Un detenuto condannato all'ergastolo ha impugnato l'ordinanza che ne disponeva l'isolamento notturno, considerandolo un inasprimento della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: l'isolamento notturno non costituisce un diritto soggettivo azionabile dal detenuto. La Suprema Corte ha chiarito che la normativa che prevedeva tale modalità è stata implicitamente superata dalle disposizioni dell'ordinamento penitenziario, che consentono la detenzione in camere con più posti. Inoltre, le regole europee che suggeriscono celle individuali non sono cogenti e possono essere derogate per motivi organizzativi.
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