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Reg. UE 679/2016

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Risarcimento danno privacy: l’errore non scusa
Un ente pubblico viene condannato per aver pubblicato online per errore dati relativi al pignoramento dello stipendio di una dipendente. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che per il risarcimento danno privacy è necessaria una lesione seria e concreta del diritto alla riservatezza. L'errore umano del dipendente non esonera dalla responsabilità il titolare del trattamento, il quale può liberarsi solo fornendo la prova, molto rigorosa, che l'evento dannoso non gli sia in alcun modo imputabile.
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Indagini bancarie: la Cassazione e la CEDU
Un contribuente contesta un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, sollevando questioni di privacy e violazione dei diritti fondamentali. A seguito di una sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), che ha condannato l'Italia per la sua normativa in materia, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha rinviato il caso a una nuova udienza per permettere alle parti di discutere le implicazioni della pronuncia europea, sospendendo di fatto la decisione finale.
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Trattamento dati biometrici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso di software di proctoring per gli esami universitari online costituisce trattamento dati biometrici, anche se la valutazione finale è umana. Ha inoltre annullato la decisione di merito che riteneva legittimo il trasferimento di dati verso gli USA basato su clausole contrattuali standard generiche, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Controlli difensivi: licenziamento per accessi abusivi
Un dipendente di un ente previdenziale viene licenziato per aver effettuato migliaia di accessi non autorizzati alla banca dati istituzionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo la natura e l'ammissibilità dei controlli difensivi posti a tutela della privacy di terzi, distinguendoli da quelli mirati alla sola prestazione lavorativa.
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Videosorveglianza privata: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7289/2024, ha stabilito che l'installazione di un impianto di videosorveglianza privata che riprende un'area soggetta a servitù di passaggio non richiede il consenso preventivo del titolare della servitù. La liceità del trattamento dei dati dipende dal bilanciamento tra il legittimo interesse alla sicurezza del proprietario e il diritto alla privacy altrui, valutando la necessità e la proporzionalità dell'installazione. La Corte ha cassato la decisione d'appello che si era basata unicamente sulla mancanza di consenso.
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Sanzioni amministrative e tempus regit actum
Una società multata per violazioni della privacy ha visto la sanzione annullata in primo grado perché la norma era stata abrogata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per le sanzioni amministrative si applica il principio del "tempus regit actum", ovvero la legge in vigore al momento del fatto. L'abrogazione successiva è irrilevante. Inoltre, il ricorso iniziale è stato dichiarato tardivo a causa di una normativa transitoria.
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Titolare del trattamento FSE: chi è responsabile?
A seguito di un data breach che ha permesso l'accesso non autorizzato a Fascicoli Sanitari Elettronici, la Corte di Cassazione ha chiarito la figura del titolare del trattamento. L'ordinanza stabilisce che l'ente pubblico che istituisce il sistema e ne determina le finalità e i mezzi di accesso (in questo caso la Provincia Autonoma) è il titolare del trattamento per le attività di autenticazione e accesso, e quindi responsabile della violazione, distinguendo il suo ruolo da quello dell'Azienda Sanitaria, titolare per le finalità di cura.
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Registrazione audio sul lavoro: legittima per difesa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la registrazione audio sul lavoro, effettuata da un dipendente durante una riunione all'insaputa dei presenti, è legittima se utilizzata esclusivamente per far valere o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria. In questo caso, il diritto di difesa prevale sulla privacy dei colleghi e dei superiori. La Corte ha annullato la decisione di un Tribunale che aveva ordinato la distruzione del file audio, ritenendo il trattamento dei dati lecito ai sensi della normativa sulla privacy applicabile all'epoca dei fatti (D.Lgs. 196/2003) e confermando che tale principio è valido anche sotto il GDPR.
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Dati da procedimento penale: uso legittimo per licenziare?
Un dirigente, licenziato sulla base di prove emerse da un altro procedimento penale, ha contestato l'illegittima acquisizione dei suoi dati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'uso di dati da procedimento penale è legittimo quando l'azienda esercita il proprio diritto di difesa e non costituisce una violazione della privacy né un controllo a distanza illecito.
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Accesso abusivo dati bancari: licenziamento legittimo
Una dipendente bancaria è stata licenziata per aver effettuato un accesso abusivo ai dati bancari di clienti, familiari e colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la violazione della privacy lede il rapporto fiduciario e costituisce giusta causa, anche senza un danno effettivo. La Corte ha inoltre precisato che spetta al datore provare l'accesso, e al lavoratore dimostrarne la liceità.
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Termine perentorio Garante Privacy: Cassazione rinvia
Una casa editrice ha impugnato una sanzione dell'Autorità Garante per la Privacy, sostenendo che l'Autorità avesse superato il termine per decidere. La questione centrale riguarda la natura di questo termine: è un termine perentorio la cui violazione annulla la sanzione? Data la complessità e l'importanza della domanda, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Licenziamento sproporzionato: reintegra e CCNL
Un lavoratore è stato licenziato per aver attestato falsamente delle trasferte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, giudicando il licenziamento sproporzionato. Secondo i giudici, la condotta del dipendente, qualificata come una 'disordinata rendicontazione' di natura colposa e non dolosa, rientrava tra le infrazioni punibili con una sanzione conservativa secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, poiché la sanzione espulsiva è stata ritenuta eccessiva rispetto alla gravità del fatto contestato.
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Diritto di critica: quando non è diffamazione?
Un cittadino ha citato in giudizio un'azienda sanitaria e diversi media per diffamazione, dopo essere stato definito "antivaccinista" e diffusore di "fake news". Le sue affermazioni su un presunto danno da vaccino si erano rivelate non veritiere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le sentenze precedenti e ribadendo la legittimità del diritto di critica di fronte a dichiarazioni fattualmente infondate su temi di rilevante interesse pubblico.
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Registrazione conversazione collega e diritto di difesa
Una dottoressa riceve una sanzione disciplinare dal suo Ordine professionale per aver effettuato la registrazione di una conversazione con un collega senza autorizzazione. La professionista si è difesa sostenendo che la registrazione era necessaria per tutelare i propri diritti in un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che il diritto di difesa prevale sulla violazione della privacy, rendendo lecita la registrazione se finalizzata a raccogliere prove per un giudizio.
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Trattamento dati sanitari: i limiti del consenso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del trattamento dati sanitari effettuato da un'azienda sanitaria locale. L'azienda aveva elaborato, tramite un algoritmo, i dati di migliaia di pazienti estratti dal Fascicolo Sanitario Elettronico per creare elenchi di soggetti vulnerabili. La Corte ha chiarito che il consenso prestato dal paziente per la consultazione del proprio FSE a fini di cura è strettamente individuale e non può essere esteso a operazioni di 'stratificazione statistica' su larga scala. Tale trattamento dati sanitari, che esula dalla finalità originaria, richiede una base giuridica autonoma e specifica, non ravvisabile nel semplice stato di emergenza pandemica. La Corte ha inoltre ribadito l'obbligo di effettuare una valutazione d'impatto (DPIA) per trattamenti così rischiosi.
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Udienza pubblica da remoto: sentenza nulla senza link
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria perché, nonostante la richiesta dei contribuenti per un'udienza pubblica da remoto, il giudice di secondo grado ha deciso la causa in camera di consiglio senza consentire la partecipazione del loro difensore. La Corte ha stabilito che la mancata garanzia del contraddittorio, omettendo di fornire il link per il collegamento o di attivare la procedura alternativa della trattazione scritta, costituisce una grave violazione del diritto di difesa e determina la nullità della sentenza.
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Esclusione Associazione: Diritti Immagine e Regole
Il Tribunale ha rigettato il ricorso di genitori che contestavano l'Esclusione Associazione delle loro figlie minori. L'esclusione, confermata in sede assembleare, era motivata dal mancato consenso all'uso delle immagini delle minori per eventi pubblici, in contrasto con il regolamento associativo. Il Giudice ha ritenuto legittima la delibera, escludendo vizi di motivazione o violazioni statutarie, e non ha riconosciuto alcun danno.
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