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Sezione Lavoro Civile — Anno 2019

Lavoro a progetto: i requisiti e l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9481/2019, ha chiarito la distinzione fondamentale nell'ambito del lavoro a progetto: se il progetto manca o è generico, il rapporto si converte automaticamente in subordinato a tempo indeterminato. Se invece il progetto è specifico e formalmente valido, spetta al lavoratore dimostrare con prove concrete che, nei fatti, il rapporto si è svolto con le caratteristiche della subordinazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore scommesse, confermando la decisione di merito che aveva ritenuto i progetti specifici e non provata la subordinazione di fatto.
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Peggioramento retributivo: onere della prova del lavoratore
Un gruppo di lavoratori del personale tecnico-amministrativo, trasferiti da enti locali al settore scolastico, ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere il pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio pregressa. Lamentavano un "peggioramento retributivo" dovuto a tale mancato riconoscimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta al lavoratore l'onere di provare un effettivo e sostanziale peggioramento economico globale al momento del trasferimento. La Corte ha ritenuto che l'istituzione di un assegno ad personam per mantenere il livello salariale precedente fosse sufficiente a escludere tale peggioramento, confermando che la semplice perdita di opportunità di carriera future non costituisce una diminuzione retributiva immediata.
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Contratto a progetto: quando la conversione è automatica
Un lavoratore assunto con un contratto a progetto come "venditore all'ingrosso" ha ottenuto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9483/2019, ha stabilito che la mancanza di uno specifico progetto nel contratto determina la sua conversione automatica (ope legis). Questa sanzione opera come una presunzione assoluta, rendendo irrilevante l'eventuale autonomia del lavoratore nello svolgimento delle sue mansioni.
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Contratto a progetto nullo: conversione automatica
Una società di servizi aveva stipulato con un lavoratore un contratto di lavoro a progetto. Successivamente, il lavoratore ha impugnato il contratto, sostenendo che fosse fittizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un contratto a progetto nullo, poiché privo dell'indicazione di uno specifico programma di lavoro, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Questa conversione avviene per legge, senza la necessità di dimostrare ulteriormente la sussistenza della subordinazione nei fatti. L'appello della società è stato quindi respinto.
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Sgravi contributivi: quando l’INPS non può chiederli?
Una società si opponeva alla richiesta di restituzione di sgravi contributivi da parte dell'ente previdenziale, sostenendo di averne diritto per assunzioni con contratti di formazione e lavoro. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che gli sgravi contributivi goduti per l'assunzione di lavoratori con età inferiore ai 25 anni erano legittimi e non potevano essere recuperati, in quanto compatibili con la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato. La Corte ha invece confermato che l'onere della prova sui requisiti per accedere ai benefici spetta sempre al datore di lavoro. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a progetto: quando è valido? La Cassazione
Un professionista, assunto con contratto a progetto da un'impresa di costruzioni, ha chiesto la conversione del suo rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. Sosteneva che il progetto non fosse specifico e che, non essendo iscritto all'albo professionale italiano, non gli si applicasse l'eccezione prevista per le professioni intellettuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'esistenza di un progetto sufficientemente specifico (coordinamento di un cantiere) esclude la conversione automatica. Tale progetto può rientrare nell'attività ordinaria dell'azienda, purché sia finalizzato a un risultato definito. Di conseguenza, l'onere di provare la subordinazione gravava sul lavoratore, prova che non è stata fornita.
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Onere della prova nel mobbing: la guida completa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing, richiedendo un cospicuo risarcimento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'onere della prova nel mobbing spetta interamente al dipendente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo i comportamenti vessatori, ma anche l'intento persecutorio del datore di lavoro. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Inquadramento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un dipendente pubblico trasferito da un ente locale a un ministero, contestando il suo nuovo inquadramento. La Corte ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego in caso di mobilità non può basarsi su un'applicazione automatica di tabelle di equiparazione pensate per casi inversi. La progressione a un livello superiore, come il 'B3 Super', deve seguire le norme del contratto collettivo dell'amministrazione di destinazione, che spesso richiedono una valutazione discrezionale basata sul merito. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente che riconosceva un diritto automatico al livello superiore, rinviando la causa per una nuova valutazione basata sui criteri corretti.
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Licenziamento illegittimo: obbligo sanzioni contributive
Una società, dopo aver reintegrato un lavoratore a seguito di un licenziamento illegittimo, si opponeva al pagamento delle sanzioni per il ritardato versamento dei contributi. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che anche in caso di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro è tenuto a versare le sanzioni civili previste per il mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali, in quanto l'illegittimità dell'atto datoriale non giustifica l'inadempimento.
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Sgravi contributivi: no a gruppi di comodo
La Corte di Cassazione ha negato a un'impresa edile il diritto agli sgravi contributivi, confermando la tesi dell'INPS. È stato accertato che l'azienda faceva parte di un gruppo di società riconducibili a un unico centro decisionale familiare. L'aumento occupazionale dichiarato era fittizio, risultando da meri trasferimenti di personale tra le società collegate e non da un reale incremento netto della forza lavoro. La sentenza sottolinea che, per ottenere gli sgravi contributivi, l'incremento deve essere effettivo e calcolato sull'intero gruppo societario, ribadendo la prevalenza della sostanza sulla forma per prevenire abusi.
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Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
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Giudicato esterno: limiti e oneri della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato su un presunto giudicato esterno. La sentenza chiarisce che per invocare efficacemente una precedente decisione, non è sufficiente citarne il solo dispositivo, ma è necessario produrre il testo integrale, inclusa la motivazione. La Corte sottolinea inoltre i rigorosi oneri di specificazione e allegazione richiesti per il ricorso, la cui violazione comporta l'inammissibilità.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società e degli eredi di un imprenditore, condannati per un licenziamento illegittimo. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, che miravano a un riesame dei fatti, come l'esistenza di un trasferimento d'azienda, e non a censure su errori di diritto. La sentenza ribadisce che il ricorso in cassazione non è un terzo grado di giudizio, ma un controllo di legittimità.
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Risarcimento contratti a termine: le regole nel P.A.
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, si è vista negare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9116/2019, ha confermato il divieto di conversione, ma ha stabilito il suo diritto a un risarcimento del danno. Questo risarcimento per contratti a termine abusivi è presunto dalla legge, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità, e non viene annullato da un'eventuale successiva stabilizzazione. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che aveva negato ogni indennizzo.
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Contratto a termine nullo per fondazioni liriche
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a termine nullo in un rapporto a tempo indeterminato per una lavoratrice di una fondazione lirica. La sentenza chiarisce che il semplice riferimento alla 'programmazione degli spettacoli' non è una motivazione sufficientemente specifica per giustificare un contratto a tempo determinato. Inoltre, la Corte ha stabilito che le leggi che impongono limiti alle assunzioni non possono essere applicate retroattivamente a contratti stipulati prima della loro entrata in vigore.
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Indennità di turno: quando spetta nel riposo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9127/2019, ha chiarito le condizioni per il riconoscimento dell'indennità di turno al personale del settore sanità. La controversia vedeva un'azienda ospedaliera opporsi alla richiesta di alcuni dipendenti di ricevere tale indennità anche nei giorni di riposo. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: l'indennità di turno non spetta per il sesto giorno non lavorato (in un regime di settimana corta), ma è dovuta per i giorni di riposo compensativo maturati a fronte di ore lavorative eccedenti l'orario contrattuale giornaliero. La decisione sottolinea che l'indennità è legata al disagio dell'effettiva prestazione in turno e non alla mera assenza dal servizio.
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Limite contratti a termine: come si calcola la base?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9264/2019, ha stabilito che il limite contratti a termine, fissato al 15% per le imprese concessionarie del servizio postale, deve essere calcolato sull'intero organico aziendale a livello nazionale. La Corte ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che sostenevano la necessità di un calcolo su base provinciale, affermando che la normativa intende favorire la flessibilità dell'intero complesso aziendale per garantire il servizio universale, senza distinzioni tra mansioni o aree territoriali.
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Rappresentanza processuale s.n.c.: la notifica
Un lavoratore ha fatto causa al titolare di un'azienda agricola. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo gravame perché notificato alla società (S.n.c.) e non all'imprenditore individuale citato in primo grado. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che in tema di rappresentanza processuale s.n.c. irregolare, ciascun socio ha il potere di rappresentare la società. Di conseguenza, la notifica alla società era valida poiché sostanzialmente diretta alla stessa parte, anche se in una diversa qualità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Somministrazione irregolare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9265/2019, affronta un caso di somministrazione irregolare. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo e secondo grado la conversione del suo contratto a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice, poiché la causale, legata a 'punte di intensa attività', era stata ritenuta troppo generica e non provata. La Cassazione conferma la conversione del rapporto ma cassa la sentenza sulla parte economica, stabilendo che al lavoratore spetta l'indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010 e non l'integrale pagamento delle retribuzioni perse.
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