritta l'azione specifica di appalto ma ha condannato i responsabili sulla base della norma generale. La Corte d'Appello ha ribaltato l'esito: se ricorrono i presupposti della garanzia edilizia, la prescrizione annuale impedisce di invocare la responsabilità ordinaria. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando il contrasto tra l'orientamento tradizionale, favorevole alla coesistenza delle tutele, e l'indirizzo recente più rigido. La Suprema Corte ha rimesso il caso alla pubblica udienza per dirimere il conflitto nomofilattico.
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Esenzione IMU enti non commerciali tra rette e rinvio
Un ente assistenziale senza scopo di lucro gestisce una residenza per anziani erogando servizi sia in convenzione con l'azienda sanitaria locale sia per ospiti privati. Il Comune contesta il mancato pagamento dell'imposta municipale per oltre 165 mila euro, negando l'esenzione IMU enti non commerciali a causa delle rette allineate ai prezzi di mercato. L'ente impugna l'atto sostenendo la natura meritevole della propria attività e l'assenza di un reale pareggio di bilancio. I giudici di merito danno ragione al Comune, qualificando l'attività come commerciale per l'onerosità dei servizi resi. La Corte di Cassazione, rilevata la recente approvazione di norme di interpretazione autentica sulle attività socio-sanitarie accreditate, sospende il giudizio e rinvia la decisione in attesa della trattazione della questione di diritto in udienza pubblica.
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Fisco contro privacy: accesso domiciliare per verifica fiscale
L'Amministrazione finanziaria contestava a una società ricavi non dichiarati ed emissione di fatture false, ricostruendo induttivamente le imposte dovute. I militari della Guardia di Finanza eseguivano un accesso domiciliare per verifica fiscale nella sede legale, coincidente con la casa del rappresentante legale. I giudici d'appello annullavano l'accertamento, ritenendo il verbale inutilizzabile per difetto di prova di un'autorizzazione del magistrato motivata su gravi indizi di frode. L'Agenzia ricorreva in Cassazione, sostenendo che per i locali a uso promiscuo la legge non impone l'indicazione di gravi indizi. Nelle more, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha sanzionato l'Italia, stabilendo che le autorizzazioni della procura prive di motivazione violano la tutela del domicilio. La Cassazione ha quindi sospeso la causa, ordinando alle parti di depositare osservazioni sull'impatto della pronuncia europea prima della decisione finale.
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Contributo di bonifica e riordino enti: la decisione
Una cittadina ha impugnato una richiesta di pagamento relativa al contributo di bonifica per opere irrigue emessa da un consorzio territoriale. I giudici tributari hanno accolto la contestazione e annullato la richiesta, dichiarando poi inammissibile l'appello dell'ente. La commissione regionale ha evidenziato che la legge regionale ha accorpato il vecchio consorzio nel nuovo ente unico, facendolo subentrare in tutti i rapporti e togliendogli il potere autonomo di riscuotere. Il consorzio ha promosso ricorso per cassazione difendendo la propria legittimazione. Nelle more, l'ente ha notificato un successivo sollecito per lo stesso debito, anch'esso annullato e finito in Cassazione con un ricorso separato. I giudici supremi non hanno deciso il merito ma hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, disponendo la trattazione congiunta con il procedimento parallelo.
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IMU sulle aree portuali: lite congelata per l’accordo
Una società di gestione turistica e un Comune si sono contrapposti in giudizio per un avviso di accertamento relativo all'imposta municipale sugli immobili del 2015. La controversia riguarda l'applicazione dell'IMU sulle aree portuali date in concessione. Dopo la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, che ha dato atto dell'annullamento parziale del debito in autotutela da parte dell'ente locale, la società ha proposto ricorso per cassazione. Prima dell'adunanza camerale, entrambe le parti hanno presentato un'istanza congiunta di rinvio per consentire la conclusione di trattative per un componimento bonario della lite, analogamente a quanto già avvenuto per la tassa sui rifiuti. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta concorde e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando il processo.
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Dal contenzioso al componimento bonario per i tributi portuali
Una società di gestione portuale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta municipale propria emesso da un Comune per l'annualità 2014. Dopo una decisione di secondo grado che dichiarava cessata in parte la lite a seguito dell'annullamento parziale in autotutela dell'atto impositivo, la contribuente ha promosso ricorso per cassazione. Poco prima dell'adunanza camerale, entrambe le parti hanno depositato un'istanza congiunta per chiedere una sospensione procedurale: le amministrazioni e i privati stavano portando a termine un componimento bonario per definire l'intera imposizione fiscale sulle aree portuali, ricalcando l'esito già raggiunto sui tributi sui rifiuti. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta formulata di comune accordo e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo.
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Componimento bonario tributario: stop al giudizio
Una società di gestione portuale ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento dell'IMU emesso dal Comune. La vicenda è arrivata davanti alla Corte di Cassazione dopo una parziale cancellazione del debito in autotutela. Poco prima della decisione finale dei giudici di legittimità, l'ente locale e l'impresa hanno comunicato di essere vicini a un'intesa amichevole. Le parti hanno quindi presentato una richiesta congiunta per congelare la causa. La Suprema Corte ha accolto la domanda e ha disposto il rinvio dell'udienza a nuovo ruolo. Questo stop processuale permette alle parti di perfezionare il componimento bonario tributario già felicemente avviato.
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